lunedì 8 dicembre 2014

QUANDO MENO TE LO ASPETTI (Stati Uniti 2004)


Una di queste sere, annoiata dalla programmazione delle reti principali, su un canale secondario stavano trasmettendo una commedia sentimentale con Kate Hudson. Era una di quelle volte in cui davvero non ti va di incupirti con le tragedie umane di questo mondo (contro cui davvero non puoi lottare) e davvero non ti va di ascoltare politici che gridano come degli ossessi, senza farti capire nulla dei problemi reali del paese, simulando un interesse che son ben lungi da provare. Avevo bisogno di distrarmi dalla quotidianità e volevo qualcosa di romantico. A noi donne capita di avere serate di questo tipo e le commedie sentimentali hanno questa funzione terapeutica: per un po' la tua mente si allontana dall'acidità del reale e ti scappa anche un sorriso.

HELEN CON I SUOI NIPOTI


QUANDO MENO TE LO ASPETTI è la storia di Helen, una giovane donna di successo, che lavora in un'agenzia di modelle. E' la terza di tre sorelle e l'unica non sposata. Per lei la vita è dinamica, perfetta, fatta di serate nei locali più esclusivi, di bei vestiti e uomini che cambiano continuamente. Jenny invece è la madre perfetta, con due bambini ed un terzo in arrivo. E' la maggiore e da sempre si è presa cura delle altre due. Lindsey invece ha trovato l'amore, coronato da tre ragazzi, e si è data una calmata, anche se è quella più vicina a livello caratteriale ad Helen. La vita di quest'ultima cambia bruscamente quando Lindsey ed il marito muoiono tragicamente in un incidente stradale e per volontà della donna i suoi tre figli saranno affidati a Helen e non a Jenny.

HELEN CON LINDSEY E LA SUA FAMIGLIA

L'esistenza di Helen cambia completamente, dovendo trasferirsi, fittare una casa adatta a tutti loro. Le difficoltà non si faranno attendere e la donna perderà il lavoro e la sua vita perfetta per scoprire cose molto più importanti su se stessa e sul suo rapporto con Jenny, in un primo momento delusa dalla scelta di Lindsey che ha affidato i suoi figlia a quella meno preparata di loro. A corteggiare Helen arriva anche il pastore Dan, preside della scuola luterana a cui sono iscritti i ragazzi.

LINDSEY, HELEN E JENNY

Tra mille difficoltà, momenti commoventi, e qualche risata, Helen riorganizzerà la sua vita ed imparerà a crescere e ad essere una madre. Il film non è pretenzioso ed è piuttosto scorrevole. Sa di già visto, come la maggior parte delle commedie sentimentali, ma è carino e malgrado i toni amari, non si arriva mai ad un dolore profondo o ad uno sconvolgimento. Adatto, in sintesi, ad una di quelle serate "Ni" che spesso hanno bisogno di qualche semplice sorriso.

VOTO: 6

A NUDO PER TE di Sylvia Day (Vol.I)



Ho seguito il consiglio di un'amica. A volte capita nella vita di incontrare persone che hanno gusti simili ai tuoi e sai di poterti fidare, perché in un modo o in un altro quello verso cui ti indirizzeranno ti darà una sensazione positiva. A me capita e quando questa persona mi ha detto leggi questo volume, me lo sono subito segnata, decisa a cercarlo in libreria, convinta che sarebbe stata comunque un'esperienza.



In giro ho letto che parlano della Trilogia di Crossfire come una sorta di 50 SFUMATURE DI GRIGIO senza bondage e scritto meglio. Non sono tra le fans sfegatate di Mr Grey e non ho gridato all'oltraggio perché Gideon Cross ha sicuramente una certa somiglianza. Come si può accusare la Day di aver copiato E.L. James, sapendo che questa ha copiato a sua volta da Meyer e Meyer a sua volta ha ripreso miti di altri miti? Ci perderemmo nell'analisi impossibile ed inutile delle fonti. Mi sono detta che avevo amato Edward, non mi era dispiaciuto Grey e che ci potevo provare anche con Cross.


Le duecento pagine o poco più del romanzo, dopo l'interminabile LA CROCE DI FUOCO di Diana Gabaldon, mi sono sembrate davvero scorrevoli e piacevoli da leggere, anche se siamo come al solito davanti ad una storia che si ripete spesso nel genere erotico: lui bello ed impossibile, assolutamente e vergognosamente ricco, maniaco del controllo, lei a sua volta tormentata, bella o dal fascino discreto, che incontra il nostro eroe e spera di salvarlo.



Le somiglianze con le altre serie sono tante e a voler trovare una qualche originalità diventa impresa ardua. Onestamente manca anche di quel pizzico di giallo che rendeva interessante BLACKSTONE AFFAIR, e un elemento di pericolo che rendeva unica la personalità di Grey. Gideon Cross in definitiva è un uomo che rifugge dai rapporti seri con le donne per colpa di qualche trauma che affonda le sue radici nella famiglia, anche se in questo primo volume ancora non ci è dato di capire.


Lei, Eva Tramell, è una bellissima ventiquattrenne, con un patrigno ricchissimo e potente ed un passato alquanto tormentato. Ben lontana dall'ingenuità sensuale di Anastacia Steele di 50 SFUMATURE, Eva è una donna sensuale che preferisce usare gli uomini piuttosto che essere usata. Nel suo passato, infatti, una violenza l'ha resa vittima e da quel momento rifugge al sesso fine a se stesso, senza contatto emotivo. L'incontro con Gideon Cross porterà i due a confrontarsi e a cercare di vincere i reciproci fantasmi.



La verità è che, malgrado la mancanza di originalità, dopo aver letto tante serie di genere romantico-erotico, alla fine si continua ad andare avanti nella lettura, mossi dal desiderio di capire come andranno a finire le cose, e questo è sempre un pregio. Certo viviamo nel mondo dell'assurdo, a volte quasi stridente, con tutti bellissimi e palestrati, corpi scultorei, modelli bisessuali, donne uscite da riviste patinate. A cercarlo bene non si trova un personaggio nella media. Sembra che New York sia popolato solo da creature divine e ho trovato la psicologia della protagonista alquanto debole in alcuni momenti. Non vuole una storia sentimentale, ma poi pretende il corteggiamento. Malgrado ciò  è un libro che mi ha incuriosito e sicuramente leggerò anche gli altri due, nella speranza di scoprire quali sono i demoni di Gideon e se il passato di Eva tornerà oppure no. Lo consiglio? Decisamente si. E' sicuramente una lettura piacevole, anche se non un capolavoro.

VOTO: 6

FRASI TRATTE DAL ROMANZO

«Non sto cercando il lieto fine, Cary, specialmente con un multimilionario come Cross. Ho visto cosa vuol dire per mia madre essere legata a uomini di potere. È un lavoro full-time con un compagno part-time. Il denaro rende felice mia madre, ma non sarebbe abbastanza per me.»

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La via della guarigione per me era lastricata di dure verità, non di dinieghi e bugie

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Era la natura del nostro rapporto a essere vigorosa ed emotiva, spontanea e cruda. La fiducia che ci teneva insieme ci apriva anche l’uno all’altra in modi che ci rendevano vulnerabili e pericolosi. E sarebbe andata peggio prima di andare meglio

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«Ti amo, Gideon.» «Dio.» Mi guardò in un modo che assomigliava al disgusto. Non so se diretto a me o a se stesso. «Come puoi dirlo?» «Perché è la verità.» «Tu vedi solo questo…» Indicò se stesso con un gesto della mano. «Non vedi come sono incasinato e a pezzi dentro.»

IL RITORNO DI ULISSE - Seconda Puntata



Ieri sera su RAI 1 è stato trasmesso il secondo episodio della serie IL RITORNO DI ULISSE, che racconta il ritorno dell'eroe nella tanto sognata ed agognata Itaca, dove, dopo vent'anni, le cose sono molto cambiate. Se la prima puntata in qualche modo ci aveva mostrato le tribolazioni della famiglia reale, con Penelope assediata dai Proci, Telemaco ancora troppo giovane per reagire agli abusi, qui abbiamo in primo piano finalmente lui, Ulisse, l'uomo maturo e provato dalle mille disavventure.

ULISSE


Sotto le mentite spoglie di mendicante, con il solo aiuto dell'oracolo, Ulisse non si presenta liberamente annunciando il suo trionfale ritorno. Le navi di Sparta sono approdate con tutto il loro roboante clamore, con il Re Menelao e la bella Elena al seguito. Anche se Ulisse è stato di fatto uno dei suoi migliori comandati ed innegabilmente la guerra è stata vinta grazie alla sua astuzia, Menelao non appare come il Re riconoscente che vuole salvare la famiglia del suo fedele soldato. Anche se riscatta Penelope e Telemaco, evitandogli la forca, la sua è una presenza minacciosa che sembra voler sottolineare come tutto appartiene a lui.

PENELOPE


Il giovane Telemaco pensa di poter chiedere il suo appoggio per ascendere al trono, ma Menelao decide di affidare il piccolo regno di Itaca nelle mani di uno dei comandanti dei Proci. Telemaco è piuttosto ingenuo. Non conosce la guerra, ma neanche la politica e per quanto riguarda l'amore, la sua passione per la schiava Clea mi appare alquanto fredda. Non riescono a trasmettermi un vero coinvolgimento, mentre Ulisse e Penelope sono molto più emozionanti nel loro riscoprirsi.

LA FAMIGLIA REALE

Ulisse aiuta Telemaco con i suoi consigli, trasmessi per mezzo dell'oracolo per vincere nello scontro con uno dei pretendenti al trono, ma nel giorno dell'incoronazione l'umile mendicante rivela la propria identità, riappropriandosi del suo ruolo.

ULISSE E PENELOPE

Il suo ritorno è velato però da mille inquietudini ed ambiguità. Itaca era un sogno lontano, la casa e la famiglia dove tornare dopo gli orrori della guerra e le peripezie del viaggio, ma la realtà è fatta di carne e sangue ed è ben lontana da quanto immaginato. Telemaco non è il bambino appena nato, ma un giovane di vent'anni che dichiara di amare una schiava con il sangue dei suoi nemici. Penelope fatica a riconciliarsi con il marito, che non riconosce nel sanguinario individuo che stermina i Proci nella sala del trono. Lui a sua volta si sente un estraneo, non in sintonia con il mondo che lo circonda. Per poter chiedere il favore degli dei, decide di organizzare I Giochi e qui si presenterà un misterioso giovane spartano, Orione,  che batterà Telemaco e la sua speranza di chiedere in moglie la bella Clea.

PENELOPE ED ULISSE DURANTE I GIOCHI


Questa seconda puntata presenta elementi emozionanti ed altri di meno trasporto, almeno quanto la prima. Sicuramente Boni e la Murino riescono a trasmettere la passione, l'insicurezza, il timore e la speranza di una coppia che si è amata e che il tempo ha distanziato. Nella scena in cui Penelope sulle scale osserva il massacro fatto da Ulisse, lei sembra esprimere tutto lo smarrimento di una donna che si chiede chi sia l'uomo tornato dalla guerra. Le nuove leve mi appaiono meno emozionanti. Telemaco non mi convince nella sua interazione con Clea, né con il ritrovato padre. Vedremo se la terza puntata mostrerà dei miglioramenti.



VOTO: 6

domenica 7 dicembre 2014

VELVET - LA NOTTE PIU' LUNGA (Stagione 1, Episodio 15)


Mercoledì appuntamento fisso con VELVET, la serie spagnola che ha conquistato pian piano un suo pubblico anche sulla rete ammiraglia, pur forse non raggiungendo i risultati sperati. Che il prodotto abbia un'ottima fattura a mio parere salta all'occhio al primo sguardo, ben curato anche nei dialoghi e nella recitazione. Quello che manca è una storia d'amore che sappia conquistare, ma in definitiva credo alla fine non sia l'obbiettivo sperato, in quanto, già dal titolo, tutto si concentra sul microcosmo rappresentato dalla Galleria, dove si intrecciano vite e passioni, speranze e sogni che non sono legato solo alla sfera sentimentale. Ci ho messo quasi quindici puntate, ma alla fine un'idea chiara me la sono fatta.

IL CONTRIBUTO DI DONA BLANCA AL NUONO VESTITO DI CRISTINA
Il penultimo episodio è tutto dedicato al famoso abito da sposa, intorno al quale abbiamo visto Ana e Cristina ripetute volte confrontarsi e parlare, mentre l'una  condivideva sogni e speranze e l'altra nascondeva i suoi segreti e affrontava il dolore provocato dalle sue scelte. La sostituzione di Pedro, partito per la Germania, da parte di Max ha provocato, apparentemente, lo smarrimento del vestito, fondamentale per il giorno dopo. Scopriremo alla fine che il povero, pur oberato di lavoro come ripicca di Dona Blanca, alla fine poco centrava. Dopo un inutile giro di telefonate alle clienti, le sarte di Velvet, con la complicità di Don Emilio e di Dona Blanca, decidono di chiamare Raul, che si trova in un locale a festeggiare con Mateo e Alberto l'ultima notte da scapolo di quest'ultimo. Rita trascina l'uomo alla Velvet e questi decide che l'unica soluzione è realizzare un vestito spettacolare in una sola notte.

RITA E RAUL
Mentre tutti si affannano in questo lavoro notturno, vediamo Alberto e Mateo folleggiare per Madrid. In realtà il futuro sposo sembra determinato nel voler portare avanti le nozze, anche se non è davvero innamorato di Cristina. Si è impegnato, apprezza la donna e sente che Anna in qualche modo non ha saputo lottare abbastanza per il loro amore. E' un uomo di parola ed è deciso a salire sull'altare, ma onestamente appare piuttosto spento dalla prospettiva e soprattutto nostalgico nei confronti di un amore che si sta per lasciare alle spalle. Mateo invece pensa a come fare per riconquistare la fiducia di Clara, che lo ha visto brindare in allegra compagnia.

MATEO E ALBERTO
Anche se da un lato apprezziamo questo excursus notturno per una Madrid degli anni cinquanta, tutta l'attenzione è concentrata tra le mura della Galleria, dove le macchine per cucire lavorano senza sosta per realizzare la mitica impresa. Il momento più emozionante, a mio parere, è dato però dal confronto umano dei personaggi ed in modo particolare dalla scena in cui le quattro amiche (Ana, Rita, Clara e Lucia) si confrontano mentre hanno tra le mani la stoffa dell'abito di Cristina. Lucia, che ha taciuto fino ad ora tutta la sua storia, finisce per raccontare alle tre ragazze la verità sul suo aborto, su Don Francisco e sulle scelte dolorose che ha dovuto compiere, riducendole tutte in lacrime. La scena è stata intensa e ben recitata, capace di trasmettere quell'universo femminile e complice che spesso si crea, ma che una mentalità maschilista, più propensa a crederci incapaci di solidarizzare tra di noi, spesso dimentica.

ANA PROVA L'ABITO DI CRISTINA
Alla fine toccherà ad Ana provare l'abito che il giorno dopo indosserà la donna che sposerà l'uomo che ha sempre amato e il suo volto velato di tristezza ha una sua ragione. Intanto la folle notte giunge al termine, con le quattro amiche sul tetto a spiare un cielo solcato da stelle cadenti, ognuna di loro con un sogno nel cuore che si augurano possa avverarsi: che Pedro ritorni e si dichiari, che Mateo metta la testa a posto e sposi Clara, che si possa ritrovare la serenità dopo il tanto soffrire (Lucia), o che, semplicemente, si possa trovare la forza di andare avanti e di trovare un giorno un nuovo amore.

ALBERTO GUARDA L'INSEGNA CHE ANNUNCIA IL SUO MATRIMONIO
Ormai non ci resta che aspettare mercoledì per l'ultimo episodio della prima stagione. Dopo tante puntate e svariati mesi di programmazione, dichiaro di aver sviluppato un certo affetto per questi personaggi, pur non avendo sempre condiviso le scelte degli autori. La verità è che sono riusciti nell'intento di creare questa piccola realtà colorata e a volte grigia che è la Galleria Velvet, con le sue storie umane e professionali, con i sogni e le delusioni di chi ci vive e ci lavora. Nel complesso mi sembra che un risultato piacevole sia stato raggiunto.

VOTO: 7

FRASI TRATTE DA LA CROCE DI FUOCO di Diana Gabaldon



VOL. VIII

In nome dell’amore soltanto, attraverserei di nuovo il fuoco

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Nessuno dei due aveva parlato, ma la promessa si rinnovò, quella stessa promessa già pronunciata una volta prima d’ora, in un luogo di rifugio, i nostri piedi su un brandello di roccia madre tra le sabbie mobili della guerra minacciata. Non vicina, non ancora. E però io la sentivo arrivare, nel suono dei tamburi e dei proclami, la vedevo nel luccichio dell’acciaio, ne conoscevo la paura nel cuore e nelle ossa quando guardavo dentro gli occhi di Jamie

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Beata la sposa sulla quale splende il sole; beato il cadavere su cui scende la pioggia».

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Sono sopravvissuto alla guerra, e molto ho perduto. So per cosa vale la pena combattere, e per cosa no. Onore e coraggio sono una questione di midollo, e ciò per cui un uomo è disposto a uccidere è anche ciò per cui egli morirà.

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Ma il cuore parla a voce più alta di qualsiasi giuramento pronunciato solo con le labbra. Quando ero tornata, incinta, attraverso il cerchio

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Jamie era una spugna tanto quanto suo nipote, riflettei guardandolo grufolare qua e là completamente nudo e del tutto a suo agio. Assorbiva tutto, apparentemente in grado di affrontare qualsiasi cosa si trovasse sul suo cammino, familiare o sconosciuta che fosse. Stalloni pazzoidi, preti sequestrati, servette in età da marito, figlie caparbie e generi pagani.

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Non aveva paura di morire insieme a lei, nel fuoco o in qualsiasi altro modo... solo di vivere senza di lei.

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Pur non essendo una risposta, era anche l’unica. Non esisteva alcun mondo al di fuori di quella piccola frontiera, si disse. La Scozia era sparita, le Colonie l’avrebbero imitata... che cosa gli si parasse dinanzi poteva solo immaginarlo vagamente da ciò che gli raccontava Brianna. L’unica realtà era la donna che teneva stretta tra le braccia; i suoi figli e nipoti, i suoi fittavoli e servi: questi erano i doni che Dio gli aveva dato, perché desse loro asilo, perché li proteggesse

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«Qualunque cosa succeda», sussurrò, «ovunque saremo. Che tu sia presente o no ad ascoltarmi... io canterò sempre per te.

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«Riuscirai a spaventare Jamie Fraser raccontandogli storie di guerra, ragazzo mio», replicai, «solo il giorno in cui l’inferno congelerà

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È l’anonimato della guerra che rende possibile uccidere. Quando vengono di nuovo nominati su una lapide tombale o un cenotafio, i morti senza nome riguadagnano l’identità che avevano perduto da soldati e riprendono il loro posto nel dolore e nella memoria, divenendo fantasmi di figli e amanti. Forse questo viaggio sarebbe finito in pace

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«Bandito?» mi rimbeccò, leggermente offeso. «Io sono un uomo molto onesto, Sassenach. Almeno quando posso permettermelo», si corresse, con un’occhiata alle spalle per accertarsi che nessuno ci sentisse. «Oh, per essere onesto lo sei eccome», gli assicurai. «Fin troppo, anzi. È solo che non sei granché ligio alla legge».

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«Che i morti seppelliscano i morti, Sassenach», mormorò. «Il passato è passato... il futuro è ancora da venire. E noi siamo qui insieme, io e te

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«Sei l’uomo più testardo che io abbia mai conosciuto», soggiunsi irritata. «Grazie», rispose con un piccolo inchino. «Non è un complimento!» «Aye, invece sì».

LA CROCE DI FUOCO DI Diana Gabaldon (La saga di Jamie e Claire - Vol VIII)


Mai una scrittrice è stata tanto capace di sedurre il mio cuore e la mia testa e poi di tradirmi come Diana Gabaldon. Ci sono autrici mediocri che riconosci a volte dalle prime righe. Altre che impiegano un po' a mostrare la loro scarsa originalità. Altre che sono signore distinte che sempre riescono a colpirti in qualche modo, altre che, malgrado qualche scivolone, sanno mantenere fede alle tue aspettative e alle tue emozioni. Eppure nessuna mi ha suscitato quello che Diana è riuscita a creare dentro di me. Ho adorato LA STRANIERA,  storia appassionante e avventurosa di due giovani amanti che si confrontano con la storia mantenendosi fedeli ai loro ideali e ai loro sentimenti. Mi sono sentita spiazzata da L'AMULETO D'AMBRA, ho pianto come un fiume per IL RITORNO e mi sono emozionata come non mai in IL CERCHIO DI PIETRE, aspettando senza tregua LA COLLINA DELLE FATE. Anche i successivi TAMBURI D'AUTUNNO e PASSIONE OLTRE IL TEMPO in qualche modo mi hanno presa, persa dietro ad una figlia che lotta per ritrovare la sua famiglia, che viene travolta dal passato e cerca di riconquistare l'amore perduto. Ma a questo punto mi chiedo...."Chi ha scritto LA CROCE DI FUOCO?

ALTRA COPERTINA ITALIANA
Lo so che adesso legioni di fans (ammesso che mai arriveranno a questo articolo sul mio blog) saranno contrariate da quello che scrivo, ma il mio amore per questa saga mi induce a dover essere onesta come lo sarei nei confronti di qualcuno a cui voglio bene e auguro di non perseverare nell'errore. LA CROCE DI FUOCO è decisamente uno dei libri più pesanti che abbia letto. Inizia con una monotonia fastidiosa, duecento pagine per raccontarci un solo giorno perso dietro a dettagli e particolari vari, senza che ci siano grandi fatti salienti. La monotonia è l'elemento cruciale che caratterizza un volume di più di ottocento pagine che sinceramente si potevano sintetizzare. L'autrice ha fatto affidamento sull'amore che i suoi lettori hanno per questa storia, ma mi è sembrato alquanto superficiale ripagarli in questo modo. Jamie e Claire sono sempre una bella coppia, ma presentarceli nella loro privata monotonia quotidiana è stavo svilente, dopo le clamorose avventure del passato. Se si decide di raccontarci il dopo il lieto fine di una storia, è d'obbligo presentarci qualcosa di altrettanto emozionante, per non svilire il ricordo.

COPERTINA AMERICANA
Di momenti emozionanti ce ne sono davvero pochi, tra quelli che più mi hanno colpito sicuramente la scena di Jamie che piange scavando la fossa di un uomo che per pietà ha dovuto uccidere e nella sua mente ritorna il ricordo del padre perso. Mi è sembrato molto sincero e l'autrice ha toccato una corda particolare del mio cuore, ma per il resto ero talmente nauseata che mi venivano i lacrimoni per la frustrazione. Mi chiedevo perché mi aveva fatto questo, perché darmi due personaggi così emozionanti e privarli di qualsiasi situazione di coinvolgimento. Certo qualcuno mi dirà che un omicidio brutale con l'ingerimento di cocci di vetro non si può dire monotono, ma innegabilmente viene presentato nella maniera più noiosa possibile. Ho faticato a seguire tutti i loro ragionamenti, le loro discussioni per venirne a capo, così pure come l'apparizione di Bonnet non ha suscitato la mia curiosità. Avermi snervato per ben 800 pagine o poco meno con i dettagli della loro esistenza bucolica mi ha solo infastidito e ho lottato per ricordare quanto ho amato questa storia per non buttare via almeno il buono che c'è stato.
NUOVA COPERTINA AMERICANA
Ed il buono c'è stato, ed è solo per quel passato che ho proseguito imperterrita per arrivare al finale. Prima o poi continuerà anche con VESSILLI DI GUERRA, ma onestamente ho bisogno di una pausa da questa saga. Mi sento delusa e tradita, come poche volte mi è capitato. Mi auguro prima o poi di riprendere il dialogo con questa storia, di scoprire che dopo il pantano ci sono ancora capi fioriti e mille possibilità. Per il momento mi resta solo un sapore amaro. Se non fosse stata la storia di Jamie e Claire avrei abbandonato la storia intorno alla duecentesima pagina. Li ho amati troppo per non continuare, ma adesso penso che tra di noi sia arrivato un momento di pausa di riflessione. Se fosse stato il libro di qualcun altro, sarei stata piuttosto dura nel voto, o lo avrei considerato non classificato. La valutazione che do è alquanto generosa.

VOTO: 5 -

IL RITORNO DI ULISSE - 1a puntata



Domenica 30 novembre RAI 1 ha trasmesso il primo episodio della serie IL RITORNO DI ULISSE, coproduzione francese, portoghese ed italiana che in un’ambientazione mediterranea (a tratti chiaramente computerizzata) ci raccontano quei dodici capitoli dell’ODISSEA che narrano del ritorno a casa dell’eroe dopo i lunghi dieci anni di guerra ed altrettanti passati navigando per i mari, tra mille avventure.

TELEMACO TRA I PROCI
Ulisse è alla base della letteratura mondiale, uno di quei personaggi che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, simbolo dell’uomo che cerca l’avventura, che guidato dall’ingegno riesce a superare le mille difficoltà. A dare il volto a questo eroe è Alessio Boni, tra gli attori italiani più famosi del piccolo schermo, che più volte si è cimentato in ruoli di un certo spessore: dal tormentato Caravaggio al passionale Heathcliff , solo per citarne alcuni.

PENELOPE E TELEMACO
In realtà questa prima puntata più che IL RITORNO DI ULISSE potrebbe intitolarsi LE PERIPEZIE DI PENELOPE, interpretata da una più matura, ma sempre bellissima Caterina Murino. La storia infatti parte proprio dalla famiglia di Ulisse, nell’immaginaria Itaca, mostrataci come un atollo in mezzo all’oceano. L’isola è ormai allo stremo in quanto i commerci sono appassiti, tutti la evitano, i Proci la occupano e Penelope cerca con testardaggine di resistere a tutte le lusinghe, le minacce, rimanendo fedele al ricordo di Ulisse, che ormai non vede da vent’anni.

LA SCHIAVA TROIANA CHE TRADISCE PENELOPE
Un compagno d’armi dell’uomo, dopo la fine della guerra, è tornato a Itaca ed insiste perché la donna lo sposi e lo faccia Re. Lui sembra quasi guidato da un intento non malvagio, convinto della morte di Ulisse e dell’idea di poter fare qualcosa per la vedova, il figlio, il giovane Telemaco, e per l’isola. Penelope però non cede e, dopo molte insistenze, promette che prenderà una decisione quando avrà finito di tessere una tela in omaggio agli dei. Da qui la famosa storia di lei che di giorno tesse e di notte disfa, pur di non prendere una decisione, mentre arrivano cantori e storie che danno Ulisse ancora vivo, ma in piacevole compagnia di Calipso.




Intanto conosciamo anche il giovane Telemaco, il figlio ventenne di un padre mai conosciuto. Questi, interpretato da un attore che ricorda vagamente Robert Pattinson, appare alquanto insipido ed immaturo, anche se guidato da nobili propositi che finiscono per metterlo nei guai. Vorrebbe infatti cacciare i Proci e liberare l’isola, ma non ha la capacità per poterlo fare e comprometterà la situazione. A lui è dedicata la storia romantica con la schiava troiana, arrivata alla ricerca della madre. Il suo personaggio mi è ancora poco chiaro e non so se trovarla simpatica oppure no, in quanto al momento, anche se per salvare la vita di Telemaco, finisce per svelare il mistero della tela e compromettere il destino di Penelope.




Mentre i Proci, dopo molti tentennamenti, decidono di prendere il potere con la forza, catturando la famiglia di Ulisse, alla fine della puntata, come un miraggio, finalmente arriva l’eroe, ritrovato su una spiaggia dell’isola in seguito ad un naufragio.

IL RITROVAMENTO DI ULISSE
Come primo episodio non c’è male, anche se nella realizzazione c’era qualcosa di artefatto dovuto alle ambientazioni che si alternavano tra il frutto di un computer e quelli di uno studio. Per il resto gli attori non mi sembravano male e la storia, ovviamente, era alquanto interessante.

VOTO: 6