domenica 12 aprile 2026

Ölene Kadar - Per sempre (8)


Questo titolo in qualche modo si contrappone semanticamente al titolo Ölene Kadar (che significa fino alla morte). Sonsuza Kadar, invece, è fino all'infinito e riprende una frase che Daghan dice a Selvi in un sogno che ha, quando ormai sembrano ormai separati l'uno dall'altra, allontanati dalle bugie di lei, dal desiderio di giustizia e vendetta di lui. Nel sogno, Daghan fa a Selvi tutte le domande che ha provato a farle anche in mille altre occasioni, ma anche qui lei non cede e non gli svela la verità, difficile da dire anche in sogno. Daghan lascia libero sfogo ai suoi sentimenti, dopo che nella parte iniziale aveva in qualche modo mentito, dicendole che nulla era vero di quello che c'era stato, adesso invece le apre il suo cuore, dicendole che vuole fidarsi di lei, che la ama, che vorrebbe morire nelle sue braccia, per sempre. Ma si tratta solo di un sogno, perché per il resto dell'episodio è tutto incentrato sullo scontro tra di loro, la ricerca determinata di Daghan del figlio perduto, l'arrivo di un nuovo minaccioso personaggio, e nuvole oscure che si addensano sempre di più sulla testa del nostro eroe.


La puntata parte con una conversazione intensa tra Selvi e Daghan, nella casetta al porto, dove lei si impone dicendo che non vuole andare via e lui che la caccia. Si tratta ovviamente di un flashforwards, perché subito dopo ritorniamo indietro e scopriamo tutto quello che è successo. La scoperta di aver avuto un bambino, ancora vivo, ha bloccato la mano di Daghan, che era sul punto di uccidere Ender. Lo risparmia, solo perché lui ha dichiarato di avere il suo bambino. La sua decisione spinge Mehmet a reagire con rabbia, perché se lui ha perso un padre, lui ha perso un figlio, Osman, ed ormai lo scontro con Ender è diventato personale.


La trappola viene architettata solo per attirare Selvi nella casetta e farla trovare faccia a faccia con Yilmaz, cercando di spingere i due a confessare il loro legame. Entrambi tacciono, anche se Selvi cerca di smuovere i sentimenti di Daghan per lei, ma lui si mantiene fermo e deciso, nega i suoi sentimenti per lei e afferma di averle mentito come lei ha mentito a lui, per poi cacciarla. È una bugia, come poi ci rivelerà il sogno o il modo in cui la guarda, la cerca, anche da lontano, mentre Selvi sembra essere precipitata in una voragine di sofferenza, al pensiero che lui non l'abbia mai amata.


Ma intanto, come al solito, succede di tutto. Beril torna a casa e aggredisce il marito Ender rivendicando informazioni sul figlio. Dopo che l'uomo è stato picchiato, si ritrova anche con un coltello alla gola. La sorella, sconvolta, chiama la polizia e Beril finisce in prigione. Anche Daghan è sulle sue tracce, dopo che ha forzato la madre a confessare chi è venuto a casa ferito. Confessa e lui corre in carcere non solo per capire che razza di rapporto la donna abbia con il marito, ma soprattutto per rivendicare informazioni di quel figlio che lei aveva dichiarato morto.

 

Beril, finalmente, confessa, con tutto il dolore che ancora prova per aver rinunciato al bambino che aspettava da Daghan. Lui reagisce con rabbia. Se un tempo provava amore per lei, ora c'è solo rabbia e se con Selvi ho colto dolcezza, adesso leggo solo risentimento per una vita strappata, per un amore non sostenuto con fede, per un bambino ceduto come se non avesse valore. "La sua anima mi apparteneva, come puoi averlo buttato via in questo modo?" grida tra le sbarre del carcere, sbarre che li hanno sempre divisi.


Lui va via, ma la donna sarà liberata poco dopo, con un Ender che sembra sempre più fuori di testa e una madre che, invece di prendere atto della follia del figlia, decide di chiamare un nuovo personaggio sulla scena per portare nuovo pericolo e minaccia a un uomo innocente, torturato da nemici ingiustificati. Intanto Ender viene aggredito anche da Mehmet, che si era organizzato con una vera e propria squadra per finirlo, ma che viene interrotto dall'arrivo di altri uomini armati che salvano Ender dal massacro.


Selvi è divisa tra il desiderio di raccontare a Daghan la verità sulla sua identità e il risentimento per essere stata ingannata. Se avesse confessato in questo momento, ammettendo di essere Vildan, una bambina che non può essere considerata responsabile di quello che le hanno chiesto di fare, si sarebbe salvata, ma continuando a tacere non prevedo felicità per questa coppia, né salvezza. Lei lo incontra diverse volte, hanno un confronto sui loro sentimenti, ma restano fermi sulle loro posizioni, fino a quando una sera lei, arrabbiata, si reca da lui per un confronto. Daghan rivendica ancora una volta la verità, lei risponde con la sincerità dei suoi sentimenti, senza però dirgli nulla della sua identità. La passione si percepisce (ovviamente poco si vede), lasciandoci al buio, non solo metaforico, pur facendoci capire che Daghan è innamorato di lei, pur non fidandosi e mentre la passione li vince, nella casetta del porto, il commando del "Samurai", comparso sulla scena per rendere ancora più torbide le acque ci fa solo disperare e sperare, anche se a tratti credo inutilmente, per questa coppia.

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