domenica 18 marzo 2018

Angelica e il Nuovo Mondo di Anne e Serge Golon - Vol. XII - Citazioni


ANGELICA E IL NUOVO MONDO

«È l'ultima prova»,  le  gridava una voce interiore.  —Il destino non vuole sapere niente del nostro amore  —disse ad alta voce— forse perché è troppo bello, troppo grande, troppo forte. Ma il destino si può vincere, come lo diceva Osman Ferradji.


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—Ridete! —esclamò in collera. - Tutte le tempeste vi fanno ridere, Joffrey  de Peyrac... Le torture vi fanno ridere. Cantavate nello spiazzato di Notre  Dame...  Che vi importa se io piango? Che importa se ho paura delle tempeste, includo del Mediterraneo, senza di voi...

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A che cosa vi serve essere trascinati verso una terra nuova, se vi portate sotto le suole delle vostre scarpe il fango di tutte le sciocchezze, tutta la polvere sterile del vecchio mondo?


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Era un suo amico, ne sono sicura, come Osman Ferradji lo era per me. Lo ha salvato e lo ha curato. Senza di lui, Joffrey sarebbe morto e loro lo hanno ucciso.»  Angelica non sapeva più a chi odiare e a chi amare. Gli uomini, tutti gli uomini, erano imperdonabili. Capiva perché Dio, esasperato all'improvviso, inviasse fuoco sulle città e diluvi sulla terra per distruggere questa specie ingrata.



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Giocate continuamente una partita, perseguendo un obiettivo. Quando siete sincero?  —Quando vi tengo tra le mie braccia, bella mia. Solo allora spetto di sapere quello che faccio. Ed è un errore che ho pagato molto caro.


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Oh,  Joffrey!  Che classe di uomo siete? Non è momento per parlare d'amore!  —Se dovessi aspettare che il momento fosse libero di pericoli per parlare d'amore, appena avrei conosciuto i suoi godimenti nel corso degli ultimi anni. Amare tra due tormenti, due battaglie, due tradimenti è il mio destino e posso dire di aver saputo approfittare di questo ulteriore condimento del piacere.


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Non desidero il male,  Joffrey. Il male è la morte e a me piace la vita.


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La  terra  selvaggia ed aspra dove la stava portando non poteva accontentarsi di cuori meschini e vuoti. Aveva bisogno di devozione.

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La vostra richiesta è ingiuriosa nei miei confronti, signora, e temo che vi spinga un affetto disprezzabile verso uno di quegli uomini che hanno tradito me, vostro marito, che pretendete di amare.—No, no,  e voi lo sapete bene. Amos solo voi. Non ho mai amato altri che voi fino a morirne, fino a perdere la vita per voi, fino a perdere il cuore lontano da voi.



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Era stato difficile scoprirla, accettarla. La sua esperienza con le donne non gli serviva a nulla per comprendere quella, perché nessuna di quelle che aveva incontrato le somigliava. Non era perché era caduta molto in basso perché lui la riconoscesse, ma perché era salita ancora più in alto.


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A parte di questa speranza di salvarli, di condurli ai verdi pascoli promessi secondo la loro ingenua credenza, che cosa mi resta? Ho perso tutto: le mie terre, il mio rango, il mio nome, il mio onore, i miei figli e voi...il vostro amore. Non mi resta nulla, tranne questa bambina maledetta.


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Ti dirò una cosa, cara  Honorine.  Sei stata la mia preferita. Mi hai ispirato l'amore più grande che abbia sperimentato per gli altri miei figli. Mi sembra che, per disgrazia, fosti tu quella che mi ha insegnato ad essere madre. Non dovrei confessarlo, ma voglio che in qualche modo tu lo sappia. Perché tu non hai ricevuto nulla quando sei nata.



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Come poteva essere alternativamente tanto forte e tanto debole, tanto arrogante e così umile, tanto dolce e così dura? Era il segreto del suo incanto.(Joffrey pensando ad Angelica)


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Volevate le isole, signora. Qui le tenete.—Come si chiama questo paese? —chiese lei.—Gouldsboro


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 —Entambi siamo un po' pazzi —mormorò con dolcezza —Non credi?(Joffrey ad Angelica)


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—Ho lasciato la mia capanna a quella Lady ammirevole che utilizza così bene la pistola e che i pellerossa hanno soprannominato "La luce dell'estate"!. Signor de Peyrac,  scusatemi ma vi devo fare i miei complimenti. Si dice che sia la vostra amante. —No, non è la mia amante, ma mia moglie. — Voi sposato! —esclamò l'altro. —...  Impossibile!   Lei, vostra moglie? Ma da quando?—Da sedici anni  —rispose il conte, riprendendo il galoppo.


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—Lo spirito dei bianchi è opaco e rigido come una pelle tagliata male — rispose  Joffrey de Peyrac—. Non ho la tua visione penetrante, oh sakem, e mi pongo delle domande su quella donna. Ignora se sia ancora degna di stare sotto il mio tetto e di dividere il mio letto.


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Temo che vi facciate delle illusioni. Sono ricco, ma il mio regno è vergine. I miei palazzi non sono altro che forti fatti di tronchi d'albero. Non posso offrirvi vestito sontuosi, né gioielli. Tutto questo è inutile in questo deserto, né sicurezza, né comodità, né gloria,  niente di quello  che compiace le donne.  — L'unica cosa che compiace le donne è l'amore.


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Il vecchio indiano sorrise a metà: —La sua carne è fatta di miele. Assaporala.(Massaswa a Joffrey)


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—In questo vi sbagliate —disse il conte— Dopo il cavallo, la carta è la conquista più grande dell'uomo, senza la quale non può vivere. L'essere umano si perde se non può esprimere il suo pensiero dandogli una forma meno duratura della parola. Il foglio di carta è il riflesso nel quale gli piace contemplarsi, come una donna allo specchio.


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—Sono stato un guardiano pessimo, mio povero tesoro...mio prezioso tesoro, tante volte perduto. —Joffrey —mormorò Angelica.


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Darmi al re? Potevo tradirvi, dopo che lui vi aveva condannato ingiustamente? Privandomi di voi, mi aveva tolto tutto: tutti i piaceri, tutti gli onori della corte non potevano sostituire la vostra assenza. Ah quanto vi ho invocato, mi amore perduto.


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Maine.  —È un paese che vi somiglia, eccentrico, troppo ben dotato per non essere interpretato male. Lo trasformerete nel vostro paese prediletto, ne sono sicuro.


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Joffrey de Peyrac aveva attraversato diversi destino con un'eleganza costante.


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È strano —mormorò Angelica— Ho l'impressione che tutto mi sia stato restituito centuplicato. Credevo di aver abbandonato per sempre il paese della mia infanzia, la terra dei miei antenati. Posso dire che gli alberi che ci circondano mi ricordano il bosco di  Nieul?  Sì,  pero  ampliato, molto più bello, profondo, opulento. Ho l'impressione che accada lo stesso con tutto. Ho la sensazione che tutto sia smisurato, aumentato, esaltato: la vita, il futuro...il nostro amore.


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Notte senza fine, notte di carezze, di baci, di abbracci, di confessioni mormorate e restituite in sussurri, di sogni senza incubi, interrotti da amorosi risvegli. Nelle braccia di colui che aveva tanto amato ed atteso, Angelica, trasfigurata, ritornava ad essere la Venere segreta delle notti d'amore che faceva svenire di estasi gli amanti colmi, lasciandoli pieno di un desiderio e di un dolore incurabili. El vento della tempesta cancellata tutti i ricordi e annullava i fantasmi. 

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Sei l'unica donna che ha avuto il potere di farmi soffrire.(Joffrey ad Angelica)


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—Ah, che codarda che sono! —sospirò Angelica.—Brava! Un grammo di codardia va benissimo con la vostra bellezza imperiosa. Siate codarda, debole, amore mio, che siete bellissima così.—Dovrei odiarvi.  —Non astenetevi, amore mio, a patto che continuiate ad amarmi. 


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—Sei tutto per me —disse Joffrey. Il fervore della sua voce colmò Angelica. Adesso sapeva, che dopo tanti ostacoli, aveva raggiunto la sua meta: ritrovarlo, essere nelle sue braccia, possedere il suo cuore. La vita si apriva davanti al suo amore. 

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