giovedì 5 febbraio 2026

Fatmagül'ün suçu ne? - Il potere della parola (50)

 


Ed eccomi arrivata a commentare il cinquantesimo episodio, potente, commovente, quello che aspettavamo da tempo, dove finalmente le tessere cominciano a incastrarsi e i giusti finiscono per vedere un barlume alla fine della strada.


È il potere della parola che trionfa con tutta la sua consistenza, con il peso della sostanza e della verità dopo le menzogne, i tranelli. Certo ancora non siamo al finale, ma quel momento magico in cui Fatmagul scende dalla macchina e trova un mondo intero che la sostiene fa palpitare il cuore. Ma come siamo arrivati a questo momento? Partiamo dal principio.


Erdoğan è bloccato nella casa di Kadir, con tutto il mondo che, impazzito lo cerca, avendo visto la sua macchina parcheggiata. La furia di Kerim, il dolore di Fatmagul, la preoccupazione di tutti gli altri rendono spasmodica la ricerca mentre Nil, la dottoressa, che gli aveva dato una possibilità, lo aspetta inutilmente in un ristorante. Lui ha voluto peccare, recandosi di persona a molestare Fatmagul.


Riesce a fuggire, ma nella concitazione il silenzio che dovrebbe ancora coprire le vicende della ragazza, soprattutto agli occhi della giovane sorella di Kerim, Deniz, viene infranto dalla solita Mukkades, che quando si tratta di un pettegolezzo non rimane mai un passo indietro. Deniz resta sconvolta dalla ferocia di quello che la ragazza ha subito, ma Fatmagul comincia a parlare: di quello che ha sofferto, di quello che ha superato e di come si sia formato il suo legame con Kerim. Pura poesia, che poi emerge anche nelle scene successive, quando andrà dalla psicologa proprio con il marito.


Intanto Erdogan, per recuperare l'auto, si reca dalla polizia ipotizzando un furto assurdo che non giustifica perché i ladri dovrebbero averla lasciata proprio davanti a casa di Fatmagul, con cui c'è un contenzioso in atto. L'arrivo di Kerim e dell'avvocato Kedir fanno precipitare la situazione, ma nel frattempo la stampa, presente per l'arresto di un personaggio importante, è alle porte e una giornalista intrepida riconosce in Erdogan Yasaran l'accusato in un caso di stupro. Fiuta la notizia e comincia a filmare.


Ne segue una lite proprio fuori al commissariato, ma le riprese, l'arrivo di Fatmagul per recuperare Kerim, stravolgono la situazione. La giornalista non è uno sciacallo, ma una ragazza seria, che decide di darle voce, il potere assoluto della parola, che finalmente si esprime con tutto il suo peso.


Gli Yasaran non riescono a zittirla e questa volta l'abuso subito trova un canale per espandersi, per far sapere al mondo intero quello che ha ingiustamente subito. Sono grata a Mustafa per avermi abbandonato, dirà Fatmagul alla psicologa, durante una seduta liberatoria. Lui mi ha abbandonato ed io ho imparato che cosa sono davvero. Se non lo avesse fatto, avrei vissuto con l'idea della colpa, in qualche modo, invece da sola mi sono resa conto che non sono colpevole di niente e che sono più forte di loro.




Ed eccola brillare, nel suo processo di rinascita, di emancipazione, con Kerim che la guarda con occhi innamorati e orgogliosi. E così quando arriva il processo, finalmente, e  Fatmagul scende dall'auto insieme alla sua famiglia, la folla che l'accerchia, che la sostiene, gridando il suo nome, strappano palpiti puri di emozione. La folla la sostiene, scandisce il suo nome. Ci sono il padre di Kerim, sua sorella, ma anche Meltem, che le stringe la mano, pronta a sostenerla. Questa volta non è sola e anche se, entrando, si ritrova davanti i suoi aguzzini, le voci forti, da fuori, la sostengono come in un abbraccio. Momento apice!

Nessun commento:

Posta un commento