mercoledì 6 maggio 2026

KUZGUN - Il grande gioco (16 - Finale di stagione)


 "Il grande gioco che hai detto è vivere!" è la frase che Dila lascia scritta sul muro sopra il disegno  di lei e Kuzgun tenendosi per mano. È uno dei momenti clou di questo finale di stagione trepidante, pieno di adrenalina, che lascia senza fiato praticamente dal primo secondo all'ultimo in uno dei finali più palpitanti delle dizi che ho visto. Davvero al cardiopalma! Mi ha portato avanti solo la consapevolezza che c'erano altri episodi e che la storia non poteva chiudersi in questo modo, anche se, in un mondo ingiusto, ci avrebbero davvero lasciato su quel tetto, con il nostro eroe ormai irrimediabilmente perso, con il corpo di Dila tra le braccia.


Le cose che succedono sono, come detto, davvero tantissime. Dila e Kuzgun sono ormai davvero distanti, dopo la morte di Rifat, anche se il nostro eroe è palesemente innamorato e sembra soffrire più di Dila vedendola così smarrita, lacerata, addolorata. Quando la sorprende davanti casa sua, vagando come un'anima in pena nella notte, con troppi sentimenti che la travolgono e la annientano, vince l'imposizione che si è dato di non avvicinarsi, anche perché Dila sembra stare male. Il dolore l'ha lacerata, non dorme, non mangia, cerca di capire come vendicarsi, come tirare fuori tanto dolore.


Vedendola vacillare interviene e la soccorre quando sviene davanti al cancelletto di casa di Rifat. La porta in ospedale e per un attimo sembra quasi sperare che il malessere di lei possa derivare da una possibile gravidanza, ma Dila ha gettato via il suo anello, l'amore sembra andato (non è così e lo capiremo più avanti), ma sono andati oltre e non c'è possibilità di tornare indietro. La dottoressa spegne le sue speranze. Quello che ha Dila è dolore allo stato puro e le raccomanda di alimentarsi bene e di evitare emozioni forti, ma la vita di Dila ormai è ben oltre la possibilità di serenità.


Kuzgun non la lascia andare, l'accompagna, rifiuta di andare via e quella sera, mentre si confrontano, Dila cede al suo cuore e si lascia andare tra le sue braccia, braccia che la stringono, la cercano e che non riescono più a negare i sentimenti che le animano, anche se la bocca di Kuzgun resta chiusa e non dichiara quell'amore che appare evidente. La mattina dopo Dila però è la prima a svegliarsi e ha le idee chiare su quello che deve fare. Sembrerebbe volergli lasciare la carta del divorzio sul cuscino accanto a lui, ma non riesce perché il legame ancora c'è, nonostante tutto, ma lei è decisa. Sembra aver tracciato il confine, quindi scrive la famosa frase "Il grande gioco di cui parlavi è vivere. Amami o uccidimi!".


Per il resto della giornata Kuzgun la cercherà inutilmente, mentre Dila contatterà il famoso Ferman, decisa a compiere la sua vendetta, a trovare Behram Adivar e a vendicare il padre ucciso nel peggiore dei modi. E Kuzgun? Ovviamente mille difficoltà anche per lui. La madre viene rapita dagli uomini di Ali e rinchiusa nello stesso container dove era stato portato Rifat. La dinamica è la stessa e Kuzgun arriva disperato, con la consapevolezza che, se aprirà la porta, la madre morirà, ma c'è anche un timer che non gli permette di muoversi con tranquillità. L'azione è adrenalinica, il timore di perderla infinito ma l'uomo riesce a liberarla prima che la pistola spari.


Per la prima volta, davanti al timore di perderla, kuzgun smette di chiamarla Meryem Hanim (Signora Meryem), ma la chiama semplicement e"Annem" (Mamma) riconciliandosi con lei e con i sentimenti che aveva messo da parte, ma ormai Kuzgun è un uomo diverso e innegabilmente non può accettare che chi ha messo in gioco la vita della madre possa sopravvivere. Rintraccia Ali, a cui spara alle mani, anche se l'uomo gli rivela di essere stato solo una pedina di Ferman Adivar, il misterioso uomo che si muove intorno a loro e che sembra avere legami con Yusuf Cebeci, il padre scomparso. 


Ma intanto Dila ha raggiunto Behram sul famoso tetto, con l'obiettivo di eliminarlo una volta per sempre. È qui che Kuzgun la troverà in questa scena finale di sequenza, terribile e drammatica, che porta i tre personaggi a un confronto serrato. In un primo momento l'arrivo di Kuzgun sembra un motivo di speranza per Behram, anche perché il nipote punta l'arma contro Dila, ordinandole di abbassare l'arma. Lei lo guarda divisa tra il dolore e il menefreghismo, anche se poi finisce con abbassare la pistola. È una strategia, in quanto il suo vero obiettivo è proprio Behram, che ha scoperto essere coinvolto nel rapimento di Meryem. 


Eppure che dire, quella scena di Kuzgun che punta l'arma contro Dila, apparentemente per salvare il nonno mafioso, produce un certo brivido e gli occhi di Dila (bravissima Burcu Biricik) rivelano tutto il dolore e il cuore in frantumi davanti a quell'ennesimo dolore. Ma Kuzgun in realtà vuole vendicarsi del nonno, dietro a tutti i complotti e alle tragedie della sua famiglia, e lo uccide con un sangue freddo che ormai ha conquistato. Ma per Dila è troppo tardi, mentre il mondo intorno esplode nella follia. Si è scoperto l'omicidio commesso da Kartal, la polizia lo cerca, ma cercano anche Kuzgun, mentre Fusun colpisce Ali, sperando di vendicare la morte del fratello, e finendo a sua volta uccisa per una spinta che l'uomo le dà cercando di difendersi.


E Dila? "Ho capito una cosa, quando mi ha puntato contro la pistola", gli rivela anche se Kuzgun cerca di spiegarle di averlo fatto per ingannare Behram. "Non m'importava niente di morire, non volevo solo che tu diventassi il mio carnefice. Voglio solo che tutto questo finisca" mormora e quando punta la pistola sul suo cuore, Kuzgun dimentica tutti i muri, le reticenze, i dubbi e le grida di non farlo, le confessa di amarla, ma è troppo tardi e Dila spara. Come possono lasciarci così? La bellezza delle serie concluse è che potrò andare a recuperare subito per scoprire cosa succederà. Davvero però un finale sconvolgente!

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