Tutti i primi venti minuti di quest'ultimo episodio ci mostrano le conseguenze di tutto ciò che è accaduto, con un grande assente: Mehmet, ormai nelle mani dei servizi segreti che lo hanno rinchiuso in una clinica super blindata per curarlo. Le indagini, però, soprattutto quelle di Tolga, continuano, ora che il quadro che aveva cercato invano di ricostruire è diventato più chiaro. Adesso ha tutti gli elementi: non solo Savas, colpevole di aver ucciso il vecchio procuratore e di aver tentato di eliminare anche lui, ma anche Yavuz Inci, il padre di Mehmet, la spia che si era presentata al mondo come Celal Kun, detto Marasli. Entrambi sono latitanti e il suo obiettivo è catturarli. Come fare? Chiede l'aiuto di Hilal, anche perché dubita che la storia di Mehmet sia davvero quella che gli è stata raccontata.
La macchina della verità a cui viene sottoposto, però, restituisce un verdetto inappellabile. Il suo malessere è talmente profondo da portarlo a scambiare le menzogne per verità e a considerare l'identità fittizia di Marasli come la propria. Tolga non insiste oltre e Mehmet viene trasferito in ambulanza verso una struttura specializzata dove potrà essere curato. Durante il tragitto, però, riesce a impadronirsi della pistola dell'agente che lo sta scortando e fugge. Mahur, quando scopre la notizia da Hilal, sa che lui la cercherà e infatti Mehmet si presenta da lei, chiedendole di accompagnarlo a casa di Mehmet.
Quello che vuole fare è mostrarle le sue ferite, il suo passato, anche se non riesce ancora a trovare il modo giusto per raccontarlo. Mahur, poco alla volta, grazie all'amore che continua a provare per quest'uomo sconosciuto e familiare allo stesso tempo, riesce a farlo aprire, a spingerlo a parlare della famiglia di Mehmet, del fratello, della madre, di tutte quelle cicatrici sulla schiena che lei aveva sempre attribuito alla guerra combattuta da Marasli e che invece sono nate tra le mura di casa.
Il cuore di Mahur si spezza e si ricompone allo stesso tempo mentre accoglie il dolore di quest'uomo che non è mai riuscito davvero a superare quel trauma e che, una volta indossati i panni rassicuranti di Marasli, ha preferito quella pelle alla propria. Ma tornare a respirare significa anche attraversare il dolore, e Mahur lo prende letteralmente per mano per ricondurlo verso se stesso. Bravissimo Burak Deniz, che cambia voce e registro a seconda delle personalità che emergono. Quando una voce limpida, ferma e priva di accenti la chiama per impedirle di andarsene, Mahur capisce che a parlarle è Mehmet e non Marasli.
Lo prende per mano e lo conduce davanti alla tomba di suo fratello, quel fratello la cui perdita non è mai riuscito a superare e che continua ad accompagnarlo attraverso l'immagine del cervo, simbolo dell'innocenza perduta e del dolore mai elaborato. Ma questo è il momento di saldare tutti i conti rimasti aperti con la vita e, soprattutto, con il padre.
Yavuz, intanto, sta cercando disperatamente di fuggire, soprattutto da Savas, ormai divorato dal desiderio di vendicare la madre morta. Siamo alle battute finali di una storia strana, ma intensa. Mahur porta Mehmet nel suo studio, convinta che, lasciando Istanbul, riuscirà poco alla volta a curare le ferite dell'uomo, che finalmente ha iniziato a parlare e ad ammettere la verità. Nevzat scopre dove si trovano e avvisa Hilal. La donna prova a convincere Mahur a consegnarle Mehmet, ma ascoltando il racconto della ragazza comprende che, forse, al di là dei protocolli e delle procedure, ciò di cui Mehmet ha davvero bisogno è amore e cura. Così decide di lasciarli andare.
Peccato che la mattina seguente, mentre stanno per partire, il telefono di Mahur squilli e Mehmet, approfittando del fatto che lei si è allontanata per recuperare la macchina fotografica, risponda al posto suo. Dall'altra parte c'è Savas. L'uomo, che ha rintracciato suo padre, spera ancora una volta di usarlo contro di lui e gli rivela che Yavuz sta cercando di fuggire in barca e che probabilmente riuscirà a sottrarsi alla giustizia. Mehmet non riesce ancora a lasciarlo andare e chiede a Mahur, ignara della telefonata, di fare una sosta al porto.
Qui, mentre la ragazza lo aspetta in macchina, raggiunge il padre sulla barca e, in un confronto finale, decide per la prima volta in modo consapevole di non punirlo e di lasciarlo al proprio destino, per non caricarsi di un ulteriore peso sulla coscienza. A quel punto arriva Savas che, accecato dal dolore per la perdita della madre, uccide Yavuz e poi affronta il suo nemico di sempre. Attirata dagli spari, Mahur corre verso Mehmet, ma l'uomo è stato colpito.
Disperata, chiama Hilal che si precipita al porto insieme a Nevzat, all'ambulanza e alla polizia. Savas viene arrestato, ma le condizioni di Mehmet sono disperate. Lo vediamo arrivare in ospedale e assistere ai tentativi dei medici di salvarlo, finché Hilal comunica a una Mahur distrutta che l'uomo è morto.Il tempo passa. È un passaggio doloroso e straziante, ma in qualche modo sembra rimettere ogni cosa al proprio posto. Necati, infatti, sta molto meglio. Ha rinunciato all'alcol e sta cercando di curarsi, accettando finalmente anche l'amore di Behiye, con la quale celebra il fidanzamento ufficiale. Mahur, invece, continua a soffrire. La ritroviamo davanti alla tomba di Celal Kun, Marasli. Qui incontra Nevzat e insieme ricordano l'uomo che hanno perduto.
Successivamente la vediamo passeggiare per le strade scattando fotografie, quasi come nella scena iniziale della serie. Ma, a differenza delle atmosfere cupe dell'inizio, qui tutto è immerso nella luce del sole. Quando compare Şaşkın, assente per buona parte della serie, che le corre incontro scodinzolando, capiamo che il cerchio sta per chiudersi e che qualcosa di bello sta arrivando.
Una libreria si trova poco distante e quando Mahur entra sarà proprio il libraio a proporle "I nostri anni perduti", quel libro che lei cercava all'inizio della storia, in una vita che ormai sembra lontanissima. È allora che scopriamo la verità. Per tutto quel tempo Mehmet si è curato, le è rimasto vicino e ha aspettato il momento giusto per tornare da lei.
Con questo finale felice tutte le ferite del passato non vengono cancellate, ma rendono la felicità conquistata ancora più preziosa e consapevole. Una storia bellissima, ricca di adrenalina e colpi di scena, con personaggi ben sviluppati, una psicologia curata, una fotografia cinematografica e un'evoluzione emotiva coinvolgente. Poco nota rispetto ad altre produzioni, è una serie che merita assolutamente di essere riscoperta e in cui spicca un Burak Deniz semplicemente straordinario. Da recuperare!












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