Devo ammetterlo: arrivata al sesto episodio di Meryem ero in uno stato d’animo abbastanza preciso. Coinvolta, sì. Ma anche un po’ irritata. Perché questa serie riesce benissimo a creare tensione, però a volte sembra voler tirare la corda della pazienza dello spettatore fino all’ultimo centimetro. Eppure questo episodio qualcosa lo muove davvero.
All’inizio si torna subito nella trama principale con Savaş, che continua a inseguire la verità come un uomo che non riesce più a fermarsi. C’è la scena dell’interrogatorio, con la polizia che cerca di ricostruire cosa sia successo davvero. Guardando quella scena si capisce quanto lui sia ormai guidato più dall’ossessione che dalla calma. Ogni dettaglio che emerge sembra solo aumentare i suoi sospetti su Oktay. E onestamente, da spettatore, è difficile non pensare che abbia ragione. Un altro particolare importante è che, durante l’interrogatorio, il nostro protagonista scopre un dettaglio molto importante: Derin e Oktay erano arrivati insieme alla casa nel bosco. Questa informazione gli fa capire che tra loro esiste una collaborazione nascosta.
Ma mentre questa tensione cresce, l’episodio introduce anche un’altra linea narrativa che mi ha colpito molto: il ritorno di Selma. Selma torna nella vita di Meryem cercando di rimettere insieme i pezzi della propria esistenza. Dopo tutto quello che è successo tra loro, vedere Meryem accoglierla e fidarsi di lei è uno di quei momenti che ricordano perché questo personaggio è così difficile da odiare. Meryem ha una capacità quasi disarmante di continuare a credere nelle persone. Il problema è che il passato di Selma non ha nessuna intenzione di lasciarla in pace.
C’è una scena davvero tesa in cui l’ex marito di Selma si presenta con alcuni uomini, arrogante e minaccioso. Il modo in cui parla, il modo in cui occupa lo spazio… è uno di quei personaggi che ti irritano subito. Non serve che faccia molto: basta la sua presenza per capire che porterà guai. E infatti i guai arrivano.
La parte più intensa dell’episodio arriva di notte. L’ex marito di Selma e i suoi uomini irrompono nella casa dove si trovano Selma e Meryem. È una scena che cambia completamente il ritmo dell’episodio: da tensione psicologica si passa a una situazione davvero pericolosa. Le due donne cercano di resistere, ma la situazione sta chiaramente degenerando. E proprio quando sembra che le cose stiano per finire molto male… arriva Savaş.
È uno di quei momenti che funzionano perfettamente nella logica del melodramma: l’ingresso improvviso, lo scontro con gli aggressori, la tensione che si scioglie tutta insieme. Savaş interviene e riesce a fermarli, salvando Meryem e Selma.
Ed è qui che succede una cosa interessante. Per tutta la serie fino a questo momento Meryem ha visto Savaş come l’uomo che la perseguita, che la accusa, che non le dà pace. Ma dopo quella notte non può più guardarlo allo stesso modo. Per la prima volta lui non è solo il suo accusatore: è anche l’uomo che è arrivato a salvarla. Da questo momento Meryem non lo guarderà più come prima.
Intanto sullo sfondo continua a muoversi Oktay, che rimane uno dei personaggi più frustranti della serie. Ogni volta che appare sembra sempre avere il controllo della situazione, sempre pronto a manipolare la realtà per proteggersi. Guardandolo si prova quella sensazione tipica: lo spettatore vede chiaramente il problema, ma i personaggi intorno a lui sembrano arrivarci sempre con qualche episodio di ritardo.
Nel frattempo Savaş continua anche la sua indagine. Scopre che Oktay ha ricevuto una tangente da Yurdal per un dossier preso dalla casa di Turan e prepara un piano per dimostrarlo. L’obiettivo è mostrare la verità direttamente a Meryem, perché solo così potrà convincerla che l’uomo di cui si fida è in realtà corrotto. Speriamo che questa volta non si lasci convincere nuovamente dalle bugie di Oktay.
Alla fine del sesto episodio la sensazione è chiara: la verità non è ancora esplosa, ma qualcosa ha iniziato a incrinarsi. I rapporti tra i personaggi stanno cambiando e alcune certezze stanno lentamente cedendo. E io mi sono ritrovato a pensare una cosa che all’inizio della serie non avrei mai immaginato: sto iniziando davvero a tifare per Savaş.

















































