giovedì 2 luglio 2026

SEN ANLAT KARADENIZ - Un inizio improbabile (22)


La nuova stagione riprende esattamente da dove ci aveva lasciati, con Tahir gettato nelle acque del Mar Nero dalla stessa Nefes. Ma, come spesso accade in questa serie, la logica si prende una pausa: la donna riesce, non si sa bene come, a infilargli un coltello tra le mani legate prima della caduta, permettendogli così di liberarsi mentre affonda e salvarsi. Un espediente narrativo piuttosto forzato, che però ormai non sorprende più.


Nel frattempo Nefes, resasi conto che Tahir è sopravvissuto, gioca d’astuzia e convince Vedat a chiamare la polizia per aiutare Mustafa, ancora in carcere per l’omicidio di Necip. Un tentativo fin troppo ingenuo di chiudere rapidamente una linea narrativa complessa: difficile credere che Vedat, con tutte le carte in mano, possa davvero cedere a una richiesta simile.


Le lunghe sequenze successive ci mostrano Tahir che tenta di risalire a bordo e affronta Vedat in uno scontro subacqueo che dovrebbe essere decisivo. I due si confrontano in un duello quasi epico, finché Tahir riesce a colpirlo, spingendolo contro l’elica del gommone. Vedat si ferisce gravemente e sprofonda in una nuvola di sangue. Tutto lascia pensare che sia finita davvero. Tahir riemerge, riabbraccia Nefes e i bambini, e per un attimo sembra che l’incubo sia finalmente alle spalle.


“Kuruldum” – “Mi sono salvata” – grida Nefes, trascinando con sé Yigit. Ma la tregua dura pochissimo: Vedat riemerge pochi istanti dopo, come se nulla fosse, aggrappandosi all’ancora. Una resurrezione che sfida qualsiasi logica. A questo punto è chiaro: la credibilità non è una priorità di questa storia, che può funzionare solo se accettata come racconto quasi mitico, totalmente improbabile.


Il ritorno a casa porta con sé una parvenza di normalità. Si organizza un grande barbecue per festeggiare la liberazione di Mustafa, e per un momento tutto sembra più leggero. Interessante, anche se un po’ inatteso, l’avvicinamento tra Berrak e Murat, uniti dal dolore causato da Vedat. Personalmente avrei trovato più coerente sviluppare il legame con Fatih, qui completamente lasciato in secondo piano. Nazar, invece, appare sempre più inquieta, quasi pentita delle sue scelte.


Resta aperto il nodo più delicato: Ceylan. Nefes è confusa, non sa cosa credere né come affrontare la verità, soprattutto nei confronti di Berrak. Tahir propone un test del DNA per fare chiarezza. Intanto però gli incubi tornano, insieme alla sensazione – più che fondata – che Vedat non sia morto. E infatti lo vediamo riemergere, vivo, con la testa fasciata, pronto a ricominciare da capo.


Berrak, ancora ignara della verità sulla bambina, decide di andarsene, ma Tahir riesce a fermarla, almeno per il momento. Lui e Nefes, però, procedono di nascosto con il test del DNA, prelevando una ciocca di capelli della piccola. Nel frattempo arrivano anche notizie positive, come la nuova gravidanza di Asiye, che porta un po’ di luce in un contesto sempre più cupo.


I mesi passano in attesa dei risultati – con tempi inspiegabilmente lunghi – e, come prevedibile, Vedat torna a farsi vivo, avvicinandosi ad Asiye con intenzioni tutt’altro che rassicuranti. La sensazione è che la storia continui a muoversi su binari sempre più improbabili, accumulando colpi di scena forzati.


Onestamente, questa deriva comincia a risultare più fastidiosa che coinvolgente. Non sono sicura di voler continuare la visione.

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