Quali sono i giorni migliori di Fatmagul e Kerim? Pochi momenti rubati in un fiume di dolore e sofferenza, ad essere onesti, anche se, piano piano, i due si sono avvicinati sempre di più, cercando di trovare un sorriso, un motivo di gioia. Adesso che Kerim ha rischiato seriamente di morire, Fatmagul ripensa a tutta la sua vita con lui, al lungo percorso intrapreso, al suo desiderio di stare meglio, di essere una persona normale, come tutti quanti gli altri, di recuperare parte dei suoi sogni.
Kerim sembra essersi ripreso, tranne per una fastidiosa tosse che gli è rimasta, e come un bambino desidera che Fatmagul resti al suo fianco tutto il tempo, senza lasciarlo mai. Lei accetta di buon grado, studiando nei ritagli di tempo, quando lui si addormenta. I dottori dicono che l'intervento è riuscito, che sta migliorando, tranne la tosse fastidiosa che lo assedia e che i dottori dicono che sia un fatto normale.

Lei stringe continuamente la mano di Kerim, lo accarezza, con uno slancio fisico che prima le era estraneo, promettendogli che tutto andrà bene, soprattutto quando lui le racconta della paura vissuta, nel buio della notte, con il dolore che cresceva sempre di più, sotto la pioggia, convinto che sarebbe morto senza rivederla. Lei stringe la sua mano e gli promette che "i loro giorni migliori" devono ancora arrivare e che saranno felici, sì perché se sono riusciti a trovare l'amore, nel contesto in cui si sono incontrati, avranno anche la forza di essere felici, nonostante tutto.
Fatmagul si aggrappa a quella speranza, mentre tutto il mondo impazzito intorno a loro gira vorticosamente. Mukkades è rimasta sola con Rahmi e il povero ragazzo assunto al ristorante e da sola, con il suo pessimo carattere, deve cercare di mandare avanti l'attività.
Mustafa viene arrestato e portato in prigione perché chiarisca la sua situazione rispetto all'aggressione subita da Kerim. Nel frattempo sua madre, ricoverata in ospedale, sta sempre più male, assistita solo dalla povera Hacer che, pur tacendo, sospetta fortemente che Mustafa possa davvero aver sparato a Kerim, mosso dalla gelosia per Fatmagul, che non ha mai dimenticato.
E mentre Resat entra in profonda depressione, dopo aver perso l'azienda di famiglia, ed essere costretto ad avere a che fare con nuovi soci entrati nel direttivo, Perihan decide di prendere in mano le redini della famiglia, mentre i ragazzi, Erdogan e Selim, sembrano non rendersi conto di quello che succede intorno a loro, troppo presi da se stessi.
E intanto dall'Australia torna Fahrettin Bey, il padre di Kerim che, resosi conto che qualcosa non andava, torna precipitosamente, per scoprire quello che è successo al figlio. Il legame tra di loro, che sembrava al principio così improbabile, adesso invece si rafforza e sembrano esserci tutte le premesse perché davvero i tempi migliori possano arrivare.
Eppure c'è quella tosse, fastidiosa, insistente, anche se Kerim, quando Fatmagul chiede se si sente bene, risponde sempre "Iyiyim" (sto bene), quasi si fosse imposto che i loro giorni migliori debbano iniziare adesso, ma non è così, c'è ancora da soffrire, non solo per lui, ma anche per Fatmagul. Così a un certo punto la tosse rivela la sua vera natura, un'embolia che gli toglie il respiro e che lo fa finire in terapia intensiva, a rischio di vita nuovamente, con Fatmagul che piange dietro un vetro, invocando disperatamente che i loro giorno felici arrivino presto. Emozionante!
Il mio cuore resta con Kerim, questo personaggio che, lungi dall'abbracciare l'immagine dura e virile che spesso questi prodotti vogliono presentarci, si offre come un essere umano pieno di sfaccettature, una persona per bene, che si è ritrovata in una storia più grande di lui, che però ha avuto il coraggio di affrontare i proprie errori, di combattere per riscattarsi, conquistando, nel percorso, anche l'amore per una donna che, soprattutto nella fase iniziale, sembrava davvero irraggiungibile.
Saremo felici, dice Kerim a Fatmagul, quando finalmente riesce a riaprire gli occhi in ospedale, dopo che sono stati sul punto di perderlo davvero. Saremo felici, malgrado tutto. E quel tutto è davvero enorme, in questa fase, perché anche se ormai Fatmagul e Kerim si guardano per lo più con gli occhi a cuore, si cercano e le loro mani si toccano sempre più spesso, i problemi sono ancora enormi.
Gli Yasaran sono ancora in giro, pronti a fare danni, pur di coprire un nome che è sempre di più trascinato nel fango. Quando si scopre dello sparo nel buio che ha abbattuto Kerim Ilgaz, subito si pensa a loro, ovviamente. Il processo è ancora in corso, Meltem e la madre sono in lotta aperta con i loro ex alleati.
Reşat è caduto in profonda depressione dopo che la madre di Meltem lo ha quasi estromesso dalla sua società. Perihan non crede al suo abbattimento ma lui sembra vinto dal pensiero di aver perso il potere che aveva. E Selim, invece, con la sua inutilità solita pensa solo a profumarsi e a riavvicinarsi a Meltem che invece continua a non voler avere niente a che fare con lui.
Ma il problema principale è Mustafa, l'elemento pericoloso e scombinato che sembra una pallottola impazzita pronta a colpire chiunque per smorzare la sua infelicità. Invece di pensare a quello che ha (denaro, la madre che lo ama, la moglie innamorata e un bambino in arrivo) è ossessionato da quello che ha perso: soprattutto Fatmagul o forse la serenità di un tempo.
Certo capisco che ha commesso cose che non si risolvono facilmente, come l'omicidio di Vural ma la mancanza di lucidità lo ha spinto oltre il limite, sparando al povero Kerim, che non è certo il più colpevole. Da questo momento comincia a vagare, cerca di fuggire dalla polizia che invece lo cerca per l'aggressione di Erdoğan.
Tornato a Ildır, nel paese natale, chiede l'aiuto dell'amico pescatore, Sedar, con cui era rimasto in contatto ma il ragazzo capisce che Mustafa è in guai seri. Cerca di convincerlo ad andare alla polizia per chiarire e alla fine Mustafa lo asseconda, anche se crede che si tratti solo della richiesta di comparizione per l'inseguimento di Erdogan.
Quando però Mustafa mente alla polizia e poi dà dei soldi a Serdar, perché assecondi la sua bugia (ovvero che è rimasto a Ildir tre giorni e non solo uno) fornendosi un alibi per lo sparo nel buio che ha mandato in ospedale Kerim, Serdar comincia a capire che qualcosa di terribile deve aver commesso il suo amico. Parlerà?
Per il momento ci godiamo un momento di gioia nella stanza di Kerim, quando Kadir e Meryem si fidanzano ufficialmente, con tanto di scambio degli anelli, davanti a Fatmagul e Kerim che accolgono l'evento con infinita gioia. In tanto dolore, i sorrisi sono rari.
Mi sento un po' come Mukkades, non tanto per la parte lussuriosa, che pur viene fuori quando fanno delle inquadrature al giovane Engin Akyurek, ma per la sottile irritazione e il sotterraneo timore che Fatmagul si sia infilata in una situazione pericolosa per eccesso di generosità.
La storia di Ozge sembrava in qualche modo slegata da quella dei nostri eroi tranne per la funzione di convincere Fatmagul a non ritirare la denuncia contro gli Yaşaran quando però la ragazza la va a trovare e le due interagiscono capiamo che ha deciso di abbracciare la sua causa.
Quando finalmente Özge rivela il nome del suo torturatore, scopriamo che si tratta del cognato che in un primo momento nega tutte le accuse. La sorella non vuole credere ma poi la vicinanza di Fatmagul l'aiuta anche ad andare dalla polizia per denunciare.
L'uomo reagisce in maniera violenta e si reca al ristorante deciso a vendicarsi della ragazza che ha incoraggiato l'altra fino al punto di indurla a parlare. Colpisce i vetro delle finestre con delle pietre e distruggere i tavoli fuori fino a quando Meryem non reagisce chiamando la polizia e due vicini intervengono per aiutarla.
E a dirla tutta questo era anche un momento di gioia per la famiglia soprattutto dopo che Kadir aveva parlato con Kerim dichiarando la sua intenzione di chiedere la mano della madre. Tutti lo incoraggiano, anche la terribile Mukkades che ha una certa propensione per le storie romantiche.
Tutto sembrava filare liscio come l'olio, anche se Mustafa è fuggito dalla polizia e dagli Yaşaran che vogliono solo usarlo per le loro vendette e quest'ultimi sono sempre più in crisi, costretti a confrontarsi anche con Meltem e sua madre per quanto riguarda l'azienda.
La serenità di Fatmagul è stato un traguardo difficile e lontano e adesso sembra lei che cerca di aiutare gli altri accogliendo Özge e la sua famiglia nella loro casa, proteggendola dal suo carnefice, mettendo a rischio la sicurezza di tutti, facendo infuriare Mukkades che le dice che nella casa ci sono due bambini piccoli e che non c'è spazio per altri guai.
Da qui la decisione, ahimé, di Kerim di andare a controllare la casa dove sono stati lui e Fatmagul, quella comprata nel bosco da suo padre Fahrettin, dove si nasconde Mustafa, inseguito dai suoi demoni e convinto che l'errore principale nella sua vita sia stato quello di lasciar andare Fatmagul, senza appoggiarla.
Lungi dal redimersi, il complicato personaggio di Mustafa finisce per commettere un'altra follia. Accecato dalla febbre, dalla paura della polizia che lo insegue, durante un temporale, vede Kerim arrivare e cercare di riparare il guasto alla centralina elettrica, che anche lui aveva trovato. Sentirlo poi parlare con Fatmagul è la fatidica goccia che fa traboccare il vale ed ecco che il nostro eroe gentile, solo, nel buio della notte, cade come un eroe sul fronte, lasciandoci con il bisogno assoluto di correre da lui, di fare qualcosa per aiutarlo. I guai, anche se non te li vai cercando, ti trovano sempre!
In questo nuovo episodio le cose che succedono, come al solito, sono tante. Adesso che Erdogan ha ritirato l'accusa, ma ha dichiarato di essersi intrufolato nella casa di Fatmagul, la guerra è aperta, ma in realtà sotto attacco è lo stesso Erdogan che, resosi conto di essere perseguitato da Mustafa, per opera dello zio, comincia a perseguitare il ragazzo, che non pensa ad altro che a come fuggire da Istanbul e andare lontano.
Resat vuole sbarazzarsi del nipote che reputa colpevole di tutto quello che gli è successo, ma allo stesso tempo Erdogan non è certo uno stupido e cerca di salvarsi dagli attacchi che piovono da tutti i lati. Perihan si è stancata di accettare qualunque decisione del marito e ha protetto Fatmagul in questa occasione, guadagnandosi il rancore della madre di Erdogan che sperava di salvare il figlio.
E mentre Kadir Bey confessa a Kerim i suoi sentimenti per Meryem, sperando di trovare il coraggio poi per confessarli anche a lei, non dimentica le indagini che sta portando avanti, anche grazie a Omer, il suo socio. I due hanno trovato i video che dimostrano che Erdogan stava inseguendo Fatmagul nel famoso tunnel dove Rahmi lo ha aggredito e sperano che questo possa portare nuove prove di quello che la ragazza ha subito anche dopo la violenza da parte della famiglia Yasaran.
Ma guardando i video scoprono anche che a seguire Erdogan c'era Mustafa, sicuramente non con buone intenzioni. La denuncia porta Erdogan in caserma per un chiarimento, mentre Mustafa, temendo di compromettersi (lui ancora fugge dal delitto del povero Vural!), si dà alla fuga, coperto da Hacer che, innamorata del marito e pronta a dargli un figlio, non sembra voler fare quel passo che la libererebbe definitivamente da un personaggio così pericoloso e ambiguo.
Ha ragione Fatmagul quando risponde a Kerim dicendo che per lei Mustafa è esattamente come gli altri che le hanno fatto del male, ma in realtà anche il nostro Kerim si sente in qualche modo ancora colpevole, sentimento che, ahimé, non credo lo lascerà mai.
L'incontro con la ragazza di cui le ha parlato la donna che l'ha convinta a non ritirare la denuncia, è il momento apice dell'episodio. Di per sé non aggiunge nulla, né nulla toglie, apparentemente, ma la verità è che serve per mostrarci come Fatmagul abbia fatto un percorso importante verso la guarigione. Anche lei era sconvolta e traumatizzata, non a caso Kerim la rivede in lei e non sopporta di rimanere nella stessa stanza, cercando rifugio in macchina.
È Fatmagul che la sprona, le parla, cerca di indurla a parlare, ma in un primo momento non riesce. L'incontro serve anche per farci capire che lei vede ormai Kerim con occhi diversi, ma il resto del mondo e lo stesso Kerim ancora non riescono a fare una differenza netta, anche se i suoi sentimenti per lei sono profondi e sinceri.
Sarà sul finale che Fatmagul, grazie sempre all'incredibile Mukkades, si renderà conto del perché del silenzio assoluto di Ozge, la ragazza violentata, e di chi sia il nemico che la ragazza deve affrontare.
Lo sapevo fin dalla scena in cui il povero Rahmi, per salvare la sorella, colpisce con una pala la testa dura di Erdogan, mandandolo letteralmente in ospedale. Questo capovolgimento di ruoli e situazioni mi ha preoccupato fin dal principio ed eccoci arrivati alla solita proposta indecente e al tentativo, portato avanti dagli Yasaran, di sfruttare la situazione a loro vantaggio.
In un primo momento le condizioni di Erdogan sembrano particolarmente complicate e tutti temono per la sua vita, anche Fatmagul e Kerim e non certo perché sono preoccupati per lui. Il povero Rahmi, davvero un pesce furo d'acqua, in un ambiente come il carcere ha davvero poche possibilità di sopravvivere. Lo deridono, lo stuzzicano, cercano di provocarlo. Ma lui è di un candore che anche il più bruto degli uomini dovrebbe provare un briciolo di tenerezza.
Fatmagul è disperata, mentre Kadir Bey, che era andato ad Ankara e sta tornando con degli amici, manda Omer per occuparsi del caso. La povera Meryem è divisa tra mille ansie: la preoccupazione per i suoi ragazzi, che sembrano non poter trovare pace, e l'idea che Kadir stia frequentando un'altra donna. A soffiare su quest'ultimo fuoco è la solita Mukkades che si diverte a provocare il prossimo.
In questa fase però Mukkades è in piena crisi, al pensiero che il marito finirà in carcere per aggressione. Le condizioni di Erdogan migliorano, ma il ragazzo cerca di temporeggiare, istigato da Munir e da Resat, per accrescere l'ansia di Fatmagul, sottoposta a un vero e proprio ricatto: se ritirerà le accuse contro gli Yasaran, loro non denunceranno Rahmi per l'aggressione a Erdogan.
Il cuore della nostra eroina è diviso. Ho temuto, sono sincera che alla fine si piegasse a tutte le pressioni: il desiderio sincero di salvare un fratello amato e in difficoltà, la cognata che non le lascia un attimo di respiro, il piccolo Murat che prova anche a fuggire di casa per metterle pressione e far tornare a casa il padre. Ma per fortuna c'è Meryem, la roccia, la donna che per gli altri è sempre un appoggio solido, una presenza costante, anche se poi, quando si tratta del suo cuore, ha mille insicurezze e fragilità.
Lei cerca di farla ragionare, le porta tutte le lettere che le hanno scritto altre ragazze in difficoltà e un giorno al ristorante accompagna la madre di una ragazza che ha subito violenza e che le racconta come lei sia cambiata dopo quello che ha vissuto, di come non sorridesse più, non parlasse più fino al giorno in cui lei è comparsa in televisione e la sua storia, la sua determinazione, l'hanno indotta a sperare che si potesse avere giustizia.
Fatmagul piange e si rende conto che non può chinarsi, non può accettare il ricatto degli Yasaran. Così quando Munir le chiede se è disposta a ritirare le accuse, lei rifiuta. Ma intanto a facilitare il tutto arriva Perihan, sempre più esasperata da quello che sta succedendo, dalla morte di Leman, da come la famiglia di Vural si sia distrutta, e da come la sua invece continui a tormentare una povera ragazza che ha solo subito da loro.
Così, nonostante le difficoltà dell'incidente, si reca in ospedale per dire a tutti gli uomini della sua vita (marito, fratello, figlio e nipote), che non permetterà che continuino a infierire su Fatmagul e che ritireranno la denuncia, altrimenti lei parlerà e racconterà tutta la verità. Costretti, alla fine ritrattano, ma Erdogan scopre che Kerim era andato a parlare con la dottoressa Nil, raccontandole quello che stavano facendo, sfruttando la situazione per ricattarli.
Risentito, decide di rovinare la cena per il ritorno di Rahmi a casa, in uno di quei rari momenti di felicità che è concessa a questa sgangherata famiglia. Mentre stanno ridendo, ballando e interagendo tra di loro, Erdogan chiama Fatmagul, solo per dirle di indossare con calma il vestito da sposa che conserva nell'armadio, di fatto rivelandole di essersi introdotto nella casa e nella sua stanza, senza che loro se ne rendessero conto. E questo pone fine alla gioia e alla serenità! Il carcere è poco per Erdogan!
Tra tutte le cose che potevo immaginare per sbloccare la situazione e allontanarci dall'obiettivo che sembrava prossimo, la condanna di Erdogan e Selim, non avrei mai immaginato che arrivassero a usare il più innocuo e pacifico della storia, quel Rahmi che fa tenerezza praticamente in ogni frammento della storia, che adora la sorella sopra ogni cosa e che vive terrorizzato dalla moglie despota che il destino gli ha trovato per aiutarlo nella vita complicata che gli è toccato di vivere.
Eppure gli autori, con un colpo maestro, mentre vediamo la povera Fatmagul rivivere nel suo sguardo terrorizzato, mentre si trova bloccata in un tunnel di un sottopassaggio, il suo incubo peggiore, trovandosi faccia a faccia, da sola, con Erdogan, il peggiore di tutti, la mano gentile, amica di Rahmi la salva, con un colpo degno di Kerim, preso dalla peggiore rabbia.
La pala che colpisce Erdogan libera il braccio di Fatmagul che l'uomo aveva afferrato nel tentativo di convincerla a ritirare la denuncia, ma la violenza della reazione della ragazza fa scattare in Rahmi il timore che lui voglia farle nuovamente male e il suo intervento scatena tutta una serie di conseguenze. Fatmagul chiama Kerim per dirgli quello che è successo, mentre arriva l'ambulanza, la polizia e tutto il mondo.
Rahmi fa tenerezza con il suo ripetere: "Ben vurdum...o vurdum... Ben..." (Io l'ho colpito) a chiunque lo fermi. Ovviamente lo dice ripetendo mille volte di aver salvato la sorella, ma la polizia non ha altra possibilità di arrestarlo e portarlo in carcere. Ed eccoci dunque, in tutto l'episodio, a soffrire di un fastidio sottile, persistente, che ci fa leggermente rabbrividire.
I buoni sono in carcere, i puri, gli innocenti, mentre gli aguzzini li vediamo nelle vesti della vittima. Nil, la dottoressa, che Erdogan desidera nella sua vita, è al suo capezzale, confusa da tutto quello che sta succedendo e l'umore ballerino della stampa riprende a oscillare a favore degli Yasaran.
Chi è diviso tra la preoccupazione (perché avrebbe voluto che la dinamica si svolgesse in modo diverso e che fosse Mustafa a risolvere il problema) e che allo stesso tempo cerca di vedere come trarre il meglio dalla situazione è il viscido Resat Yasaran.
Lui odia Erdogan che ormai vede come il nemico e allo stesso tempo punta a salvare l'inutile figlio dal processo e da tutta la situazione. Quando giunge la notizia che Leman è morta, gettandosi dalla finestra della clinica dove era ricoverata, l'unico che la piange sincero sembra essere il viscido Munir, che con lei aveva condiviso qualche momento di piacere, ma la sua morte sembra troppo provvidenziale.
Tra un colpo di scena e un altro, tutto sembra andare contro i nostri poveri eroi. Rahmi viene portato in prigione, Fatmagul lo incontra solo per pochi momenti ma quando nei corridoi del commissariato si incrocia con Munir, quest'ultimo le fa il ricatto che potrebbe cambiare nuovamente il corso del suo destino. Ritireranno la denuncia contro suo fratello se lei farà altrettanto con quella sullo stupro. Che cosa farà adesso? So che Fatmagul ama Rahmi al di sopra di ogni cosa, ma il mio cuore si ribella al pensiero del ritiro della denuncia. Speriamo che gli autori ci sorprendano.