Maraşlı - La frattura (23)
Come può un padre ordinare la morte del proprio figlio? È questa la domanda che ci poniamo all'inizio dell'episodio, vedendo Marasli finalmente faccia a faccia con il suo nemico, nella consapevolezza che colui che ha cercato di distruggerlo, arrivando persino a ferire sua figlia, è proprio il padre da cui era fuggito. Vorremmo saperne di più, ma come al solito il ritmo è incalzante e non ci concede tregua, perché la polizia, guidata da Tolga, piomba su di loro con la chiara intenzione di arrestare tutti.

Savas fugge — è sempre il primo quando la situazione si fa tesa — e porta con sé il povero Nevzat, destinato a fare una brutta fine. Fugge anche il Rigattiere che, dopo aver fatto colpire Marasli da uno dei suoi uomini, tenta di trascinarlo via con sé. E Zeliş? L'avevamo lasciata mentre cercava di dire qualcosa di importante a Mahur, ma la ragazzina, invece di rivelare la verità sul padre, confessa alla fotografa di sperare ancora che i suoi genitori tornino insieme e costruiscano quella famiglia che non hanno mai potuto avere.

Nel frattempo Mehmet, mentre la polizia interroga il Rigattiere, si risveglia in una casa abbandonata, un luogo della mente e dei ricordi, dove riaffiora quell'infanzia violata fatta di soprusi e violenza quotidiana. Frammenti della sua identità originaria, quella da cui ha cercato di fuggire per tutta la vita, tornano a galla insieme al ricordo di una madre e di un fratellino che aveva inutilmente cercato di proteggere dalla brutalità del padre. È questa l'identità da cui Mehmet è scappato, quel passato che si porta dentro da anni e che ancora oggi non riesce davvero ad affrontare. Che fine abbiano fatto quelle persone non ci viene detto, anche se è facile immaginare che siano morte per mano del Rigattiere.

Intanto il rapporto tra Zeliş e suo padre diventa sempre più complicato. La bambina, terrorizzata dall'idea che continui a mentire, lo respinge, protetta da Hilal che insiste affinché Mehmet si faccia aiutare da qualcuno per affrontare i suoi problemi. E Mahur? Dopo aver parlato con la bambina, che l'ha chiamata a scuola per confidarle i suoi timori, decide di non accettare la proposta di matrimonio di Marasli, non volendo ferire Zeliş che continua a sperare nel ritorno della sua famiglia.

Marasli riceve quel rifiuto, ma nello stesso tempo è perseguitato dai ricordi di un passato doloroso: un padre che ha distrutto la sua famiglia e un fratellino dolce, che lo amava profondamente. Quel cervo che continua a perseguitarlo nei sogni e nei ricordi era proprio uno dei giocattoli del piccolo Ismail, il fratello che ha lasciato indietro per salvarsi. Il peso della colpa diventa sempre più opprimente, mentre Hilal, dopo aver scoperto ciò che ha fatto la figlia per proteggere il padre, decide di cercare uno psichiatra che possa aiutarlo. Ma Marasli accetterà davvero di affrontare se stesso? Riuscirà a riconciliarsi con l'uomo che era prima di diventare Marasli?

Mahur va a parlare con Hilal e la donna, che ormai ha una relazione con un altro uomo, le spiega chiaramente di non avere alcuna intenzione di tornare con l'ex marito. Le dice che deve scegliere il proprio futuro seguendo i suoi sentimenti, pur rispettando quelli della piccola Zeliş. Mahur sembra quasi sollevata da quell'incontro, pur ignorando ancora il grande problema che continua a separarla da Marasli.

La frattura che esiste dentro Mehmet si spalanca definitivamente quando Savas decide di colpire Fuat Baba, il boss che lo ha accolto come un figlio. Convinto che l'uomo conosca tutta la verità, arriva alla villa con un vero e proprio esercito. Mehmet lo aveva avvisato pochi minuti prima, ma Fuat Baba non riesce a mettersi in salvo e sceglie di continuare a tacere, anche a costo della vita. Quando Marasli arriva sul posto trova una vera carneficina. Dilara piange il padre morto e lo caccia con tutta la rabbia che ha dentro, convinta che lui sia quel Mehmet Inci che tutti cercano e che tutti vogliono intrappolare. Lui nega e sembra che l'unico modo per sopravvivere sia continuare ad aggrapparsi all'identità di Marasli per non sprofondare definitivamente.

Ma la lacerazione è reale e profonda. Ed è proprio dentro quel baratro che emerge, tragica e disperata, la storia di Ismail, il fratellino perduto. Durante un tentativo di fuga nella foresta, inseguiti da quello che per loro era un lupo travestito da padre, il bambino perde la vita. Da quel momento, da quella scena in cui Mehmet arriva con la polizia e l'ambulanza e scopre che il fratello è morto, inizia a fuggire da se stesso, dal padre e da tutto quel mondo. E ci rendiamo conto che, nonostante gli anni trascorsi e le mille vite vissute, sta ancora fuggendo.
«Io non sono Mehmet Inci!» urla al padre che lo ha raggiunto per ucciderlo una volta per tutte. «Io sono Marasli», perché ormai preferisce la pelle che si è costruito a quella con cui è nato. Lo scontro tra i due, però, non può compiersi, perché arrivano i sicari di Savas e sia Mehmet sia suo padre sono costretti a fuggire per salvarsi.
Ad attendere Marasli, nella casa in mezzo al bosco — quella dove aveva portato Mahur per dimostrarle che nella sua famiglia si nascondeva un traditore — c'è proprio Mahur. Ha deciso di accettare la sua proposta di matrimonio. Quando Marasli, avvisato dallo stesso Savas, corre da lei, scopre con sorpresa che la donna ha cambiato idea. Ma ormai sono circondati.
Come riusciranno a salvarsi? Basterà un solo uomo a cambiare il loro destino? Ormai manca davvero poco alla fine. Incrociamo le dita!
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