lunedì 27 aprile 2026

KUZGUN - Senza pietà (7)


 Kuzgun non indietreggia, davanti a niente e a nessuno. Neanche la tenerezza per il ricordo della bambina di un tempo che in qualche modo lui amava. Sono davvero sorpresa, lo ammetto. Non mi aspettavo certo un personaggio così. La storia di Kuzgun, a ben vedere, presenta elementi abbastanza scontati (nel senso positivo del termine, non fraintendetemi). C'è un amico che tradisce l'altro, una famiglia distrutta e l'eroina che è figlia del nemico. Lo avevamo visto già in BRAVE AND BEAUTIFUL, solo per citarne una, ma anche in tante altre. La protagonista, in qualche modo, si sente colpevole nei confronti dell'uomo amato, per aver contribuito alla sua disgrazia (Vedi anche Selvi in OLENE KADAR), ma nessuno è così radicale e a tratti brutale come Kuzgun.


Lui sa che Dila è la parte buona della famiglia Bilgin, ma continua a utilizzarla, a giocare sulla sua fiducia nei suoi confronti. Ha accettato l'appartamento, ha finto di salvarle la vita, si è introdotto nella vita della sua famiglia solo per arrivare a suo padre, che ha salvato solo per opportunismo, non certo per qualche riguardo nei confronti dell'uomo che ha generato Dila. Adesso che, drogandola per impadronirsi della chiave dell'ufficio di Rifat, ha portato tutte le prove alla giustizia, utilizza tutti i suoi mezzi per far si che la corte emetta condanna e lo mandi in prigione, senza esitare, presentando anche prove di tutte le manovre che la famiglia, compresa Dila, ha fatto per salvarlo.


La verità è che Dila, pur sedotta dal concetto di giustizia, finisce sempre per mettere le persone che ama davanti a tutto, finendo anche per compromettere se stessa. La famiglia, e il padre in primis, rappresentano il suo tallone d'Achille. Qui non riesce a salvare Rifat. Kuzgun, guidato dal famoso sarto, che però sembra sempre più pericoloso ai miei occhi, ha raccolto tutti i dati e la possibilità di salvezza dell'uomo è praticamente nulla.


Aspettano speranzosi di una condanna, anche Meryem, Kumru e Kartal, davanti al palazzo di giustizia e quando la condanna viene emessa, vediamo l'emozione di Kuzgun attraversare il suo sguardo, vacillare lievemente nei confronti dei fratelli, ricordando i bambini che erano e che sono stati sottratti alla sua vita dagli altri. Mentre lui sembra morbido almeno nei confronti di colore che, effettivamente, non hanno nessuna colpa nei suoi confronti, Dila viene sospesa e denunciata per i metodi poco puliti che ha adottato nel tentativo di corrompere testimoni e di salvare il padre. La donna sembra annientata. La famiglia la respinge e il dolore esplode dentro di lei.


Bora le fa presente che la persona che si è introdotta nello studio di suo padre, sottraendo la lista di spedizioni che poi è stata consegnata alla polizia, è molto simile a Kuzgun, anche se aveva il viso coperto e lei, come al solito, comincia a indagare scoprendo che la sera in cui si erano visti nel locale, lui l'aveva drogata per potersi intrufolare nello studio del padre. Ferita, addolorata, lo contatta e i due hanno un chiarimento davanti al famoso albero di acero dove si incontravano da bambini. E qui è interessante la lettura della conversazione. Sono due monologhi in cui esplode tutto il dolore, ma anche la potenza della verità.


Dila gli rinfaccia tutto quello che lei ha fatto per lui, come sia stata stupida nel fidarsi di lui, che l'ha usata senza pietà per ottenere i suoi scopi. Kuzgun la lascia parlare, fino a quando, senza veli, ammette tutto, non solo il delitto di Seref e del suo braccio destro, che è stato infossato grazie a lei, ma anche tutto il resto, di come abbia usato tutti i suoi mezzi per vendicarsi di un uomo che è decisamente un criminale, ma che lo ha privato della famiglia. Non vacilla, le dice chiaramente che, pur non odiandola, subirà anche lei la punizione della solitudine, perché la sua intenzione è quella di privarla di tutti quelli che la circondano, punendoli e vendicandosi del male subito. Come rispondere a tutto questo?


Quando Dila torna a casa, suo fratello Ali le fa pesare le sue scelte e soprattutto di aver portato Kuzgun nelle loro vite. Le chiede di andare via, ma il misterioso Behram Adıvar, che comunica con tutti con eleganti messaggi sigillati con ceralacca, le fa arrivare un biglietto dove, minacciandola velatamente, le fa capire che non può sottrarsi al traffico che coinvolgeva suo padre. Così, invece di prendere l'aereo e di andarsene a Londra, Dila si presenta all'appuntamento con Bora e Kuzgun, che si sono incontrati nello studio di Rifat per decidere come gestire i suoi affari e lei si propone come nuovo capo. Che succederà? Possibile che abbia ceduto e messo da parte la sua sete di giustizia?

Nessun commento:

Posta un commento