Fatmagül'ün Suçu Ne? - La lontananza (70)
Ecco, sono arrabbiata! Sono risentita con Mukkades. Donna invidiosa, con mille problemi, che non ha un briciolo di autocritica che dovrebbe aiutarla a comprendere tutti gli errori commessi per capire perché si ritrova con la vita che ha e con le persone che la evitano. Ma niente, non c'è verso che si riscatti, che abbia un momento di lucidità che sposti il barometro del suo ego verso qualche altra cosa. Adesso che Kerim è andato via, non confessa, di fronte alla tristezza di Fatmagul.

Mentre tutti si chiedono che cosa stia succedendo e perché Kerim abbia deciso, di punto in bianco, mentre stata sistemando la casa dove andrà a vivere con Fatmagul, di partire per raggiungere il padre a Bodrum, lei osserva come un uccello predatore il dolore delle persone intorno a lei, godendo della sofferenza di Fatmagul, una ragazza che è praticamente cresciuta con lei, che avrebbe dovuto essere una sorta di sorella maggiore e che invece continua a godere del suo dolore, come quelle persone avvizzite dalla vita che godono dell'infelicità degli altri, per non sentirsi soli.

Non confessa Mukkades, continua a tacere sul fatto che lei sa perfettamente perché Kerim se n'è andato e evita le telefonate di Fatmagul, è distaccato e addolorato. La ragazza cerca anche di parlare con Emre, sicura che, la notte in cui il marito è andato da lui, gli ha raccontato le origini del suo turbamento. Quello che mi colpisce sono le donne che mormorano alle sue spalle, come quelle che entrano frettolosamente in casa quando la ragazza va a trovare il fratello che è rimasto da solo a lavorare alla casa.
Non sono buone premesse di un futuro allegro vicinato. Sembra che la ragazza debba subire la condanna anche delle altre donne. È vero, ce ne sono tante che continuano a scriverle, che la ringraziano per aver parlato, ma la mentalità è quella che è e molte ritengono che in realtà è una donna leggera che adesso pensa di speculare e di ricattare per ottenere del denaro.
Fatmagul non se ne rende conto, troppo presa dalla preoccupazione per la scomparsa di Kerim e per il suo silenzio. Nel frattempo tutti sono sulle tracce degli uomini che le hanno fatto del male, anche Fahrretin che, non avendo certo dimenticato i rischi che corrono e le ingiustizie subite, anche se Mustafa è finalmente in carcere, cerca di rintracciare i fuggiaschi e di far cadere la famiglia Yasaran che ha rovinato la vita del figlio.
Intanto la nostra eroina soffre per la lontananza di Kerim, cuce il suo vestito da sposa e si chiede se lui tornerà, mentre Mukkades, come un gufo, insinua il sospetto che possa aver cambiato idea. A Malta la situazione si complica. Selim si è invaghito di Ayse, corrisposto, mentre Erdogan, sempre più cinico e pratico, si sente in qualche modo isolato.
Una sera, in un locale, dei ragazzi con cui lavorava in un ristorante e che lo hanno preso in antipatia, si lascia coinvolgere in una rissa, mentre Selim è lontano con Ayse, che è pronta a partire. La polizia arriva e lo arresta e Selim, sconvolto, si rende conto di quello che questo significa. Ayce lo trascina via, impedendogli di raggiungere il cugino e amico di disavventure, ma il destino di Erodogan sembra profilarsi sempre più oscuro.
Mentre alcuni vicini imbrattano la nuova casa di Fatmagul con scritte che li incitano ad andare via, e Mustafa litiga con mezza cella per scaricare la rabbia che la richiesta di divorzio di Hacer gli provoca, ancora una volta arriva Meryem a risolvere la situazione e i conflitti e spinge Fatmagul, preoccupata dal silenzio di Kerim, a fargli una sorpresa, che lascia il ragazzo sorpreso e compiaciuto. Che abbia finalmente capito che Fatmagul ha davvero dimenticato Mustafa e si è davvero innamorata di lui? Speriamo di sì!
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