martedì 21 luglio 2026

Maraşlı - Identità (19)


Devo dire che sono sempre più turbata man mano che la storia procede, perché quello che credevamo certo non lo è affatto e, con un capovolgimento che però mantiene una sua logica precisa, scopriamo di esserci ingannati su buona parte della vicenda. Fin dal principio sapevamo che, durante il famoso attentato in cui Celal era andato con sua figlia per festeggiare il compleanno insieme a lei, il vero obiettivo fosse un agente segreto poi dato per morto: Mehmet Inci, l’uomo che Necati cercava disperatamente per completare il famoso lavoro che gli era stato affidato. Qualcuno, che ancora non conosciamo, gli aveva assegnato quell’incarico e lui, determinato nella sua vendetta contro la famiglia Turel, lo aveva eseguito.


Mehmet Inci era quindi l’uomo misterioso che, a un certo punto della storia, scopriamo non essere davvero morto: il fantasma che tutti cercano. E in questo episodio è proprio lo spettatore, smarrito e stupito, a ritrovarlo, scoprendo finalmente la verità sull’attentato dalla bocca dello stesso Mehmet, o meglio Celal, che dopo tanta attesa e tanti ruoli interpretati, si toglie la maschera per la prima volta davanti a un vecchio boss che lo ha protetto in carcere fin dal suo arrivo. Un uomo morente, a cui però lui decide di raccontare tutta la verità, dopo avergli mentito e avergli servito la storia che tutti conoscono, quella di Celal Kun. Una verità da portare nella tomba.


Il tempo è passato. Scopriamo che Firuzan, insieme a Dilsad e al figlio di quest’ultima, ha lasciato la Turchia e si è trasferita in Italia, cercando di ricominciare. A non riuscire davvero ad andare avanti è Mahur, che ha lasciato la grande casa di famiglia per trasferirsi dalla zia insieme al fedele gruppo di domestici, tra cui la dolce Behiye, che continua ad amare in silenzio Necati. E qui arriva un altro colpo di scena: Necati non è morto, come credevamo, ma è come impazzito ed è rinchiuso in una clinica psichiatrica, dove solo a tratti sembra tornare lucido e riconnettersi con la realtà.


Accanto a Mahur troviamo questa zia, interpretata da Güneş Hayat, che avevamo già apprezzato nella serie Hercai nel ruolo della silenziosa e fedele Esma. Qui, invece, devo ancora capire bene quale sia il suo vero ruolo all’interno della storia.


Mahur continua a sostenere con tutti che Marasli non abbia ucciso la sua famiglia e collabora anche con il nuovo procuratore, cercando di raccontargli tutto quello che sa. Ma l’attenzione dello spettatore resta inevitabilmente legata al carcere, dove Marasli continua a custodire i suoi segreti, condividendoli solo con il vecchio boss incontrato dietro le sbarre. Quando quest’ultimo viene scarcerato per motivi di salute, manda sua figlia, un avvocato, ad aiutarlo a uscire di prigione.


Ed è proprio il racconto che Marasli fa al vecchio a lasciarci senza fiato, perché ci mostra un uomo completamente diverso dal Marasli silenzioso e dimesso che abbiamo conosciuto nel quartiere. Scopriamo che quel personaggio era in parte una costruzione, un ruolo interpretato con precisione per avvicinarsi alla famiglia Turel. Lui è molto diverso da quell’uomo apparentemente semplice, persino nel linguaggio: quel continuo “Bayan” con cui chiamava Mahur era una scelta studiata, quasi teatrale. Eppure, a forza di interpretare quel ruolo, sembra che qualcosa sia cambiato davvero dentro di lui. Come se, a un certo punto, il confine tra il personaggio e la persona fosse stato superato. Ed è una svolta decisamente spiazzante.


Il tempo continua a passare. Mahur viene corteggiata dal procuratore Tolga, che si occupa anche del caso di Celal. Io, sinceramente, continuo a diffidare. Dopo diciannove episodi in cui tutti si sono rivelati l’opposto di ciò che sembravano, ormai il sospetto viene automatico. Anche se Mahur appare indecisa se accettare o meno il suo corteggiamento.


Nel frattempo, la figlia del boss riesce a far uscire Marasli dal carcere dopo mesi, grazie a qualcuno che si assume la responsabilità degli omicidi di cui era accusato. Il ritorno di Marasli nel mondo reale lo riporta immediatamente sulle tracce del passato di Mehmet e fino a casa di Hilal, dove la donna vive insieme a Zelis. Qui scopre che la bambina sta meglio, anche se il percorso di guarigione è ancora lungo, e che Hilal sta frequentando un altro uomo. Ma a lui questo sembra non importare davvero. La sua ossessione è ormai capire la verità dietro il segreto che gli ha distrutto la vita.


Così cerca Mahur, che però nel frattempo è uscita con Tolga. Vederla insieme al procuratore scatena immediatamente la sua gelosia, ma invece di intervenire resta in macchina a osservare. Ed è proprio il suo sguardo attento a cogliere qualcosa di strano: degli uomini stanno sorvegliando Tolga. Ovviamente sono uomini di Savas, il vero assassino che tutti, o quasi, sembrano aver dimenticato. Quando il procuratore esce dal ristorante insieme a Mahur, gli uomini tentano di colpirlo. E ancora una volta è Marasli a salvarli, anche se Mahur vede soltanto da lontano l’auto che li ha aiutati e sente, istintivamente, che possa essere lui. 


Nel frattempo compare sulla scena un nuovo personaggio oscuro, apparentemente superiore persino a Savas e ai suoi traffici, interpretato da Hakan Boyav, già visto in Kış Güneşi. Tutto lascia pensare che sia proprio lui l’uomo che perseguitava Mehmet Inci e che desiderava la sua morte. 


Mahur, intanto, scopre che Marasli è stato scarcerato e che Tolga non le aveva detto nulla, probabilmente influenzato dalla zia. Furiosa, si reca da lui e pretende di sapere chi sia l’avvocato che lo ha fatto uscire, sperando così di riuscire a rintracciarlo. Arriva quindi a casa di Dilara, l’avvocato di Marasli, che però si rifiuta di dirle dove si trovi. Nel frattempo Marasli sta arrivando proprio lì, accompagnato dal vecchio boss che lo ha accolto in casa e deciso ad aiutarlo. E finalmente, dopo un intero episodio passato a evitarsi, cercarsi e sfiorarsi senza mai incontrarsi davvero, Mahur e Marasli si ritrovano faccia a faccia.

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