sabato 26 novembre 2016

L'AMANTE FRANCESE DI Julia Justiss

Alla fine della lettura di questo romano di Julia Justiss ( nome assonante con la parola Giustizia) confesso che la mia mente indisciplinata continuava a portarmi lontano dalla piovosa Inghilterra di primo ottocento in cui sono ambientate le vicende. Ribelle ed insofferente continuava a dirottarmi verso occidente, nella soleggiata California, mentre un pensiero assurdo e apparentemente sconclusionato emergeva prepotente dentro di me, ovvero il fatto che non mi sono mai bevuta il mito di Zorro e che la mascherina nera che gli copriva il viso non avrebbe ingannato neanche un bambino e che solo un idiota come il capitano del presidio non si poteva rendere conto che quello era Don Diego de La Vega: stessa voce, stessa costituzione fisica, stessi occhi e baffetti.

La stessa irritazione l'ho provata anni dopo per Padre Coraje, personaggio di una serie televisiva argentina di successo, che scuoteva gli ormoni di tante donne, e che invece a me provocava una sorta di fastidioso prurito intellettuale. Come era possibile, mi chiedevo seguendo i primi episodi,  che un intero paesino e soprattutto Clara ( la bella innamorata di turno) non riconoscessero sotto il cappuccio del famigerato bandito di nome Coraje  l'attraente nuovo prete arrivato alla parrocchia de La Cruz?

Ebbene devo confessarvi che la frustrazione ed il fastidio sono stati molto simili a quelli che ho provato leggendo questo libro, dopo che per quasi tutta la prima parte del racconto continuavo a chiedermi chi fosse il misterioso Amante Francese del titolo italiano. Purtroppo una volta arrivati alla scoperta, tutto il potere narrativo della storia è sfumato sostituito da un certo furore letterario che scuote il mio animo di lettrice appassionata del genere. Mi sono infatti chiesta come fosse possibile che Quentin Burke, nostro eroe di turno,  non riconosca in Madame LeNoire, la sua amante francese, la sua amica fidata, la sua confidente: l'assennata Caragh? Arrivati a questo punto della storia ero troppi avanti nel racconto per lanciare il volume per la finestra, come avrebbe meritato. Ero ormai intrappolata nella storia e dovevo proseguire fino alla fine, per arrivare al confronto tra i due.

La verità è che il libro presentava un innegabile potenziale che aveva suscitato la mia curiosità. Adoro le storie dove i due protagonisti si conoscono e per qualche ragione fino ad inizio storia non si sono mai visti in una luce romantica. Poi qualcosa accade e quella persona che non ci sembrava particolarmente importante acquista un significato totalmente diverso. Questione di gusto personale,  mi rendo conto, ma c'erano tutti gli ingredienti per innamorarsi del romanzo. E invece ahimè ancora una volta non ci siamo per niente.

Caragh è da sempre innamorata di Quentin Burke, fin dal giorno in cui i suoi occhi si sono posati per la prima volta sul nuovo vicino. Pur essendo poco più di una ragazzina, messa in ombra dalla bellezza eclatante della sorella Ailis, Caragh è in realtà il vero pilastro della sua famiglia, andata allo sbaraglio dopo la morte della madre. Con un padre con la testa persa tra i libri ed una sorella eccentrica che sogna di fare la pittrice, Caragh manda avanti la casa e le terre con incredibile talento e capacità tanto da guadagnarsi l'ammirazione di Quentin.

Anni dopo, quando giunge il momento di presentare Ailis alla buona società per farle trovare un marito, Quentin si propone di accompagnarle a Londra cogliendo anche l'occasione di cercare una moglie per sé. Caragh però è decisa a fargli cambiare idea  e riesce a comparire ai suoi occhi finalmente come una donna e non solo come la sua amica e confidente. Peccato che Quentin stimi la loro amicizia molto di più della recente attrazione scoperta per lei. Non vorrebbe mai compromettere il loro rapporto e Caragh, quando ormai la follia della sorella l'ha trascinata nel baratro dello scandalo, decide di giocare la carta del travestimento per ottenere anche solo una notte d'amore.

Il problema di questi romanzi è sempre lo stesso: la superficialità con cui vengono presentati i rapporti sociali. Non pretendo certo di leggere un romanzo di Hardy, ma sicuramente il trionfo ed il successo di una donna che buttava al vento la propria virtù per vivere delle proprie passioni erano casi assolutamente eccezionali ed improbabili. Parliamo di un'epoca dove le donne non avevano il diritto a nulla, non potevano possedere beni perché il più delle volte loro stesse erano considerate tali, da passare da padre a marito, o a parenti generosi, qualora la possibilità del matrimonio venisse bruciata da qualche scandalo a da una scarsa dote. Le donne non potevano lavorare e se succedeva venivano pagate talmente poco da non poter provvedere alla propria sopravvivenza. Come è possibile che in un contesto del genere ci ritroviamo continuamente con eroine quasi oltraggiate quando il protagonista propone loro di riparare ad un momento di abbandono alla passione con il tanto aspirato matrimonio? Non pretendo certo la castità di un romanzo ottocentesco, ma vorrei un'autrice che si spreme le meningi per inventarsi una storia ammantata di un filo di credibilità, che possa giustificarmi certe prese di posizione di una protagonista.

Alla fine il mio senso di frustrazione nasce sempre da li, dal fatto che reputo che alcune scrittrici non abbiano alcuna stima delle lettrici che le seguono. Lo dico con tranquillità, senza reputare di avere nessuna preparazione storica particolare, di non avere una cultura superiore alla media, ma di essere sempre stata curiosa e di aver visto film, letto qualche libro (scritto bene) che riguardavano questo periodo. Perché quindi presentarmi situazioni e personaggi assolutamente moderni e fuori contesto? Cosa c'è di male nello scrivere un romanzo contemporaneo se si ritiene che il passato abbia troppi limiti dal punto di vista della trama? Queste ovviamente sono riflessioni di una lettrici che vorrebbe fare domande al mondo delle scrittrici e che onestamente il più delle volte si sente offesa e ingannata, come in questo caso.

Caragh è un bel personaggio, anche positivo, coraggioso, contestualizzato, ma ovviamente quella che trionfa è la sorella sbandata, egoista, che non pensa minimamente allo scandalo e alla famiglia, reputando giusto e furbo vivere la vita a modo suo. Ridicola anche la scena di seduzione di Caragh nei confronti di Quentin (che ovviamente racchiude in sé l'intontimento di tutti i personaggi stupidi che si lasciano raggirare solo per amore di trama), Qualcuno mi spiega come fa una ragazza cresciuta nell'Ottocento a sembrare l'ultima delle cortigiane solo per aver visto dei disegni e aver ascoltato qualche suggerimento durante quella che è la sua prima volta?

Deludente, non tanto per il romanzo in sé, ma soprattutto per le potenzialità sprecate, per il desiderio di riportarci sui soliti binari e limiti di questo genere. Peccato perché la Justiss non sembra incapace, ma con una trama più credibile avrebbe sicuramente potuto raggiungere buoni risultati.

VOTO: 5

PRIGIONIERA DEL CONTE di Helen Dickson

Non so voi, ma  io quando ascolto qualcuno parlare della Scozia nella mia mente sento inequivocabilmente il suono delle cornamuse, vedo sventolare drappi di tartan multicolori, distese affascinanti di una natura selvaggia e la corda del romanticismo epico che è dentro di me comincia a vibrare. Non so se è tutta colpa di Candy Candy e del complesso del principe della collina, mai superato, di HIGHLANDER film degli anni ottanta con un fascinoso Christophe Lambert (dove l'amore di una vita immortale era interpretato dalla terrificante Prudy dell'attuale Poldark, o del più recente e intrigante Outlander. Fatto sta, quando sento parlare di Scozia mi sento un po' a casa e tutto mi diviene familiare.

Siamo alla fine del settecento e la situazione di questo attraente angolo di mondo non mi sembra migliore di quando l'ho lasciato, nel romantico universo di Claire e Jamie de La Straniera. Gli inglesi sono gli odiati nemici di sempre; i clan scozzesi si combattono tra di loro e ancora una volta uno Stuart cattolico è lontano dal trono, pur minacciando di tornare. La storia pero' ci racconta di tre ragazzini che corrono tra i campi dopo l'ennesimo scontro. Sono  due fratelli:  Duncan, il  più violento e sanguinario, e Rory,  più timido e sensibile. Con loro c'è anche  la piccola Lorne McBryde.

I tre trovano un ragazzo poco più grande di loro, rimasto ferito in uno degli ennesimi scontri. Lorne decide di aiutarlo, nascondendolo nella grotta del gigante e proteggendolo dagli adulti assetati di sangue. Sarà però tradita da Duncan, tradimento destinato a segnare per sempre la vita della piccola Lorne, reputata colpevole da Iain il fratello del ragazzo uccido.

Anni dopo Lorne è diventata una donna bellissima. Cresciuta lontano dalla Scozia, dalla nonna materna, dopo che il padre è stato condannato all'impiccagione per l'uccisione di David, il ragazzo trovato ferito nella brughiera. Alla notizia che i suoi fratelli hanno combinato le sue nozze con Duncan, Lorne si vede costretta a partire per la Scozia, ma durante  il viaggio la ragazza viene rapita e consegnata a Lord Iain da un suo amico e parente. Iain decide di utilizzare la cosa per stanare il padre della donna, facendolo venire allo scoperto e vendicando così la morte del fratello.

Malgrado il carattere passionale e deciso, Lorne appare anche una ragazza dolce e delicata tanto da conquistare le simpatia dei suoi nemici. Lo stesso Iain se ne sente irrimediabilmente attratto e cerca di starle lontano maledicendo John Ferguson, il suo miglior amico, responsabile di questo rapimento. Ovviamente non c'è nulla di originale in questo intreccio, ma quello colpisce di più è  il modo in cui battibeccano l'uno con l'altra, con frasi intelligenti e ponderate, la descrizione della nascita di un amore contro ogni logica, permettendo al lettore in ogni momento di capire la lotta che alberga nel cuore dei due. L'intreccio si complica di nuovo ed i due si allontanano.

Ecco il punto esatto in cui, nella mia mente,  al dolce suono delle cornamuse si è sostituito il fragore dei tamburi Bodhran pronti ad annunciare l'attacco. Perché che il libro sia stato amputato dagli editori è " cosa chiara e ingiusta". Non posso credere che una scrittrice degna di tal nome si perda all'improvviso dopo aver scritto in modo coerente fino a questo punto. Dalla fuga di Lorne si accelera in maniera assurda ed inspiegabile raccontando in forma di riassunto momenti cruciali della trama: il rincontro con i fratelli, la liberazione del padre e la rottura del fidanzamento  con Duncan. Troppo facile decifrare le cesoie degli editori (italiani o inglesi non saprei dirlo) che si sono dati ad un feroce giardinaggio. Peccato davvero perché  la storia ha un certo fascino e una sua coerenza.

Romanzo di passioni forti, di sentimenti violenti, ricco anche di avventure penalizzato da decisioni editoriali alquanto discutibili. Avrebbe potuto essere un grande racconto; resta comunque una lettura piacevole degna di essere fatta.

VOTO:6

NELL'ANTRO DELLA SIBILLA di Michelle Styles

Nella disperata ricerca di qualcosa di diverso che caratterizza il mio desiderio di lettura in questi ultimi tempi,  pur rimanendo nel mio piccolo angolo rosa di mondo che reputo estremamente confortevole, sono finita per puro caso ai temi dell'Antica Roma, in un libro di un'autrice per me completamente sconosciuta, ovvero Michelle Style.

NELL'ANTRO DELLA SIBILLA è stato un po' come varcare un cerchio magico e ritrovarsi all'improvviso catapultati in un altro mondo molto lontano dai pizzi Regency, dalle carrozze chiuse in una piovosa campagna inglese e dalle scintillanti sale da ballo della stagione mondana. Siamo al centro del Mediterraneo, da sempre crocevia di civiltà' e di mondi, più precisamente su una piccola isola dove si erge il tempio dedicato alla dea Cibele, divinità che simboleggiava la forza creatrice e distruttrice della natura.

Marco Livio Tullio è  un centurione romano che ha sempre posto l'onore e gli interessi di Roma davanti a tutto tanto da perdere la prima moglie che gli preferisce un senatore, che a quanto pare già all'epoca reputavano più importante la vita personale che quella del proprio paese. Quello che conta per Tullio sono i suoi uomini e quando viene fatto prigioniero dai pirati e portato sull'isola di Cibele, in un primo momento quello che lo guida è il desiderio di riportarli tutti a casa e riuscire a convincere la Sibilla a fidarsi di Roma, fino a quel momento vista come il nemico principale. Sul suo cammino arriverà invece Elena, non la mitologica creatura in grado di rubare il cuore di Paride, ma l'assistente e la nipote dell'attuale Sibilla.

Elena è  nata dalla colpa e in qualche modo crede che gli dei le abbiano risparmiato la vita per uno scopo, ovvero quello di dedicare la sua esistenza al tempio e al divino. Quando Tullio arriva sull'isola la sibilla è gravemente malata. Stretta tra le minacce dei pirati, che vorrebbero prendere il sopravvento, e l' inquietante presenza dei romani, tenuti prigionieri in attesa del pagamento del tributo, Elena si finge la Sibilla durante i rituali e solo Tullio scoprirà il suo segreto.

Anche se in in primo momento l'avvicinamento dell'uomo ad Elena è guidato dall'interesse, pian piano la ragazza riuscirà a trovare una strada per accedere al suo cuore, coinvolgendolo come non era mai successo prima. L'attrazione tra i due porta il loro rapporto su di un piano assolutamente nuovo, mentre intorno a loro ruotano tutti gli altri personaggi: zia Zenobia, la sibilla, Kimon e il padre, presi da intrighi politici e vicende varie.

Onestamente i cattivi sono personaggi alquanto deboli, che occupano uno spazio nell'economia  del romanzo più come elemento di tensione che come vero e proprio pericolo. Basti pensare alla battaglia finale risolta in un frettoloso scontro che mostra un certo imbarazzo narrativo da parte dell' autrice, come se si trattasse di scene a cui non è particolarmente abituata.

Malgrado la tensione e l'attrazione, tutto sembra essere giocato su quello che potrebbe succedere invece che su quello che si verifica davvero, e questo in definitiva genera nel lettore una forma di frustrazione che non trova sfogo. Intrappolati a nostra volta come prigionieri sull'isola, vaghiamo come Tullio per i corridoi e le stanze, per i giardini ed i boschi circostanti alla ricerca di una via di fuga. L'azione c'è già stata e noi ce la siamo persa e quella conclusiva è liquidata frettolosamente.

Questo è il libro delle possibilità mancate, del poteva essere ma non è stato. Peccato, perchè mi ero approcciata a questo romanzo con l' intenzione di farmelo piacere per le sue ambientazioni mediterranee, per il respiro di un contesto storico diverso e le infinite possibilità che questo offriva. Eppure alla fine sono solo un condimento di un piatto che onestamente faccio fatica a digerire. Speriamo di gustarci una prossima portata.

VORO: 5

sabato 19 novembre 2016

IL BACIO DEL CAVALIERE di Catherine March

Lady Beatrice è una donna della sua epoca, ovvero di un'Inghilterra medievale sconvolta dalle guerre e dalle faide, dagli  scontri sanguinosi tra i civilizzati  inglesi e i barbari scozzesi e gallesi. Siamo in un tempo in cui gli uomini sono duri ed eroici e le dame fragili e femminili, almeno secondo l'immaginario di tanta letteratura medievale.

La nostra eroina di turno, lady Beatrice appunto, è ormai alla soglia della maturità ovvero sta per compiere trent'anni, un periodo in cui le donna dell'epoca avevano già figli di 15 anni che si separavano dal nido protettore della famiglia per affrontare il mondo diventavano scudieri. Lei invece è sola e ancora vergine, dopo che in gioventù  ha perso l'amore della sua vita.

 Il dolore non l'ha mai abbandonata e questo ha fatto si che non permettesse al suo cuore di innamorarsi nuovamente. Quando perde anche la madre, decide di abbandonare il mondo per prendere i voti. A scortarla al convento provvederanno i cavalieri di suo padre, tra cui anche il giovane Aquilano a cui lei, la notte prima dell'arrivo al convento, chiederà  un bacio per capire tutto quello a cui sta per rinunciare. Sarà solo l'inizio di una nuova grande avventura.

La verità è che la parte migliore della storia è proprio questa qui, con il corteo di uomini virili, i loro modi cerimoniosi nei confronti di una creatura che vedono quasi celestiale, riflesso di una separazione di mondi (quello maschile e quello femminile) tenuti ben separati eppur stranamente affascinati ed attratti l'uno dall'altra.

Quando Beatrice viene cacciata dal convento per non essere particolarmente idonea ad una vita di privazioni, il ritorno al castello rappresenta sicuramente la parte più debole. Anche se è comprensibile il suo timore di amare di nuovo o di accettare un uomo più giovane di lei, il ritmo narrativo rallenta e diventa ripetitivo man mano che lei rifiuta di sposare un cavaliere valoroso, una volta perché troppo giovane e attraente, un'altra volta per timore di essere ferita e un'altra ancora perché povero in canna.

Mentre lei annoia le lettrici con i suoi dubbi, le stesse si lasciano affascinare dal nostro lui di turno, ovvero Remy St. Ledger, che combatte contro tutto e tutti per dimostrarle la sincerità e la profondità dei suoi sentimenti, per ottenere un si che diventa alla fine troppo faticato per donarci gioia o piacere. Mi chiedo perché sia cosi difficile creare due personaggi convincenti e fascinosi. Sembra sempre che la debolezza di uno sia necessaria alla storia, anche se a mio parere è un alibi debole che rivela solo incapacità  narrativa e mancanza di idee.

Nel complesso comunque il racconto non è sgradevole o completamente da condannare. L'autrice offre spunti interessanti, come quando lei corre a liberare Remy, fatto prigioniero dai Gallesi rimanendo ferita, e non è sicuramente secondaria l'attenzione alle usanze  di un'epoca lontana dove la protagonista non pensa e ragiona come una donna moderna trapiantata nel corpo di una damina medievale. Nel complesso ci sono spunti interessanti spesso non colti dalla stessa autrice, che si lascia trascinare dal noto e prevedibile, male che purtroppo affligge buona parte dei romanzi di questo genere.

VOTO 5

domenica 13 novembre 2016

Poldark - Stagione 2 - Episodio 10


Domenica la BBC ha trasmesso l'ultimo episodio della seconda stagione della fortunata serie POLDARK. Avevamo lasciato il nostro Ross sul bordo dell'abisso del suo matrimonio. Mentre la prosperità economica, così a lungo cercata per tutti le precedenti puntate, finalmente ha coronato tutti i suoi sacrifici, la ferita nel cuore di Demelza sembra non potersi ricucire. Poco conta che ormai Elizabeth sia la Signora Warleggan, che aspetti un figlio da George e che non abbia più rivisto Ross. Demelza non riesce a dimenticare.


Il suo carattere emerge in diverse scene cruciali, basti pensare a quando i due se ne stanno seduti davanti al camino, con il marito che la prega di perdonarlo e lei per vendicarsi e fargli provare il dolore che lei ancora sente gli racconta del capitano McNeill e di quello che c'è stato tra loro. Siamo in un'altra epoca, ma il carattere forte, ribelle, di donna decisa che tanto abbiamo imparato ad amare emerge forte e deciso.


La reazione del marito è quella solita, ovvero furioso decide di dare la sua disponibilità per arruolarsi per la guerra. Allontanarsi dalla Cornovaglia sembra la soluzione migliore. Anche Dwight, con la falsa notizia che Caroline si è fidanzata ed è prossima alle nozze, decide di dare la sua disponibilità per imbarcarsi.


Ho adorato questa coppia ed il personaggio di Dwight, entrato silenziosamente alla fine della prima stagione, si è conquistato la platea con onore. L'uomo vuole dimenticare e saluta tutti i suoi amici partendo per la città. Nel frattempo però Ross ha scoperto che il suo misterioso benefattore era stato proprio Caroline Penvenan e decide di andare dalla donna per ringraziarla.


Bellissima la scena in cui Ross decide in qualche modo di seguire l'esempio della moglie (che molte volte aveva criticato) e si intromette nella storia della coppia per permettere un loro riavvicinamento. Il momento in cui Dwight capisce che Caroline è nella taverna vale quasi tutta la puntata e l'attesa. I due nuovi innamorati si promettono il futuro, l'amore e l'impegno, pur rubando i momenti che possono al tempo che avanza e che si porterà Dwight in guerra nuovamente, facendo soffrire Caroline e tutte noi.


I due però si promettono reciprocamente, un po' come Ross aveva fatto con Elizabeth prima di partire per l'America. Mentre i due innamorati vivono la loro unione, Ross capisce di non poter abbandonare tutto e andarsene, che il suo legame con Demelza è ormai troppo forte e che non può lasciarla. Torna a casa in tempo per salvare la situazione, da vero eroe.


George Warleggon infatti spadroneggia nelle terre un tempo di Francis ed ora gestite da lui in nome del piccolo George. Le sue violenze raggiungono il limite quando Demelza viene aggredita e Prudy ed il marito (che ormai ricoprono il ruolo di genitori della ragazza) reagiscono con violenza istigando il popolo affinché marci contro l'uomo. Solo l'intervento di Ross calmerà gli animi, minacciando allo stesso modo l'uomo.


Demelza è ancora intenzionata a partire, ma l'uomo riuscirà a farle cambiare idea, confessandole di aver capito che l'amore per Elizabeth era più un ideale che qualcosa di reale, ma mentre i due si riconciliano la bella Elizabeth deve affrontare le conseguenze di aver fatto ancora una volta una scelta sbagliata.


La seconda stagione si chiude, ma ci vengono regalate immagine della terza che stanno già girando. Storia interessante, come al solito piena di emozione, scritta benissimo e con attori in grado di brillare. A breve la trasmetteranno anche in Italia e possiamo dire che era proprio l'ora.

VOTO: 8


I MEDICI - EPIFANIA ( 1 x 8)


L'episodio conclusivo in qualche modo ci lascia con il fiato sospeso e pur svelando ai telespettatori (tanti per una serie tv) il colpevole di tutto, rimane nel dubbio e nell'ignoranza anche il nostro eroe atipico, ovvero Cosimo.


Con Marco Bello ormai lontano da lui, il suo braccio destro e la persona su cui contare è Lorenzo, che cerca prove contro Pazzi che è riuscito a convincere il Papa a spostare il proprio denaro dalla banca dei Medici alla sua. Giocando d' anticipo, Cosimo decide di usare il denaro per finanziare l'esercito del Vescovo guerriero per permettere al pontefice di tornare con trionfo a Roma.


Mentre Cosimo cerca di vincere la sua nuova guerra di potere, in casa sua Contessina riceve l'ennesimo duro colpo inducendola quasi a lasciare Cosimo. Maddalena è incinta ed il padre del bambino non è Marco Bello, ormai perduto.


Onestamente i due personaggi migliori di tutta la serie sono proprio lei e Marco Bello, leali e fedeli alla famiglia fino alla fine, al punto di sacrificare ogni cosa, ogni possibile felicità per un uomo problematico e complesso come Cosimo.


Alla fine Contessina riuscirà a vincere anche questa nuova durissima prova, rivelandosi la più adatta al ruolo che la storia le ha assegnato. Mentre Piero riesce a mostrare il carattere che tutti speravano e a convincere i membri della Signoria ad accettare la nuova tassa sulle banche per aiutare il Papa, il finale ci racconta le motivazioni del delitto che apre le vicende, in un cerchio perfetto che ci riporta a conclusione laddove tutto ha avuto inizio.


Ci sara' un prosieguo? Si parla già di un continuo che dovrebbe raccontarci la storia di Lorenzo detto il Magnifico, ma la verità e' che ci dispiace lasciarci cosi, con tanti nodi non sciolti, anche se spesso questo desiderio e proprio di un prodotto ben riuscito.

VOTO: 7 1/2

LA DONNA MASCHERATA di Tori Phillips

Giunta ormai al terzo volume d ella saga di Tori Phillips, dedicato alla stirpe dei Cavendish, devo ammettere che se l'autrice possiede un pregio, è sicuramente quello della capacità di offrire contesti sempre diversi e sorprendenti. Se IL RUBINO presentava come ambientazione  un' Inghilterra fatta di castelli, dame e cavalieri, e in UN CUORE ALATO la Francia era quasi viva e presente sulla scena, attraverso i ricordi di Celeste,  in LA DONNA MASCHERATA è  Venezia, la Serenissima, colorata, vivace, romantica e superstiziosa ad invadere prepotente la scena del romanzo, con il suo carnevale, i  palazzi colorati ed i suoi ponti sospesi.

Ancora una volta ci troviamo difronte ad un Cavendish, o meglio a Francis, un figlio bastardo cresciuto in famiglia da Brandonn, ma misteriosamente simile al bellissimo Guy, che avevamo già incontrato nel romanzo CUORE ALATO.  Bellissimo e vistoso, Francis è a Venezia in qualità di spia per il suo paese. Afflitto dai dolori di una vecchia ferita, Francis segue il suggerimento della sua amante, la ricercatissima cortigiana Cosma de Luna e si reca a casa di una misteriosa guaritrice.

È Bianca Leonardo il vero cardine fascinoso del racconto, rispetto alle altre figure femminili alquanto deboli. Figlia di ebrei costretti a rinnegare la propria fede, la ragazza ha sul viso il terribile segno del diavolo: una voglia su una guancia che la indica agli occhi della gente come l'amante del diavolo.

Abituata a celare il suo viso dietro una maschera in presenza di altre persone, Bianca non è abituata agli uomini e tanto meno a quelli come Francis. Questi si innamora pian piano di lei, grazie alle sue cure, alle piccole attenzioni che la donna gli riserva e questa situazione nuova finirà per sorprenderli entrambi, ma valdrà a Bianca anche una mortale nemica, ovvero Cosma, pronta a denunciarla alle autorità come strega per sbarazzarsi di lei e vendicarsi di averle sottratto un buon partito ed un ottimo affare.

Se tenero è l'innamoramento, così come viene descritto, con Francis che la corteggia con serenate, regali e mille attenzioni, emozionante è il momento dell'arresto ed il processo che ne seguirà, con il nostro eroe che cerca di salvarla dal crudele destino in tutti i modi. Al suo fianco abbiamo un altro scudiero, Jobe, che in verità avevamo già incontrato nel romanzo IL RUBINO, quando cercava di aiutare Mark a liberare Belle dalle grinfie del cognato.

Adesso lo vediamo accanto a Francis, custode dei suoi segreti, pronto ad aiutarlo nelle sue imprese e a prevedere il misterioso e terribile futuro che attende la coppia di innamorati. È lui sicuramente uno dei personaggi più interessanti, di cui però sappiamo molto poco e a cui dubito alla fine sia stato dedicato un libro ed una storia tutta sua, condannato a ricoprire il ruolo della spalla in infinite storie che coinvolgono i Cavendish.

Tra i tre romanzi letti, sicuramente LA DONNA MASCHERATA è quello che presenta una maggiore coerenza, un'attenzione per la costruzione della storia, e un'ambientazione fascinosa e lodevole. Le ultime battute sono solo conclusive, per svelare il mistero che riguarda la nascita di Francis e Bianca avrà il compito di spingerlo a riconciliarsi con il suo passato e le sue origini. Sicuramente un racconto interessante.

VOTO: 6 1/2

I MEDICI - PURGATORIO (1 x 7)


Martedì LA RAI ha trasmesso gli ultimi concitati episodi della serie evento  IMEDICI: grande cast, location da favola, attori splendidi e talentuosi.  Le polemiche non sono mancate, soprattutto quelle che lo accusavano di trascuratezza ed inesattezze  storiche, ma alla fine quello che resterà è un racconto potente con una sua logica narrativa, splendidamente girato ed interpretato.


Il primo episodio dal significativo titolo di PURGATORIO ovviamente fa riferimento a quello in cui sembra essere precipitato Cosimo dopo la morte degli Albizzi. Il nemico di sempre e' stato sconfitto, ma il paradiso immaginato e' ben lungi dal essere stato conquistato.  Cosimo invoca pietà nei confronti della vedova di Rinaldo, ma il resto della cittadinanza e' assetato di sangue. Inoltre i Medici hanno un nuovo nemico, Pazzi, borghese e banchiere come Cosimo, ma dallo spirito grezzo ed insensibile.

Intanto in città si comincia a mormorare che Cosimo e' l'assassino di Albrizzi e la notizia arriva anche al Papa che decide di allontanarsi da Cosimo in nome dell'amicizia che lo legava a Rinaldo. Cosimo e' tormentato dal timoroso o dagli incubi, non ci e' dato di sapere in quanto il suo e' un personaggio tutto chiuso su se stesso.

In questo episodio pero' spiccano anche Marco Bello (tra i personaggi migliori della serie) e Lorenzo, i due grandi concorrenti che si affrontano e si attaccano, ruotando nella sfera di Cosimo. Accusato da Marco Bello, Lorenzo nega di essere responsabile della morte del padre per via della storia di Rosa, la donna da lui amata.

Rinchiuso nelle sue stanze, Lorenzo accuserà a sua volta Marco Bello, che nel frattempo e' sempre più preso da Maddalena. Sentendosi in qualche modo tradito da tutti, insicuro su chi fidarsi, Cosimo cercherà di trovare un modo per sottrarsi alle spire del potere e del dubbio.


Episodio cupo, drammatico, di capovolgimenti, forse meno brillante di altri ( soprattutto come penultimo di stagione), ma comunque visivamente forte.

VOTO:7

sabato 12 novembre 2016

IL CAPITANO di Miranda Jarrett

È una fase della mia vita in cui sto cercando di scoprire nuove penne e quindi difronte ad un'autrice nuova affronto l'avventura con entusiasmo. Non sempre è un'esperienza felice, anzi molto spesso è deludente, ma sono convinta che una voce diversa che mi racconta una storia d'amore (il più delle volte con una trama abbastanza comune) possa essere il valore in più.

Non conoscevo Miranda Jarrett, laureata in storia dell'arte, in America vincitrice di vari premi nel settore del rosa. La trama de IL CAPITANO mi sembrava carina, soprattutto per chi come me ha una vera e propria passione per i racconti di mare, così mi sono lanciata alla scoperta e il viaggio non è stato sgradevole.

Siamo nel Kent, su un tratto di costa da dove è facile attraversare la Manica e arrivare in Francia, paese che agli inizi dell'ottocento è ancora alle prese con un certo fermento, mentre la minaccia del Corso è sempre più qualcosa di concreto. La tensione ed il pericolo si percepiscono anche in Inghilterra, con il timore di qualche invasione e il traffico del contrabbando che fornisce da mangiare a buona parte della popolazione.

La nostra eroina di turno è Fan Winslow, personaggio controllato, che cerca di dominare le passioni, circondata da un mondo di uomini che la costringono a nascondere la sua parte femminile per potersi guadagnare il loro rispetto e mantenere il ruolo di capo della compagnia in assenza del padre, che pur le aveva dato un'educazione dura, poco tenera.

L'arrivo del capitano George Claremont, venuto nel Kent alla ricerca di una casa dove stabilire il suo porto, finirà con stravolgere i piani di tutti, ma soprattutto la vita di Fan, non abituata ad essere trattata come una signora. Lui le offre rispetto considerazione e non perché è dura o più forte di un uomo, ma in quanto persona ed in quanto donna, coraggiosa sì, ma anche tenera e appassionata, tanto da riuscire a conquistare il cuore di George, fino ad allora impenetrabile a questo sentimento per lui sconosciuto.


L'amore è qualcosa di nuovo anche per lui,  che si avvicina piano piano scoprendolo quasi con la gioia e con lo stupore di un bambino. E sicuramente la bellezza principale del racconto è proprio come viene descritto l"amore: un sentimento profondo basato sull'ammirazione e sulla fiducia tali che gli permetteranno di fidarsi di lei anche quando si svelerà il suo terribile segreto.

Storia ben costruita dove l'autrice riesce a mantenere la suspense fino alla fine giocandosi la carta del mistero alla perfezione riuscendo a creare un filo di tensione. Non è un racconto di grandi rivoluzioni, ma una piccola storia in un angolo di mondo che riesce a riflettere bene la profondità dei personaggi. Mi restano dubbi sulla figura del padre di lei, ma nel complesso le vicende sono ben costruite e narrate senza grandi strafalcioni. Da leggere e approfondire, in quanto credo faccia parte a sua volta di una saga.


VOTO: 6

IL RUBINO di Tori Phillips

Tra le grandi saghe che Mondadori ha pubblicato diversi anni fa, ho ritrovato tre romanzi di Tori Phillips, scrittrice americana con un passato nel cinema e nella televisione. Incuriosita dalla professione insolita dell'autrice e dall'ambientazione del romanzo poco utilizzata, ho deciso di leggerli, anche se i tre volumi che sono riuscita a ritrovare fanno parte di una saga molto più lunga, che ruota intorno alle vicende della famiglia Cavendish e dei loro discendenti.

IL RUBINO è stato il primo libro della Phillips che ho letto e subito quello che risalta più di tutto è l'atmosfera insolita ed interessante, ovvero quella dei Tudor e di Enrico VIII. L'Inghilterra sta attraversando un grosso cambiamento e la chiusura di chiese, monasteri e ordini religiosi, non riduce nel popolo e negli aristocratici il senso di terrore nei confronti del maligno e del peccato. Il libro infatti è impregnato da un senso di superstizione particolare che però, allo stesso tempo, non ha niente di magico o di oscuro, come poteva essere in un'atmosfera più medievale. Tutto è visto e filtrato attraverso un occhio contemporaneo che forse lo rende troppo prosaico, privandolo di qualsiasi magia.

In generale la storia presenta molti elementi capaci di appassionare i lettori che non vogliono solo il rosa, in quanto il libro racconta si una storia d'amore, ma si presenta anche come un racconto d' avventura. Basti pensare ai personaggi in scena: un cavaliere, una dama in pericolo, uno scudiero ed un amico servitore che proviene da un paese lontano.

Mark Hayward, da poco tornato dall'Irlanda, viene ricevuto da Sir Brandon Cavendish, che gli affida l'incarico di salvare la figlia Belle, tenuta prigioniera dal cognato (alla morte del marito) nel suo stesso castello. Mark accetta in cambio di una lauta ricompensa, ovvero un'enorme pezzo di terra dove finalmente mettere radici. In realtà il suo rapporto con Belle, che conosce fin da quando era una ragazzina, è sempre stato piuttosto turbolento, ma è deciso comunque ad aiutarla.

Una volta arrivato al castello di lei, però, si troverà davanti ad una situazione imprevista, in quanto Belle non è disposta a lasciare quello che le appartiene di diritto (l'unica cosa che sia davvero solo sua) e vuole indurre suo cognato ad abbandonare il proposito di privarla delle sue proprietà. Mark si lascerà coinvolgere, anche perché segretamente è sempre stato affascinato dalla ragazza, che con gli anni è diventata ancora più bella.

Sicuramente è il cattivo il personaggio più debole di tutto il racconto: lui e la sorella bruttissima che sogna un marito a tutti i costi  diventano alla fine due caricature prive di spessore. I personaggi negativi, a mio parere, hanno un'importanza maggiore anche di quelli positivi, in quanto è grazie a loro che il racconto si muove. Quando invece ci propongono figure alquanto fragili, quasi ridicole, tutto perde credibilità e drammaticità, senza per questo offrirci una chiave comica di lettura. In questo racconto i limiti sono spesso legati proprio a queste due figure, che poco convincono e coinvolgono.

Il timore  del soprannaturale (pur credibile in quel contesto) viene articolato in modo macchinoso e poco riuscito con il risultato di un ibrido non del tutto capace di emozionare o divertire. Inoltre nella parte centrale il romanzo ristagna per la  mancanza dell'azione. Altro punto debole è  anche la motivazione del cattivo che vuole il rubino a tutti i costi fino al punto di uccidere il proprio fratello e cercare di eliminare la cognata quasi si trattasse del Santo Graal.

Tra gli elementi positivi c'è sicuramente l'interazione tra i due con lei che subisce un'evoluzione nel corso delle vicende offrendoci una sorta di crescita emotiva, basti pensare a Mark che pian piano si rende conto di avere sempre amato Belle, o lei che capisce di aver messo in gioco la sicurezza di un uomo che ha cercato di aiutarla in tutti i modi per un capriccio ed una rivendicazione di principio. .


Il finale e' chiaramente un richiamo alla scena de IL MERCANTE DI VENEZIA con Bianca che nei panni di un avvocato cerca di aiutare Antonio, l'amico del suo amato. Qui lei cerca di difendere l'uomo che l'ha salvata ed il dibattito è sicuramente ad effetto. Perde nuovamente mordente quando lei rivendica una dichiarazione d'amore assolutamente inutile, in quanto già fornita in precedenza. Nel complesso comunque è un tentativo apprezzabile di creare qualcosa con un movimento maggiore ed un'ambientazione non spesso sfruttata.

VOTO: 5

UN CUORE ALATO di Tori Phillips

Se mi fossi dovuta basare solo sulla lettura de IL RUBINO di Tori Philipps probabilmente avrei rinunciato nell'impresa e non avrei affrontato questo nuovo viaggio. Infondo pur presentando dei lati positivi, ho trovato le solite pecche in un racconto che aspira ad essere uno storico senza riuscirci pienamente.


Mi ero comunque prefissata l'obiettivo di leggere tutti e tre i volumi che mi aveva prestato una mia amica, parte di una saga molto più lunga dedicata ai Tudor e alla potente famiglia dei Cavendish. Con la solita confusione che mi caratterizza, ho fatto un salto indietro di una ventina d'anni rispetto a Il RUBINO quando Enrico VIII.


Il contesto narrativo è sicuramente insolito e pieno di fascino, se si pensa alla gente del tempo, soprattutto quelli dotati di una profonda fede religiosa, e che si ritrovavano sotto il controllo di un sovrano che indugiava in piaceri di vario tipo, rinnegando la moglie consacrata dalla Chiesa di Roma e vivendo nel peccato con Anna Bolena.


È in questo contesto che si colloca la storia di Lady Celeste, ultima figlia femmina di un ricco cavaliere francese, e di frate Guy, un tempo soldato al seguito di Enrico ed ora novizio penitente che cerca di sfuggire ai peccati del suo tempo. Il suo voto è quello del silenzio.


Il destino pero è un giocoliere beffardo e Guy si ritrova a soccorrere, poco lontano dal suo monastero, una fanciulla di una bellezza rara e dallo spirito vivace. Celeste viaggia in Inghilterra per raggiungere Roger Ormond, il suo futuro suocero. Un incidente l'ha privata della sua accompagnatrice e a Guy viene dato il compito di scortare la ragazza dal feroce fidanzato, un viaggio che si rivelerà pieni di insidie per entrambi.


Sicuramente Guy Cavendish è il personaggio più interessante della storia, insolito con la sua continua lotta contro la tentazione, deciso a mantenere fede a dei voti non ancora pronunciati. Guy vuole vivere lontano dalla tentazione e per questo cerca di stare lontano da Celeste, cercando di mantenersi fedele più a un principio che alla sua vera natura o ad una vera e propria chiamata. Il suo istinto di cavaliere più volte emerge durante il racconto, tanto che il fedele Gaston riesce a scovare il soldato che si nasconde dietro la tonaca del frate. Certo l'ordine del Frate Superiore di scortare la ragazza da cui già si sente tentato, è l'ennesima prova alla sua vocazione.


Il viaggio è la parte più  debole della storia. Anche se dovrebbe emozionare e indurre i due a conoscersi ed innamorarsi,  alla fine risulta piuttosto piatta, senza grandi difficoltà o grandi avventure. Lei si ammala, si riprende, continuano il viaggio, passano da una locanda all'altra, fino a quando il fidanzato spodestato non la troverà e cercherà di imporsi su di lei, ma onestamente tutto quello che viene prima è piuttosto piatto. Ad animare tutta questa parte è solo il dibattito interiore di Guy, che si rende conto di essersi innamorato di una fanciulla che non è alla sua portata.


Il personaggio di lei è piuttosto immaturo, basti pensare al fatto che per lei l'amore viene misurato in base ai romanzi cavallereschi che legge o al ricordo idealizzato di un cavaliere mascherato, anche se si adatta al fatto che ha solo diciotto anni, ma questo in qualche modo rende meno profonda la storia. Nel complesso comunque il romanzo è scorrevole, con un' atmosfera magica ed una certa attenzione ai particolari, basti pensare all'ignoranza sessuale della protagonista e alla sua rassegnazione ad accettare un matrimonio senza amore, ma ottimo dal punto sociale e politico. Cosa estremamente rara in questo genere di racconti dove spesso si trascura tutta la ricostruzione storia e ambientale. Storia comunque interessante.

VOTO: 6