lunedì 13 luglio 2026

Maraşlı - Un uomo solo (11)


E la resa con cui si chiudeva il precedente episodio era soltanto una finta, un modo per avvicinarsi al loro capo e poi eliminarlo. Con una mossa abile, Maraşlı riesce a liberarsi anche degli ultimi uomini che gli si erano opposti, ma la sua vera preoccupazione resta Mahur. La porta in ospedale sconvolto, terrorizzato dalla possibilità che possa morire per colpa sua.


Nel frattempo, la notizia arriva a casa Türel ed esplode come una bomba. Persino Necati, che sembra quasi immune al dolore della sua famiglia, reagisce immediatamente, chiamando Savaş per capire se ci sia lui dietro tutto questo. Poi tutti corrono in ospedale, dove scoprono la gravità delle condizioni della ragazza.


Mentre la famiglia aspetta disperata notizie, Maraşlı è completamente divorato dalla vendetta. A poco serve il tentativo di Halil, l’agente segreto che coordina l’operazione, di riportarlo alla ragione e ricordargli quanto sia importante mantenere segreta la sua identità. Per Maraşlı conta solo trovare Sami, l’uomo che ha sparato a Mahur e ferito una donna innocente a causa sua. E la sensazione è che la situazione stia lentamente sfuggendo di mano persino ai brillantissimi servizi segreti.


Con l’aiuto del suo amico soldato, Maraşlı rintraccia Acar, il padre di Sami. Dopo essersi liberati dei suoi uomini, riescono a ferirlo e a ottenere informazioni sul nascondiglio del figlio. Ma nel frattempo compare una nuova figura inquietante: un criminale ancora più potente, arrivato per rimettere ordine in un mondo che un solo uomo è riuscito a destabilizzare completamente.


Mahur si salva. Riapre gli occhi. E la prima cosa che chiede al padre è se Maraşlı stia bene. Quel legame tra loro continua a esistere, anche quando nessuno dei due riesce davvero a viverlo fino in fondo. Ed è proprio questo a renderlo così struggente dentro una storia tanto cupa.


Poi Maraşlı si reca in ospedale per congedarsi definitivamente da Mahur. Si sente responsabile per tutto quello che le è accaduto e le promette che non le farà più del male. Prima di andare via le lascia il suo quaderno di poesie, quasi fosse l’unico modo che conosce per dire davvero ciò che prova. Anche Aziz, ormai messo in guardia da Savaş, lo affronta duramente e gli ordina di stare lontano da sua figlia. Ma Maraşlı sembra ormai deciso a sacrificarsi in una vera e propria missione di vendetta.


Tornato dalla figlia, viene assalito dagli uomini di Savaş, mandati lì per intimidirlo e costringerlo a rinunciare alla caccia contro Sami. Savaş, infatti, è ormai legato a un grosso trafficante infastidito dai danni che Maraşlı continua a causare ai loro affari. Ma lui prosegue per la sua strada, solo, sostenuto soltanto dall’amicizia fedele di Neczat. Affida Zeliş alla signora Şirin e a suo marito, chiedendo loro di prendersi cura della bambina, e poi si consegna completamente alla sua missione, proprio come farebbe un soldato pronto al sacrificio.


Mahur, inizialmente confusa, non ricorda bene il loro ultimo incontro. Ma i ricordi tornano lentamente. E proprio il giorno dell’assalto al rifugio di Sami decide di chiamarlo. Capisce che sta andando incontro a una missione suicida e lo implora di fermarsi, di non fare qualcosa di cui potrebbe pentirsi, di raggiungerla invece in ospedale. Ma Maraşlı non si ferma.


E la sequenza dell’assalto è puro cinema d’azione: due uomini addestrati alla guerra avanzano contro un esercito di criminali armati, abbattendoli uno dopo l’altro con una precisione spaventosa.


Sami non riesce a salvarsi, nemmeno con l’intervento di Savaş che tenta di portarlo via. Maraşlı non dimentica il sangue di Mahur sulle sue mani. E anche se esita, ricordando le parole della ragazza, alla fine sceglie la vendetta. Quando poi si presenta in ospedale, basta uno sguardo a Mahur per capire cosa ha fatto. E il muro tra loro sembra alzarsi ancora di più.


Adesso mi chiedo davvero cosa succederà a Maraşlı, perché si è messo da solo tra due fuochi: da una parte la criminalità, dall’altra i servizi segreti. Un uomo solo, che sembra non vedere altra strada se non quella del martirio.

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