sabato 31 dicembre 2016

WARLEGGAN di Winston Graham


Il quarto volume della saga dei POLDARK ha il sinistro titolo originale di WARLEGGAN, dedicato quindi all'antagonista di Ross, ovvero George, e in qualche modo chiude un cerchio, liberandoci dei fantasmi del passato e  traghettandoci verso il futuro, o almeno queste erano le intenzioni del autore che impiegherà diversi anni prima di ritornare su questi personaggi.

Per quelli che hanno scoperto questa storia attraverso la nuova versione televisiva proposta dalla BBC, WARLEGGAN ci racconta le vicissitudini di tre coppie: quella formata di Ross e Demelza (che affrontano i loro demoni incarnati soprattutto dalla bellissima Elizabeth), quella nuova e appassionante formata da Dwight e Caroline (a cui viene dato il ruolo degli amanti dal destino avverso) ed infine quella insolita ed imprevista formata dalla fascinosa Elizabeth e l'odiato George. A questo punto lo SPOILER è d'obbligo e prego a tutti quelli che non vogliono sapere di non continuare la lettura.

Infatti il quarto libro della saga ci porta davanti ad una svolta imprevista, ovvero la morte di Francis Poldark. Il personaggio di quest'ultimo è di quelli tormentati, angoscianti e assolutamente letterari: la sua debolezza di carattere, l'incapacità di affrontare il mondo e la vita, con tutto il suo carico di problemi, ne hanno fatto una di quelle figure indimenticabili di questa saga. Allontanatosi da George, il falso amico, ed entrato in società con Ross, a lui viene dato un congedo drammatico ed emozionante, dopo una conversazione con Demelza che ce lo riscatta da tutto il male fatto e provocato.

La sua scomparsa dalla scena però apre la strada ad una crisi che travolge la nostra amata coppia, ovvero Ross e Demelza. Il problema tra loro è sempre stato la bellissima Elizabeth, che già aveva lanciato nuovamente l'amo al carismatico Ross, riaccendendo braci mai completamente spente. E questa onestamente è la parte più difficile da digerire, ovvero il dolore di Demelza per il tradimento di un uomo che fino ad allora avevamo visto tutti con ammirazione.

Eppure la bravura di Graham emerge anche nel trattare materiale come questo, nel senso che solo in questo modo, rendendo umano un sentimento idealizzato fino ad allora, il nostro eroe riuscirà a vedere dentro se stesso e a capire chi è davvero la donna amata.

Se le sue disavventure provocano nel lettore ansia, turbamento e disillusione (per via di un processo di immedesimazione con la povera Demelza), le nostre simpatie seguono un'altra coppia di innamorati a cui onestamente ho donato il mio cuore. ovvero Dwight e Caroline. Il dottore non mi aveva colpito in modo particolare con la sua storia con Keren, la donna sposata che distrugge la vita di Mark Daniel, perdendo la propria. Il modo in cui era facilmente scivolato nella trappola di lei non lo presentava come un uomo volitivo, ma gli anni di espiazione successivi e soprattutto il suo amore per la bella Caroline lo innalza a vero e proprio eroe che sopperisce al calo di Ross.

Mentre quest'ultimo è alle prese con le mille difficoltà economiche, lavorative, sentimentali, finendo anche per mettersi più volte nei guai come con il contrabbando, Dwight è l'amore romantico, quello passionale, l'amico fedele che rischia la propria felicità per il bene del prossimo. Come dimenticare il suo scontro quasi mortale con il traditore o la corsa solitaria e notturna (quando si rende conto di non poter chiedere neanche l'aiuto di Demelza) sulla scogliera battuta dai venti che accende il fuoco per segnalare la presenza dei soldati e salvare la vita a Ross e a tutti gli altri uomini.

Peccato che poi il costo sia così alto e solo sul finale riesce, grazie al provvidenziale intervento di Ross, a riscattare l'amore e l'onore regalandoci un finale incerto e allo stesso tempo pieno di speranza. E anche Ross e Demelza chiudono in bellezza, mentre l'altra coppia sembra in qualche modo incamminata lungo un percorso che li allinea come simili e freddamente uniti, ben lontani dal calore che riscalda e accende la vita degli abitanti di Nampara, piccolo faro di speranza e di amore sulla scogliera battuta dal vento.

Il finale è emozionante e degno di un libro che chiude un periodo, ma che lascia tante possibilità per il futuro, cosa che Winston Graham coglierà con entusiasmi anni dopo regalandoci altri indimenticabili romanzi, ancora inediti in Italia, ma che sicuramente meritano di essere letti da tutti noi lettori nostrani.

VOTO: 8

FRASI TRATTE DAL ROMANZO



—Chiaritemi una cosa, Dwight, perché non la capisco: in voi ci sono due uomini: un individuo energico, fiducioso ed impaziente, quello che si mostra al mondo quando entra in una stanza di un ammalato; e la persona molto più giovane, nervosa e suscettibile che spesso mi accompagna nelle mie passeggiate. Ditemi, chi dei due si preoccupa per Caroline Penvenen, soffre quando lei se ne va e pensa a lei quando non c'è?
(Caroline a Dwight)

***

—Se quello che sento per voi è disprezzo...per distrarmi dal mio lavoro giorno dopo giorno durante gli ultimi quindici mesi...se questo è disprezzo...  essere incapace di dimenticare la vostra voce, o il modo in cui girate il viso, o il riflesso dei vostri capelli...se questo è disprezzo... desiderare che alla fine vi sposiate e temere allo stesso tempo che lo facciate...irritarmi perché vi mostrate condiscendente e fingere che non siate alla portata dei miei sogni... —Si interruppe, incapace di concludere il discorso. —. Forse voi potete identificare per me questi sintomi.
(Dwight a Caroline)

***

 Le vite di entrambi era stata la tragedia di una donna che non sapeva cosa voleva davvero.
(Ross pensando a se stesso, a Francis e ad Elizabeth)

***

 A dire il vero, in un'opera teatrale, si sa che la virtù trionferà, ma nella vita reale uno trema al bordo dell'inquietudine e teme il risultato.

***

No so qual'è la ricetta giusta della galanteria; non ho mai avuto tempo per impararla. Non so come lusigarvi e se voi ridete di me - cosa che fate con non poca frequenza - mi rinchiudo in me stesso sempre di più; e quando esercitate il vostro ingegnio su di me, mi sento uno stupido ed uno zoticone. Questa è la spiegazione del problema. Quello che sento per voi come persona non vacilla tra energía e debolezza, ma in definitva vacilla tra la speranza e la disperazione.
(Dwight a Caroline)

***

Però ho messo fine alla nostra amicizia...Qualcosa che avevo iniziata ad aprezzare, anche se voi forse dubitavate.
  —No non ne dubito. Francis, ma dubito che voi vi abbiate posto fine. Un azione negativa non cancella tutte quelle positive. Quello che conta è il saldo finale.
(Francis e Demelza)

***
—Per un uomo di tanto talento, nulla è impossibile.
—Niente è possibile senza di te, Caroline.
(Dwight e Caroline)

***
Dwight, di una cosa non ho mai avuto dubbi, ed è la tua compassione, che abbraccia tutto, ma non si applica mai a te stesso.
(Caroline e Dwight)

***

— Quando l'ammirazione si trasforma in disprezzo, è ora di andarsene.
 (MacNeill a Demelza)

***

Oh, so che questa storia della miniera è come una malattia del sangue, una tara ereditaria, una febbre. Ho provato a giustificarmi dicendo che lo facevo per Henshawe, ma non è vero. Lo faccio per me. Se non riaprissi la miniera, me ne andrei in guerra e al momento non ho nessun desiderio di farlo.
(Ross)  


***
Carolina Penvenen ci ha salvato dalla prigione per debiti. Dwight ci ha salvato da un'altra prigione. Non ci sono dubbi sul fatto che lui ancor ala ami. E sono sicura che, se non fosse stato per quello che ha fatto quella notte,  sarebbero sposati e vivrebbero a Bath.
(Demelza a Ross)

***

Direi che la vita ha alla fine due o tre cose di valore. Se uno le possiede, il resto non conta. Se non le possiede, tutto il resto è inutile.
(Ross a Demelza)

***


sabato 24 dicembre 2016

JEREMY POLDARK di Winston Graham


Mi sono prefissata l'obiettivo di leggere tutta la saga. Quando mi innamoro di una storia, sono fatta così: non demordo e affronto tutto quello che viene, desiderosa di arrivare al traguardo. Certo sono consapevole che con i volumi successivi dovrò affrontare la parte più difficile, e quelli che hanno visto la seconda stagione della BBC sanno di cosa parlo.



JEREMY POLDARK, malgrado il titolo, non è dedicato al primo figlio della nostra amata coppia, nel senso che le vicende riprendono esattamente dove le avevamo lasciate con DEMELZA , ovvero poco dopo il naufragio e la perdita della piccola Julia. Non assistiamo alla scena drammatica che chiudeva la prima intensa stagione della serie televisiva, ovvero quella dell'arresto di Ross sulla spettacolare scogliera. Qui tutto sembra procedere in maniera alquanto burocratica. Il carattere impulsivo del nostro eroe, infatti, gli ha fatto guadagnare molti nemici e qualcuno alla fine lo ha segnalato come responsabile del saccheggio e delle violenze avvenute sulla spiaggia di Hendrawna, di sua proprietà.

Soffiano venti di guerra oltre la Manica e Graham riesce con la sua solita abilità narrativa a farcene percepire il clima, senza rendere pesante il racconto, attraverso riferimenti a Mark Daniel, ormai in Francia, ai racconti dei profughi fuggiti dalla violenza, con la percezione della storia da parte di chi in qualche modo ne fa parte e la sta costruendo. L'Inghilterra ha paura di un certo tipo di discorsi che potrebbe alimentare la ribellione dei poveri e dei minatori del distretto e Ross, con le sue idee rivoluzionarie, è un personaggio pericoloso.

Le vicende del processo vengono raccontate attraverso gli occhi dei personaggi coinvolti: i timori, le speranze, un futuro incerto e terribilmente angoscioso. L'amore di Ross e Demelza sembra in qualche modo focale e appannato allo stesso tempo, soprattutto nella parte successiva. La morte di Julia ha come fatto precipitare Ross in un dolore assoluto, come il risveglio dal sonno incantato nel quale era caduto. La vita non è solo felicità assoluta e perfetta e all'orizzonte c'è sempre il ricordo di un amore mai vissuto e quindi in qualche modo inviolato, ad insinuarsi pian piano, preparando il terreno per il secondo volume.

Eppure qui il libro ci parla soprattutto del tentativo di ritrovare la speranza, basti pensare a Demelza, che nasconde per lungo tempo a Ross la notizia del arrivo di Jeremy, timorosa che lui possa non voler affrontare ancora un possibile dolore. Quindi JEREMY POLDARK è soprattutto una piccola speranza che Demelza cova nel suo cuore per buona parte del racconto.

Ritornano intensi anche altri personaggi, come Verity, felice accanto a Blamey, malgrado tutto e tutti, alle prese con la sua nuova esistenza di moglie e matrigna di due ragazzi grandi; il fragile e tormentato Francis, che si sente colpevole di quello che sta capitando a Ross e non trova modo per esprimere la sua gratitudine a Demelza che ha salvato la loro vita ad un prezzo così alto; e poi Dwight, il nostro dottor Enys. A lui viene affiancato in questo volume il frizzante personaggio di Caroline Penvenon. la nipote di uno dei personaggi di spicco della società in cui ci muoviamo.

Caroline arriva come una ventata d'aria fresca e Dwight ne è subito colpito, ma memore della terribile fine di Keren, cerca di stare lontano da una donna così lontana da lui dal punto di vista sociale, che potrebbe portare solo altra disperazione alla sua vita. I due si punzecchiano, si scontrano con la loro visione del mondo e si sfidano in uno scontro che al momento finisce in pari, con un singolare pagamento in arance che segnerà in qualche modo i loro rapporti.

La loro è la storia romantica in qualche modo secondaria che mi ha affascinato sicuramente di più e per il fatto che qui abbia inizio riscatta il fatto che Ross e Demelza cominciano a porsi su due piani distanti che un po' ci fanno rimpiangere quella fase di innamoramento che Graham aveva così ben descritto nei volumi precedenti.

Eppure tutto resta in equilibrio, perfettamente incastrato, spingendoci ad attendere con ansia l'arrivo del prossimo volume, quello dal titolo WARLEGGON, l'antitesi di Ross.

VOTO: 8

FRASI TRATTE DAL LIBRO.

La morte di Julia era stato il colpo più duro. Demelza aveva sofferto quanto lui, ma la sua natura era più flessibile e rispondeva involontariamente a stimoli che per lui significavano poco: una celidonia che sbocciava fuori stagione, una cucciolata di gattini scoperti in soffitta, il caldo sole dopo un periodo di freddo, l'odore della prima bracciata di fieno. Per lei tutto questo era sempre un temporaneo sollievo  che offriva al dolore meno possibilità di ferirla. Anche se lui non ne era consapevole, gran parte dell'affetto che si era manifestato durante tutto quell'anno proveniva da Demelza.

***

«Non esistono cose permanenti, ma solo momenti fugaci di calore e fratellanza, secondi meravigliosi di calma in una successione di giorni inquieti.»

***

—Vivo unicamente per te. Tu hai fatto di me quello che sono. Mi hai fatto credere di essere bella, mi fai credere di essere la sposa di un gentiluomo.
 —Stupidaggini. Sono sicuro che ti sposeresti di nuovo. Se io sparissi, ti ritroveresti richiesta da tutti gli uomini della contea. Non lo dico per lusingarti. No, è solo la verità. Potresti scegliere tra dozzine di uomini.
_ Mai. Non mi risposerò mai.
***

Gli esseri umani che si agitavano in un turbine di luci e di ombre avevano perso parte della loro individualità e si comportavano mossi più dall'impulso della massa che già non era quello di ogni singolo uomo, ma la somma delle rispettive anime individuali.

**

—Sono figlia di un minatore —disse Demelza—. Non mi hanno cresciuto tra lenzuola di seta. La nobiltà dei modi (è questa la parola?) è qualcosa che ho appreso quasi da adulta. È qualcosa di cui devo essere grata a Ross...e a te. Però tutto questo non ha cambiato la mia essenza. Ho ancora due segni sulla schiena dove mio padre ha usato la frusta. Degli ubriaconi non potranno farmi nulla a cui io non sappia rispondere. L'unica cosa di cui ho bisogno è un po' di coraggio.

***

—Si, come massa —disse Dwight— sono una marmaglia. E una marmaglia ubriaca è una cosa pericolosa. Non mi fiderei neanche un istante. Però considerata per ogni singolo individuo che la compone scoprirà che sono abbastanza piacevoli. Una creatura debole, come lo siamo anche noi, capace di sperimentare gelosia e sentimenti meschini, come tutti, ed egoista e codarda come tutti. Però spesso generosa, amabile e pacifica, laboriosa e buona con la propria famiglia. O per lo meno mostra queste qualità nella stessa misura del gentiluomo comune.

***

Il silenzio della stanza era diventato opprimente e sembrava colpire le sue orecchie. Era come un eco di terrore suscitato dalla decisione definitiva, l'ultimo impulso della mente e del muscolo a cui tutto portava, nello stesso modo in cui un fiume corre frettoloso verso il proprio annichilimento nel mare.

***

Bene,  brindo  al demonio. Ignoro da che parte sia stato questa notte.
(Francis)

***

La casa era isolata e vuota, in un mondo oscuro ed immobile. Il battito della vita si era estinto mentre loro erano lontani. .
(Ritornando a Casa dopo il processo)

***

—Mi piacerebbe sapere quanto potremmo guadagnare per Garrick al mercato —disse Ross—. Un
meticcio di grossa taglia, carnivoro, che provoca i tori e si prende cura dei neonati, addestrato a sedersi sulle piantine appena nate e a strappare i fiori. Rompe il vasellame e soffre di alitosi. Risultati assicurati.


***
Durante un minuto gli occhi della giovane si incrociarono con quelli del medico. A Dwight sembrò vedere nella profondità di quello sguardo come nella profondità di un laghetto, li dove nascono tutte le correnti.

***

Nella Leisure avevi una rara combinazione di minerale abbondante e facile drenaggio. Nella Grace certamente non ci sarà lo stesso drenaggio. Che cosa cerchi, oro?
 —No —disse  Ross — la libertà di considerarmi padrone della mia anima.
(Ross e George)

***

 Gli esseri umani erano creature cieche ed assurde, sempre camminando su filo incerto del rpesente, condannati a cambiare le proprie tattiche e le proprie esperienze per mantenere l'equilibrio dell'esistenza, senza sapere quali risultati avrebbero prodotto domani gli atti compiuti oggi.

domenica 18 dicembre 2016

THE CHRISTMAS CANDLE (2013 - UK/USA)



Ad una settimana da Natale ero alla ricerca di un film che mi trasmettesse l'atmosfera incantata e magica che quest'evento decisamente ha. Volevo qualcosa però profondo e strettamente d'epoca e ricordavo di aver visto un po' di tempo fa il trailer di questo film americano/britannico e così ho deciso di recuperarlo.

Tratto dal romanzo di Max Lucado, la storia è ambientata nell'immaginario villaggio di Glandbury, dove ogni 25 anni accade un vero e proprio miracolo: un angelo del Signore si reca in visita al fabbricante di candele locali, incanalando la sua energia in un'unica candela, appunto la Candela di Natale che se accesa, e accompagnata da una preghiera, è in grado di realizzare qualsiasi miracolo.


Siamo nel 1890 quando nel villaggio arriva il pastore David Richmond, un prete progressista e particolarmente scettico nei confronti della forte leggenda locale. Questi si impegna a sradicare quest'antica credenza, aiutato anche dalla scettica Emily Barstow, una ragazza che sogna di lasciare il piccolo villaggio e di trasferirsi a Londra.


Mentre David si  mette di impegno per dimostrare che i miracoli possono solo essere frutto delle azioni umani (e finisce per stimolare in modo positivo molti eventi), il Signor Haddington, padre del famoso scienziato che sta rinnovando il mondo grazie all'elettricità, riceve effettivamente la visita di un angelo, ma la magica candela si perde e insieme alla moglie decidono di consegnare, all'insaputa di tutti, finte candele a tutti quelli che sperano in un miracolo.


E intanto la città si prepara a vivere una delle vigilie più emozionanti di sempre, dove le azioni umane, i presunti miracoli e la fede si fondono in un momento emozionante che travolge anche lo scettico David, addolorato da una vicenda personale che lo aveva chiuso nei confronti di Dio e della speranza.


Film decisamente emozionante, adatto a questo periodo particolarmente magico, dove alla fine i miracoli sono importanti, almeno quanto le singole buone azioni degli individui, capaci di mettere in moto gli eventi e di dare una svolta positiva all'esistenza di ciascuno. Da vedere.

TRAILER


DEMELZA di Winston Graham

Il secondo appassionante volume della saga, che Winston Graham ha dedicato ormai decenni fa all'aristocratica famiglia Poldark,  è incentrato sul carismatico personaggio di Demelza Carne, ormai Signora Poldark. Dopo essermi innamorata della scrittura di quest'autore, ho cercato disperatamente di trovare il continuo di questa storia, pubblicata in Italia in indecenti edizioni sintetiche di un famoso giornale settimanale. Quello che invece stavo cercando era la storia completa e così alla fine sono riuscita a procurarmi la versione integrale in inglese, con l'augurio che presto la Sonzogno possa provvedere alla pubblicazione anche degli altri volumi. La mia curiosità era però tanta e quindi mi sono fatta mandare da un'amica inglese i volumi mancanti, decisa ad affrontare questo lungo viaggio attraverso l'affascinante vita dei Poldark.

Per quelli che come me hanno scoperto questa storia grazie alla nuova serie della BBC, il secondo volume racconta gli episodi riassunti nella seconda parte della prima stagione. Demelza è cresciuta ed ormai è diventata una donna che attira sempre di più gli sguardi. La sua propensione al miglioramento l'ha indotta a cercare di superare tutte le sue mancanze e provvidenziale si rivela l'amicizia con la dolce Verity, ormai rassegnata ad una vita in ombra, priva dell'amore che la famiglia ha ostacolato.

L'arrivo della piccola Julia nella vita di Ross sembra in qualche modo un coronamento di un rapporto nato quasi per caso, ma rivelatosi vincente. Eppure i problemi non mancano nella loro esistenza, basti pensare alla mina di Wheal Leisure, alla speculazione dei Warleggan, che cercano di compromettere ed influenzare il mercato in base ai loro bisogni, al punto da indurre Ross a diventare il leader di una compagnia che ha lo scopo di tutelare tutti i proprietari di miniere e di riflesso la vita dei loro dipendenti.

Se da un lato le difficoltà non hanno mai spaventato il nostro eroe, la vita delle persone che gli stanno intorno non è più facile o meno drammatica, basti pensare al povero Jim Carter e alla giovane e timida moglie, o a Mark Daniel, il gigante buono, che ha la sfortuna di innamorarsi della donna sbagliata. La bellezza dei libri di Graham è questo piccolo mondo antico e moderno che emerge con tutta la forza e la violenza della sua collettività. Ross è la stella polare alla quale tutti si rivolgono e che arriva per aiutare, sentendosi responsabile di ogni piccolo fallimento di ognuno di loro.

Anche se non se ne rende conto, Demelza è come lui, Pur avendo raggiunto una vita serena e sicuramente molto migliore di quella che conduceva nella misera casa del padre, la nostra eroina non sembra intenzionata a rimanere in disparte nel suo piccolo angolo di paradiso, mentre gli altri affrontano le proprie miserie e disperazioni. Verity è come una sorella per lei e il suo cuore generoso decide di darle una felicità che merita e si dedica a questa causa (ovvero quella di riavvicinarla a Blamey) con una dedizione ed una passione ammirevole, giocando in maniera impavida e rischiosa, forse più di quanto sarebbe stata capace la dolce Verity.

Anche se alcune storie possono essere meno appassionanti di altre (basti pensare a tutta la vicenda della compagnia creata da Ross), la bellezza di alcuni episodi, il potere narrativo di Graham, rendono anche DEMELZA un volume immancabile e avvincente, con scene da incorniciare, come quella del ballo a casa dei Warleggan, quello della morte di Jim Carter, o quella in cui Demelza (rimasta sola in casa) si ritrova a dover fronteggiare due uomini pericolosi come Dwight e Mark Daniel. E poi la fuga di Verity, il coronamento del suo amore con Blamey, la terribile epidemia. Innegabilmente Graham ha il potere della narrazione e si offre al lettore con la sua eccellente capacità narrativa, con personaggi solidi ed appassionanti e con un paesaggio naturale che diventa quasi lirico nel suo racconto, perfetta cornice di vicende umane toccanti ed universali.

VOTO: 8

FRASI TRATTE DAL ROMANZO

— Sei l'unica cosa che importa —disse —. Ricordalo. I miei parenti, i miei amici, Elizabeth, la casa e la minerara: rinuncerei a tutto e lo sai...lo sai bene.  E se non lo sai vuol dire che in tutti questi mesi ho fallito e quello che posso dirti ora non servirà a nulla. Ti amo, Demelza e insieme siamo stati molto felici. E torneremo ad esserlo. Ricordalo e aggrappati a questo perché nessun altro lo può fare.
(Ross a Demelza)

***

- A volte — disse con voce pensierosa, — penso di essere una gran signora, ma poi ricorso che sono solo...
- Sei Demelza, - disse Ross baciandola a sua volta - Dio ha rotto lo stampino.

***

Anche il suo viso assomigliava al profilo di una nave, affilato, aggressivo e solido, castigato dal tempo, ma non sconfitto.
(Demelza osservando Blamey)

***

Ross si chinò e premette il viso trai capelli di Demelza. Vibranti come lei stessa, sfioravano la faccia di Ross. Avevano l'odore dolce della brezza marina. Ross si sentì toccato dal mistero della personalità, perché quei capelli e la testa e la persona del giovane donna che era ai suoi piedi erano suoi per legge coniugale e per la decisione entusiasticamente libera della donna stessa, perché quei capelli scuri e quella testa significava per lui  più di chiunque altro, perché in un modo misterioso rappresentato la chiave per liberare la sua attenzione, il suo desiderio e il suo amore. Uniti intimamente e personalmente nel pensiero e nella simpatia, interagendo l'uno con l'altra ad ogni passo, erano allo stesso tempo esseri singoli, irrevocabilmente persone separate e diverse e dovevano continuare così malgrado tutti gli sforzi per mantenere la distanza.

***


No mi sorprende —disse Demelza—, che ti abbiano scelto per dirigere la compagnia, perché sei capace di provocare cattivi pensieri anche in un santo.
(Demelza parlando con Ross)

***

 Verity pensó che infondo al cuore tutti i Poldark erano sentimentali e all'improvviso, per la prima volta, si rese conto che si trattava di un tratto molto più pericolo del cinismo.

***

 Per avere classe, Jonathan, c'è bisogno di una sola generazione. I tempi sono cambiati. Quello che conta è la ricchezza.
(La madre di Elizabeth)

***


Ho vissuto con loro, che è molto di più di quello che mai potrai fare. Ci sono buoni e cattivi in tutte le classi socilai e in tutte le condizioni e non metterai a posto il mondo pensando che tutti quelli che sono qui sono responsabili della morte di JIm.
(Demelza a Ross durante la festa a casa Warleggan)

****

—In questi posti arrivano sempre una collezione di vagabondi. Ci sono sempre individui ansiosi di incoraggiarli.
Demelza rispose con fare trionfante: - Oh no, Ross, in questo ti sbagli. E sei ingiusto con loro! Uno è un baronetto e vive nella mansione Werry. Mi ha invitato a bere il tè e a giocare a carte. Un altro è un uomo di chiesa che ha viaggiato per tutto il continente. E il terzo è un ufficiale di marina. Uno, incluso, è un tuo parente. Oh, no, Ross, non puoi dire una cosa simile!
 —Posso e lo faccio.  —Era furioso con lei—. Uno è un vecchio depravato e lascivo il cui nome non può essere pronunciato in circoli decenti. Un altro è un vanitoso pedante che porterà discredito alla Chiesa. E il terzo è un giovane marinaio in cerca di avventure. Partecipano per vedere che possono ricavarci, come tutti quelli della loro classe. Mi sorprende che i loro complimenti non ti provochino nausea.
(Ross e Demalza, litigando al ballo dei Warleggan)

***

—L'unico inconveniente dei Poldark —disse dopo un momento— è quello di non saper accettare la sconfitta.
 —L'unico inconveniente dei Warleggan —disse Ross— è non sapere quando non sono desiderati.
(Ross e George)

***

—Verity, ieri sera ho chiuso il libro della mia vecchia vita. Da domani ne inizierò uno nuovo e dobbiamo scriverlo insieme.
- Non desidero altro  - disse lei —.  E non ho paura di nulla.
(Verity e Blamey)

***

Lei sapeva che stava morendo: però la vita la chiamava, quella vita che aveva tutta la dolcezza della gioventù, ancora non vissuta: Dwight, il baronetto, gli anni di trionfo, pianto e poi la morte.
(Keren)

***

— Ti aspetti che ti picchi? —disse lui. - Questo è quello capisci: una buona bastonata e poi si passa ad altro. Ma non sei un cane o un cavallo che si può correggere colpendolo. Sei una donna e hai istinti più sottili per giudicare il bene ed il male. La lealtà non è una cosa che si compra: si concede o si nega liberamente e per Dio, hai scelto di negarla!
(Ross a Demelza dopo la scoperta della fuga di Verity)


***

—Stia attento alla legge, capitano. È una cosa antica, contorta e sinuosa e si può burlare di lei una mezza dozzina di volte, ma se una sola volta riesce ad afferrarla, scoprirà che liberarsi non è così facile che liberasi dalla presa di un granchio.
(McNeal a Ross)

domenica 11 dicembre 2016

AZUCAR - Secondo Episodio


Era passato un po' di tempo da quando avevo visto il primo episodio di questa produzione colombiana. Non ero, e forse ancora non sono, completamente propensa a lasciarmi trascinare da una storia così lunga, ma non avendo qualcosa da vedere ho recuperato la puntata e sono andata avanti ancora un po' in questo racconto oggettivamente ben girato e ben recitato.


La storia ci mostra come il piccolo Maximiliano viene accolto nella famiglia Solaz turbando tutti gli equilibri. La piccola Caridad non vuole accettare il fratello, anche perché istigata dalla madre e dalla zia. Quest'ultima, la terribile Raquel, cerca di utilizzare la bella Alejandrina per cercare di sedurre il marito dell'altra sorella. Il suo scopo è quello di assicurarsi la sua posizione all'interno della proprietà e riuscire a riprendersi quello che un tempo apparteneva alla sua famiglia.


I suoi tentativi però falliscono e non si capisce se per opera di Sixta che, accecata dal dolore per la perdita del figlio, lancia maledizioni alla famiglia Solaz che è colpevole di averle sottratto il ragazzo. La storia sta pian piano prendendo corpo ed è innegabilmente ben girata, in posto che lasciano un segno nella memoria.


Quello che mi lascia perplessa in questa fase di inizio e di carburazione della storia è che iniziamo già con un tale carico di dolore e di malvagità che mi spiazza e mi induce a dubitare se continuare o meno questa mia avventura. Sarà il periodo natalizio, o la mancanza di un innamoramento appassionato che poi dovremo scontare con le varie peripezie dei nostri amanti (come è classico di questo genere di racconti), ma qui non vedo amore, tranne quello di una madre a cui viene sottratto il proprio figlio, ma nessuna traccia di storia romantica.


Sono piuttosto fredda per quanto riguarda questa storia. Peccato perché presenta innegabili elementi di ottima fattura. È probabile anche che proseguirà, ma devo riuscire a trovare qualcosa che mi induca ad attraversare il pantano ed il disinteresse in cui al momento sono arenata. Vorrei tanto un racconto che mi offra una grande storia d'amore e d'avventura e non mi sembra questo il caso.


IL SOGNO DEL GUERRIERO di Helen Kirkman

Vi capita mai di iniziare a sognare qualcosa che ha una sua logica iniziale e poi mille assurdi particolari arrivano a confondere le acque tanto che al risveglio ti chiedi da dove siano uscite fuori tante stranezze? Ebbene questa è la sensazione che ho provato io alla fine de IL SOGNO DEL GUERRIERO. La verità è che, alla fine della lettura di questo romanzo, frutto dell'ennesima penna sconosciuta, quella di Helen Krkman, nella mia mente cercavo disperatamente di trovare un termine appropriato per descrivere questo romanzo e la mia mente insisteva su un paio di aggettivi del tipo "nebuloso e allucinato", volendo concedermi una certa generosità di giudizio. Infatti tutto sembra frutto di un sogno, non si capisce bene se della nostra eroina, dal poetico nome di Aurinia, o della stessa autrice.

Siamo nella seconda metà del 800 d.c. in un'Inghilterra molto diversa da quella di oggi. I Sassoni hanno preso il predominio e Re Alfredo lotta per mantenere il controllo, mentre i Britanni ancora tentennano su che parte prendere ed i vichinghi sono una minaccia costante. Ben lungi dal voler rappresentare l'aspetto crudo e violento di quest'epoca, l'autrice decide di scegliere una chiave diversa, ovvero quella del fantastico pur inserendolo in un contesto assolutamente inappropriato e primo di magia, con un risultato decisamente stridente.

Adoro il fantasy; il paranormal ( ben scritto) mi appassiona, ma quando trovo autori che provano a trattare generi che non gli appartengono, come lettrice, divento insofferente. Basti pensare alla nostra eroina, che aspetta nel suo castello isolato nei boschi, protetta dai lupi e da tutte le creature della natura. Lei sogna un uomo misterioso che un giorno arriva portando un ferito, un giovane colpito da una freccia durante la battaglia che infuria nelle vicinanze.

Quando Aurinia lo vede, lo riconosce subito ( e questo lo possiamo anche accettare), ma anche Macsen, lo straniero, la riconosce perché anche lui ha dei poteri e l'ha vista nel suo futuro. L'attrazione che provano è violenta e nemmeno poche ore dopo finiscono a letto insieme senza capire né come né dove. Questa non è solo la loro sensazione, ma anche quella della lettrice che cerca di seguire lo stile "visionario e confusionario" dell'autrice, perdendosi tra ciò che è reale e quello che non lo è.

E la ragione della sensazione sgradevole della lettura è tutta qui. Le storie si devono vivere, i racconti ci devono attraversare invece sembra quasi di spiare da un buco della serratura una vicenda tutta personale che l'autrice si racconta da sola. E, mio Dio, quale compiacimento nei confronti di un racconto vacuo e senza sostanza.

Mecses sposa Aurinia preda della passione che non sentiamo anche se lui la professa. Lei lo sposa tre giorni dopo averlo incontrato ma in realtà' non ci risparmia neanche la solita lagna del  "No non ti voglio sposare. Preferisco essere la tua amante" ..tipico di tutti i pessimi romanzi di questo genere. Lei poi incontra il padre di lui che riesce a spaventarla e farla fuggire. Viene catturata dai vichinghi che vogliono usarla per le sue capacità mediche. Il marito la rintraccia; finge di non conoscerla e la sceglie come compagnia per la notte. Quando i due si rivedono, si danno alla fuga? Ovviamente no. Ne approfittano per farsi un'altra rotolata in un letto gentilmente concesso dal nemico. Il senso di frustrazione ero ormai arrivato all'apice.



Questa è una storia che parla di attrazione senza un briciolo di passione o sensualità, di magia senza sapere che cosa sia il reale meraviglioso, il fantasy o realismo magico, un racconto di guerra senza nessuna chiave eroica, epica o cruda, un racconto di avventura senza avventura. Onestamente è l' esempio di un romanzo scritto solo per se stesso senza nessuna capacità di comunicare al lettore qualsiasi emozione...in definitiva un enorme spreco di tempo..in questo caso, il mio.

VOTO: 2

giovedì 8 dicembre 2016

ROSS POLDARK di Winston Graham

Confesso che non conoscevo Winstam Graham, talentuoso scrittore inglese del novecento, a cui è associata la fama della saga dedicata all'aristocratica famiglia dei Poldark, seguita nell'arco di quasi 40 anni, dalla seconda metà del 700 fino ai primi decenni del secolo seguente. I suoi romanzi, tradotti in moltissime lingue e ormai considerati un classico del genere storico, erano già stati portati sul piccoli schermo con una serie televisiva che negli anni 70 era arrivata anche da noi. Non conoscevo neanche quella, ma per caso mi sono imbattuta nella nuova versione che la BBC ha realizzato un paio di anni fa e così ho scoperto questa piccola grande storia ambientata in uno spettacolare angolo di mondo come la Cornovaglia

Non sono una di quelle persone che una volta visto il film si annoia a leggerne il romanzo da cui è tratto. A mio parere sono due strumenti completamente diversi ed i libri mi permettono letteralmente di precipitare nell'animo dei personaggi, mentre i film ti danno una visione esterna che per quanto bella e piacevole non è mai cosi completa.  Così quando per il mio compleanno mi hanno regalato il primo volume della saga, ROSS POLDARK, ho iniziato l'avventura con un entusiasmo che fortunatamente è stato premiato. Che rivelazione è stata!

La storia, per quelli che stanno seguendo la serie televisiva, è quella nota anche se il primo volume racchiude quelli che corrispondono ai primi quattro episodi della prima stagione. Il giovane capitano Ross Poldark, dopo essersi arruolato nell'esercito per sfuggire alle conseguenze di una rissa, rimane ferito mentre combatte in America e viene dato per morto mentre impazza la guerra di indipendenza. Quando viene congedato e torna in Cornovaglia, dove si trova la sua casa e le sue proprietà, trova Elizabeth, la donna di cui è innamorato da sempre, fidanzata con suo cugino Francis. La proprietà di famiglia è in rovina, la miniera che era fonte di ricchezza chiusa e apparentemente esaurita e solo debiti per consolarlo.

Ross non si lascia abbattere dalle difficoltà (tratto tipico del personaggio)  e con determinazione e coraggio comincia a ricostruire la sua vita pietra dopo pietra. Un giorno in paese salva da un pestaggio Demelza Carne, una ragazzina figlia di un minatore ubriacone e violento e le da rifugio nella sua casa, offrendole un lavoro.  Particolarmente sveglia ed intelligente, Demelza diventerà parte integrante della sua famiglia, mentre la giovane cresce trasformandosi in una donna bellissima e alimentando pettegolezzi sulla loro stana convivenza.

Ma ROSS POLDARK non è solo la storia di Ross, del suo amore perduto per Elizabeth e della ricostruzione della sua eredità. È un racconto corale pieno di sfaccettature diverse, ricco di personaggi che conquistano il lettore, dalla dolce Verity, che sembra destinata a non poter realizzare il suo sogno d'amore, all'infelice Elizabeth, costretta a rimanere accanto all'uomo sbagliato, al debole Francis, incapace di reggere il paragone con il determinato cugino, per finire con la folla di personaggi minori che donano al lettore un quadro vivo e potente della Cornovaglia, terra dotata di una singolare bellezza, ma anche dura e spietata.

E la Cornovaglia è  indiscutibilmente un personaggio fondamentale della storia basti pensare al processo di umanizzazione a cui l'autore sottopone questo piccolo angolo di mondo. Cosi abbiamo un mare che si "stiracchia", delle nuvole che "si accovacciano in cielo", una luna che "palpita", con una prosa possente e bellissima che Graham utilizza per guidare i passi del lettore in quello che diventa un vero e proprio mondo. Terra bellissima la Cornovaglia, con qualcosa di selvaggio che si riflette anche in uno dei personaggi più riusciti del racconto, ovvero Demelza, selvaggia, ma allo stesso tempo duttile e adatta al cambiamento,  che passo dopo passo riuscirà a conquistare l'amore di un uomo che considerava tanto al di sopra di lei.

ROSS POLDARK è il primo romanzo di una saga di ampio respiro, scritto da un autore superbo, che conosceva il suo mestiere perché quando si arriva all'ultima pagina ci si stupisce che sia finito e si resta con il desiderio di sapere di più di tutti loro e questo e' proprio dei grandi romanzi e degli ottimi scrittori. Unico neo e' che ancora non si sa quando verrà pubblicato in Italia il seguito.

VOTO: 8

FRASI TRATTE DAL ROMANZO

"Un cattivo trattamento rende feroci anche i più dolci di noi".
(Ross Poldark)

***

"Io e lui siamo amici" disse.
"E allora?"
Lei non disse niente per qualche istante, "Io e Garrick abbiamo fatto tutto insieme. Non potrei mai lasciarlo a morire di fame."
"E allora?"
"Non potrei, signore. Non potrei..."
Scossa, cominciò a scendere da cavallo.
All'improvviso, Ross si rese conto che la cosa che ci teneva a scoprire si era rivelata qualcosa di molto diverso. La natura umana lo aveva colto di sprovvista. Perché se lei non riusciva ad abbandonare un amico, nemmeno lui poteva farlo.
(Ross e Demelza)

***


"Come vi siete permessi" disse Ross sulla porta d'ingresso "di andare a scatenare una rissa lasciandomi qui a casa a badare alle donne? Per chi mi avete preso?"
Nessuna risposta.
"Ricordatevelo, i guai che provoco io, li sistemo a modo mio."
(Ross a Jud e Jim Carter)

***
"Per me, Verity, l'inverno è finito. L'inverno e molto altro. Senza di te, non so che cosa ne sarebbe stato di me. Se ora l'inverno sta arrivando per te, pensi che potrei mai rifiutarmi di aiutarti solo perché vedo le cose in un altro modo§?Non posso farmi piacere l'idea che tu sposi Blamey, ma questo è solo perché il tuo benessere mi sta immensamente a cuore. Questo però non significa che non ti aiuterò in ogni modo possibile."
(Ross a Verity)

***

L'acqua cominciò a ribollire come dentro una pentola gigantesca; gorgogliava, schiumava e mulinava,  poi all'improvviso si aprì e divenne pesce. Sembrava il miracolo della Galilea rimesso in scena alla luce della luna della Cornovaglia.

***

"Non pretendo che tu ti prenda cura di te stessa per accontentare gli altri. Ma la prossima volta che hai una delle tue lune e decidi di fare qualcosa di assurdo, ricordati che hai un uomo egoista a cui pensare, e che la sua felicità dipende dalla tua."
(Ross a Demelza)

***

"Pensavo che anche a me sarebbe piaciuto viaggiare.Poi è arrivata la guerra e sono andato in America. E adesso, da quando sono tornato, non voglio che il mio piccolo angolo d'Inghilterra."
(Ross)

***

Gli sembrava che tutta la vita lo avesse condotto a quel preciso punto nel tempo che riuniva i fili disordinati degli ultimi vent'anni: l'infanzia spensierata passata a correre a piedi nudi sotto il sole, sulla spiaggia di Hendrawna, la nascita di Demelza nella squallida casa di un minatore, le pianure della Virginia e la fiera di Redruth, i complicati impulsi che avevano determinato la scelta di Elizabeth di sposare Francis e la semplice filosofia della personale fede di Demelza, tutto si era mosso, convergendo verso un'unica destinazione: verso quel momento di illuminazione, comprensione e completezza. Qualcuno - un poeta latino - aveva scritto che l'eternità consisteva nel trattenere e possedere la pienezza ella vita in un unico istante, nel qui e nell'ora, il passato, il presente ed il futuro.


L'AMANTE DI LADY CHATTERLY (Uk 2015)


Molti anni fa, quando ancora stavo studiando, mi sono imbattuta in  L'AMANTE DI LADY CHATTERLY, romanzo di D.H. Lawrence che tanto fece parlare di sé quando venne pubblicato, accusato di volgarità e sottoposto ad attacchi feroci, che si concentravano solo su alcune esteriorità senza considerare la profondità del messaggio, ovvero la celebrazione della vita anche nella sua componente squisitamente carnale e fisica, contrapposta all'aridità di una parte della società del tempo.  Al giorno d'oggi non ci si scandalizza più cosi facilmente come un tempo ed il romanzo di Lawrence è stato portato sullo schermo diverse volte, con più o meno successo.


Qualche anno fa per la rete britannica BBC è stata trasmessa un'ennesima versione dove il ruolo del fascinoso Oliver Mellors è stato  affidato ad un attore scozzese che si è  imposto all'attenzione mondiale con il ruolo di Rob Stark nel grande successo mondiale di IL TRONO DI SPADE e che più recentemente si è fatto apprezzare in Italia nel ruolo di Cosimo nella serie evento di Rai 1 I MEDICI.


Oliver Mellors e Lord Chatterley hanno vite in qualche modo parallele, ma sono collocati su due piani opposti della società. Il lato aristocratico e potente non sembra accorgersi di lui fino a quando, dopo la guerra che ha ridotto Chattetley su una sedia a rotella, Mellors si reca da lui a chiedergli un lavoro come guardiacaccia.


Oliver vuole vivere lontano dagli altri esseri umani, soprattutto dopo il trauma della guerra ed il tradimento della moglie che lo ha sostituito con un altro uomo durante la sua assenza. Pur vivendo isolato tra i boschi della tenuta, a contatto solo con la natura e gli animali, Mellors conosce Connie, la giovane moglie di Lord Chatterley, intrappolata in un matrimonio sterile, con un marito disposto anche ad accettare la sua infedeltà (purché sia con un uomo del loro stesso ceto) pur di avere il tanto desiderato erede.


Mellors e Connie invece scoprono una passione totale e sincera che abbatte tutte le barriere sociali inducendoli anche a sfidare la stessa società che li condanna.


Ho amato questa storia fin da quando l'ho scoperta e la rileggo e rivedo sempre con piacere. Eppure questa ennesima versione mi ha convinto poco, a parte il fascinoso Richard Madden che offre un Oliver Mellors da manuale, oscuro e chiuso verso il mondo che lo ha ferito, arrabbiato e sofferente. Manca però a mio modesto parere tutta la sensualità fondamentale in una storia come questa. Connie non appare particolarmente innamorata, e se non fosse per la scena finale in cui lo rivendica con forza, resteremmo con il dubbio che Mellors sia stato solo uno strumento al suo scopo. Lord Chatterley appare solo un uomo sofferente e arrabbiato e non emerge tutta la sterilità e l'egoismo che caratterizza il suo personaggio. Peccato perché alla fine la storia resta piacevole da guardare, ma è come vederla con distacco e da fuori, molto lontana dalla bellezza del romanzo.