lunedì 31 ottobre 2016

POLDARK - Stagione 2 - Episodio 9



Ed eccoci alla puntata della rivincita di Demelza, mi ero detta vedendo i promo e le foto che circolavano in rete. In realtà alla fine riassumerei come l'episodio del dolore di Demelza. La donna infatti si è sentita ferita ed umiliata dal marito, che nella sua integrità ed onestà non riesce neanche a dirle le parole che ogni donna vorrebbe sentire in una situazione del genere. Lui è confuso da quello che prova per Elizabeth, l'amore di sempre, perduto per sempre, e non riesce a chiarire chi conti di più, pur non riuscendo neanche a soddisfare le esigenze di quest'ultima.


Elizabeth ha inevitabilmente sperato che Ross potesse tornare nella sua vita e risolvere tutti i suoi problemi, soprattutto dopo la notte di passione che i due hanno vissuto. Lo aspetta, speranzosa, rimanda il matrimonio con George, che non è uno stupido e capisce subito che è l'ingerenza di Ross il deterrente alle nozze da lui desiderate dalla prima stagione.


Lo sguardo disperato di Elizabeth che aspetta che lui compaia all'orizzonte per rassicurarla scandisce tutto l'episodio, come la furia di Demelza, che nel famoso discorso in cui lui vorrebbe chiederle perdono, ma non riesce, gela il marito con un discorso che merita un premio tutto suo. "Tu eri per me al di sopra di tutti gli altri uomini" è il succo del suo discorso, ancora prima di sposarlo, quando lei lo guardava con ammirazione ed amore. Invece alla fine si è rivelato inferiore a tutti gli altri e l'orgoglio ferito non è più il suo, ma quello che lei nutriva per lui.


Intanto però il dolore la induce a provare a ferire il marito nello stesso modo. Quando Ross, confuso, decide di andare ad incontrare una sua vecchia conoscenza uscita di prigione, lei decide di accettare l'invito al ballo di un ricco personaggio della zona, che aveva mostrato il suo interesse nei suoi confronti, ripetute volte.


Demelza brilla per la sua avvenenza e la sua disperata determinazione a ferire Ross nello stesso modo. George istiga il suo braccio destro, nella speranza che possa sedurla, ma intanto compare il capitano McNeill, che ha corteggiato la donna durante tutta la stagione. È in procinto di partire. Demelza potrebbe tradire Ross e non vedere mai più l'uomo, ma quando ormai sembrano essere giunti ad un bivio, lei si rende conto di non riuscire a colpire Ross nello stesso modo, sentendo ancora un vincolo molto forte ed indissolubile.


Divertente la scena in cui discutono gli altri due pretendenti difronte alla sua porta e alla fine se la giocano con una moneta, per poi scoprire che la seducente Signora Poldak è fuggita dalla finestra. Ross torna a casa dalla moglie il giorno dopo con splendide notizie di un nuovo investimento che forse potrebbe risollevare le loro sorti economiche, ma non trova traccia della donna.


Demelza passeggia sulla spiaggia, preda del suo dolore, e Ross corre da lei nella speranza di risollevarle l'umore, ma pecca di ingenuità, con il suo solito candore. Poco prima, davanti alle finestre di Elizabeth, lui aveva esitato, ma la consapevolezza di non potersi sottrarre al forte legame constuito con la moglie, lo induce a non bussare al portone di Elizabeth, che deciderà di dare una svolto alla sua vita, accettando definitivamente George.


Neanche Demelza però è pronta ad aspettare che Ross chiarisca il suo cuore e decida se alla fine ama più lei o Elizabeth ed il nostro eroe scopre di essere completamente solo ed in balia di scelte che hanno compromesso tutta la sua esistenza.


Ormai manca solo un episodio, ma questa seconda stagione ha effettivamente regalato moltissime emozioni.

VOTO: 8 1/2

L'INSEGNANTE DI PIANO di Stella Cameron

A dire la verità non so se questo libro mi sia piaciuto oppure no, e di solito è un sentimento che non mi è proprio, in quanto o amo alla follia o ho idee ben chiare su perché non mi abbia convinto. Sicuramente è un romanzo che cerca di uscire dallo schema abituale e comodo a cui ci siamo abituate per offrire un pizzico di novità e questo sicuramente va premiato, ma i miei dubbi sui romanzi storici, che stanno crescendo sempre di più in questo periodo, rimangono. Perché scrivere uno storico se lo si allontana completamente da quello che è il contesto storico, sociale, culturale? Il risultato è un mero esercizio di scrittura dove ci teniamo i merletti e le crinoline, dimenticandosi di tutto il resto.

La storia inizia con un prologo sorprendente. La voce narrante infatti sembra essere quella di un fantasma, passato a miglior vita da un po', e che è infastidito dal fatto che il suo antico palazzo, il numero 7 di Mayfair, è ormai invaso da giovani rampanti alle prese con i loro problemi esistenziali. Lui vorrebbe cacciarli tutti e far rimanere solo Lady Hester, la proprietaria, che dopo un infelice matrimonio ha aperto le sue porte al nipote, Hunter Lloyd, rampante avvocato di successo, e ad un gruppetto di uomini e donne.

Sybil Smiles è un'insegnante di pianoforte; una ragazza timida e discreta che però da qualche tempo organizza nel suo salotto degli strani incontri con altre ragazze nubili. Tutte loro sono interessate a scoprire i meccanismi fisici che portano alla procreazione e hanno tra i loro obiettivi quello di avere un bambino senza sposarsi. Onestamente qui ho faticato molto a digerire un simile assurdo progetto in una società dove mettere al mondo un "bastardo senza padre" (scusate la crudezza, ma è come venivano valutati) significava condannarlo ad un destino da emarginato ed infelice, senza poi considerare l'impossibilità materiale di una donna di sostenerlo.

Sybil però non sembra preoccupata neanche di compromettere la propria reputazione, convinta di potersi inventare una scusa da far digerire la comparsa improvvisa di un bambino. Il candidato ideale sembra essere proprio Hunter Lloyd, di cui è segretamente innamorata da tempo. Hunter rimane letteralmente scandalizzato difronte alla proposta della ragazza, e poi offeso dall'idea che lei lo voglia solo come strumento per generare un figlio e non come marito.

Nel frattempo però l'uomo è coinvolto in un importante caso giudiziario che potrebbe valergli la nomina a cavaliera da parte del Re. Inquietanti personaggi gli ruotano intorno, minacciando anche la sicurezza della povera Sybil, mentre il nostro narratore cerca disperatamente di favorire le nozze tra i due nella speranza che una volta maritati, i due se ne vadano dal palazzo, trascinandosi dietro tutti gli altri amici chiassosi.

La verità è che, a parte alcune assurdità narrative che ho faticato a digerire, il rapporto tra Sybil e Hunter funziona magicamente e le parti migliori della storia sono proprio quelle in cui i due interagiscono, si confrontano, si conoscono, in un crescendo che poi porterà alla famosa notte in cui la passione da sempre covata l'uno per l'altra emergerà portandoli anche a dichiarare i loro sentimenti.

Per quanto riguarda il caso, l'ho trovato troppo ingarbugliato da seguire, poco lineare nella costruzione del giallo, decisamente non uno dei punti forti del racconto. Gli altri personaggi, pur interessanti se presi singolarmente, alla fine creavano solo caos intorno alla storia principale, con il loro entrare ed uscire dalla scena, come una commedia degli errori, tanto che alla fine concordavo con Spivey, lo spettro, e mi chiedevo insistente quando se ne sarebbero andati tutti.

Romanzo sicuramente curioso.

VOTO: 6

domenica 30 ottobre 2016

LA SPIA SUDISTA di Nan Ryan

Quanto conta la trama in un romanzo rosa? Era quello che mi chiedevo durante la lettura di LA SPIA SUDISTA di Nan Ryan, capitato letteralmente per caso tra le mie mani. Non avevo letto nulla di quest'autrice, ma sono in una fase di sperimentazione e ho ben accettato una penna nuova che potesse raccontarmi dell'amore in maniera nuova. Anche le ambientazioni americane non sono tra le più diffuse, ma per una che ha amato VIA COL VENTO con passione, ha letto il romanzo diverse volte e ha dimenticato ormai le volte in cui ha rivisto il film, la guerra di secessione era un contesto alquanto familiare.

Eppure mentre leggevo il romanzo mille quesiti si formulavano nella mia mente, inducendomi a chiedere perché, malgrado l'intreccio appassionante, due protagonisti pieni di carattere e attratti da una passione notevole, qualcosa dentro di me non si lasciava conquistare pienamente. Sono tra le lettrici che credono che un buon intreccio sia la spina dorsale di qualsiasi racconto ed onestamente le vicende di Suzanna LaGrande, reginetta di bellezza, in una Washington divisa tra pro-unionisti e confederati, aveva tutti gli elementi del grande affresco storico. Eppure la scintilla non è scoccata.

Il racconto inizia con un prologo che subito ci catapulta nel vivo dell'azione, con una coppia di amanti che nel pieno del conflitto riesce a ritagliarsi un momento da dedicare alla passione. L'ammiraglio Mitchell B. Longley è un soldato coraggioso, dedito alla sua nazione, che però è rimasto catturato dalla bellezza di Suzanna. Mentre lui sembra averle donato il cuore, lei lo tradisce, sottraendogli importanti documenti che potrebbero compromettere la sua vita.

Con un abile salto indietro, scopriamo la vita di Suzanna e tutto quello che le è successo, portandola a trasformarsi in una spia al servizio della Confederazione e degli ideali del Sud. La vita sonnolenta, felice, prima della guerra è un breve miraggio in cui la vediamo sorella e figlia amata e viziata, poi innamorata e felice, mentre organizza le sue nozze ed la sua luna di miele in Europa. È solo però un sogno che la Guerra trasformerà in un incubo, facendole perdere tutto.

Rimasta sola al mondo, Suzanna decide di vendicarsi e di operare come spia per conto dei sudisti, utilizzando la sua avvenenza, promettendo senza dare, fino a quando non incontrerà l'ammiraglio Longley per il quale proverò sentimenti nuovi, che però non riusciranno ad imporsi sulla promessa fatta a se stessa.

La vendetta di Suzanna, il dolore di Mitchell, la guerra, la sua caduta in disgrazia e la sua risalita vengono raccontanti in un concentrato di poco più di trecento pagine, che lasciando dei vuoti incolmabili di analisi, di comprensione che ci inducono a chiederci se quelli che abbiamo di fronte siano solo uno schizzo dei personaggi, e quello che stiamo leggendo un riassunto di quello che sarebbe stato un romanzo appassionante.

Suzanna è vista attraverso l'esterno. Non capiamo perché la vendetta conti più dell'amore, se quello che prova per Mitchell sia solo una forte attrazione fisica, o un sentimento sincero ed onesto, così come l'infatuazione per il suo fidanzato ci appare quasi come una sinopsi letta sul retro del libro.

Il modo in cui viene descritta la battaglia in cui Mitchell viene ferito appare quasi imbarazzante per la sua semplicità, scaturita da una poca padronanza del contesto storico e della violenza della guerra, così come in modo ingenuo viene liquidata la sua partecipazione come spia nel complotto contro i soldati dell'unione.

Com'è possibile che venga riaccettata senza remore nella stessa società dove molto probabilmente ci sono donne rimaste vedove per colpa sua, uomini feriti, bambini rimasti senza padre? L'autrice ci lascia intendere che il fascino di Suzanna riesce a sedurre tutti e far dimenticare il suo ruolo nella guerra, ma onestamente è difficile che un lasso di tempo così breve possa far dimenticare o rimarginare le ferite che lascia una guerra.

Peccato davvero, perché c'erano tutte le potenzialità per un racconto avvincente, capace di conquistare i lettori che adorano questo genere di romanzi. Alla fine la presenza dell'avventura, dell'amore, il dinamismo del racconto sono sicuramente ingredienti da non sottovalutare, eppure l'abilità narrativa, alla fine, è quella che conta. Saper raccontare è il dono di poche penne e devo dire che quando un'ottima trama si incontra con un'eccellente capacità narrativa, allora siamo difronte ad un momento felice.

VOTO: 5

MADAME ZOE di Gail Ranstrom

MADAME ZOE è il secondo volume della saga LA COMPAGNIA DEL MERCOLEDI' di Gail Ranstom che come al solito ho scoperto nel "mezzo del cammin", ovvero mentre lo leggevo. Recuperato dalla libreria di una mia amica, non mi sono resa conto che si trattava di una serie già avvita e quando ho aperto la prima pagina sono precipitata come al solito nel pieno dell'azione.

Il romanzo inizia con un delitto: la famosa Madame Zoe, indovina, è stata trovata morta nell'appartamento dove incontrava le sue clienti. Intorno a lei una folla confusa di personaggi, che pian piano acquistano una loro dimensione, profilandosi più nitide agli occhi del lettore sventurato che si è tuffato nella storia senza nessuna preparazione. Tra le donna aristocratiche che discutono su che cosa fare, spicca Afton Lovejoy, la nipote della vittima.

La giovane chiede un po' di tempo prima di denunciare l'accaduto alla polizia per poter fingere di essere lei la famosa Madame Zoe e scoprire chi sia l'assassino. Tutte accettano, ma in questo modo Afton finisce per cacciarsi in guai seri, soprattutto perché tra i nemici della zia Henrietta si trova anche il turbolento Rob McHugh.

Rob è da poco tornato in Inghilterra, dopo essere stato prigioniero ad Algeri, dove era andato nel vano tentativo di ritrovare sua moglie e suo figlio. Questi, morti in un naufragio, si erano imbarcati per fuggire da lui, su suggerimenti di una profezia fatta proprio da Madame Zoe. Convinto che la donna sia una ciarlatana che ha distrutto la sua famiglia, Rob cerca di affrontarla e di smascherarla agli occhi della buona società che invece ne subisce il fascino.

Se celata dagli spessi veli neri, Afton si trasforma in Madame Zoe, è come dama di compagnia di Lady Forsbush che conquista il conte di Glenross, che cerca di scoprire il mistero che la ragazza sembra occultare.

Il romanzo presenta sicuramente dei punti deboli nel suo intreccio, a mio parere, come quello di un protagonista, che ci viene presentato come un uomo carismatico, che ha affrontato con determinazione gli orrori della prigione, ma che finisce per attribuire ad un'altra persona, ovvero Madame Zoe, le colpe di scelte fatte da altri, o quando cerca di stare lontano da Afton, convinto da una moglie che non l'ha mai amato, di essere un uomo troppo incline agli istinti animali per poter non corrompere una ragazza come Miss Lovejoy.

A parte piccole incertezze, resta comunque un romanzo dove l'autrice dimostra una notevole abilità nel saper utilizzare la suspense, basti pensare al modo in cui gioca con l'identità della famosa Madame Zoe, portando il protagonista piano piano alla scoperta nell'emozionante confronto nell'appartamento del delitto.

Anche l'elemento giallo è ben mescolato e camuffato con il rosa, creando situazioni che non pesano né tolgono qualcosa al lato romantico della storia. Dopo aver letto questo episodio, resta anche una vaga curiosità per gli altri possibili volumi, anche se resta il solito alone di irrealtà e ci si domanda come mai un gruppo di donna decida di scoprire da sola un possibile assassino, invece di affidarsi alle competenze di chi sicuramente ne sapeva molto più di loro. Nel complesso comunque resta una lettura decisamente piacevole che merita di essere fatta.

VOTO: 6

IL RIBELLE di J.R. Ward

La Ward ormai è una costante nella mia vita da lettrice, da quando sono diventata un membro de LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO, saga paranormal con la quale la Ward si è conquistata uno spazio tutto suo nelle vette delle classifiche mondiali. Prima di scoprire questo genere, però, scriveva romanzi rosa contemporanei abbastanza classici, firmandosi Jessica Bird. Ora che il suo nome è un Must per le appassionate, le case editrici stanno ripubblicando i suoi vecchi romanzi e un annetto fa in edicola ho trovato IL RIBELLE, volume del 2005, e non ho potuto evitare di comprarlo.

Non aveva ancora avuto occasione di leggerlo ed era rimasto nascosto in uno scaffale. Ripescandolo è stato un piacere tuffarmi nella sua prosa e ritrovare (anche se agli albori) tutti quegli elementi che sempre mi colpiscono nei suoi romanzi, perché la verità è che la Ward riesce a penetrare oltre la scorza dei personaggi e ad offrirci delle figure a tutto tondo, piene di sentimenti che affiorano in superficie regalandoci una coerenza narrativa che spesso non trovo nelle scrittrici di romanzi "normal".

La storia raccontata ne IL RIBELLE ha una trama piuttosto semplice, ovvero ci racconta del viaggio di un personaggio come Nate Walker, figlio diseredato di una potentissima famiglia, che contro tutto e tutti decide di seguire una strada non tracciata, ovvero quella della cucina, per diventare un cuoco di fama internazionale. Il suo sogno è quello di aprire un ristorante di lusso nella scintillante New York e quando crede ormai di essere quasi arrivato a destinazione (deve firmare un contratto a fine estate con il suo socio per l'acquisto di un locale) la sua macchina si ferma per un guasto al White Caps Bed & Breakfast, diretto da Frankie Moorehouse, una donna che molto lontana da tutto quello a cui Nate è abituato.

Frankie dirige da sola la proprietà di famiglia, tramandata da generazioni. Dopo la morte dei suoi genitori, in un incidente sul lago, si è assunta il ruolo di capo famiglia, badando alla nonna malata, alla sorellina, al fratello sempre in viaggio per mare. Tutti contano su Frankie e lei ha imparato che può contare solo su se stessa per risolvere i suoi problemi.

Quando Nate bussa alla sua porta, ha appena perso il cuoco e sommersa dai debiti e bisognosa di poter incassare con il ristorante del Bed & Breakfast, accetta questo sconosciuto a cui guarda con diffidenza, per via della forte attrazione che subito nota tra di loro. E la Ward è bravissima a trasmettere letteralmente le scintille che esplodono quando i sue si incontrano, si sfiorano o semplicemente ruotano nella stessa orbita, anche se sono una coppia apparentemente molto improbabile.

Nate però è deciso a sfondare la barriera che lei ha eretto a protezione di se stessa, deciso ad insegnarle a lasciarsi andare e ad imparare che affidarsi a qualcuno non significa necessariamente essere deboli. Anche Nate però imparerà a ridisegnare la sua vita e capirà che spesso i sogni possono cambiare e ridefinirsi, senza per questo essere meno brillanti e luminosi di quando si è iniziato a sognare.

Romanzo dalla trama semplice, ma ben strutturato, con una prosa abile ed una notevole capacità di entrare nel cuore dei personaggi, rispecchiando la loro anima e la loro vita nel modo più sicuro e solido. Una Ward che già rivela quel talento che l'avrebbe portata lontano.

VOTO:7



POLDARK Stagione 2 Episodio 8


Povera Demelza, mi viene da dire, dopo la visione dell'emozionante episodio di POLDARK. Ormai siamo agli sgoccioli e tutta la tensione che la donna ha accumulato, tutti i suoi timori, le ansie, le speranze e le delusioni si accumulano per esplodere nella scena finale in cui tutte noi avremmo voluto di cuore essere al suo posto e fare esattamente quello che ha fatto lei.


Ross è il nostro eroe, per la determinazione con cui affronta la lotta, per la sua propensione al credere negli ideali e a non piegarsi ai compromessi, nel suo non arrendersi mai. Ma è un uomo che alla fine da la moglie che il destino ha portato sulla sua strada sempre per scontato. Demelza è quella che deve sopportare i suoi giochi con la sorte, quella che deve rimanere in silenzio ed aspettare che lui si degni di notarla, quella che deve digerire la sua adorazione per Elizabeth.


La verità è che è lei la vera eroina della storia. Figlia di un minatore ignorante, Demelza non si rassegna al destino, come Ross, lotta per conquistare il suo spazio nel mondo, si migliora ed eleva al di sopra di quello che sembrerebbe essere il suo posto nel mondo.


Demelza è anche la donna dal cuore generoso, che aiuta Verity a realizzare il suo sogno d'amore, colei che accorre a casa dei Poldark per aiutare un bambino ammalato e che pagherà un prezzo altissimo la sua generosità. È anche la moglie che aspetta, che sopporta i colpi del destino e tutti i pericoli che piombano su di loro per colpa delle scelte azzardate di Ross.


Anche l'inizio di questo episodio ce la mostra ancora in tribunale che sopporta un nuovo processo nei confronti del marito. Questa volta Ross riesce a salvarsi grazie alla collaborazione di alcuni contrabbandieri e alla falsa testimonianza. Ma il pericolo maggiore è costituito dalla bella Elizabeth.


La storia è ben scritta; è innegabile. Dal punto di vista della bella vedova di Francis, le scelte che prenderà sono dettata dalla sua stessa natura decorativa. Elizabeth è stata allevata per essere una moglie appariscente e ben educata. Rimasta sola, con un figlio da crescere, una donna anziana a cui badare ed ora anche una madre malata, la donna si sente persa. Non riesce più a invocare l'aiuto di Ross, preso dai suoi diecimila problemi, e George Warleggan utilizza tutta la sua influenza per convincerla che ha bisogno di lui.


Chi tra di noi, sentendosi pressata dal mondo esterno, non avendo mai sollevato un dito per fare qualcosa, non sarebbe stata tentata difronte al "diavolo che mostra a Gesù i regni infiniti?" Elizabeth si rende conto che la sua unica possibilità è quella di accettare la richiesta di matrimonio dell'uomo, il peggior nemico di Ross.


Ed eccoci alla scena clou di tutta la stagione. Demelza ha sempre temuto questo momento ed è per questo che tace quando scopre delle nozze tra Elizabeth e George. Nel profondo del suo cuore ha sempre saputo che Ross non l'ha mai dimenticata e che è solo il rispetto che le porta e l'affetto sviluppato nei suoi confronti a fare da freno a Ross.


Quando l'uomo però riceve la lettera della bella Elizaberth, con la notizia delle sue nozze con George, nulla potrebbe fermarlo. Ross non si rende conto che così facendo sta spezzando il cuore della moglie. Il cuore, mio caro Ross, e non l'orgoglio come insinuerai nel prossimo episodio. L'uomo, furioso e geloso come non mai, corre nel cuore della notte a casa della donna che è stato il suo primo grande amore.


Lo scontro tra i due, che si rinfacciano tutto quello che hanno perso e a cui hanno rinunciato, porta ad accendere una passione che ha covato sotto le ceneri per un po' e l'uomo finirà per dimenticare il mondo intero, compreso la bella moglie che sempre è stata al suo fianco. A questo punto il dolore di Demelza esplode sincero al suo ritorno a casa e mi chiedo se Ross riuscirà mai a ricucire lo strappo che ormai ha creato tra lui e la nostra eroina.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, il mio cuore segue sempre Dwight, rifiutato da Caroline che non vuole ritornare sui suoi passi, ferita dal fatto che lui abbia messo gli amici e la sua professione davanti al loro amore. Lui resta tra i miei personaggi preferiti, con Demelza, ed in una fanfiction probabilmente li farei scappare insieme e abbandonerei la bella Lizzie e lo sventurato Ross alla loro miseria. Non sarà così, ma pensarlo mi consola, alla fine di questo episodio emozionante e destabilizzante. Questa sera in Inghilterra scopriremo come Demelza affronterà il dolore.

VOTO: 8 1/2

I MEDICI - IL GIORNO DEL GIUDIZIO (1X4)


Il secondo episodio de I MEDICI è una forma di celebrazione non solo di Cosimo, finito nelle grinfie sempre più strette del suo rivale, ma soprattutto di Contessina, la moglie imposta ed in qualche modo subita da Cosimo, che invece si rivela potente e decisiva in molti momenti della vita dell'uomo che si ritrova accanto.


La lontananza di Cosimo da Firenze sembra infatti aver portato luce nel cuore dell'uomo che aveva accolto il ritorno della moglie con un affetto ed una tenerezza nuovi. Contessina è riuscita a rendersi indispensabile nella vita dell'uomo, perseguitato dall'idea di un amore come libera scelta, che fino a quel momento in qualche modo l'aveva tenuta distante.


La riconciliazione tra i due però non è possibile in quanto Rinaldo riesce con le sue influenze a far arrestare Cosimo con l'accusa di usura, nel tentativo di farlo condannare e giustiziare. In carcere Cosimo cerca di fare i conti con la sua coscienza e si chiede se davvero alla fine il potere ed il senso del dovere nei confronti della sua famiglia possano averlo portato lontano dalla retta via.


Intanto Contessina cerca in tutti i modi di aiutare il marito, cercando di intercedere per lui presso i potenti, per influenzare la loro decisione, sostenendo Lucrezia (abbattuta per la perdita del bambino), il figlio Piero, apparentemente ancora un ragazzo fragile ed insicuro, che però cerca di fare del suo meglio per far emergere la verità sul padre.


Cosimo però è alle prese con un suo percorso interiore, pronto anche a morire per il bene della famiglia. Emerge in questo episodio anche la figura di Lorenzo, che corre ad assoldare Francesco Sforza, disposti ad assalire Firenze per liberare Cosimo.


Questi però si conceda dalla moglie, pronto al sacrificio, preparato a lasciare ai Medici il compito di continuare. Contessina non lo permetterà, affrontando il tribunale con tutta una forza di carattere che conquista il pubblico contro ogni ragionevole dubbio.


Riuscita nell'intento di salvargli la vita, Cosimo però viene esiliato da Firenze e l'uomo decide di allontanarsi dalla moglie, che reputa responsabile di un destino peggiore della morte, ovvero l'esilio a Venezia.


Anche il secondo episodio convince con forza e passione, mostrando tutti i meriti di questa serie che rappresenta a mio parere una grande conquista per la RAI.

VOTO: 8 1/2

I MEDICI - LA PESTE (1X3)


Martedì la RAI ha trasmesso altri due episodi della serie arrivata con successo sulla rete ammiraglia, ma bombardata da una marea di critiche che davvero ho faticato a capire. La verità è che siamo un popolo strano, sempre contro, feroce nei confronti delle sperimentazioni, incapace di gioire dei risultati ottimi. Ci piace attaccare, anche quando onestamente fatico a seguire le loro contestazioni.


Ho letto in giro che I Medici avrebbero presentato inesattezze storiche, errori grossolani e vi a dicendo, ma da povera ignorante quale sono la visione di questo sceneggiato (fiction, serie o come meglio lo si voglia definire) l'ho presa per quella che è, ovvero un racconto di finzione, ispirato ad una famiglia potente che  riuscì a conciliare il denaro ed il potere con un'amore ed un rispetto per l'arte che ancora oggi viene celebrato e ricordato.


Inoltre la bellezza della fotografia, l'eleganza dei costumi, le musiche e gli attori bravissimi sono un plus che non sempre si vedono nelle produzioni di casa nostra. Continuo dunque ad apprezzare la storia, anche con il terzo episodio che porta in città la terribile peste nera.


Mentre i lavori per la cupola continuano, infatti, uno degli operai cade da un ponteggio. A provocare la morte dell'uomo è però la peste che lo ha colpito e che rapidamente si diffonde in città.  Cosimo e la sua famiglia decidono di fuggire dalla città e trasferirsi in campagna. In città resta solo Marco Bello, che continua ad indagare sulla morte di Giovanni.


Rinaldo degli Albizzi cerca di incitare il popolo contro Cosimo, insinuando che la peste è un castigo di Dio per punire l'ambizione dei Medici, che si sono arricchiti con l'usura. La paura, il timore si diffonde in città e la cupola viene vista come l'ennesimo atto di sfregio di Cosimo nei confronti di Dio ed il popolo in rivolta vorrebbe distruggere quanto realizzato.


In campagna i rapporti tra Cosimo e la madre sono difficili. La donna sembra nutrire rancore nei suoi confronti per una storia passata, ma grazie anche all'intercessione di Contessina, Cosimo si rende conto che chiarire con la madre è la cosa giusta da fare.


Mentre la situazione economica della famiglia è compromessa dalla peste e Lucrezia perde il bambino che aspettava, Cosimo, avvisato da Marco Bello delle manovre di Rinaldo, ritorna in città salvando la Cupola con una trovata astuta, suggeritale dallo stesso Brunelleschi, interpretato da un bravissimo Alessandro Preziosi.


Nei flashback scopriamo la ragione dell'astio tra Rinaldo e Cosimo, non dovuti solo da differenze sociali, ma da un episodio di amicizia tradita, frutto della potente influenza di Giovanni che continua ad esercitare la sua influenza su Cosimo e a dominare la storia anche se dal passato.


Episodio appassionante e coinvolgente.

VOTO: 8