venerdì 3 aprile 2026

Ölene Kadar - Il complotto (1)


 Non avevo ancora visto questa serie di Engin Akyurek. Mi ero ripromessa di vederle tutte e, piano piano, le sto recuperando. Ölene Kadar non rientra tra quelle che hanno avuto maggior successo, almeno in patria, ma ogni suo lavoro merita davvero di essere visto e, confesso, il personaggio di Dağhan Soysür mi attirava visivamente e sapevo che avrei ceduto alla visione. A questo aggiungo che mi piace molto anche Fahriye Evcen, che ho visto in Çalıkuşu, accanto al ben noto marito, e in LA RAGAZZA E L'UFFICIALE e contrariamente a tutti quelli che la odiano per essere "la moglie di", l'ho sempre apprezzata molto.


Così, dopo aver visto gli altri lavori di Engin, ho deciso di immergermi in questa serie, piuttosto breve, solo 13 episodi, e subito sono stata risucchiata in un mondo, con un attore che, ogni volta, si cala nella parte con una bravura che davvero mi lascia spiazzata. Non dovrei esserlo, soprattutto dopo tutto quello che ho visto di lui, ma Akyurek ha la capacità di togliersi una pelle e di indossarne un'altra con una bravura davvero rara. Certo, riascolto la sua voce, riconosco i suoi gesti, il modo in cui si tocca il viso con le sue mani ampie, il suo passo mi è familiare (anche se diverso da Sancar e Tahir), ma gli occhi cambiano, sembra che in lui sia entrato qualcun altro e la storia di Daghan non è certo facile.


L'incontro iniziale tra lui e Selvi Nardan, interpretata proprio da Fahriye Evcen avviene quando lui ha già scontato ben 11 anni e gli occhi sono quelli di un uomo che in qualche modo si è spento. Lei si è appassionata al suo caso, vuole essere il suo avvocato, ma lui la respinge. Non crede più a nessuno e tanto meno che riuscirà a uscire. Ölene Kadar (Fino alla Morte) è quello che è stato scritto sulla sua condanna e non crede davvero che ne uscirà prima.


Un salto temporale di 11 anni ci mostra quello che è successo, facendoci incontrare un giovane Daghan, che studia medicina, che ama Beril, la sua fidanzata, che ha davanti un futuro luminoso. Quando lei arriva in ospedale per dargli la notizia che avranno un bambino, lui è pronto a organizzare subito le nozze e a sposarla, ma lei è la figlia di un uomo potente, che non accetta la decisione della ragazza ed è pronto a tutto pur di fermarla, rinchiudendola persino nella sua stanza e impedendole di chiamare il fidanzato.


Daghan, sicuro del suo amore, si reca a casa, liberandola e avendo uno scontro con l'uomo, ma portando via la figlia. Ad aiutarli arriva Ender, cugino della ragazza, che sembra animato da buoni propositi, ma che in realtà svela al pubblico subito la sua natura e l'odio che nutre per il padre di Beril con cui è in affari. Lontano da tutte queste questioni, la coppia di innamorati, con l'appoggio della famiglia di Daghan, organizza le nozze.


Ma il complotto è ordito e il giorno del matrimonio Ender, servendosi di alcuni uomini che ha pagato, spinge Daghan, che vede come una pedina da poter utilizzare, in una rete che lo avvolge senza possibilità di fuga. Attirato in un capannone, per un presunto appuntamento con il padre della ragazza, qui viene stordito da un uomo che lo aggredisce e lo droga, nel frattempo anche il padre di Beril viene attirato in una trappola, ricevendo un messaggio di Daghan, dal cellulare dell'uomo, che gli dice che potrebbe non sposare la figlia. 


Una volta arrivato l'uomo è avvicinato da una ragazzina, sempre parte del complotto, e mentre la bambina gli vende dei fazzoletti, degli spari lo annientano davanti agli occhi della bambina. Daghan si sveglia confuso e comincia a vagare per la città. Quando arriva al palazzo dove dovrebbe sposarsi è ormai sera e non c'è più traccia di nessuno. Confuso, non capendo quello che è successo, quando torna a casa trova la polizia che lo arresta. 


Quello che segue è tutto un piano orchestrato anche nei più piccoli particolari, con la testimone oculare che lo riconosce, le prove raccolte contro di lui, e la sentenza non può che essere quella terribile, inesorabile: condanna a vita. Anni dopo l'avvocata Selvi continua a recarsi in carcere per farsi ricevere, anche se lui l'ha cacciata e quando Daghan si reca nuovamente da lei, dicendole che lui è colpevole e che la smetta di insistere, Selvi gli presenta le prove che ha raccolto e che lo scagionano inesorabilmente perché Selvi ha trovato dei video di una manifestazione che si è svolta proprio quel giorno dove compare lui, vagando confuso, in un punto della città troppo lontano dal luogo del delitto.


L'avvocatessa capovolge la sentenza, spiazzando tutti. Daghan si ritrova libero, ma sono passati 11 anni, tutto è cambiato, lui stesso non è più il ragazzo che sognava il futuro. Adesso è un uomo indurito dal carcere che vuole scoprire la verità e Selvi, che lo ha aiutato, sembra in realtà sapere molto più di quello che lui immagina.


Come primo episodio è stato decisamente emozionante, leggermente cupo e piuttosto drammatico, ma Engin come al solito ha brillato, la trama si segue facilmente, Ferihye è convincente e mi sembra più matura e sono decisamente convinta di proseguire con la visione.

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