KUZGUN - Venti compleanni (4)
Vent'anni è il lungo tempo che Dila ha trascorso lontano da Kuzgun, venti compleanni, ogni anno un regalo che non è stato possibile consegnare, venti lunghi anni di assenza, di colpa, di consapevolezza che tutto è cambiato per colpa sua, per il suo silenzio. Oggi Dila è una donna che è consapevole che il mondo e la dura vita hanno cambiato l'amico d'infanzia, ma lei coltiva ancora l'illusione che, sotto la maschera di Akca, si nasconda ancora Kuzgun, il suo primo indimenticabile amore. Ma questo episodio mostra al pubblico un lato decisamente oscuro del nostro inquieto protagonista.

Kuzgun cerca la vendetta, non certo la giustizia. La vita in strada, il carcere, tutto quello che ha vissuto lo hanno indurito. Anche se a tratti nei suoi occhi, oltre la rabbia, si coglie il legame ancora non reciso con la madre, la sorella, il fratello e ovviamente con Dila, tutto il dolore subito lo induce a respingerli in massa. E che dire di quello che ha fatto a Seref e al suo braccio destro? Lo fa apparentemente per salvare Rifat, ma in realtà è un altro nome della sua lista e quella che ha colto è stata soprattutto un'opportunità, un'occasione per sbarazzarsi di loro, anche se poi la sua mano tremava, ripensando all'omicidio. "Unutma!" sussurra il bambino che è stato all'uomo di oggi, per indurlo a tranquillizzarsi e lui, aggrappandosi al dolore, smette di tremare.

L'eliminazione però di un nemico non risolve i conflitti di Kuzgun, perché scopriamo che Bora, il figlio di Seref, che ha fatto quasi sequestrare Dila pur di conoscerla, è un uomo decisamente più pericoloso del padre. È infatti lui che pone fine agli scampoli di vita del padre, tirando fuori tutto l'odio che nutre per lui, ma quello che ci inquieta profondamente è la sua ossessione per Dila, che in un primo momento lo segue per cercare di capire se la morte del padre è legata a un conflitto con il suo.

Kuzgun si presenta nella strana veste del complice di Rifat, aiutandolo a nascondere il delitto, cercando il gemello che l'uomo ha perso sulla scena del crimine e che invece era stato recuperato dal Sarto, oscuro e insolito personaggio che sembra voler guidare i passi di Kuzgun, che gli ha fornito l'arma con cui ha ucciso i suoi due nemici. È un personaggio positivo o negativo? Non si riesce a capire, anche perché Kuzgun vede Rifat andare dal sarto a parlargli e gli resta il dubbio sull'identità di questo oscuro personaggio.

Intanto arriva il suo compleanno. Se ne ricordano la madre (che ha fatto una sciarpa per lui e che prega Fusun, la sorella di Kesik che adesso vive con Kuzgun, di dare a suo figlio, ma che lei poi gli dà senza specificare che è della madre, facendolo passare per un suo regalo) e se ne ricorda ovviamente Dila, che conserva ben venti regali in uno zainetto che porta con sé quando bussa alla porta del suo amico, pronta a insistere per costringerlo a passare una giornata con lei.

Ci sono tutte le premesse per momenti di pace, ma Kuzgun è un uomo in conflitto perenne. Il traghetto che li porta dall'altro lato della città, dove i Bilgin hanno una casa che si affaccia sul mare, mostra chiaramente come sarà Dila a soffrire di più. Glielo dice una zingara che legge la mano e che si rende conto che Kuzgun le porterà solo dolore, ma lo capisce anche lei, dopo che gli ha consegnato i venti regalini accumulati durante tutti quegli anni. Lui la respinge, sempre, continuamente, ma poi quando lei se ne va a casa, scoraggiata, la segue.

La scena davanti al camino è significativa. Lui è tentato, ma allo stesso tempo lontano da lei, diviso da un muro che è il suo passato e che lei non riesce ad abbattere. "Sono sicura che sotto la maschera ci sei ancora tu" gli dice e Dila gli apre il suo cuore, rivelandogli che è ancora innamorata di lui, e qui Kuzgun ci va duro pesante, chiarendo che, anche se quando era un ragazzino l'ha amata, ormai non prova nulla per lei. Dila si allontana da lui, ferita, ma quando si addormenta al freddo, sul dondolo della terrazza, è lui che arriva per prendersi cura di lei, a farci capire che le parole dicono una cosa i suoi sentimenti sono ben diversi. Ma il problema non è certo questo, ma il fatto che Kuzgun è davvero un uomo pericoloso. Lo capisce Dila la mattina dopo, quando lo trova addormentato sul divano e cerca di coprirlo con una coperta. Sorpreso nel sonno, l'istinto di Kuzgun, abituato a difendersi, lo fa scattare come una molla, mettendole le mani al collo e quasi strangolandola.

Si può amare un uomo così ferito che potrebbe davvero essere un pericolo per noi stesse? Se si pensa che "al cuor non si comanda" e che Dila è dilaniata dal senso di colpa, si può capire come si senta, ma il problema non è solo la pericolosità di Kuzgun, ma anche l'infatuazione innegabile che Bora Dağistanli sta sviluppando per lei. Lo capiamo da come la segue, da come la guarda e dalla scena famosa in cui, dopo averla vista giocare con suo figlio, prima di mettere i guanti, che indossa sempre per evitare il contatto con gli altri esseri umani, le stringe una mano, cercando un contatto anche fisico. E che lui possa essere il nuovo nemico lo capisce anche Ali che gli svela, a fine cena, che è stato proprio Kuzgun a uccidere suo padre, sperando, ancora una volta, di eliminarlo dal suo cammino. Ci riuscirà? Storia intrigante e pericolosa!
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