venerdì 24 aprile 2026

KUZGUN - Occhio per occhio (6)

 


Kuzgun non è un eroe, non lo è nel senso classico, come lo può essere Omer Demir di KARA PARA ASK. Lui è un personaggio più oscuro, pieno di ombre, che si muove nelle tenebre e nell'oscurità, un corvo, appunto, che sembra ruotare nel cielo, presagio di cose cattive. Quando ricompare sulla scena, non è interessato a trovare la giustizia che suo padre non ha potuto avere, a ristabilire l'equilibrio, nel senso più puro della concezione classica. Quello che lo attira è il biblico "occhio per occhio, dente per dente", per far vivere sulla carne del nemico il suo stesso dolore. E questo fa si che, a volte, appaia piuttosto spietato.


Anche se ha avuto uno scrupolo di coscienza quando si è trattato di salvare la madre, e, come dimostra in questo episodio, è pronto anche a stendere a punti Kartal, il fratellino preferito dalla donna, pur di sottrarlo a un lavoro con i suoi nemici, non risparmia acidità a nessuno e soprattutto arriva al punto di drogare Dila, che gli aveva proposto di cedergli tutte le sue azioni, pur di appacificarlo con la sua famiglia, per sottrarle la carta per entrare nello studio del padre.


Dila, alla fine, ha ceduto il suo bisogno di giustizia, spostando le prove su un'altra persona, pagata perché si assumesse lui la responsabilità del delitto di Seref. Lei, disperata e amareggiata, ma pronta a tutto pur di salvare le persone a cui vuole bene (che sia Kuzgun o la sua famiglia) alla fine accetta questo compromesso e non confessa la verità, ma suo fratello Ali, emotivo, arrogante e spesso insopportabile, ha visto giusto su Kuzgun. Affronta la sorella e le dice che quell'uomo, che lei ha portato nelle loro vite, li distruggerà e sarà solo colpa sua.


Lei a questo punto cerca di cedere le sue azioni all'uomo, pronta a farsi da parte, in qualche modo a risarcirlo in questo modo dal male che la sua famiglia gli ha fatto. Ma come possono un mucchio di azioni, per quanto preziose, ripagarlo del dolore, delle ferite, della solitudine in cui un bambino è precipitato, strappato dalla sua famiglia e lanciato nelle strade feroci della vita adulta? Non possono e lui, giustamente, straccia in mille pezzi il foglio che Dila gli offre, dicendo che non è quello che vuole. "Ne ister misin?" (Che cosa vuoi?) chiede Dila e lui non confessa, ma la verità è la vendetta, come capirà bene sua madre, la sera in cui tutto scoppia.


Lui, dopo aver drogato Dila, versandole il sonnifero nel suo drink, dopo aver finto di volerle fare compagnia, cerca nella sua borsa e trova la chiave per entrare nello studio di Rifat. Lui in precedenza aveva già visto dove aveva nascosto una lista pericolosa, aveva visto la droga messa sui camion. Adesso si impadronisce di tutta l'informazione e il giorno dopo va a trovare un poliziotto di sua conoscenza, cedendogli tutte le prove. Il suo scopo è quello di vendicarsi, di distruggere l'uomo che vent'anni prima, con una falsa accusa, ha colpito suo padre e distrutto la sua famiglia. Peccato che Kartal abbia trovato tra le cose di Kumru il ritratto del padre che aveva nell'officina andata a fuoco. Capisce che l'astio della sorella nei confronti di Kuzgun è motivato proprio dal fatto che il fratello ha dato fuoco al locale e, disperato per i debiti, decide di accettare la proposta di lavoro di Ali.


Kuzgun, quando lo scopre, lo allontana letteralmente di peso, depositandolo sull'uscio di casa, quell'uscio che tanta fatica prova a varcare, ricordando di essere stato mandato via. La madre, che ha capito che questo figlio si muove in un ambito pericoloso, promette di tenerlo a bada, ma su Kuzgun si abbatte la spedizione punitiva di Ali, che lo lascia dolorante e sanguinante, in mezzo alla strada. Meryem si prende cura di lui tutta la notte, ma aprendogli la camicia scopre la terribile verità, incisa a fuoco sulla sua pelle. I nomi dei suoi nemici, tra cui anche il suo, sono indelebili e quelle due linee di sangue le fanno capire che è coinvolto davvero nella morte di Seref e del suo braccio destro.


Intanto però Dila vive momenti di gioia con il padre, per far capire allo spettatore la profondità del dolore che sentirà, quando di lì a poco, durante la colazione, bussano alla porta con l'ordine di arresto. Ovviamente Kuzgun è là, ad assistere con sguardo di pietra a tutto il dolore di Dila. Come potrà mai lasciare che l'amore lo salvi? E come potrà Dila accettare un uomo così assetato di vendetta, pronto a usare anche lei pur di raggiungere i suoi scopi? Personaggio davvero interessante!

giovedì 23 aprile 2026

KUZGUN - Il dolore di una madre (5)


 C'è un nemico, tra quelli di Kuzgun, che proprio ci lascia senza fiato, pur capendo il suo dolore e il suo risentimento: è quella madre che lo ha sacrificato per il bene degli altri due figli, quella Meryem che, pronunciando il suo nome ai suoi aguzzini, ha scavato una cicatrice profonda su di lui e nel suo animo, sancendo un prima e un dopo, anche se il piccolo Kuzgun, fuggito dagli uomini che lo avevano rapito, come primo istinto corre nella sua vecchia casa per scoprire che è stata abbandonata e che adesso è davvero solo. Nessun padre, nessuna madre, nessuna famiglia, come poi dirà alla polizia quando lo troveranno sanguinante e gettato via, dopo che gli hanno asportato un organo, e che indicano il profondo vuoto che lo ha invaso quando il mondo adulto e pericoloso lo ha ingoiato senza speranza.


Il posto sul suo cuore, dove è inciso un nome, poteva essere quello di sua madre, anche se poi ha scelto Dila, e quello di Meryem è poco sotto. La madre però, dopo aver pronunciato quel nome, ha trascorso il resto della vita invocandolo come una preghiera, sperando in un suo ritorno, convinta, forse, che tra i suoi figli lui era quello più forte, quello che sarebbe stato capace di sopravvivere anche senza di lei. Ma il dolore del tradimento pesa sul cuore di Meryem profondamente, anche se adesso che Kuzgun è tornato e vive nella casa di fronte alla sua, lei cerca in tutti i modo di avvicinarlo, di contattarlo. Cucina i suoi piatti preferiti, che poi lascia davanti alla sua porta, gli realizza una sciarpa che poi dà a Fusun, nella speranza che lei gliela dia. Quando però cerca di avvicinarlo, Kuzgun si chiude, la respinge con forza, come fa con il resto della sua famiglia. L'unica che riesce ad avvicinarlo, anche se lui ha spine che feriscono, è Dila.


Quest'ultima, dopo il suo rifiuto, cerca di mantenere una certa distanza, interagendo molto con il pericoloso Bora, che è palesemente infatuato di lei. Kuzgun, accolto nella famiglia di Dila, dopo che ha ucciso Seref per salvare Rifat, viene presentato in famiglia come la sua nuova guardia del corpo e questo gli permette di ruotare nella sfera di Dila e di vederla interagire con Bora. Anche se lui le ha gettato in faccia che quest'uomo è quello giusto per lei, in realtà dalle sue espressioni leggiamo un certo fastidio, mentre Bora, che spia Dila continuamente, sembra davvero interessato alla donna.


Ali, che ha scoperto il coinvolgimento di Kuzgun nella morte di Seref, invece di tacere, continuando a non fidarsi di lui, rivela a Bora che è proprio il braccio destro del padre ad aver ucciso suo padre, senza rendersi conto che in questo modo potrebbe esporre anche Rifat a una pericolosa vendetta. Ma l'odio per Kuzgun lo acceca e lo induce a commettere passi falsi. Bora è deciso a vendicarsi, ma non certo per il padre che lui ha contribuito a mandare all'altro mondo, ma per Dila, decisamente legata a Kuzgun, su cui ha fatto indagare. Così decide di colpirlo, ferendo le persone che gli sono più vicine. Sceglie così Meryem, convinto che colpendo sua madre riequilibrerà la bilancia.


Intanto però Dila è davanti a un dilemma esistenziale. Ha cominciato a indagare e ha scoperto che Kuzgun è coinvolto nella morte di Seref. Ha trovato immagini del ristorante, che è l'ultimo posto dove l'uomo è stato visto vivo, ha trovato telefonate che si è scambiato con il padre ed è sempre più convinta che ci sia un suo coinvolgimento. Sarà lo stesso Kuzgun che le svelerà quello che è successo, cedendole l'arma del delitto e dandole la possibilità di decidere che cosa fare.


Dila è combattuta. Dopo il crimine commesso quando era una bambina, crimine che ha contribuito a distruggere la vita dello stesso Kuzgun, ha deciso che avrebbe fatto di tutto per garantire che la giustizia possa trionfare. Ma adesso deve decidere se denunciare Kuzgun, facendogli nuovamente del male, o tacere e nascondere un omicidio.


Intanto però Kumru e Kartal vanno a bussare alla porta di Kuzgun, perché la madre è sparita e sono convinti che le sia successo qualcosa, qualcosa che in qualche modo è legato a lui. Kuzgun capisce che dietro alla sua sparizione c'è Bora ma il suo cuore è diviso. Meryem è convinta che il figlio non verrà a salvarla. Lui è suo figlio, ma Kuzgun non la considera più sua madre,  rivela a Bora, ma intanto prega intensamente, fortemente, perché davvero lui non cada nella trappola di Bora, che vuole solo ucciderlo.


Nella scena significativa in cui Kuzgun va a pregare per capire cosa fare, a dargli la risposta è il suo io bambino che lo raggiunge nel luogo sacro per colpirlo con un pugno e dirgli "Kalk!" (Alzati!) perché quel bambino non può non correre da sua madre, per cercare di salvarla. Con tutto il suo conflitto inferiore, alla fine Kuzgun si alza e decide di intervenire, anche se apparentemente non si presenta, come Meryem aveva ipotizzato. Quando però Bora si rende conto di dove sta andando Kuzgun, si rende conto che l'uomo è molto più pericoloso di quello che crede e corre dal proprio figlio, liberando Meryem. Ma intanto Dila decide di seguire il suo istinto per la giustizia, decidendo di confessare tutta la verità. Possibile che Kuzgun finisca in prigione nuovamente? 

mercoledì 22 aprile 2026

KUZGUN - Venti compleanni (4)

 


Vent'anni è il lungo tempo che Dila ha trascorso lontano da Kuzgun, venti compleanni, ogni anno un regalo che non è stato possibile consegnare, venti lunghi anni di assenza, di colpa, di consapevolezza che tutto è cambiato per colpa sua, per il suo silenzio. Oggi Dila è una donna che è consapevole che il mondo e la dura vita hanno cambiato l'amico d'infanzia, ma lei coltiva ancora l'illusione che, sotto la maschera di Akca, si nasconda ancora Kuzgun, il suo primo indimenticabile amore. Ma questo episodio mostra al pubblico un lato decisamente oscuro del nostro inquieto protagonista.


Kuzgun cerca la vendetta, non certo la giustizia. La vita in strada, il carcere, tutto quello che ha vissuto lo hanno indurito. Anche se a tratti nei suoi occhi, oltre la rabbia, si coglie il legame ancora non reciso con la madre, la sorella, il fratello e ovviamente con Dila, tutto il dolore subito lo induce a respingerli in massa. E che dire di quello che ha fatto a Seref e al suo braccio destro? Lo fa apparentemente per salvare Rifat, ma in realtà è un altro nome della sua lista e quella che ha colto è stata soprattutto un'opportunità, un'occasione per sbarazzarsi di loro, anche se poi la sua mano tremava, ripensando all'omicidio. "Unutma!" sussurra il bambino che è stato all'uomo di oggi, per indurlo a tranquillizzarsi e lui, aggrappandosi al dolore, smette di tremare.


L'eliminazione però di un nemico non risolve i conflitti di Kuzgun, perché scopriamo che Bora, il figlio di Seref, che ha fatto quasi sequestrare Dila pur di conoscerla, è un uomo decisamente più pericoloso del padre. È infatti lui che pone fine agli scampoli di vita del padre, tirando fuori tutto l'odio che nutre per lui, ma quello che ci inquieta profondamente è la sua ossessione per Dila, che in un primo momento lo segue per cercare di capire se la morte del padre è legata a un conflitto con il suo.


Kuzgun si presenta nella strana veste del complice di Rifat, aiutandolo a nascondere il delitto, cercando il gemello che l'uomo ha perso sulla scena del crimine e che invece era stato recuperato dal Sarto, oscuro e insolito personaggio che sembra voler guidare i passi di Kuzgun, che gli ha fornito l'arma con cui ha ucciso i suoi due nemici. È un personaggio positivo o negativo? Non si riesce a capire, anche perché Kuzgun vede Rifat andare dal sarto a parlargli e gli resta il dubbio sull'identità di questo oscuro personaggio.


Intanto arriva il suo compleanno. Se ne ricordano la madre (che ha fatto una sciarpa per lui e che prega Fusun, la sorella di Kesik che adesso vive con Kuzgun, di dare a suo figlio, ma che lei poi gli dà senza specificare che è della madre, facendolo passare per un suo regalo) e se ne ricorda ovviamente Dila, che conserva ben venti regali in uno zainetto che porta con sé quando bussa alla porta del suo amico, pronta a insistere per costringerlo a passare una giornata con lei.


Ci sono tutte le premesse per momenti di pace, ma Kuzgun è un uomo in conflitto perenne. Il traghetto che li porta dall'altro lato della città, dove i Bilgin hanno una casa che si affaccia sul mare, mostra chiaramente come sarà Dila a soffrire di più. Glielo dice una zingara che legge la mano e che si rende conto che Kuzgun le porterà solo dolore, ma lo capisce anche lei, dopo che gli ha consegnato i venti regalini accumulati durante tutti quegli anni. Lui la respinge, sempre, continuamente, ma poi quando lei se ne va a casa, scoraggiata, la segue.


La scena davanti al camino è significativa. Lui è tentato, ma allo stesso tempo lontano da lei, diviso da un muro che è il suo passato e che lei non riesce ad abbattere. "Sono sicura che sotto la maschera ci sei ancora tu" gli dice e Dila gli apre il suo cuore, rivelandogli che è ancora innamorata di lui, e qui Kuzgun ci va duro pesante, chiarendo che, anche se quando era un ragazzino l'ha amata, ormai non prova nulla per lei. Dila si allontana da lui, ferita, ma quando si addormenta al freddo, sul dondolo della terrazza, è lui che arriva per prendersi cura di lei, a farci capire che le parole dicono una cosa i suoi sentimenti sono ben diversi. Ma il problema non è certo questo, ma il fatto che Kuzgun è davvero un uomo pericoloso. Lo capisce Dila la mattina dopo, quando lo trova addormentato sul divano e cerca di coprirlo con una coperta. Sorpreso nel sonno, l'istinto di Kuzgun, abituato a difendersi, lo fa scattare come una molla, mettendole le mani al collo e quasi strangolandola. 


Si può amare un uomo così ferito che potrebbe davvero essere un pericolo per noi stesse? Se si pensa che "al cuor non si comanda" e che Dila è dilaniata dal senso di colpa, si può capire come si senta, ma il problema non è solo la pericolosità di Kuzgun, ma anche l'infatuazione innegabile che Bora Dağistanli sta sviluppando per lei. Lo capiamo da come la segue, da come la guarda e dalla scena famosa in cui, dopo averla vista giocare con suo figlio, prima di mettere i guanti, che indossa sempre per evitare il contatto con gli altri esseri umani, le stringe una mano, cercando un contatto anche fisico. E che lui possa essere il nuovo nemico lo capisce anche Ali che gli svela, a fine cena, che è stato proprio Kuzgun a uccidere suo padre, sperando, ancora una volta, di eliminarlo dal suo cammino. Ci riuscirà? Storia intrigante e pericolosa!

martedì 21 aprile 2026

KUZGUN - Una pistola carica (3)


 Kuzgun è tornato per vendicarsi, è pronto a tutto pur di far pagare i colpevoli, i cui nomi sono incisi a fuoco sul suo corpo. L'elenco è lungo e non salva neanche la madre, che lo ha ceduto per salvare gli altri figli, né Dila che lo ha tradito introducendo la droga nella loro casa. Tutti lo sanno e in qualche modo lo temono. L'unica che cerca di capire se resta qualche briciola del ragazzino dolce che le portava fiori è proprio Dila, che vorrebbe poter capire. Eppure tende una trappola a Kuzgun, degna figlia del padre che ha, Rifat, per capire se davvero l'uomo che ha salvato dalle mani di suo fratello Ali, è uno dei suoi sequestratori e quindi anche il suo salvataggio è ben lungi dall'essere reale, ma frutto di un piano per avvicinarsi a suo padre.


Risentita per le parole dure che Kuzgun le ha rivolto nell'episodio precedente, in un primo momento la vediamo trattarlo freddamente, pur richiedendolo come autista per farsi scorrazzare in giro senza però rivolgergli la parola più del necessario. Kuzgun sembra diviso tra il desiderio di rompere il ghiaccio e il fastidio per provare questo desiderio, fino alla scena sulla terrazza del locale dove Dila è andata a divertirsi. Qui, lei, gli chiede ancora una volta di fidarsi e di raccontarle tutta la verità, ma Kuzgun è abituato a non fidarsi di nessuno e quindi non parla, pur intervenendo per salvarla quando lei accenna a saltare nel vuoto. L'attrazione continua a esserci, ma il muro che la vita ha alzato tra di loro sembra invalicabile. Poco dopo il nostro turbato eroe riceve una foto di Kesik, l'amico che lo ha aiutato con il rapimento di Dila. Una minaccia che guida i suoi passi fino al luogo dove è tenuto prigioniero. Qui si presenterà Dila, che ha organizzato tutto per metterlo alle strette e farlo confessare che il suo scopo è quello di vendicarsi. A quel punto lei si propone di essere il suo solo nemico, pronta a scontare le sue colpe, ma la realtà è che Kuzgun vuole farla pagare soprattutto agli altri.


Nel frattempo i vari nemici cercano di utilizzare Kuzgun per abbattere l'altro e in questo gioco pericoloso a finirci in mezzo è proprio il povero Kesik, che scopriamo, in frammenti di ricordi, essere davvero "un fratellino" che Kuzgun aveva conosciuto in carcere, aprendoci un nuovo squarcio sul suo drammatico passato. Adesso lo rivediamo adulto, che protegge l'amico che desiderava solo farsi una doccia e che gli altri ragazzini vessavano in prigione, impedendoglielo. Lo scopriamo nel modo peggiore, perché gli uomini di Seref, approfittando che Ali aveva fatto catturare nuovamente Kesik, lo uccidono simulando l'omicidio ad opera di Ali, per spingere Kuzgun ad attaccare il figlio di Rifat, decisi a eliminarlo in un modo o in un altro.


Kuzgun trova il corpo dell'amico mentre sta riportando a casa Dila. La scena è drammatica. In un primo momento lo stupore lo blocca, poi però emerge tutta la sua disperazione, lo sconforto, l'impotenza, il senso di colpa. Caccia Dila, che in qualche modo associa a tutto quello che sta succedendo, anche perché nel portabagagli dove trova il corpo dell'amico ci sono anche foto che riprendono Ali che punta un'arma contro Kesik. È una simulazione, appare troppo evidente che qualcuno sta cercando di usare Kuzgun contro Rifat e la sua famiglia, ma lui è devastato dalla perdita dell'amico.


Le scene che seguono all'obitorio, lui che deve dare la notizia alla famiglia del ragazzo, sono drammatiche e toccanti. Dila, anche se respinta, ritorna alla carica e sono le sue braccia che lo accolgono dopo i riti funebri a cui il corpo deve essere sottoposto da un familiare. In un primo momento ho temuto che la respingesse ancora, ma Kuzgun è talmente annientato che non riesce, si regge a lei e qui i miei dubbi su di lui come attore si sono lentamente dissipati. 


Dila nel frattempo cerca di capire chi abbia provato a incastrare il fratello e indaga, mentre compare in scena un nuovo personaggio, un giovane uomo che segue tutte le vicende e che vedremo anche nella scena finale, quando qualcuno costringe Dila ad andare in un ristorante per incontrarlo. Chi è Bora? Che ruolo avrà? Sembra potente e pericoloso, ma in questa storia non vedo anime candide.


Intanto Kumru, la rossa sorella di Kuzgun, dopo averlo riabbracciato ma essersi resa conto che qualcosa non andava e che la persona che ha davanti non è più il fratellino che la difendeva quando erano bambini, decide di indagare, da brava giornalista qual è e si intrufola nella casa dove vive il fratello. È proprio qui che trova la foto del padre, quella che il fratello Kartal aveva nell'officina che è andata in fiamme. Comincia così a sospettare che possa essere stato proprio lui a bruciare il locale per una sorta di astio o di vendetta nei confronti del fratello salvato dalla madre. Aspetta quindi un chiarimento dal fratello, che però è alle prese con la perdita dell'amico e con il grande dolore che sta vivendo. Ad arrivare nella casa è una donna, che la madre spera possa essere un'amica del figlio, ma che in realtà è legata a Kesik.


E intanto la pistola carica che è Kuzgun è puntata contro Rifat, almeno in apparenza. Serif vuole usarlo per indurlo a uccidere il suo rivale e liberarsene definitivamente. Dà l'appuntamento all'uomo in un ristorante, occupandosi di cacciare tutti i testimoni, mentre Kuzgun aspetta nel bagno con un'arma in mano. Ma nulla è come sembra. Rifat va via prima del tempo e a braccare Serif è proprio Kuzgun, che si era messo d'accordo con Rifat per incastrare quello che sospetta come responsabile della morte dell'amico. E in una scena finale, mozzafiato, uno dei nemici cade a terra, colpito. Cosa succederà a questo punto?

lunedì 20 aprile 2026

KUZGUN - Il ritorno (2)

 


C'è un film con cui siamo cresciute, quelle della nostra generazione, basata sul fumetto scritto da James O'Barr, e che raccontava la storia di Eric Draven, un musicista rock la cui anima, inquieta e tormentata, tornava dall'Aldilà per vendicare la propria morte, insieme allo stupro e all'omicidio della sua fidanzata. A interpretare questo personaggio, accompagnato proprio da un corvo che guida la sua anima dall'aldilà alla terra, era il mitico Brandon Lee, morto in circostanze tragiche proprio durante le riprese di questo film. 


Che ci sia qualcosa che in questa serie è ispirato a questo film mi appare evidente, non solo per il nome del protagonista, KUZGUN che dà il titolo e che significa proprio Corvo, ma anche per il riferimento chiaro alla morte (Sono morto in tre giorni e mi ci sono voluti vent'anni per rinascere, sono le sue parole), ma anche il continuo riferimento al ritorno, proprio dalla morte, che è quella terra sconosciuta dove Kuzgun ha subito di tutto e che ricostruiamo grazie a frammenti di ricordi, ma anche al terribile rapporto che Dila si procura per scoprire che cosa può essere successo al bambino dolce, amico d'infanzia.


Lei, infatti, è profondamente turbata dallo sconosciuto che ha preso il posto del suo vecchio amico e cerca in qualche modo un contatto con lui, ristabilire un legame, pur sentendosi colpevole per quello che ha fatto alla sua famiglia. Gli offre la loro vecchia casa, che si trova proprio di fronte a quella della sua vecchia famiglia. Kuzgun in un primo momento si nasconde dalla madre, che reputa colpevole di averlo abbandonato nelle mani del nemico, ma poi cerca un contatto con il fratello Kartal, meccanico in difficoltà, che si è lasciato coinvolgere dalle vicende della malavita. In un primo momento lo scopre mentre sta provando a dare fuoco al magazzino dei Bilgin, la famiglia di Dila. Salva l'attività, ma poi cerca di capire chi gli abbia dato l'ordine, scoprendo che si tratta proprio di Seref, per poi cedere a un ordine da parte di Rifat di dare fuoco all'officina del fratello.


Kuzgun è un giocoliere che cerca di muoversi tra personaggi pericolosi, sul confine della vendetta, deciso a ferire tutti quelli che lo hanno ferito, come rivelerà al misterioso personaggio del sarto che lo ha avvicinato quando lo ha visto pregare sulla tomba del padre. Lui ha un piano di vendetta per tutti loro, ma ci si chiede se davvero sia stato capace di rimuovere il suo cuore completamente. Certo, vedendo quello che gli è successo, quando bambino solo al mondo è stato avvicinato da personaggi oscuri decisi a fargli del male, non sospettiamo che il suo bisogno di restituire il male subito sia grande e reale, ma poi l'idea di aver quasi ucciso Kartal (salvato in estremis da Dila che si è letteralmente gettata tra le fiamme per tirarlo fuori), lo induce a una reazione di rabbia che sfoga sulla povera Dila, che lo ha raggiunto in casa per chiedergli chi sia diventato per fare una cosa tanto terribile, senza sapere che l'ordine era del suo stesso padre.


Kuzgun la caccia in malo modo, rinfacciandole che lei non sa niente di lui e che tra loro ci deve essere un rapporto distaccato. Lei, ferita, promette che d'ora in avanti sarà così, ma in realtà continua a seguirlo per capire cosa stia facendo e se è davvero deciso a vendicarsi di ciascuno di loro. E grazie a questo salverà anche l'amico di Kuzgun, rapito da suo fratello Ali per indurlo a confessare che il suo salvataggio è stato frutto di un piano orchestrato dall'uomo per entrare nelle grazie di suo padre.


Assistiamo nel frattempo all'incontro tra Kuzgun e Meryem che, un giorno, tornando a casa riconosce nello sconosciuto che abita di fronte a lei proprio il figlio perso. Lui alza subito il solito muro per difendersi, facendole presente che non è tornato per lei, che non vuole ricucire nessun rapporto, ma nel confronto con la donna si vedono tutte le ferite che ancora sanguinano, sia quelle di Meryem, divorata dal senso di colpa per averlo lasciato andare, sia quelle di Kuzgun, per niente interessato al perdono. 


Secondo episodio interessante, con un protagonista che, lungi dal voler risultare simpatico, è duro e astioso con il mondo, pronto a vendersi anche al nemico pur di trovare la strada che gli permetterà di far pagare tutti quelli che hanno distrutto la sua vita e quella di suo padre. 


sabato 18 aprile 2026

Kuzgun - Prime Impressioni (1)



 Tra le varie dizi raccomandate in giro nel web mi compariva ripetutamente questa serie, KUZGUN (Il corvo), con attori per me al momento sconosciuti, Barış Arduç, nel ruolo del protagonista, e la biondissima e algida Burcu Biricik, che a guardarla la si immaginerebbe come un'attrice tedesca piuttosto che turca. La trama mi sembrava abbastanza simile a molte altre storie di vendetta, ma dopo OLENE KADAR avevo bisogno di uno stacco da personaggi noti e ho deciso di provare con questa storia, molto osannata in giro. Ed eccomi che, dopo solo un episodio, anche se piuttosto lungo (qui ogni puntata dura come minimo due ore, due ore e mezza), subito ci si ritrova agganciati in questa storia dove Kuzgun è un uomo con un passato drammatico.

Vent'anni prima, a Istanbul, due poliziotti, Yusuf e Rifat, dividono il lavoro e la vita. Sono colleghi e compagni, abitano l'uno di fronte all'altro e darebbero la vita reciprocamente per l'amico. Yusuf è sposato con Meyem e ha tre figli (due maschi e una femminuccia) e Rifat ha due bambini, la biondissima Dila e Ali, ma soprattutto una moglie fragile e malata. Mentre Dila e Kuzgun, il figlio di Yusuf, sono amici del cuore, i due poliziotti vengono coinvolti in un'operazione pericolosa, dove devono catturare un signore della droga, Şeref. Durante l'incarico un poliziotto, loro collega, viene ucciso e Seref tenta entrambi con la corruzione. Yusuf rifiuta, ma lo spettatore capisce che l'altro, Rifat, è fortemente tentato.


La scena successiva ci mostra le due famiglie che sono in giardino pranzando insieme. L'arrivo di altri poliziotti pone fine alla loro gioia, perché una soffiata li ha portati sulle tracce di Yusuf, il poliziotto buono, che viene accusato di aver ucciso il collega e di essere corrotto. Nella sua casa verrà trovata della droga. La vicenda sconvolge la famiglia Cebeci e soprattutto il piccolo Kuzgun, che in questa occasione cadrà nelle braci del barbecue ferendosi una mano. In prigione Yusuf capisce il tradimento dell'amico (è stata trovata anche droga nella sua casa) e mette in guardia la moglie. Meryem non riuscirà però a fuggire perché degli uomini fanno irruzione nella sua casa e minacciano di portare via tutti i suoi figli se non consegnerà un video che ritraeva l'operazione. Costretta a rinunciare a uno dei tre, la madre farà il nome del piccolo Kuzgun portato via dai malviventi.


Anni dopo il giovane uomo che abbiamo davanti, a Nevşehir, un paesino della Cappadocia, è proprio Kuzgun che lavora come guardia del corpo. Un nuovo incarico che gli viene affidato è quello di occuparsi della sicurezza della bionda Dila Bilgen, che tutti noi sappiamo essere la figlia del poliziotto traditore. Tanti anni sono passati e l'uomo, ormai braccio destro di Seref, è diventato potente, ma la figlia Dila ha deciso di vivere lontano dalla Turchia e dalla famiglia. Questo rientro temporaneo è legato a un'attività benefica, per la fondazione di una scuola. Tra i due subito ci sono scintille, anche se Dila ignora la vera identità dell'uomo, che invece si ricorda di lei perfettamente.


Il fuoco ancora scorre tra di loro, anche se dopo una giornata passata insieme e qualche bicchiere di vino di troppo, Dila si proporrà a lui, che la respingerà in maniera netta. Piccoli elementi che ci fanno pensare che in realtà Kuzgun non ha dimenticato nulla del suo passato, anche se sostiene di essere morto e di essere, oggi, una persona nuova che si chiama Akca. L'uomo salva anche la vita della donna, mentre stanno andando in aeroporto, infatti, vengono seguiti da una macchina che cerca di buttarli fuori strada. Kuzgun salva la vita della donna, conquistandosi la riconoscenza di Rifat, che poco dopo lo chiamerà invitandolo a Istanbul.


Piano piano scopriamo mille particolari: Dila è ben lungi dall'essere la figlia di papà che immaginavamo, ma è una donna tormentata dal senso di colpa (un po' come Selvi in OLENE KADAR) per aver contribuito alla distruzione della famiglia di Kuzgun e della sua stessa vita. Lei sogna e spera che l'amico di un tempo possa tornare (questo era il suo desiderio nella famosa casa museo di Nevşehir legato a una sua ciocca di capelli). Sarà proprio così, spiazzando tutti e tutto. Lungi dall'essere l'uomo misterioso che finge un'altra identità per portare avanti la sua vendetta (Come Cesur in BRAVE AND BEAUTIFUL o Efe che finge di essere il suo fratello gemello per incastrare l'assassino del padre e del fratello in KIS GUNESI), Kuzgun attira Dila nel loro vecchio posto segreto, davanti all'albero dove si incontravano la notte per pregare per i loro genitori in missione, e qui le rivela di essere davvero lui l'amico d'infanzia.


Il giorno dopo si presenterà all'appuntamento con Rifat rivelando la sua identità e chiedendo un posto nel suo mondo, dichiarando di essere un uomo ben diverso da suo padre. Rifat diffida e ha ragione, ma la figlia lo supplica di assumerlo perché lei ha rovinato la sua vita e lui ha salvato la sua. A questo punto il padre cede, facendole però promettere che non tornerà a Londra. Lei felice accetta e poi accompagna Kuzgun nella sua vecchia casa. Ed è proprio quando la porta si chiude sul mondo che scopriamo tutto il piano di Kuzgun, che porta incisi sul suo corpo non solo mille cicatrici che ci raccontano di una vita difficile del bambino perso per le strade di Istanbul, con una sola scarpa, senza una famiglia che lo ha sacrificato, senza un padre ingiustamente imprigionato. Vediamo anche scolpiti sul suo corpo, incisi a fuoco i nomi di tutti i suoi nemici, quelli di cui vendicarsi, tra cui anche sua madre e Dila. La storia sarà ben diversa da quello che loro si aspettano.


Come inizio è decisamente interessante, le ambientazioni molto belle, anche con la parentesi in Cappadocia, i due attori catturano, la trama, pur presentando elementi scontati, ha un pizzico di originalità e sono curiosa di capire come Kuzgun pensa di far pagare tutti quelli che lo hanno fatto soffrire. Vedremo che la serie manterrà le promesse di questo primo episodio.

venerdì 17 aprile 2026

Ölene Kadar - L'amore è la tua casa (13)


Come commentare questo ultimo episodio? Troppo dolore, troppa sofferenza, per un uomo che ha pagato già con undici anni della sua vita, ma la logica, nell'evoluzione della storia c'è. Daghan chiude il cerchio, compie la sua vendetta, salva le persone che ama, ma si sottrae a questo mondo, questo mondo ingiusto che avrebbe dovuto regalargli la felicità di un amore fedele, la paternità solida e giusta di un figlio desiderato, invece tutto vola via, negli ultimi drammatici venti minuti. Che cosa succederà poi? Cosa farà la nostra Selvi e come Beril reagirà alla sconvolgente verità che le viene rivelata da Daghan prima di trascinare Ender verso la fine? Non ci è dato di sapere, anche se ci lasciamo avvolti da questo manto di dolore che in qualche modo ci frena.


La lucidità però è richiesta in considerazioni finali della storia. Daghan sembra aver ceduto alla richiesta dello psicopatico di Tekin, avendo portato via con sé il piccolo Ozgur, ribattezzato subdolamente Ender dal suo nemico. Il bambino, anche se giustamente con qualche reticenza, alla fine si lascia abbracciare dalla famiglia calorosa di Daghan, che crede un amico della madre. Selvi è al suo fianco, aiutandolo a gestire questa nuova situazione, sostenuta dalla famiglia di Daghan che spinge l'uomo a fare il grande passo, ritenendo che lei sia la donna giusta, a differenza di Beril.


Quest'ultima continua a fare la moglie devota, accanto al marito, anche se il suo scopo, appare sempre più chiaro, è quello di riprendersi il figlio e di crescerlo con Daghan. Ender è sconvolto dalla morte del padre adottivo, delitto a cui l'ha spinto la madre cinica che è ossessionata dal vecchio amore, che invece è talmente perso per Selvi ha aver decorato il salone con una sua gigantografia, convinto che Daghan gliela consegnerà dopo qualche giorno richiesto. L'uomo è convinto che un figlio sicuramente pesi di più sulla bilancia.


Daghan vive momenti sereni e di quotidianità con Selvi, ma nel frattempo si è lasciato coinvolgere da troppi traffici loschi, spinto anche dalla cinica polizia che è solo interessata a catturare, in modo definitivo, Tekin. Questi movimenti pericolosi, che lo espongono anche all'attacco di un rivale di Tekin, rendono il quadro più fosco, ma lo spettatore ancora spera, fino alla fine che tutti i nodi possano venire al pettine.


A un certo punto, Daghan riceve da Tekin una chiamata in cui l'uomo gli ricorda che deve consegnare Selvi e l'uomo chiede a Yilmaz, che adesso collabora con lui, di occuparsi della sua famiglia, mentre lui chiede a Selvi di andare con il piccolo Ender in una casa sicura. La donna cerca prima di ritornare a casa di lui, ma qui è già arrivato Ender, deciso a ritrovare il figlio scomparso. La sua reazione terribile è quella di minacciare la madre e colpire la sorella.


Selvi e Daghan si rifugiano in una casa lussuosa, una delle tante in cui lui ha accesso, e qui i due sembrano vivere momenti romantici, preludio apparente di una felicità che hanno cercato invano fino ad adesso. Ognuno ha un anello da consegnare all'altro, a sottolineare il rapporto duraturo che i due vogliono istaurare, ma la felicità non è per loro, come sottolineerà la madre di Daghan dopo quello che succede.


Tekin, infatti, ha scoperto dove si trovano ed è arrivato con tutti i suoi uomini. Selvi scopre dell'accordo e a questo punto, pur di salvare lui e di permettergli di stare con suo figlio, accetta di seguire Tekin, lasciando Daghan straziato. A questo punto il nostro eroe decide di andare in guerra, cercando l'appoggio di Yilmaz, l'assassino del padre. Tutti i nodi vengono al pettine quando Daghan scopre che Ender è andato a casa sua per il bambino. Lo raggiunge e davanti agli occhi della moglie lo minaccia per riavere Selvi. A questo punto, Ender gli rivela di essere il figlio di Tekin e che, pur di salvarlo, gli restituirà Selvi. Ed è in questi momenti concitati che Daghan rivela a Beril che l'uomo che è stato accanto a lei tutti questi anni è in realtà l'assassino di suo padre.


Beril è sconvolta, lo vorrebbe uccidere, ma Daghan le promette che se ne occuperà lui, salvandolo dalla morte e trascinandolo da Tekin. Qui si consuma l'ultima terribile parte, poco prima però Daghan aveva scoperto che Yilmaz era l'assassino del padre, ma l'amore per Selvi fa si che decida di risparmiare la sua vita. Ma non c'è felicità per Selvi e Daghan. L'uomo arriva, salvando la donna dal mafioso, ma in una scena finale, impressionante, spara a Ender, uccidendolo e vendicandosi, e colpisce Tekin al cuore. Potevano salvarsi a questo punto? Il cuore dello spettatore se lo augurava, ma onestamente Daghan non poteva salvarsi, dopo essere diventato anche lui un assassino. A porre fine alla sua vita arriva Tekin, con l'ultima forza rimastagli, prima di morire, che lo spara, ponendo fine alla sua esistenza sventurata. Prima di morire, Daghan affida a Selvi suo figlio e la serie si chiude nella disperazione finale, che ci restituisce una storia drammatica, dolorosa, ma innegabilmente con una sua terribile logica. Bellissimo personaggio, quello di Daghan, ben recitato, intenso, che si aggiunge alla galleria che ci ha regalato Engin, ma ho amato anche Selvi, bambina malata, sventurata, che lotta per sopravvivere e che poi cerca di riscattare il male fatto. Peccato davvero per il finale! Avrebbero meritato un destino diverso. Serie da vedere, nonostante l'amarezza degli ultimi venti minuti!