domenica 15 marzo 2026

Fatmagül'ün Suçu Ne? - Il cerchio si chiude (80)

 


Quando studiavo all'università, ormai un po' di tempo fa, ricordo che durante un corso sull'evoluzione delle tecniche narrative, come argomento arrivammo a discutere del romanzo circolare che in qualche modo, rispetto ad altri, rimase impresso nella mia memoria. Da allora, quando mi rendo conto che tutto finisce dove tutto inizia, le mie antenne si alzano e cominciano a cogliere gli elementi che già allora mi affascinavano, perché tra tutte le figure geometriche il cerchio è quello che indica, a mio parere, la perfezione, dove tutti i punti sono uguali e non ci sono angoli. Ed ecco che la storia di Fatmagul, che ha mantenuto una sua coerenza fin dal principio, giunge alla sua conclusione, portandoci per mano in quella notte terribile che tutto cambia.


Certo le prime scene ci turbano e guardiamo tutto con una consapevolezza diversa perché quel fidanzato fascinoso, ma con un pizzico di gelosia e di possessività, ben sappiamo a che livelli di follia potrà arrivare, perché Mukkades, pronta a sfruttare la situazione, è ormai carta nota, perché quei ragazzini che vivono spensierati la loro vita o si concentrano su futili rivalità non sanno in che baratro potranno trascinare la loro vita. Tutto riparte dal principio ed è un'occasione preziosa per gli spettatori di rivedere tutti quei personaggi persi nel corso della storia.


Ecco i genitori di Mustafa, Vural che chiama "Il mio Regno" quell'angolo di spiaggia dove la sua vita cambierà per sempre e dove morirà in modo drammatico. Ma in quei giorni d'estate sembra tutto così lontano. Selim e Meltem sono due ragazzi innamorati che avrebbero potuto essere felici insieme, se lui non si fosse lasciato trascinare, ma esistono già tutti gli elementi che metteranno in moto la storia: Munir istiga i due fratelli Yasaran l'uno contro l'altro, Erdogan disprezza Selim e spera di trascinarlo nelle sue follie, Kerim e Vural sembrano due amici spensierati, ignorando che il destino è pronto a trascinarli in un vortice senza fine.


A un buon punto dell'episodio, quando ormai Fatmagul aspetta ansiosa che si faccia l'ora per poter andare a salutare Mustafa, in partenza per una battuta di pesca, ci rendiamo conto che tutta la ricostruzione (con scene nuove rispetto al passato) è il racconto che in tribunale stanno facendo per l'ultima volta, mettendo tutti davanti alle proprie colpe. Il processo è arrivato al suo momento conclusivo e le prove raccolte inchiodano i colpevoli che, pur cercando di ridurre la loro responsabilità, non si oppongono più come in passato.


Commovente il momento in cui Kerim ricorda quella terribile notte e la sua responsabilità negli avvenimenti. Se tutto fosse stato diverso, se lui non avesse fermato quella ragazza, che già lo aveva colpito profondamente, permettendo al branco di metterla a fuoco, forse avrebbe avuto una possibilità di conoscerla in modo diverso. Vederlo immaginare la scena, dove lui la vede e tace, senza segnalarla agli altri, ci commuove profondamente perché avrebbe salvato Fatmagul da un destino terribile che comunque ha trasformato la loro vita per sempre.


Adesso, finalmente, la scure della legge si abbatte su tutti i colpevoli: Mukkades, che in qualche modo ha cercato di sfruttare la situazione, Munir, l'avvocato senza scrupoli che ha truffato, manipolato, Resat che ha seguito le sue indicazioni, per arrivare a Selim e Erdogan, condannati entrambi a dodici anni con sei anni di aggravante per essere fuggiti. All'ultimo, per essere istigatore degli eventi, altri tre anni in più. Non c'è possibilità di salvezza per loro e a salvarsi è solo Kerim, per non aver partecipato agli eventi, per aver denunciato e aver permesso alla verità di emergere.


In quell'ultima passeggiata di Fatmagul e Kerim, che si tengono per mano, la dolcezza del finale diventa leggermente amara con la voce di lei che sottolinea come la storia, solo per lei ha avuto un lieto fine, e che tutti gli altri casi da lei citati, in qualche modo gridano giustizia, una giustizia che non sempre arriva in un paese, ma dire anche in un mondo, dove i diritti delle donne spesso vengono dopo quelli degli uomini. 


Storia dura, intensa, ben scritta, con attori in uno stato di gloria. Resta una pietra miliare del genere, uno di quei racconti che hanno fatto scoprire al mondo, giustamente, le dizi turche. Da recuperare senza se e senza ma!

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