Hayat Şarkısı - Come un puzzle (27)
La vita di Hülya è un puzzle difficile da decifrare. Ragazza problematica, nata nella miseria, con una madre troppo fragile per esserle davvero presente e un padre depresso e violento, ha sviluppato fin da bambina tutta una serie di fragilità, guidata dal desiderio di emergere e di conquistare quel posto al sole che riteneva un suo diritto, come dovrebbe esserlo per ogni essere umano. Se a questo aggiungiamo uno smisurato orgoglio, che l'ha portata spesso a compiere scelte sbagliate, capiamo come la situazione sia arrivata a questo punto, dove lo spettatore, diviso nei suoi sentimenti, pur non condividendo tutte le azioni di Hülya, prova tenerezza per questa donna sconclusionata, che commette più errori che mosse giuste, ma che ama sinceramente e senza condizioni.

Il piccolo Memo è entrato nella vita della famiglia Cevher per la ferrea volontà della donna. Se fosse stato per Kerim, non sarebbe mai nato e la madre biologica, Filiz, troppo incasinata con la propria vita, anche se avesse deciso di portare avanti la gravidanza avrebbe probabilmente trascorso gran parte del tempo attaccata alla bottiglia, incapace di trovare la forza di lottare per quel figlio che aveva scelto di mettere al mondo. Ancora oggi, a dire il vero, a combattere sembra essere soprattutto sua sorella, più di lei, nonostante il denaro e l'amore che Filiz sostiene di provare per Memo.

Quando il bambino viene portato a casa sua, contro la ferma volontà di Hülya che non voleva separarsene, Filiz dimostra subito, agli occhi di Kerim, di non essere pronta per il ruolo di madre. Basta il primo pianto del piccolo, spaesato da un ambiente nuovo e lontano da quello in cui è cresciuto, perché la donna perda il controllo della situazione. Kerim decide così di riportarlo a casa. Nel frattempo, però, abbiamo assistito a un nuovo gesto estremo di Hülya, che meditava addirittura di entrare armata nell'abitazione della rivale. A fermarla è stato il solito, insostituibile Mahir, truffatore dal cuore tenero che, pur avendo scoperto di essere stato ingannato dalla donna che ama, pagata dalla sorella di Filiz, continua a preoccuparsi di tutte le donne della sua vita: dalla madre, alla sua "Şef", fino alla stessa Filiz.

Hülya riabbraccia Memo, che torna finalmente a casa, ma subito dopo comincia a sentirsi male e a svenire misteriosamente. Di fronte a una donna giovane, sposata e apparentemente in salute, il primo pensiero va inevitabilmente a una gravidanza. Noi, però, eravamo già stati preparati dai flashback che ci avevano mostrato la conversazione tra Melek e Nilay, durante la quale si diceva che, dopo la nascita del bambino frutto della violenza subita da Cem, Hülya non avrebbe più potuto avere figli. Conversazione che, particolare non secondario, era stata ascoltata proprio da Hülya.

A questo frammento del suo passato si aggiungono nuove tessere che completano il puzzle e ci aiutano a comprendere meglio il personaggio. Ci eravamo infatti chiesti come fosse possibile che una donna come Hülya, capace di amare così profondamente un bambino non suo, addirittura nato dalla relazione del marito con un'altra donna, avesse potuto rinunciare alla piccola Bahar. Adesso scopriamo che, subito dopo il parto, si era pentita e aveva chiesto della sua bambina. Fu però la sorella, decisa a prendere in mano la situazione, a dirle che la piccola era nata morta, che le sue preghiere erano state esaudite e che Allah l'aveva voluta con sé. Da una Melek così dolce e generosa, sinceramente, una simile crudeltà non ce la saremmo mai aspettata.

Adesso che Hülya continua a stare male, comincia a temere che possa trattarsi di qualcosa di grave e, in una situazione piuttosto insolita, accanto a lei troviamo proprio la rivale della prima parte della storia: Zeynep che, pur avendo finalmente divorziato da Huseyin, continua a vivere nella casa dei Cevher per permettere alla figlia di crescere accanto al padre e alla sua famiglia.
È proprio Zeynep ad accompagnare Hülya in ospedale dopo l'ennesimo svenimento e qui arriva una rivelazione destinata a cambiare tutto. La donna scopre infatti di essere incinta e capisce, con enorme stupore, che le parole di Nilay non corrispondevano alla verità. Potrà arrivare anche a comprendere che il figlio che credeva perduto è in realtà la piccola Bahar?

Nel frattempo Mahir scopre che Cem ha avvicinato Filiz con l'intenzione di sedurla e di spillarle del denaro, facendo leva sulle sue fragilità. Devo ammettere che, pur comprendendo il pudore tipico delle serie turche, mi chiedo ancora come quest'uomo possa esercitare un qualsiasi fascino dopo quello che gli ha fatto Huseyin. Ma la serie lascia tutto volutamente sfumato e, alla fine, è molto più la seduzione della bottiglia a trascinare Filiz verso il baratro che non lo sguardo chiaro di Cem. La donna finisce così per svergognarsi davanti al paese e alla famiglia Cevher, alimentando ancora di più il dubbio che possa davvero essere una buona madre per il piccolo Memo.
La storia continua a mantenere un buon ritmo narrativo. E non è affatto scontato, considerando che siamo ormai vicini ai trenta episodi. Sono davvero tanti, eppure la serie riesce ancora a incuriosire e a tenere viva l'attenzione dello spettatore.
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