sabato 13 gennaio 2018

Angelica alla corte del re di Anne e Serge Golon (Vol IV) - Citazioni



FRASI TRATTE DAL LIBRO


Di menzogna in menzogna, di idea in idea, di audacia in audacia. sarebbe riuscita a salvarsi, a salvarli. Ne era sicura.(Angelica pensando a se stessa e ai figli)

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La ricchezza è la chiave della libertà, il diritto di non morire, di non veder morire i figli, il diritto di vederli sorridere. Se i suoi beni non fossero stati confiscati, ella avrebbe sicuramente potuto salvare Joffrey.  Ma subito la giovane donna scosse la testa. A questo non doveva più pensare, perché allora il gusto della morte le si insinuava nelle vene ed ella era presa dal desiderio di dormire in eterno, come si può dormire sul filo d'un acqua che vi trascina.



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Cantor era la sua forza, Florimond la sua fragilità: rappresentavano i due poli della sua anima.(Angelica pensando ai figli)



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«Tu sei un ricordo troppo atroce per noi, una catastrofe, una caduta che ci ha spezzato il cuore, per quel poco che ne abbiamo. Per fortuna, pochi hanno saputo che eri nostra sorella...tu, la moglie dello stregone bruciato vivo in piazza de Grève!».(Il fratello ad Angelica)


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«Gli uomini hanno corrotto tutto ciò che hanno toccato. Di quello che Iddio ha dato loro di più sacro, la religione, essi hanno fatto un guazzabuglio di guerre, d'ipocrisia e di sangue che mi fa venire il vomito. In una giovane donna che ha voglia di essere baciata in un giorno d'estate, penso che Dio riconosca almeno l'opera della sua  creazione, visto che è stato lui a farla così».(Angelica a Audiger)


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«Voglio te. La tua vista ed il tuo contatto bastano a saziarmi. Voglio le tue labbra a ciliegia, le tue gote di pesca.Tutto di te è diventato commestibile.Non si può sognar di meglio per un poeta affamato...La tua carne è tenera».(Claude Le petit ad Angelica)



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«Non ho già una volta arrischiato la vita e la carriera per voi? Potevo ben rischiarla una seconda volta. Voi siete, signora, ahimè, una deplorevole abitudine, e temo davvero che, nonostante una mia naturale prudenza, sarà per questo che finirò con rimetterci la pelle».(Desgrez ad Angelica dopo che Sorbona l'ha salvata dagli aggressori della Maschera Rossa)



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«Se non sono capace di trattenere un uomo per un quarto d'ora, mi domando perché mai Dio mi ha fatto nascere di sesso femminile».
(Angelica pensando a come fermare Desgrez dal raggiungere Claude a Montmatre)


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«Occhi verdi: un colore che porta disgrazia. È dunque vero», si disse. «Io porto disgrazia a chi mi ama ... o a chi amo».(Angelica pensando a Claude il poeta, a Nicola e a Joffrey)


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«Ancora un consiglio, signora, se lo permettere ad un modesto poliziotto: guardate sempre davanti a voi, non volgetevi mai al passato. Evitate di rimuovere le ceneri... quelle ceneri che sono state disperse al vento. Perché, ogni volta che ci pensate, vi verrà desiderio di morire. E io non sarò sempre lì per risvegliarvi in tempo...».(Desgrez ad Angelica)



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«Vi conosco bene, signora Morens. Vi ho veduta in casa di Ninon e di altre persone. Siete allegra come una fanciulla, bella come una cortigiana e avete il cuore riposante di una madre. Inoltre, sospetto che siate una delle donne più intelligenti del regno. Ma non ne fate mostra, perché siete furba e sapete che gli uomini temono le donne sapienti».(Il principe di Condé ad Angelica)


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Aveva lottato troppi anni con la sorte con strumenti di talpa rissosa. Ecco che la incontrava faccia a faccia sul suo terreno, nella sua follia. L'avrebbe affettata alla gola, l'avrebbe pugnalata. Anche lei era pazza, pericolosa e incosciente come la stessa sorte. Erano pari!(Durante la partita dell'oca quando Angelica vince al Principe di Condé il palazzo di Joffrey de Payrac)



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«Lo hai riconosciuto?».«L'ho riconosciuto come un cane riconosce il padrone, ma non ho visto il suo volto. Portava una maschera...una maschera di acciaio brunito...Ad un tratto si è cacciato nel muro e non l'ho visto più».
(Angelica interrogando il vecchio Pascal sul fantasma di suo marito)


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«Tu sei come un diamante», disse, « una pietra nobile, dura, intransigente...ma semplice e trasparente. Ignoro quali colpe tu abbia potuto commettere durante questi anni in cui sei scomparsa, ma sono convinto che, se le hai commesso, è stato perché, spesso, non potevi fare diversamente. Tu sei davvero come i poveri, Angelica, pecchi senza saperlo, contrariamente ai ricchi e ai grandi...».(Il fratello Raimond ad Angelica)



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«Joffrey, dove sei? Perché questa luce che si precisa quando la fiamma del rogo si è spenta da cinque anni... Se tu erri ancora sulla terra, ritorna da me!».(Angelica pensando al primo marito)


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«Ninon de Lenclos ha ragione», disse ancora a se stessa; «quella che provoca, in amore, i maggiori malintesi, è che gli orologi del desiderio non suonano sempre alla stessa ora».

ANGELICA ALLA CORTA DEL RE di Anne e Serge Golon (Vol. IV)


Andando alla riscoperta di questa storia della mia infanzia, leggendolo con la consapevolezza che oggi ho della natura umana e dei suoi sentimenti, devo dire che sto riscoprendo e perdendo personaggi. Quando ero bambina ero infatuata di Nicola Merlot, noto presso la Corte dei Miracoli come il pericoloso Calembradaine. Ovviamente molto era dovuto al fascino intramontabile del nostro Giuliano Gemma, di cui mi invaghì nei film che arrivarono da noi.


Leggendo il libro, ero rimasta turbata da questo ragazzotto mai cresciuto, incapace di sedurre Angelica, l'amore della sua vita, e divorato da una gelosia possessiva che a volte lo rendeva maledetto e che la nostra eroina non riusciva proprio ad amare. Oggi rileggendo quelle pagine, invece, capisco il comportamento dell'eroina, che era passata dalle tecniche amorose raffinate di Joffrey de Peyrac e della sua Corte di piaceri a quelle piuttosto elementari di Nicola.


Chi invece ho riscoperto con entusiasmo è l'oscuro avvocato François Desgrez, completamente passato per non percepito durante la mia adolescenza. Desgrez ritorna in scena anche in ANGELICA ALLA CORTE DEL RE, quarta parte del secondo volume intitolato Le chemin de Versailles, che racconta il lungo percorso affrontato dalla protagonista dalla miseria della corte dei miracoli fino alla ricchezza borghese, che le deriva dal commercio del cioccolato, e al tentativo di riconquista del titolo nobiliare e della posizione perduta.


Angelica affronta le difficoltà con ingegno e volontà. Avendo trovato rifugio, dopo la morte di Calembradaine e la riconquista dei suoi figli, presso la taverna de "Il Gallo Ardito", la sua natura imprenditoriale le permetterà di trasformare l'umile e sporca rosticceria, in uno dei posti più interessanti e attraenti della capitale, mentre intreccia una relazione con il poeta Claude Le Petit, altro cuore che lastricherà la strada che la riporterà in alto.


Pur utilizzando le sue conoscenze, il destino (ed i nobili), sembrano accanirsi su di lei quando una sera, un gruppo di loro, tutti mascherati, aggrediranno il povero padrone della taverna, uccidendo il piccolo Linot, il bambino che lei aveva riscattato dal terribile Coesre. 


L'orrore di quest'episodio, di cui sono colpevoli il fratello del re, il suo favorito ed altri nobili, con la presenza del crudele Philippe de Sancé, il cugino che avevano conosciuto nel lontano castello di Plessis.-Bellière, segnerà una svolta importante nella vita turbolenta di Angelica, che riuscirà a sfruttare l'episodio per poter ottenere, grazie all'intercessione di Desgrez, divenuto poliziotto, per ottenere la concessione per l'esclusiva della vendita del cioccolato, pur sacrificando, nel cammino, il povero Claude, travolto ancora una volta dal destino fatale di Angelica.


Eppure il mio cuore è tutto per Desgrez, che non solo ricompare periodicamente nell'esistenza della nostra eroina (alla quale confessa di averla riconosciuta quando era la compagna di Calembradaine e l'avevano sorpresa a rubare nella casa di un farmacista), ma riesce anche a scuoterla da un momento terribile di disperazione, che sembrava volerla trascinare direttamente nelle acque della Senna.


La sua determinazione, basata soprattutto sul desiderio di riscattare il proprio nome e di restituire ai figli, Florimond e Cantor, quello che gli è stato sottratto, la induce a porsi come obiettivo quello di recuperare il titolo nobiliare, per accedere a Versailles.


Divenuta famosa per l'enorme ricchezza accumulata nel giro di pochi anni, grazie non solo al commercio nel cioccolato, ma anche ad una diversificazione degli affari che sostanzialmente fa di lei una vera e propria borghese, Angelica non si ferma e comincia a frequentare nobili decaduti e non. Tra di loro incontra anche il Conte di Condé, ora proprietario del castello parigino dei Peyrac. 


L'emozione che emerge ogni volta che il passato, doloroso, si riaffaccia nella vita di Angelica è uno degli elementi chiave. Sono passati molti anni, ma Joffrey è ancor aun ricordo che sanguina. Lei riuscirà con un colpo di fortuna a ritornare in possesso della sua casa, mentre si gioca la partita più rischiosa, pur di tornare ad essere nobile, ovvero quella di ricattare il cugino Philippe con la storia del cofanetto di veleno che lei aveva nascosto quando era solo una ragazzina.


Philippe è un personaggio odioso e pericoloso, che non sembra subire il fascino di lei, ma che si piega in nome dei segreti di famiglia, pur di metterla a tacere. Cede quindi al suo ricatto, sposandola, ma determinato a rendere la sua vita miserabile. La verità è che Philippe cadrà, come sono caduti in tanti prima di lui, vittima di una donna che, oltre la bellezza, possiede intelligenza e carattere, elementi che contribuiscono a fare di lei un'eroina leggendaria.



martedì 9 gennaio 2018

Uno scapolo da sposare di Marianna Vidal

Uno scapolo da sposare è il nuovo, appassionante romanzo di Marianna Vidal, che con la serie Latinos dimostra di aver creato un mondo, dove i personaggi vivono parallelamente una loro esistenza, interagendo tra loro.




Il quarto volume della saga, come sempre autoconclusivo, è dedicato al personaggio di Luís Alvarez, che appare per la prima volta nel volume di esordio di Marianna, Vieni via con me.Luís è infatti il fratello donnaiolo di Clark.




Personaggio affascinante che aveva strappato non pochi sorrisi e qualche sospiro, tanto da sperare in una storia tutta sua e dopo Il tuo bacio tra mille e Una cena di Natale, arriva con Uno scapolo da sposare.





In verità, Luís tecnicamente non è scapolo, ma vedovo. Particolare non da poco, visto che dalla prima unione è nata una figlia, Rosa, rimasta orfana a pochi mesi dalla sua nascita, ma per il nostro protagonista non fa alcuna differenza. Dopo l'esperienza vissuta non ha alcuna intenzione di impegnarsi seriamente con nessuna, pertanto all'altro sesso basta sapere che lui è disponibile a un incontro romantico, o anche solo sessuale, ma oltre una cena a lume di candela e una rotolata nelle lenzuola non c'è margine.




Scaltro a scovare i soggetti adatti, è convinto di poter evitare l'amore per molto, ma molto tempo.
La pensano diversamente i familiari, determinati non solo a fargli cambiare ideaa, ma a trovargli la donna che lo farà capitolare, trascinandolo all'altare.
Luís li lascia fare. Non esiste la donna che riuscirà in tale intento.
Almeno, così lui crede, ma dall'Europa, incontrollata e completamente fuori dai suoi schemi, arriva Monica, la cugina di Giulia, sua cognata.




Monica è quanto di più distante dallo stereotipo a cui lui è abituato. Insomma, è carina, leggermente sovrappeso, curvy, si dice oggi e non ha niente di quello che cerca in una donna. Questo dovrebbe tenerlo al sicuro, ma è proprio l'eccessiva sicurezza a trarlo in inganno, perché con lei sta bene, ride, scherza e si apre... Così, senza che se ne renda conto, quella che non doveva rappresentare il pericolo, si palesa per quello che è... Una ladra che intrufolatasi nella sua vita gli ruba il sonno e la ragione, costringendolo ad ammettere, almeno con se stesso che c'è ricaduto di nuovo.




Da scapolo impenitente è per l'ennesima volta ostaggio di Cupido e il suo aguzzino non ha nessuna intenzione di lasciarlo andare, anche se lui si dimena, si contorece e giura e spergiura che non cadrà. E con la sua sciocca determinazione rischia di mandare a monte l'occasione di una vita, perché Monica è interessata a lui, ma non è così disperata da suicidarsi, pertanto all'ennesimo rifiuto, lo mette da parte, per accogliere quello che le offre la vita, incendiando la feroce gelosia di un uomo che non è innamorato.Divertente, profondo e mai scontato, l'ultimo romanzo di Marianna Vidal conferma il talento di un'autrice che è fuori dalle mode, che piace per l'attenzione ai personaggi, alla trama e alle ambientazioni meno sfruttate.
Se siete amanti del romance, ma siete stanche dei soliti intrecci, vi consiglio di leggere questo romanzo e di recuperare magari, l'intera saga, perché è veramente molto carina. 

sabato 6 gennaio 2018

Angelica alla corte dei miracoli di Anne e Serge Golon (Vol. III)



La terza parte della serie dedicata alla romantica figura di Angelica è ANGELICA ALLA CORTE DEI MIRACOLI, o meglio la prima parte del secondo volume dal titolo originale Le chemin de Versailles. 


Avevamo lasciato la nostra eroina completamente smarrita e persa, dopo la morte di Joffrey e la separazione dai figli. Sola, senza più nessun appoggio, Angelica si perde letteralmente per le strade di Parigi e vagando finisce presso il Cimitero degli Innocenti, un luogo oscuro e pericoloso, dove i derelitti della società hanno dato vita ad un loro piccolo mondo, con regole feroci, dove chi sopravvive è solo il più forte.


La sua bellezza continua ad attirare l'attenzione degli uomini e diventa oggetto di contesa tra lo storpio Coesre ed il pericoloso bandito noto con il nome di Calembredaine, che si contendono il territorio a colpi di coltelli e violenza. A vincere è proprio quest'ultimo, che si rivelerà essere Nicola Merlot, l'amico d'infanzia di Angelica.


Il ragazzo è diventato un uomo feroce, pronto a tutto pur di avere il cuore ed il corpo dell'unica donna che abbia mai amato. Angelica però è come intontita dal dolore e riesce solo a pensare al suo desiderio di vendetta. Così chiede a Nicola, come dono del loro accordo, la morte del prete che ha condannato Joffrey.


L'uomo, tormentato dall'idea dello stregone che ha fatto bruciare sul rogo, finisce per morire d'infarto, aggredito dai pitocchi di Calambredaine. Da quel momento Angelica diventa la donna del capo, la creatura bellissima che suscita la passione, ma che nessuno osa neanche sfiorare per timore dell'ira del loro capo.


Mentre lei sprofonda nelle miserie umane, permettendo ad Anne e Serge Golon di rappresentare una società degradata e terribile dove i deboli, donne e bambini non sono che merce da sfruttare, emerge la figura turbolenta e violenta, malinconicamente incapace di tenerezza, del bandito Calembredaine, che non riesce, malgrado il potere raggiunto, ad affrancarsi dal ricordo della differenza sociale che lo ha sempre separato da Angelica.


La nostra eroina però è ben lontana dal riuscire a donargli il suo cuore, troppo presa dal suo percorso di elaborazione del dolore, che la porterà ad un certo punto a desiderare riscattare i propri figli, a cui era stata costretta a rinunciare.
Sarà proprio l'attaccamento per il piccolo Canton e l'atterrito Florimond, nel quale rivede tratti del suo amore perduto, che l'aiuteranno a rialzarsi, fino al finale dove, mentre le bande di miserabili si uccidono tra di loro, lei combatterà per liberare i suoi figli e spiccare nuovamente il volo.


Ancora una volta un episodio denso e fascinoso, con una scrittura possente, dove la miseria della corte dei miracoli sembra più oscura e drammatica, accentuata anche da quei riferimenti alla corte di Luigi XIV che appare così distante dalla stessa Angelica. 


Joffrey, pur non presente nel racconto, continua a mantenere un suo fascino, come una ferita aperta che ritorna a sanguinare con una frase o un personaggio che ricompare, anche solo per un attimo, nella vita della nostra eroina. Come al solito ottima ricostruzione storica e personaggi pieni di sfaccettature.




FRASI TRATTE DAL ROMANZO



«Ti dirò... Non c'eri che tu nella mia vita...Sono come uno che non sia al posto suo e continui ad andare di qua e di là, senza rendersene conto... Il mio solo posto eri tu».
(Nicola ad Angelica)


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Poi trionfante, Nicola Merlot, nativo del Poitou, ex pastore fattosi lupo, si volse verso colei che sempre aveva amata e che il destino le restituiva.




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«Con questa tua piccola zucca di contessa, non hai dunque capito ciò ch'è bruciato in piazza de Grève insieme a quello stregone di tuo marito? È tutto ciò che, prima, ti separava da me. Servitore e contessa, questo non esiste più. Io sono Calembredaine, e tu ... tu non sei più niente».
(Nicola ad Angelica)




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«Nessun primo ministro, nessun favorito. Voi solo, il padrone...»
(Mazzarino sul letto di morte a Luigi XIV)



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«Ora lo so...Non mi apparterrai mai. Perché non è questo solo ch'io voglio, ma il tuo cuore».
«Non si può avere tutto, mio povero Nicola», fece Angelica con tono di saggezza. «Un tempo, avevi una parte del mio cuore, ora hai il mio corpo intero. Un tempo, eri il mio amico Nicola, ora sei il mio padrone Calembredaine. Tu hai ucciso anche il ricordo dell'affetto che provavo per te, quando eravamo bambini.Ma sono legata ugualmente a te, in un altro modo».
(Angelica e Nicola)




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«Quel che gli occorre è che, per molto tempo, non abbia mai più fame, mai più freddo, mai più paura, che non si senta più abbandonato, che abbia intorno a sé gli stessi volti...Quel che gli occorre è un rimedio che non posseggo nei miei vasi: essere felice».
(Gran Matteo ad Angelica su Florimond)



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«È finita», diceva fra sé. «Non voglio più miseria, né essere costretta a fare cose terribili come quella di uccidere il Grande Coesre, o difficili come andare a letto con il capitano della guardia. Non sono cose per me. A me piace la biancheria fine e i bei vestiti.m Voglio che i miei figli non patiscano più né fame, né freddo, che siano ben vestiti e considerati. Voglio che riabbiano un nome...Voglio riavere un nome...Voglio ridiventare una gran dama».
(Angelica)

ANGELICA E IL GIUSTIZIATO DI NOTRE-DAME di Anne e Serge Golon (Vol. II)


Il secondo appuntamento letterario con le vicende di Angelica e Joffrey de Peyrac li porta alla corte di re Luigi XIV. In verità questa parte corrisponde a quella finale del primo volume originale, Angélique Marquise des Anges, che venne pubblicato in Italia in due parti, guidati dalla convinzione (forse giusta, ma a me comunque incomprensibile) che il pubblico italiano non l'avrebbe apprezzato per via della sua lunghezza.


In realtà ANGELICA LA MARCHESA DEGLI ANGELI ci raccontava dell'infanzia di quest'eroina romantica e passionale, le sue origini, le amicizie ed i sogni infantili, per poi accompagnarla durante la sua crescita fino alle nozze, combinate, ma poi estremamente felici con un uomo singolare come Joffrey de Peyrac.


La struttura narrativa richiedeva obbligatoriamente una sua evoluzione drammatica, dopo la gioia dell'amore e della maternità, ma questa fu relegata, per scelte commerciali in questo volume separato che ci racconta fondamentalmente il declino e il tormento della nostra eroina e del suo sposo.
La presenza a corte di Joffrey de Peyrac e della sua bellissima sposa, infatti, finisce per suscitare mille invidie e risentimenti, alimentati da alcuni storici nemici che mai hanno dimenticato la storia del cofanetto con il veleno destinato al sovrano. 


Il Re, infastidito dal potere e dal successo di un vassallo che potrebbe, potenzialmente, ribellarsi a lui e aspirare al trono, decide di farlo arrestare durante una festa. Angelica, disperata, scopre della scomparsa del marito e inizia una ricerca spasmodica che la porterà a bussare alla porta di Ortensia, la sorella con la quale aveva sempre avuto un pessimo rapporto, ma che adesso vive a Parigi con il marito procuratore.


Ortensia è invidiosa di Angelica e allo stesso tempo preoccupata per le ripercussioni che la presenza di una sorella compromessa potrebbero avere sul suo benessere. Sarà però il cognato a presentare alla donna l'avvocato Desgrez, oscuro giovane di legge, povero in canna, e poliziotto a tempo perso, che finirà per abbracciare la causa di Joffrey de Peyrac, accusato di commercio con Satana.


Mentre Angelica cerca disperatamente appoggi, per aiutare il marito, finisce sempre più isolata, vittima anche di vari attentati che puntano ad eliminarla e cancellare con lei il segreto che ha condiviso ingenuamente con il marito, ovvero quello del cofanetto di veleno ancora nascosto nel castello di Plessis-Belliere.


Tutti i suoi sforzi, l'appassionata difesa di Desgrez, l'aiuto da parte del fratello prete, l'intervento della chiesa, a nulla valgono contro l'onda travolgente dei suoi nemici che si abbatte su di lei senza pietà, distruggendo tutto il suo mondo felice.


La parte finale del processo e della condanna sono quelli decisamente più emozionanti, forti di una scrittura possente e ricca, solida nella narrativa delle vicende storiche, seppur romanzate, con personaggi dal carattere determinato e con un fascino che solo la scrittura riesce a dare.


Costretta a rinunciare a tutto, dopo la perdita dell'amore, il romanzo si chiude in maniera drammatica e solo la consapevolezza che si tratta del primo capitolo di una lunga saga, permette al lettore smarrito di riemergere dall'intorpidimento e dall'emozione di una simile conclusione. Avvincente, comunque, è un genere di racconto adatto a tutte le anime romantiche, che vogliono storie non superficiali, ma ben costruite che, come tali, sanno dare emozioni molto più possenti e durature.




FRASI TRATTE DAL ROMANZO


«Voi, almeno, non ci credere, no?».
«Io sono un libertino, signora. Non credo né a Dio né al Diavolo».
(Angelica e l'avvocato Desgrez)


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«Lo vendicherò. Tutto quello che i suoi carnefici gli hanno fatto subire, io lo farò subire ad essi, e, se il demonio esiste, come insegna la religione, vorrei vedere Satana portarsi via  le loro anime di falsi cristiani».
(Angelica durante il processo)


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«Ho giurato di dirvi tutta la verità. La verità è che, in questo regno, il merito personale non solo non è incoraggiato, ma è sfruttato da una banda di cortigiani che hanno in mente se non  il loro interesse personale, le loro ambizioni oppure le loro dispute.In tali condizioni, il meglio che possa fare qualcuno che vuole davvero creare qualcosa è di nascondersi e di proteggere la sua opera con il silenzio. Perché "non si gettano le perle ai maiali».
(Joffrey de Peyrac alla corte)
«Ditemi...Ditemi ancora, che cosa posso fare per mio marito?».
«Tutto ciò che potete fare per lui ... ».
Esitò, poi disse in fretta:
«Andate a trovare il carnefice e dategli trenta scudi perché lo strangoli ...  prima del fuoco. Così non soffrirà».
(Angelica e l'avvocato Desgrez dopo la fine del processo)


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Nessun balsamo avrebbe potuto dare sollievo alla piaga aperta. Dalla sua disperazione era nato un fiore malvagio: l'odio. «Farò loro pagare centuplicato quello che hanno fatto soffrire a lui». Aveva attinto da quella decisione il gusto di vivere ancora e di agire.
(Angelica dopo il rogo)


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UNO SCAPOLO DA SPOSARE di Marianna Vidal


È da quando ho letto il primo volume della saga Latinos, frutto dell'abile penna di Marianna Vidal, che stavo aspettando questo volume, UNO SCAPOLO DA SPOSARE, ovvero da quando in VIENI VIA CON ME, tra le tormentate vicende che coinvolgono Giulia e Clark, compare lo scanzonato Luís Alvarez, il fratello adottivo del protagonista, che, tra una battuta ed un consiglio, si faceva spazio allegramente nelle vicende e nel cuore delle lettrici.

In VIENI VIA CON ME la sua storia con Paola, l'amica di Giulia, si sviluppava in secondo piano anche se il suo spirito guascone in qualche modo meritava un romanzo tutto suo. Attraverso le vicende successive, in modo particolare il racconto UNA CENA DI NATALE, eravamo venuti a conoscenza della tragica morte di Paola e della nascita della loro bambina e in qualche modo avevamo anche intuito a chi sarebbe toccato il compito di ridare la felicità al nostro protagonista.


UNO SCAPOLO DA SPOSARE, pur essendo collegato agli altri romanzi della collana, in realtà è un libro a sé che si può tranquillamente leggere senza avere una conoscenza previa delle vicende che si sono narrate nei volumi precedenti.


Luís Alvarez è un giovane vedovo, più che scapolo, che conduce però una vita da libertino impenitente, sicuro che non manchi nulla alla sua bambina, circondata dall'affetto di nonni e zii, in modo particolare quello di Giulia e Clark.
Il matrimonio per Luís si è rivelato una trappola soffocante che ha generato solo dolore, malgrado si fosse sposato convinto dell'infatuazione e dell'amore per la bella italiana, Paola, conosciuta a Londra, ma l'insicurezza di lei, la sua gelosia, e l'irrequietezza dello stesso Luís avevano trasformato la favola in un incubo. La morte di Paola, in seguito ad un brutto incidente, lo ha fermamente convinto di non essere fatto per il matrimonio e per una vita regolare accanto ad una donna.


La pensano diversamente i suoi famigliari, preoccupati soprattutto di dare una madre a sua figlia. Nel frattempo dall'Italia arriva Monica, la cugina di Giulia. La ragazza ha completato gli studi e ha coronato il sogno di una vita, ovvero quello di trasferirsi in Messico, dove spera di poter dare lezioni di italiano.


Procace, dotata di un fascino discreto, da svelare, Monica sembra l'ultima persona che potrebbe interessare un uomo come Luís, che la considera una brava ragazza con la quale assolutamente è vietato divertirsi, da tenere a distanza a tutti i costi, soprattutto per non inasprire i rapporti con sua cognata Giulia.


Peccato che la vita e sua sorella Ana, decidano invece il contrario e cerchino in tutti i modi di farlo avvicinare a Monica, che vede Luís come l'incarnazione di tutti i suoi sogni e non riesce proprio a capire perché lui possa accontentare tutte le donne che gli muoiono dietro, tranne lei, che è disposta a tutto pur di averlo, anche solo una volta.


Quando questo accadrà, sarà però Luís a non riuscire a smettere di pensare a lei, a non poter considerarla solo un'avventura di una notte e quando Monica, convinta che con lui non ci siano speranze di un futuro, decide di voltare pagina, Luís non sembra per niente disposto a permetterglielo.


Storia avvincente, con personaggi ben tratteggiati, pieni di paure e di insicurezze, da vincere e superare, narrati con il solito stile preciso e diretto della Vidal. Rispetto agli altri romanzi, questo appare molto più corale, con vari personaggi che si affacciano nelle vicende e che sembrano essere pieni di un ricco potenziale.


Anche se Rafael, il bel attore di telenovelas, al quale Monica si affiancherà, suscitando la folle gelosia di Luís,  stimola una certa curiosità, non nego che il mio cuore si è perso dietro le vicende misteriose e tormentate di Race Gordon, arrivato in Messico dopo la strana morte del fratello, mentre Ana, la sorella viziata, egocentrica, mostra un lato tenero ed interessante che induce a sperare in un lieto fine anche per lei ed una storia tutta sua che possa in parte riscattarla dal suo passato.


Ormai la Vidal è riuscita a creare un suo piccolo universo, ben tratteggiato, che emerge con la forza e la passione del mondo latino, visto non solo attraverso la loro tradizione, ma anche con una chiave decisamente moderna e ricca.