martedì 7 luglio 2026

Maraşlı - Una scelta difficile (5)


L’episodio si apre con l’auto su cui viaggiano Maraşlı e Ozan schiantata contro un camion. Per miracolo entrambi ne escono illesi, ma Ozan riesce a far perdere le proprie tracce, dandosi alla fuga, e Maraşlı lo perde.


Nel frattempo Mahur, dopo un duro scontro con il padre — che continua a negare qualsiasi legame tra sua moglie e Ömer — decide di lasciare casa. Al suo fianco, ancora una volta, c’è Maraşlı, ormai completamente coinvolto nella sua causa: da un lato spinto dal desiderio di fare luce sull’attentato al parco in cui Zeliş è rimasta ferita, dall’altro da un legame con Mahur che si fa sempre più forte.


Dopo un breve allontanamento, Mahur torna dal padre, anche se i segreti restano tutti al loro posto. E la sensazione è chiara: Necati, il fratello maggiore, apparentemente leggero e ironico, in realtà vede benissimo la crudeltà che si nasconde dentro la sua famiglia.


Arriva poi una serata importante: Mahur deve partecipare a un evento e chiede a Maraşlı di presentarsi in abito elegante. È una mostra di un suo amico, ma tra gli ospiti compare anche Savaş, presentato proprio a lei. La sua presenza non è casuale: è lì per metterle pressione, per ricordarle che in tribunale dovrà ritrattare. Mahur, però, comincia a vedere oltre: quelle che lui racconta le sembrano sempre più manipolazioni, tentativi di confonderla.


E poi arriva il colpo di scena. Durante la proiezione dell’artista — che dovrebbe mostrare immagini di migranti diretti verso l’Europa — sullo schermo appare invece la madre di Mahur, che confessa di aver vissuto una vita fatta di bugie. Il video è stato diffuso da Savaş, presente tra il pubblico. Ma si interrompe proprio sul più importante: prima che venga svelata la verità. Mahur lo rincorre, ma senza successo. Al suo fianco resta Maraşlı, che le promette ancora una volta che non la lascerà, qualunque cosa accada.


Intanto, a casa Türel, esplode uno scontro violentissimo tra Necati e il padre. Aziz, ferito nell’orgoglio dopo aver trovato la moglie in lacrime, affronta il figlio davanti a tutti. E qui viene fuori tutto: il dolore di Necati, rimasto sepolto dal giorno dell’incidente, quando il padre ha scelto di salvare Ilhan e non lui. Una ferita mai rimarginata, che si trasforma in rabbia pura. Ma nessuno sembra cogliere la verità dietro quelle parole. E allora il dubbio si insinua: e se quell’odio fosse legato a Ömer? Se ci fosse sotto qualcosa di ancora più grande, magari una relazione clandestina che ha cambiato tutto?


Nel frattempo, Mahur non riesce a dormire e chiama Maraşlı. È una conversazione semplice, ma densa, sull’amore. E lì si capisce quanto lei si stia avvicinando a lui, abbassando difese che con nessun altro aveva mai lasciato cadere.


Il giorno dopo è quello dell’udienza. Mahur dovrebbe confermare di aver visto Savaş uccidere il procuratore, ma quando si trova davanti a lui, qualcosa cambia. Non è paura. È il peso di tutto quello che ha scoperto, dei dubbi che lui ha seminato. E così ritratta: dice di non averlo visto. La famiglia resta spiazzata, senza capire cosa si nasconda dietro quel silenzio.


Intanto il lato più sporco della storia continua a emergere. Ozan si conferma sempre più viscido e scopriamo anche la sua relazione con la moglie di Ilhan. Savaş, dal canto suo, sembra quasi ossessionato da Mahur: la chiama, le manda fiori, gioca con lei usando come leva il segreto della madre. Ma allo stesso tempo tratta anche con Aziz, lasciando tutto in sospeso. Maraşlı, però, ha capito il gioco di Ozan e lo mette alle strette, costringendolo a confessare: la relazione clandestina, le foto compromettenti, il ricatto di Savaş che lo ha spinto a collaborare.


E quando sembra che i pezzi stiano andando al loro posto, la situazione precipita di nuovo. Savaş attira Mahur in un capannone con la promessa di consegnarle i video mancanti della madre. La vuole sola. Ma contemporaneamente, manipolando Aziz, organizza un’imboscata per Maraşlı.


Nel capannone, Savaş mette Mahur davanti a una scelta impossibile: i video o la vita di Maraşlı. Lei sceglie lui, senza esitazione. Ma Maraşlı è già arrivato, e gli uomini armati non sembrano intenzionati a lasciargli scampo. E noi restiamo lì, sospesi: i video sono davvero andati perduti, bruciati sotto gli occhi di Mahur? E soprattutto, cosa succederà adesso?

lunedì 6 luglio 2026

Maraşlı - Il peso della verità (4)


Il nuovo episodio di Maraşlı travolge con una dose abbondante di adrenalina: Maraşlı accerchiato, Mahur intercettata da Savaş che tenta di trascinarla via, e la famiglia Türel in lotta per la sopravvivenza. Inquietante, in questo quadro, il comportamento di Aziz: unico a riuscire a liberarsi, invece di pensare al figlio che ha accanto, Necati, lo abbandona al suo destino, cercando di salvare il preferito, Ilhan. Sarà proprio quest’ultimo, però, a non lasciare indietro il fratello, facendo di tutto per tirarlo fuori dall’auto prima dell’esplosione. Ma lo sguardo di Necati rivolto al padre è una lama affilata che arriva dritta allo spettatore.


Intanto Maraşlı riesce a liberarsi dei suoi nemici e a rintracciare l’auto di Savaş, che sta tentando la fuga con Mahur. Costretto a fermarsi e a scappare senza la ragazza, Savaş, prima di dileguarsi, lascia a Mahur una rivelazione pesante: parla della sua famiglia, di un vecchio socio del padre, Ömer, morto misteriosamente, e insinua che sua madre sapesse molto più di quanto abbia mai detto. È esattamente ciò che Mahur stava cercando: un appiglio, una crepa nella versione ufficiale.


Savaş riesce comunque a fuggire, complice anche un momento di distrazione di Mahur che impedisce a Maraşlı di colpirlo. Nel frattempo arriva la famiglia, pronta a puntare il dito contro l’ex soldato, ma quando lui afferma che qualcuno di loro ha attirato Savaş sulle loro tracce, Aziz si tira indietro. Tutti si spostano allora nella casa dei Türel per fare chiarezza. Peccato che, ancora una volta, sia Ozan — il meno titolato — a chiamare la polizia, salvo poi dover ritrattare quando Mahur nega di essere stata rapita. Ma ormai il vaso di Pandora è aperto, e la ragazza vuole andare fino in fondo.


Mahur inizia a indagare e si rivolge a Sadık, il fedele autista, chiedendo informazioni su Ömer. L’uomo appare turbato, reticente, come se dietro quella storia ci fosse molto più di quanto voglia dire. Proseguendo, Mahur scopre che Ömer era coinvolto in un giro di droga, con tanto di arresto. Il giorno dopo chiede a Maraşlı di raggiungerla, gli racconta tutto e gli chiede aiuto. Lui esita, ma alla fine accetta.

Nel frattempo emerge che la situazione dell’azienda Türel è tutt’altro che solida: Ilhan ha nascosto la verità al padre, coperto da Ozan. Maraşlı accompagna Mahur ovunque, ma Savaş riesce comunque a contattarla di nascosto, facendo leva proprio su ciò che più la ossessiona: i segreti di famiglia. Mahur cede e accetta un incontro faccia a faccia, inventando una scusa per allontanarsi da Maraşlı. La sera si presenta al ristorante dove Savaş l’aspetta, pronta a scambiare il suo silenzio in tribunale con le informazioni che cerca.


A interrompere questo gioco pericoloso arriva Maraşlı, che non si era fidato neanche per un secondo. La porta via e cerca di calmarla. E sono proprio questi momenti tra loro a essere i più preziosi: si crea uno spazio intimo, sospeso, in cui Mahur — piena di ferite — trova finalmente qualcuno capace di ascoltarla davvero. La scena del caffè, nel suo studio, prima di separarsi, ha il sapore di un tempo che si dilata, come se entrambi volessero rimandare l’inevitabile. La componente romantica cresce in modo naturale, senza forzature.


Ma le indagini non si fermano. Mentre si fa sempre più concreto il sospetto che Ilhan stia portando avanti operazioni poco pulite, con il supporto ambiguo di Ozan, Mahur affronta un’altra crisi: perde il portachiavi della madre, un oggetto carico di significato e, a quanto pare, legato a segreti ben più grandi. Ancora una volta è Maraşlı a intervenire, rivelandole che quel portachiavi era stato realizzato proprio da Ömer, l’ex socio del padre — e, chiaramente, l’uomo di cui sua madre era innamorata.


Mentre Mahur affronta il padre, che nega tutto, Maraşlı segue Ozan e scopre ciò che ormai era nell’aria: un incontro diretto con Savaş. Il legame tra i due viene finalmente alla luce. E l’episodio si chiude, ancora una volta, con un colpo di scena che lascia senza respiro.

domenica 5 luglio 2026

Maraşlı - Nel cuore del pericolo (3)


La serie riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata, con Maraşlı che corre da Mahur per rivelarle una verità sconvolgente: qualcuno, nella sua famiglia, vuole la sua morte. Ma come si può reagire a una simile accusa? Da una parte c’è un uomo che sì, le ha salvato la vita più volte, ma resta pur sempre uno sconosciuto; dall’altra ci sono le persone che conosce da sempre. È inevitabile: Mahur lo prende per pazzo, lo respinge. Eppure, il seme del dubbio è stato piantato e comincia lentamente a germogliare.


Incapace di credere davvero alle sue parole, Mahur decide comunque di raggiungerlo a casa, in cerca di risposte che lui, in realtà, non può darle. Intanto, l’uomo appostato fuori — che lo chiama “Comandante” — lo avvisa che qualcuno sta seguendo la ragazza. Maraşlı interviene come sempre, con prontezza, smascherando gli uomini alle sue calcagna: sono legati all’avvocato di Savaş e vogliono consegnarle un dossier. Lui li respinge, ma ormai il sospetto si è radicato. Mahur, dopo una notte insonne passata a guardare i video lasciati dalla madre, coglie un dettaglio inquietante: in una scena, la donna sembra mormorare qualcosa verso la telecamera, come un labiale, quasi una richiesta d’aiuto.


La tensione cresce ulteriormente durante una cena di famiglia. Proprio come aveva previsto Maraşlı, Savaş fa recapitare al tavolo dei Türel una bottiglia per festeggiare la sua liberazione. È un gesto provocatorio, che complica tutto. La notizia si diffonde rapidamente e Maraşlı si mette subito alla ricerca di Mahur. Quando lei, nel pieno di un litigio familiare, rifiuta di seguirlo, lui prende una decisione drastica: la rapisce, letteralmente, per portarla in un luogo sicuro.


La famiglia va nel panico, chiama la polizia, si scatena una vera e propria caccia all’uomo. Ma Maraşlı sa come sparire: si rifugia nei boschi, senza telefono, in un posto isolato e senza elettricità. Eppure, nonostante la situazione estrema, emergono momenti quasi paradossali: lui si imbarazza vedendola uscire dalla doccia avvolta in un asciugamano, lei lo prende in giro, ancora furiosa. E proprio in questo contrasto, questo uomo brusco e d’altri tempi — che sembra uscito da uno dei libri della sua libreria — finisce per conquistarci sempre di più.


Anche se, poco dopo, Mahur arriva persino a sparargli (senza colpirlo) con il suo stesso fucile, nel tentativo di fuggire nei boschi. La calma con cui Maraşlı la ritrova strappa quasi un sorriso, in una narrazione che resta comunque cupa e tesa.


E proprio qui, tra pericolo e isolamento, si aprono spiragli di intimità. Mahur si ammala e Maraşlı si prende cura di lei; nel delirio della febbre, la ragazza si lascia andare, chiama la madre, confessa fragilità profonde. È un momento che la rende più vicina, più umana, e che la costringe a mettere in discussione tutto, persino la sua famiglia — che nel frattempo è sulle loro tracce.


Mahur, infatti, scopre che Maraşlı usa un cellulare nascosto nella sua auto e riesce così a rintracciare la posizione, chiamando il padre. Aziz si mette immediatamente in movimento, accompagnato da Ilhan, da Necati — sempre più ai margini — e da Ozan, l’insopportabile pretendente. Ed è proprio su Ozan che si concentrano i miei sospetti: mentre corrono verso i boschi, manda un messaggio a qualcuno e, poco dopo, scopriamo che Savaş è già sulle loro tracce.


La situazione precipita il mattino seguente, nei pressi della baita. Mahur riesce a fuggire dalla finestra e Maraşlı, come un cecchino esperto, è costretto a combattere per la propria vita. Il finale è pura tensione: Savaş blocca l’auto della famiglia Türel, porta via con sé — in modo sospetto — solo Ozan, lega gli altri e incendia la macchina, lanciandola sulla strada nella speranza che esploda. E noi restiamo lì, sospesi, con il fiato corto, a chiederci cosa succederà adesso.

sabato 4 luglio 2026

Maraşlı - Segreti di famiglia (2)


Il secondo episodio di Maraşlı segna l’ingresso definitivo del protagonista nella grande casa dei Türel, un luogo elegante ma tutt’altro che trasparente. Maraşlı inizia subito a muoversi con attenzione, osservando, studiando, cercando di capire cosa si nasconda dietro la facciata impeccabile di una famiglia potente e apparentemente unita.


Mahur non accoglie con entusiasmo questa presenza ingombrante nella sua vita. Aziz, però, prende da parte il resto della famiglia e chiarisce la situazione: la figlia è stata attaccata durante la premiazione e Maraşlı le ha salvato la vita, ancora una volta. La diffidenza nei confronti di quest’uomo enigmatico è palpabile, ma Aziz impone il silenzio, soprattutto con Mahur, che non vuole allarmare ulteriormente. Personalmente, avrei fatto una scelta diversa: dire la verità, sempre, avrebbe forse evitato complicazioni ben più grandi.


Nel frattempo, durante una delle uscite fotografiche di Mahur, la tensione torna a salire. Savaş si rifà vivo e la minaccia apertamente. Maraşlı interviene con i suoi modi bruschi ma efficaci, riuscendo a metterla in salvo — anche se a costo di sparare in aria e seminare il panico in una piazza gremita. L’esasperazione di Mahur cresce: quell’uomo che le orbita attorno come un falco le appare sempre più come una minaccia alla sua normalità. Sarà un’amica a spiegare a Maraşlı quanto la ragazza sia fragile: la perdita della madre, il percorso di analisi, le ferite invisibili che ancora non si sono rimarginate.


E proprio mentre la distanza tra loro sembra incolmabile, qualcosa cambia. La ferita di Maraşlı si riapre e lui non riesce più a nascondere la sua condizione. Nel momento in cui si toglie la camicia per farsi medicare, lo sguardo di Mahur si trasforma: sul suo corpo legge una storia fatta di dolore, di battaglie, di sopravvivenza. È uno di quei passaggi silenziosi ma potentissimi, in cui un personaggio comincia davvero a vedere l’altro. E il viaggio in macchina che segue è pieno di domande — sul passato, sulla guerra, su quelle cicatrici — alle quali Maraşlı risponde con abilità, schivando, sottraendosi come un abile giocoliere.


Il ritorno a casa, però, riporta tutto alla superficie. Lo scontro tra Mahur e la giovane moglie del padre esplode con violenza, quando quest’ultima inizia a rimuovere gli oggetti della madre defunta. È una scena carica di rabbia e dolore, che rivela quanto Mahur sia ancora intrappolata nel lutto. Le sue ferite non sono visibili, ma sono profonde quanto quelle di Maraşlı. Travolta dall’emozione, fugge in macchina, seguita da lui, che riesce a fermarla e a convincerla ad andare via con lui.


Mahur è una donna che non ha ancora fatto pace con il passato: sensi di colpa, dolore, fragilità. Lo si capisce quando, invece di tornare a casa, chiede di essere accompagnata a una festa e finisce per bere oltre ogni limite, nel tentativo disperato di anestetizzare tutto. Quando si sente male, Maraşlı non ha molte opzioni e la porta a casa sua. Ed è lì che avviene un passaggio cruciale: mentre lui parla con Aziz delle fotografie scattate da Mahur — immagini che fanno gola a uomini pericolosi — la ragazza ascolta tutto, nascosta, e finalmente comprende che quell’uomo sta davvero cercando di salvarle la vita.


Nel frattempo, Maraşlı consegna le foto ad Aziz, che, sotto la pressione di Savaş, è disposto a cederle pur di proteggere la figlia. Ma Mahur sorprende tutti: recupera le immagini e le sostituisce, denunciando l’omicidio del procuratore e inviando le prove alla polizia. Savaş viene arrestato. Tutto sembra risolversi: la famiglia ringrazia Maraşlı, Mahur appare finalmente al sicuro, e l’atmosfera è quella di una conclusione. Ma Maraşlı non si fida. E ha ragione.


Prima di essere portato via, Savaş incrocia il suo sguardo e accenna un sorriso, lasciandogli una minaccia inquietante: uscirà di lì, e lui rimpiangerà “i suoi giorni in Afghanistan”. Parole che suonano come un campanello d’allarme. Perché quel dettaglio del passato Maraşlı lo aveva condiviso solo con la famiglia di Mahur. E allora tutto cambia.


Raggiunge Mahur nel parcheggio, prima che possa andare via, e le rivela una verità devastante: qualcuno della sua famiglia vuole ucciderla. Un finale potente, destabilizzante, che chiude un episodio intenso, ben recitato e carico di tensione. Una storia che, almeno per ora, mantiene tutto il suo peso emotivo e narrativo.

venerdì 3 luglio 2026

Maraşlı - Prime impressioni (1)


Lo ammetto senza troppi giri di parole: questa volta non ce l’ho fatta. Ho dovuto interrompere la visione di Sen Anlat Karadeniz. E sì, qualche elemento interessante c’era anche, ma la sensazione costante di girare a vuoto, i ritorni insistenti su dinamiche già chiuse, le forzature narrative e una lunghezza decisamente impegnativa — ben 64 episodi — hanno avuto la meglio. Nemmeno Sefirin Kızı, nei suoi momenti più deboli, era riuscita a farmi desistere così.


Non escludo di riprenderla, perché lasciare una storia a metà non è da me. Ma avevo bisogno di una via di fuga, di qualcosa che mi restituisse ritmo e coinvolgimento. Ed è qui che entra in scena Maraşlı: una serie di cui avevo sentito parlare e che, complice anche una durata più contenuta, mi ha convinta a darle una possibilità.


Il cambio di atmosfera è immediato. Più asciutto, più elegante, quasi cinematografico. Il protagonista, interpretato da Burak Deniz — volto molto amato nel panorama delle dizi e recentemente approdato anche alla TV in chiaro italiana — è per me una scoperta assoluta. E funziona, eccome. Lei, invece, Alina Boz, mi era sconosciuta, ma non è mai stato un limite: bastano pochi minuti per entrare nella storia e lasciarsi trascinare da un ritmo decisamente più credibile.


Celâl Kün, detto Maraşlı, è un ex soldato delle Forze Speciali: un uomo segnato, essenziale, con un passato doloroso che ha cambiato tutto. Dopo un attentato che ha lasciato la figlia Zeliş profondamente traumatizzata — privata persino della parola — ha abbandonato l’esercito e si è rifugiato in una vita silenziosa, fatta di libri usati e cura quotidiana. La sua libreria diventa un piccolo mondo sospeso, quasi fuori dal tempo, dove si aggira con il fedele cane Şaşkın. C’è qualcosa di profondamente letterario in questo personaggio: nei suoi silenzi, nel suo modo di osservare, perfino nel linguaggio che usa — quel “Bayan” formale e distante con cui si rivolge alla protagonista.


E poi arriva Mahur. Fotografa, ribelle, figlia di uno degli uomini più potenti del Paese. Il loro primo incontro è fatto di poche battute, quasi insignificanti. Ma basta poco perché tutto cambi. Un omicidio, visto per caso e catturato dall’obiettivo della sua macchina fotografica, la trascina in un gioco pericoloso. E il volto del killer è tutt’altro che anonimo: Saygın Soysal, che molti ricorderanno in Kara Para Aşk, torna perfettamente a suo agio nei panni dell’antagonista.


Da qui la storia prende velocità. Maraşlı entra — e esce — dalla vita di Mahur con quella distanza tipica di chi non ha più nulla da perdere, ma anche con una precisione e un istinto che non lo abbandonano mai. Lei inizialmente lo respinge, non comprende il pericolo, non vede ciò che lui invece legge con lucidità. Ma il destino insiste.


Il momento chiave arriva durante la premiazione di Mahur: un evento elegante, apparentemente innocuo, che si trasforma in una scena carica di tensione. Qui il parallelo con The Bodyguard è inevitabile, ma con una differenza sostanziale: Maraşlı agisce nell’ombra, senza bisogno di riconoscimento. Interviene, salva, paga il prezzo — e resta invisibile.


È proprio in questo frangente che emerge un dettaglio destinato a cambiare tutto: un simbolo, un collegamento con il passato, con quell’attentato che ha distrutto la vita di sua figlia. E allora la scelta diventa inevitabile. Accettare il ruolo di guardia del corpo non è più una questione di denaro — che infatti non lo interessa — ma di verità.


Prime impressioni? Decisamente positive. Maraşlı ha un respiro più cinematografico, un protagonista magnetico e un impianto narrativo che, almeno per ora, mantiene ciò che promette. Se continuerà su questa linea, potrebbe rivelarsi una delle sorprese più interessanti del panorama recente.

giovedì 2 luglio 2026

SEN ANLAT KARADENIZ - Un inizio improbabile (22)


La nuova stagione riprende esattamente da dove ci aveva lasciati, con Tahir gettato nelle acque del Mar Nero dalla stessa Nefes. Ma, come spesso accade in questa serie, la logica si prende una pausa: la donna riesce, non si sa bene come, a infilargli un coltello tra le mani legate prima della caduta, permettendogli così di liberarsi mentre affonda e salvarsi. Un espediente narrativo piuttosto forzato, che però ormai non sorprende più.


Nel frattempo Nefes, resasi conto che Tahir è sopravvissuto, gioca d’astuzia e convince Vedat a chiamare la polizia per aiutare Mustafa, ancora in carcere per l’omicidio di Necip. Un tentativo fin troppo ingenuo di chiudere rapidamente una linea narrativa complessa: difficile credere che Vedat, con tutte le carte in mano, possa davvero cedere a una richiesta simile.


Le lunghe sequenze successive ci mostrano Tahir che tenta di risalire a bordo e affronta Vedat in uno scontro subacqueo che dovrebbe essere decisivo. I due si confrontano in un duello quasi epico, finché Tahir riesce a colpirlo, spingendolo contro l’elica del gommone. Vedat si ferisce gravemente e sprofonda in una nuvola di sangue. Tutto lascia pensare che sia finita davvero. Tahir riemerge, riabbraccia Nefes e i bambini, e per un attimo sembra che l’incubo sia finalmente alle spalle.


“Kuruldum” – “Mi sono salvata” – grida Nefes, trascinando con sé Yigit. Ma la tregua dura pochissimo: Vedat riemerge pochi istanti dopo, come se nulla fosse, aggrappandosi all’ancora. Una resurrezione che sfida qualsiasi logica. A questo punto è chiaro: la credibilità non è una priorità di questa storia, che può funzionare solo se accettata come racconto quasi mitico, totalmente improbabile.


Il ritorno a casa porta con sé una parvenza di normalità. Si organizza un grande barbecue per festeggiare la liberazione di Mustafa, e per un momento tutto sembra più leggero. Interessante, anche se un po’ inatteso, l’avvicinamento tra Berrak e Murat, uniti dal dolore causato da Vedat. Personalmente avrei trovato più coerente sviluppare il legame con Fatih, qui completamente lasciato in secondo piano. Nazar, invece, appare sempre più inquieta, quasi pentita delle sue scelte.


Resta aperto il nodo più delicato: Ceylan. Nefes è confusa, non sa cosa credere né come affrontare la verità, soprattutto nei confronti di Berrak. Tahir propone un test del DNA per fare chiarezza. Intanto però gli incubi tornano, insieme alla sensazione – più che fondata – che Vedat non sia morto. E infatti lo vediamo riemergere, vivo, con la testa fasciata, pronto a ricominciare da capo.


Berrak, ancora ignara della verità sulla bambina, decide di andarsene, ma Tahir riesce a fermarla, almeno per il momento. Lui e Nefes, però, procedono di nascosto con il test del DNA, prelevando una ciocca di capelli della piccola. Nel frattempo arrivano anche notizie positive, come la nuova gravidanza di Asiye, che porta un po’ di luce in un contesto sempre più cupo.


I mesi passano in attesa dei risultati – con tempi inspiegabilmente lunghi – e, come prevedibile, Vedat torna a farsi vivo, avvicinandosi ad Asiye con intenzioni tutt’altro che rassicuranti. La sensazione è che la storia continui a muoversi su binari sempre più improbabili, accumulando colpi di scena forzati.


Onestamente, questa deriva comincia a risultare più fastidiosa che coinvolgente. Non sono sicura di voler continuare la visione.