venerdì 1 maggio 2026

KUZGUN - Una tomba vuota (11)

 


Tutto gira intorno a una tomba, quella di Yusuf Cebeci, il padre di Kuzgun. È il luogo dove appaiono, per la prima volta, la famiglia al completo, dopo il salto temporale, ovvero Meryem, Kumru e Kartal, è il posto dove Kuzgun viene rintracciato da uno dei ragazzi di strada del sarto, è il grande vuoto nella vita di tutti loro, la lacerazione, la ferita che, anche dopo anni, non riesce a rimarginarsi. E che Kuzgun sia ferito lo abbiamo capito fin dal principio, anche se adesso appare sempre più consapevole.


Quando Kumru, la sorella, con cui sta piano piano ricostruendo un rapporto, lo va a trovare nel suo ufficio e gli consiglia di fare attenzione a tutte le persone che lo circondano, compresa Dila che è pur sempre la figlia di Rifat, la ragazza gli svela anche che la madre, dopo la sua scomparsa era stata arrestata per aver sparato all'uomo, quando aveva scoperto che lui era fuggito e che non sarebbe stato sufficiente restituire la cassetta. La scoperta che la donna non si è limitata a voltare pagina, dopo aver rinunciato a lui, ma che ha lottato è per lui una grande rivelazione, ma nella scena in cui Meryem lo trova vicino alla voliera, e i due si confrontano sul dolore grandissimo, tutte le ferite di Kuzgun sono esposte e le vediamo tutte, insieme a Meryem, rendendoci conto che non sarà facile curarle e permettergli di guarire.


La tomba di Yusuf è una di quelle, il posto dove lui si reca per ritrovare un contatto con il padre, con le sue radici, e la scoperta che Behram è in qualche modo coinvolto direttamente con la sua morte, lo inducono, in questo episodio,  a cercare con maggiore forza di trovare la verità, di capire come possa averlo ucciso. Chiede fedeltà a Cihan, per capire se lo aiuterà indipendentemente dal Sarto, e per tutto l'episodio, indaga, riavvolge fili, cerca di trovare prove e di collegare elementi importanti per arrivare alla verità. Nel frattempo non è l'unico a indagare.


Dila si divide tra la famiglia e il suo lavoro sotto copertura. Şermin, la sua matrigna, è alle sue calcagna per cercare di scoprire qualcosa che possa comprometterla. In realtà quello che le interessa è l'eredità ed è pronta a tutto pur di farla fuori in qualche modo, a vantaggio della propria figlia. Un giorno Dila scopre di essere seguita e che l'uomo che la sta pedinando è un giornalista mandato proprio dalla donna. Il suo scopo è quello di trovare indizi contro di lei e così emergono le foto di un suo incontro con Selçuk, il suo assistente, in un atteggiamento troppo confidenziale nei suoi confronti. La scena serve semplicemente per mostrarci le intenzioni della matrigna, ma anche per strapparci un sorriso, vista la reazione di Kuzgun che le trova a terra, durante un loro litigio. Non ti amo, ma mi infastidisco comunque è la strategia che usa il nostro eroe, anche se il sorrisino compiaciuto di Dila rivela la consapevolezza che nel cuore di Kuzgun ci sono molti più sentimenti di quelli che sostiene lui.


Dila affianca Kuzgun anche in alcune sue ricerche, a un matrimonio dove i due si imbucano per permettergli di avvicinare un misterioso personaggio che potrebbe portargli le informazioni che sta cercando. Dila si muove con molta disinvoltura in certi contesti e riesce a farlo entrare nella sala e farlo sedere al tavolo che gli interessa, anche se poi Kuzgun sembra distratto dalla bellezza di Dila e dai loro soliti battibecchi, piuttosto che seguire l'uomo che gli interessa. Sarà Dila a fargli notare l'allontanamento verso i bagni del tipo in questione.

 


E qui, tra un cadavere trovato in bagno e un cellulare che suona, scopriamo il nome di un nuovo personaggio, un certo Ferman Koruoğlu, che rivela per telefono a Kuzgun una verità sconcertante. "Tuo padre è ancora vivo. Se vuoi una prova, apri la tomba e scoprirai che è vuota!". La notizia lo sconvolge, ma non la condivide con Dila, che rispedisce deciso a casa sua.  Tutto torna quindi alla tomba, la stessa che ha guidato i passi della famiglia Cebeci fino a quel momento.


Kuzgun lotta contro se stesso e i suoi principi. Ne ha pochi, ma quello della sacralità del padre è ancora fondamentale, ma sa che deve aprirla per capire il passato e tutto quello che è successo a lui e alla sua famiglia. E la tomba, effettivamente, si rivela vuota, senza il corpo che dovrebbe esserci. Troppe domande lo sconvolgono e quando ritorna a casa, Dila capisce che è sottoshock e che davvero è oltre il confine del bene e del male. È uno di quei momenti in cui lui cederebbe al suo fascino, ma lei fa un passo indietro in questa danza tra di loro che sembra sempre avvicinarli e allontanarsi allo stesso tempo. Ma la distanza è solo fisica, il più delle volte. Il giorno dopo Kuzgun si reca dal solo uomo che è sicuro possa dirgli la verità, Behram Adivar, che li ha manipolati e giocato con tutti loro fin dal principio. Lui è quello che sostiene di averlo ucciso in carcere, colui che ha spinto i vari personaggi come pedine sulla sua scacchiera, ma quando punterà un'arma contro di lui, rivendicando la verità, quella che Behram gli rivelerà, ancora una volta, sconvolgerà nuovamente la sua esistenza, perché la tomba più che vuota è piena di segreti custoditi gelosamente durante una vita intera.

giovedì 30 aprile 2026

KUZGUN - Scacco Matto (10)

 


 Ancora una volta mi ritrovo a dover commentare un episodio che lascia lo spettatore senza fiato, con mille risvolti, sorprese, capovolgimenti che ribaltano la realtà e dove tutto sembra il contrario di tutto. Avevamo lasciato Kuzgun e Dila nel giardino, con lei che fa scudo con il suo corpo salvando la vita all'uomo che sosteneva (nell'ultimo periodo) di odiare, ma che in realtà è sempre stato il centro del suo universo. E Kuzgun? Decisamente fa tenerezza vederlo in questo stato, devastato anche solo al pensiero che lei possa morire, nel tentativo di salvargli la vita. 


L'arrivo in ospedale, la sua disperazione, il modo in cui insiste con i medici perché la salvino, rivela come i suoi sentimenti siano diversi da quello che continua a sostenere anche con la madre Meryem, arrivata con Kartal. Lui dice di non amarla, ma non sono le parole che fanno peso sulla bilancia. Persino Ali, che è sempre stato suo nemico, non può che prendere atto di quanto sia disperato. Dila si salva, ma da quel momento Kuzgun sembra orbitare intorno a lei come un falco, più che un corvo, pronto a difenderla da qualsiasi altra problematica. 


Bora, ovviamente, punisce i suoi uomini incapaci con la solita violenza, mentre Kuzgun sembra allearsi con Ali per trovare il colpevole e punirlo. Chiede a Devris di trovare chi è dietro l'attentato e quando lo scopre, dato che già non poteva vedere l'altro uomo, palesemente interessato a Dila, la sua intenzione di eliminarlo è palese, nonostante il divieto di Devris che spiega che non è desiderio di Behram che Bora muoia in questo momento, in quanto pedina del suo scacchiere. Ma può un uomo indisciplinato come Kuzgun seguire le regole imposte da un personaggio che non ha il coraggio di mostrarsi con lui?


Mentre Dila torna a casa, Kuzgun confabula con Ali e vederli mettersi d'accordo su come far cadere Bora nella loro trappola ci risulta decisamente stridente, anche se scopriamo che Kuzgun ha un piano che non viene rivelato allo spettatore. Ci aspettiamo il tradimento, diciamocelo pure! Come può un uomo rancoroso come Ali, accettare tranquillamente di collaborare con il colpevole dell'arresto del padre? Deve per forza di cose, prima o poi, rivelare la sua natura e a un certo punto della puntata così è. 


È la rossa Kumru a scoprirlo. Grazie al registratore nascosto nella lampada della sua stanza, la ragazza scopre che Ali è in combutta con Bora e che vogliono far cadere Kuzgun in trappola, attirandolo da solo in un capannone dove Ali potrà vendicarsi. Kumru cerca di contattare il fratello che, inseguito da Selcuk, l'agente di polizia che affianca Dila come collaboratore (e che ha turbato solo con l'invio di fiori il povero Kuzgun che ancora non ammette di amare la moglie), ha spento il cellulare. Disperata, senza sapere come avvisarlo, contatta Dila e lo spettatore segue il suo sguardo mentre la bionda cerca di rintracciare il fratello e bloccarlo.


Arriva però che ormai i due si confrontano l'un l'altro, con un'arma in mano. A cedere alle sue preghiere di abbassare l'arma alla fine è solo Kuzgun. Ebbene sì, qui ho creduto che l'amore, come detto da Devris, è davvero il punto debole di una persona, perché nel momento in cui Kuzgun abbassa l'arma, Ali lo colpisce senza pietà, trascinando poi via Dila, disperata e furiosa. Kuzgun sembra in fin di vita, ma questa è una puntata di giochi di specchio. Recuperato dal tipo che si era spacciato per Behram con Bora, viene portato in una casa misteriosa dove dovrebbe essere operato per salvarlo. L'arrivo del misterioso personaggio che tutti cercano, appunto Behram Adivar, rivela il piano di Kuzgun che ritroviamo, vivo e vegeto, puntare un'arma contro gli uomini che dovrebbero salvarlo.


Era tutto parte di un piano, una mossa sullo scacchiere di Adivar, per farlo venire allo scoperto. Il misterioso personaggio, infatti, altri non è che Devris, il sarto, l'uomo a cui Yusuf, il padre di Kuzgun, aveva chiesto aiuto, ma che poi lo aveva ucciso in carcere. Kuzgun vorrebbe vendicarsi, eliminandolo, ma l'uomo gli rivela che, se lo farà, moriranno tutti quelli a cui tiene e la verità è che, nonostante il dolore, Kuzgun ha davvero ancora troppo da perdere.

mercoledì 29 aprile 2026

La sposa di Rossella D'Arcy

 


Ci sono storie che iniziano con un matrimonio e finiscono con un segreto. La Sposa di Rossella D’Arcy appartiene esattamente a questa categoria: un racconto intenso, elegante e profondamente emotivo che ci conduce tra le pieghe più sottili dell’animo umano, dove amore e dovere non coincidono mai davvero.

 


Fin dalle prime pagine, siamo trascinati nel viaggio interiore di Evelina, una protagonista fragile ma sorprendentemente determinata. Il suo arrivo ad Ashcombe Manor non è solo un cambio di dimora, ma l’ingresso in una nuova identità costruita sulla rinuncia. Il matrimonio con Lord Ashcombe, infatti, non nasce dall’amore, ma da una necessità: dare un nome e un futuro al figlio che porta in grembo, frutto di un sentimento passato che continua a pulsare sotto la superficie.


Ed è proprio qui che il romanzo trova la sua forza: nella tensione costante tra ciò che è stato e ciò che deve essere. Evelina vive sospesa tra due uomini: Edward, il grande amore lontano e imperfetto, e Percival, il marito gentile, quasi disarmante nella sua bontà. Se il primo rappresenta la passione e la promessa, il secondo incarna la stabilità e il sacrificio. Ma è davvero possibile amare qualcuno che non si è scelto? O, forse, è proprio nella scelta consapevole che nasce una forma più profonda di amore?




La scrittura di D’Arcy è raffinata, evocativa, capace di dipingere atmosfere dense e malinconiche. Il Dorset invernale, la Londra del 1791, le sale illuminate da candele e i sussurri del ton diventano più di semplici scenari: sono specchi dello stato emotivo di Evelina, amplificando ogni sua paura, ogni esitazione, ogni desiderio inconfessabile.


E poi c’è Percival, forse il personaggio più sorprendente. In un genere dove spesso gli uomini oscillano tra eroi tormentati e figure autoritarie, lui si distingue per una delicatezza rara. Ama Evelina senza pretendere, accoglie senza interrogare, protegge senza invadere. La sua è una forma di amore che mette quasi a disagio, perché costringe la protagonista, e il lettore, a interrogarsi su cosa significhi davvero “meritare” qualcuno. 


La Sposa è, in definitiva, una storia di compromessi, di identità costruite e di verità rimandate. Ma è anche l’inizio di qualcosa di più grande: un tassello di una saga che promette di esplorare le conseguenze di questo segreto nel tempo, attraverso la figura di Althea.


Racconto prezioso che si aggiunge alla gallerie di storie che quest'autrice ci sta regalando, offrendoci un nuovo tassello nel complesso ritratto delle figlie di Ashcombe Manor, ma che deve essere letto, per capire tutta la sua profondità, soprattutto dopo aver letto il precedente capitolo, quel "L'Onore di una Rosa" da cui tutte è partito.

KUZGUN - Matrimonio di apparenza (9)


Che finale di puntata, davvero spiazzante! Ma tutto l'episodio è costruito su una tensione sottile, su uno strano gioco tra Dila e Kuzgun che esplode nella scena finale lasciando senza parole anche il nostro tormentato protagonista. Ma partiamo per gradi. Il matrimonio tra Kuzgun e Dila, nato per tutte le pressioni varie, viene accolto molto male da tutti, primo fra tutti Ali, che proprio non sopporta il nuovo cognato, colpevole di aver fatto finire in prigione il padre. Anche Rifat ha allontanato la figlia, quando ha scoperto delle nozze e poco conta che lei sostenga di averlo fatto per stipulare la pace, di essere stata guidata dai sentimenti. Pochi ci credono e fanno bene, anche se la poliziotta, di cui non ricordo il nome, ma che mi inquieta perché per me è ancora Vera Akinci di ADIM FARAH, Dila non è proprio immune al fascino di Kuzgun e rischia di cadere nella sua stessa trappola.


A prendere malissimo il matrimonio è sicuramente Bora, guidato dalle sue fantasie, infatti, immagino che si vedesse già all'altare con la donna, madre del proprio bambino, invece è proprio Kuzgun a gettargli in faccia, senza nessuno scrupolo, di essere adesso il marito di Dila. Lui si è visto soffiare la sposa da sotto al braccio, o la polpetta dal piatto (dicono dalle mie parti) e la sua reazione è terribile e minacciosa. A lui si deve lo sconcertante finale dell'episodio, che dimostra soprattutto l'inadeguatezza dei suoi uomini. Ma prima di arrivare a questo bisogna ammettere che la famiglia di Kuzgun tende a cercare guai.


La piccola Kumru, una fiamma sempre accesa, ha avuto il compito di indagare sulla morte di Seref dalla stessa Şermin, che ha rilevato il giornale per cui lavora. Lo scopo della donna è di portare la giornalista a uno scontro con il fratello, scoprendo che lui è il colpevole, ma le indagini, fatte in modo scrupoloso, come è tipico del suo carattere, la portano a una verità ben diversa e sconvolgente per la donna. La moglie di Rifat, infatti, scopre che la morte del fratello è stata causata dal distacco di uno dei macchinari in sala di rianimazione, dove l'uomo si era stabilizzato. A fargli visita è stato il figlio Bora, mosso da evidenti sentimenti di astio nei suoi confronti. Lo scontro con il fratello li porta comunque a unirsi ancora di più, ma la bellezza della scoperta nasce dal fatto che Kumru si reca da Kuzgun per dargli la notizia.


A parte l'impressione che Cihan, l'amico di Kuzgun, ha di Kumru (e che ci strappa un sorriso), ci colpisce la scena dell'abbraccio tra i due fratelli, separati dalla vita, ma che piano piano si stanno ritrovando. Ad essere lontani, invece, sono Kuzgun e Kartal, quest'ultimo decisamente nel pallone dopo aver sparato e ucciso lo scagnozzo di Bora, che era lì con l'intento di eliminarlo. Nel confronto a fuoco Kartal, per difendersi, lo uccide, ma il senso di colpa lo divora, come la paura di essere scoperto. Ad affiancarlo in questo processo non c'è il fratello, che conosce bene i sentimenti che sta provando, ma Ali, sicuramente intenzionato a manipolare ogni situazione.


Intanto Dila e Kuzgun accettano di sottoporsi anche alla recita del matrimonio felice, davanti agli occhi di tutta la famiglia, e del mondo esterno, tanto che organizzano anche una mega festa sulla piscina per celebrare le nozze e dove vengono invitati tutti. A mandare l'invito alla famiglia di Kuzgun è Şermin, che considera Kuzgun comunque un nemico. Ma quello che ci colpisce in questa festa, nei giorni precedenti e successivi è ovviamente l'interazione tra i due sposi.


Kuzgun e Dila continuano a ripetere, anche a Derviş Cevheri, il sarto, è che la loro è solo una recita, un matrimonio di apparenza per seguire quello che gli è stato imposto da Behram Adivar e che divorzieranno appena avranno la possibilità, ma lui sembra scettico, anche perché Kuzgun ha difeso Dila con il proprio corpo durante "la prova" che Adivar ha inviato alla nostra bionda. Questo significa una sola cosa, ma Kuzgun non lo ammetterebbe mai.

 

In un'altra scena simbolo, quella in cui i due tornano a casa dopo la cena con il sarto, Dila, leggermente su di giri per il raki bevuto, si insinua a Kuzgun, dicendogli che tutto avrebbe potuto essere diverso tra di loro, se lui avesse voluto, e che un giorno quel nome che si è inciso sul cuore, il suo nome, (Dila lo ha scoperto la notte della festa di nozze, in un frammento di immagine mentre lui si cambiava) finirà per entrare davvero nel suo cuore, e lui la supplicherà per il suo amore. Kuzgun sorride sprezzante (ma ormai sappiamo che è una forma di difesa) e le dice in pratica che l'attrazione che prova non significa amore e che se pure accettasse il suo invito, non significherebbe per niente amore.


E poi arriviamo alla scena famosa, quella sul finale, in cui tutta la famiglia si trova in giardino per fare colazione. Bora, di cui ci eravamo dimenticati per buona parte della puntata, ancora fervente di rabbia, ha covato un'oscura vendetta, mandando i suoi uomini per fare una strage e per portare via Dila. La vita di nessuno è importante, tranne quella di Dila, è il suo dikatat, mentre la sorella, informata, chiama anche la rossa Kumru per portarle dei documenti e gettarla nel massacro, avendo poi l'astuzia di trascinare lontano la sua unica figlia ed erede. 


Ma la situazione si complica e fondamentalmente per l'incompetenza degli uomini di Bora che sparano colpi a vanvera, non ferendo nessuno, tranne uno che cerca di abbattere Kuzgun. Dila, a poca distanza, si intromette sulla traiettoria, supponiamo consciamente, data la frase in sottofondo che ci ricorda le parole del sarto sull'amore e il sacrificio. Kuzgun, che aveva sbandierato il suo "non amore" ai quattro venti, si ritrova tra le braccia la moglie ferita, una donna che lo ha sempre difeso, protetto, che lo ha amato e che, adesso, gli ha fatto scudo con il proprio corpo. Quale sarà la sua reazione adesso? E quella di Bora nei confronti dei suoi uomini che hanno fatto l'esatto opposto di quello ordinato? Corro a vedere come prosegue.



martedì 28 aprile 2026

KUZGUN - Matrimonio o funerale? (8)

 


Mi ero chiesta nella puntata precedente come potesse un personaggio come Dila, votata alla giustizia, lasciarsi sedurre dall'idea di prendere le redini dei traffici di famiglia e di contrapporsi, in questo modo, a Kuzgun. Ero stupita, perché mi stonava con il personaggio, anche se era stata sospesa come avvocato, la sua famiglia era stata minacciata dal misterioso Behram Adivar. Eppure qualcosa mi strideva, nonostante il piacere di vedere il tic di Kuzgun all'occhio quando capita qualcosa che sfugge al suo controllo. Avrebbe preferito avere Dila mille miglia lontano da lui e dal fuoco di una guerra dove lui è disposto a tutto pur di vincere.


Ma la storia è più intricata di quello che si sospetta all'inizio e quando lui le dice di andare via, di stare attenta al gioco che ha deciso di intraprendere, perché quel mondo nel quale lui si muove è pericoloso, siamo comunque lontani dall'immaginare quale sarebbe stata la svolta. Dila vuole controllare gli affari di famiglia, per minaccia, per pressione. Sappiamo che si è seduta al tavolo del padre e che ha affrontato Kuzgun e Bora. Quest'ultimo ne è affascinato e anche se per il momento mantiene sempre un certo aplomb i suoi occhi parlano e sembra davvero sempre sulle spinte, quando lei è nei dintorni, quasi la veda davvero come l'unica che lui accetterebbe al suo fianco e accanto al figlio.


Dila però si muove su un filo sottile, sempre in bilico tra il pericolo e scelte che potrebbero metterla in salvo. Vestita di rosso, pronta a sfidare il toro, riceve biglietti continui da Behram Adivar, questo misterioso personaggio che sembra sedere sulla sedia del potere ormai da anni. È lui che ha mosso Rifat e Serif come pedine sul suo scacchiere, facendo fare loro tutto quello che voleva e adesso cerca di farlo anche con Dila, costringendola a collaborare con Kuzgun.


Quest'ultimo è una sua scelta. Come spiega il Sarto, l'intermediario, quando Adivar sceglie un uomo (o una donna come in questo caso) fa confezionare un vestito per lui, come quello che ha dato a Kuzgun nei primi episodi. Adesso tocca a lei convincere questo personaggio, mentre tutti gli altri ruotano intorno alla ricerca di lui, come lo stesso Bora che lo incontra nel bosco, credendo di parlare con lui, senza sapere di avere di fronte l'ennesimo intermediario. 


Dila viene messa alla prova, subendo una vera e propria sparatoria, un agguato fuori casa, dal quale si salva solo grazie all'intervento di Kuzgun. Quest'ultimo, a sua volta, viene manipolato da Behram che vuole spingerlo all'unione con Dila. Infatti riceve un biglietto misterioso "Se vuoi un posto accanto a me, o ucciderai Dila Bilgin o la sposerai". Kuzgun a mio parere è molto contrario al matrimonio, lo si capisce dall'insofferenza con cui accoglie questa richiesta. Si scontra con Dila nuovamente e alla fine cancella il disegno sul muro della sua camera da letto, che era quella che un tempo apparteneva a Dila, che ritraeva loro due mano nella mano. Lo cancella, come se potesse cancellare tutto quello che c'è tra loro, ma non riesce proprio e quando Dila si salva per miracolo dagli uomini che hanno sparato solo a lei, crivellando la sua macchina di colpi, Kuzgun cede alla richiesta e con la solita arroganza che lo contraddistingue, dice a Dila che si sposeranno, che lei lo voglia o no.


Dila non è per niente disposta e a questo punto Kuzgun utilizza i soliti metodi illegali, che ha imparato in strada: rapisce Ali, che stava complottando per attirare suo fratello Kartal in una trappola. L'uomo viene rapito davanti agli occhi del ragazzo, che poi li segue per scoprire dove viene portato. Nel frattempo Dila riceve un ultimatum. O lo sposerà o non rivedrà mai più suo fratello. Ad essere sconvolto dalla richiesta, è soprattutto Bora, che sogna Dila da lontano, ma non ha ancora mai osato fare un vero e proprio passo, anche perché la nostra eroina, anche se adesso combatte per avere la poltrona del padre, è ben lontana dal loro mondo criminale. 


Bora supplica Dila di non cedere, mentre cerca di rintracciare in tutti i modi Ali. Ci riuscirà, ma Dila sposa lo stesso Kuzgun e in un flashback significativo ci rendiamo conto che a spingerla a questo passo non è stato certo il nostro ambiguo eroe, né l'infatuazione per lui che ancora persiste, ma un nuovo personaggio, incontrato dalla donna quando è stata sospesa dalla professione. E qui capiamo tutti i passi fatti da Dila fino a questo momento. Non siamo davanti a un cambio morale, ma a una nuova strategia, per ripulire, finalmente, il nome della loro famiglia da tutti i torti commessi. La polizia vuole Behram Adivar e pensano che, con il suo aiuto, riusciranno a incontrarlo, quindi la spinta per il matrimonio, voluto da questo sconosciuto personaggio, viene proprio da loro, non tanto dal ricatto di Kuzgun. "Io sarà la tua fine", sussurra Dila al neo marito, che per un attimo sembra davvero crederci.

lunedì 27 aprile 2026

KUZGUN - Senza pietà (7)


 Kuzgun non indietreggia, davanti a niente e a nessuno. Neanche la tenerezza per il ricordo della bambina di un tempo che in qualche modo lui amava. Sono davvero sorpresa, lo ammetto. Non mi aspettavo certo un personaggio così. La storia di Kuzgun, a ben vedere, presenta elementi abbastanza scontati (nel senso positivo del termine, non fraintendetemi). C'è un amico che tradisce l'altro, una famiglia distrutta e l'eroina che è figlia del nemico. Lo avevamo visto già in BRAVE AND BEAUTIFUL, solo per citarne una, ma anche in tante altre. La protagonista, in qualche modo, si sente colpevole nei confronti dell'uomo amato, per aver contribuito alla sua disgrazia (Vedi anche Selvi in OLENE KADAR), ma nessuno è così radicale e a tratti brutale come Kuzgun.


Lui sa che Dila è la parte buona della famiglia Bilgin, ma continua a utilizzarla, a giocare sulla sua fiducia nei suoi confronti. Ha accettato l'appartamento, ha finto di salvarle la vita, si è introdotto nella vita della sua famiglia solo per arrivare a suo padre, che ha salvato solo per opportunismo, non certo per qualche riguardo nei confronti dell'uomo che ha generato Dila. Adesso che, drogandola per impadronirsi della chiave dell'ufficio di Rifat, ha portato tutte le prove alla giustizia, utilizza tutti i suoi mezzi per far si che la corte emetta condanna e lo mandi in prigione, senza esitare, presentando anche prove di tutte le manovre che la famiglia, compresa Dila, ha fatto per salvarlo.


La verità è che Dila, pur sedotta dal concetto di giustizia, finisce sempre per mettere le persone che ama davanti a tutto, finendo anche per compromettere se stessa. La famiglia, e il padre in primis, rappresentano il suo tallone d'Achille. Qui non riesce a salvare Rifat. Kuzgun, guidato dal famoso sarto, che però sembra sempre più pericoloso ai miei occhi, ha raccolto tutti i dati e la possibilità di salvezza dell'uomo è praticamente nulla.


Aspettano speranzosi di una condanna, anche Meryem, Kumru e Kartal, davanti al palazzo di giustizia e quando la condanna viene emessa, vediamo l'emozione di Kuzgun attraversare il suo sguardo, vacillare lievemente nei confronti dei fratelli, ricordando i bambini che erano e che sono stati sottratti alla sua vita dagli altri. Mentre lui sembra morbido almeno nei confronti di colore che, effettivamente, non hanno nessuna colpa nei suoi confronti, Dila viene sospesa e denunciata per i metodi poco puliti che ha adottato nel tentativo di corrompere testimoni e di salvare il padre. La donna sembra annientata. La famiglia la respinge e il dolore esplode dentro di lei.


Bora le fa presente che la persona che si è introdotta nello studio di suo padre, sottraendo la lista di spedizioni che poi è stata consegnata alla polizia, è molto simile a Kuzgun, anche se aveva il viso coperto e lei, come al solito, comincia a indagare scoprendo che la sera in cui si erano visti nel locale, lui l'aveva drogata per potersi intrufolare nello studio del padre. Ferita, addolorata, lo contatta e i due hanno un chiarimento davanti al famoso albero di acero dove si incontravano da bambini. E qui è interessante la lettura della conversazione. Sono due monologhi in cui esplode tutto il dolore, ma anche la potenza della verità.


Dila gli rinfaccia tutto quello che lei ha fatto per lui, come sia stata stupida nel fidarsi di lui, che l'ha usata senza pietà per ottenere i suoi scopi. Kuzgun la lascia parlare, fino a quando, senza veli, ammette tutto, non solo il delitto di Seref e del suo braccio destro, che è stato infossato grazie a lei, ma anche tutto il resto, di come abbia usato tutti i suoi mezzi per vendicarsi di un uomo che è decisamente un criminale, ma che lo ha privato della famiglia. Non vacilla, le dice chiaramente che, pur non odiandola, subirà anche lei la punizione della solitudine, perché la sua intenzione è quella di privarla di tutti quelli che la circondano, punendoli e vendicandosi del male subito. Come rispondere a tutto questo?


Quando Dila torna a casa, suo fratello Ali le fa pesare le sue scelte e soprattutto di aver portato Kuzgun nelle loro vite. Le chiede di andare via, ma il misterioso Behram Adıvar, che comunica con tutti con eleganti messaggi sigillati con ceralacca, le fa arrivare un biglietto dove, minacciandola velatamente, le fa capire che non può sottrarsi al traffico che coinvolgeva suo padre. Così, invece di prendere l'aereo e di andarsene a Londra, Dila si presenta all'appuntamento con Bora e Kuzgun, che si sono incontrati nello studio di Rifat per decidere come gestire i suoi affari e lei si propone come nuovo capo. Che succederà? Possibile che abbia ceduto e messo da parte la sua sete di giustizia?

venerdì 24 aprile 2026

KUZGUN - Occhio per occhio (6)

 


Kuzgun non è un eroe, non lo è nel senso classico, come lo può essere Omer Demir di KARA PARA ASK. Lui è un personaggio più oscuro, pieno di ombre, che si muove nelle tenebre e nell'oscurità, un corvo, appunto, che sembra ruotare nel cielo, presagio di cose cattive. Quando ricompare sulla scena, non è interessato a trovare la giustizia che suo padre non ha potuto avere, a ristabilire l'equilibrio, nel senso più puro della concezione classica. Quello che lo attira è il biblico "occhio per occhio, dente per dente", per far vivere sulla carne del nemico il suo stesso dolore. E questo fa si che, a volte, appaia piuttosto spietato.


Anche se ha avuto uno scrupolo di coscienza quando si è trattato di salvare la madre, e, come dimostra in questo episodio, è pronto anche a stendere a punti Kartal, il fratellino preferito dalla donna, pur di sottrarlo a un lavoro con i suoi nemici, non risparmia acidità a nessuno e soprattutto arriva al punto di drogare Dila, che gli aveva proposto di cedergli tutte le sue azioni, pur di appacificarlo con la sua famiglia, per sottrarle la carta per entrare nello studio del padre.


Dila, alla fine, ha ceduto il suo bisogno di giustizia, spostando le prove su un'altra persona, pagata perché si assumesse lui la responsabilità del delitto di Seref. Lei, disperata e amareggiata, ma pronta a tutto pur di salvare le persone a cui vuole bene (che sia Kuzgun o la sua famiglia) alla fine accetta questo compromesso e non confessa la verità, ma suo fratello Ali, emotivo, arrogante e spesso insopportabile, ha visto giusto su Kuzgun. Affronta la sorella e le dice che quell'uomo, che lei ha portato nelle loro vite, li distruggerà e sarà solo colpa sua.


Lei a questo punto cerca di cedere le sue azioni all'uomo, pronta a farsi da parte, in qualche modo a risarcirlo in questo modo dal male che la sua famiglia gli ha fatto. Ma come possono un mucchio di azioni, per quanto preziose, ripagarlo del dolore, delle ferite, della solitudine in cui un bambino è precipitato, strappato dalla sua famiglia e lanciato nelle strade feroci della vita adulta? Non possono e lui, giustamente, straccia in mille pezzi il foglio che Dila gli offre, dicendo che non è quello che vuole. "Ne ister misin?" (Che cosa vuoi?) chiede Dila e lui non confessa, ma la verità è la vendetta, come capirà bene sua madre, la sera in cui tutto scoppia.


Lui, dopo aver drogato Dila, versandole il sonnifero nel suo drink, dopo aver finto di volerle fare compagnia, cerca nella sua borsa e trova la chiave per entrare nello studio di Rifat. Lui in precedenza aveva già visto dove aveva nascosto una lista pericolosa, aveva visto la droga messa sui camion. Adesso si impadronisce di tutta l'informazione e il giorno dopo va a trovare un poliziotto di sua conoscenza, cedendogli tutte le prove. Il suo scopo è quello di vendicarsi, di distruggere l'uomo che vent'anni prima, con una falsa accusa, ha colpito suo padre e distrutto la sua famiglia. Peccato che Kartal abbia trovato tra le cose di Kumru il ritratto del padre che aveva nell'officina andata a fuoco. Capisce che l'astio della sorella nei confronti di Kuzgun è motivato proprio dal fatto che il fratello ha dato fuoco al locale e, disperato per i debiti, decide di accettare la proposta di lavoro di Ali.


Kuzgun, quando lo scopre, lo allontana letteralmente di peso, depositandolo sull'uscio di casa, quell'uscio che tanta fatica prova a varcare, ricordando di essere stato mandato via. La madre, che ha capito che questo figlio si muove in un ambito pericoloso, promette di tenerlo a bada, ma su Kuzgun si abbatte la spedizione punitiva di Ali, che lo lascia dolorante e sanguinante, in mezzo alla strada. Meryem si prende cura di lui tutta la notte, ma aprendogli la camicia scopre la terribile verità, incisa a fuoco sulla sua pelle. I nomi dei suoi nemici, tra cui anche il suo, sono indelebili e quelle due linee di sangue le fanno capire che è coinvolto davvero nella morte di Seref e del suo braccio destro.


Intanto però Dila vive momenti di gioia con il padre, per far capire allo spettatore la profondità del dolore che sentirà, quando di lì a poco, durante la colazione, bussano alla porta con l'ordine di arresto. Ovviamente Kuzgun è là, ad assistere con sguardo di pietra a tutto il dolore di Dila. Come potrà mai lasciare che l'amore lo salvi? E come potrà Dila accettare un uomo così assetato di vendetta, pronto a usare anche lei pur di raggiungere i suoi scopi? Personaggio davvero interessante!