KUZGUN - Una pistola carica (3)
Kuzgun è tornato per vendicarsi, è pronto a tutto pur di far pagare i colpevoli, i cui nomi sono incisi a fuoco sul suo corpo. L'elenco è lungo e non salva neanche la madre, che lo ha ceduto per salvare gli altri figli, né Dila che lo ha tradito introducendo la droga nella loro casa. Tutti lo sanno e in qualche modo lo temono. L'unica che cerca di capire se resta qualche briciola del ragazzino dolce che le portava fiori è proprio Dila, che vorrebbe poter capire. Eppure tende una trappola a Kuzgun, degna figlia del padre che ha, Rifat, per capire se davvero l'uomo che ha salvato dalle mani di suo fratello Ali, è uno dei suoi sequestratori e quindi anche il suo salvataggio è ben lungi dall'essere reale, ma frutto di un piano per avvicinarsi a suo padre.

Risentita per le parole dure che Kuzgun le ha rivolto nell'episodio precedente, in un primo momento la vediamo trattarlo freddamente, pur richiedendolo come autista per farsi scorrazzare in giro senza però rivolgergli la parola più del necessario. Kuzgun sembra diviso tra il desiderio di rompere il ghiaccio e il fastidio per provare questo desiderio, fino alla scena sulla terrazza del locale dove Dila è andata a divertirsi. Qui, lei, gli chiede ancora una volta di fidarsi e di raccontarle tutta la verità, ma Kuzgun è abituato a non fidarsi di nessuno e quindi non parla, pur intervenendo per salvarla quando lei accenna a saltare nel vuoto. L'attrazione continua a esserci, ma il muro che la vita ha alzato tra di loro sembra invalicabile. Poco dopo il nostro turbato eroe riceve una foto di Kesik, l'amico che lo ha aiutato con il rapimento di Dila. Una minaccia che guida i suoi passi fino al luogo dove è tenuto prigioniero. Qui si presenterà Dila, che ha organizzato tutto per metterlo alle strette e farlo confessare che il suo scopo è quello di vendicarsi. A quel punto lei si propone di essere il suo solo nemico, pronta a scontare le sue colpe, ma la realtà è che Kuzgun vuole farla pagare soprattutto agli altri.

Nel frattempo i vari nemici cercano di utilizzare Kuzgun per abbattere l'altro e in questo gioco pericoloso a finirci in mezzo è proprio il povero Kesik, che scopriamo, in frammenti di ricordi, essere davvero "un fratellino" che Kuzgun aveva conosciuto in carcere, aprendoci un nuovo squarcio sul suo drammatico passato. Adesso lo rivediamo adulto, che protegge l'amico che desiderava solo farsi una doccia e che gli altri ragazzini vessavano in prigione, impedendoglielo. Lo scopriamo nel modo peggiore, perché gli uomini di Seref, approfittando che Ali aveva fatto catturare nuovamente Kesik, lo uccidono simulando l'omicidio ad opera di Ali, per spingere Kuzgun ad attaccare il figlio di Rifat, decisi a eliminarlo in un modo o in un altro.

Kuzgun trova il corpo dell'amico mentre sta riportando a casa Dila. La scena è drammatica. In un primo momento lo stupore lo blocca, poi però emerge tutta la sua disperazione, lo sconforto, l'impotenza, il senso di colpa. Caccia Dila, che in qualche modo associa a tutto quello che sta succedendo, anche perché nel portabagagli dove trova il corpo dell'amico ci sono anche foto che riprendono Ali che punta un'arma contro Kesik. È una simulazione, appare troppo evidente che qualcuno sta cercando di usare Kuzgun contro Rifat e la sua famiglia, ma lui è devastato dalla perdita dell'amico.

Le scene che seguono all'obitorio, lui che deve dare la notizia alla famiglia del ragazzo, sono drammatiche e toccanti. Dila, anche se respinta, ritorna alla carica e sono le sue braccia che lo accolgono dopo i riti funebri a cui il corpo deve essere sottoposto da un familiare. In un primo momento ho temuto che la respingesse ancora, ma Kuzgun è talmente annientato che non riesce, si regge a lei e qui i miei dubbi su di lui come attore si sono lentamente dissipati.
Dila nel frattempo cerca di capire chi abbia provato a incastrare il fratello e indaga, mentre compare in scena un nuovo personaggio, un giovane uomo che segue tutte le vicende e che vedremo anche nella scena finale, quando qualcuno costringe Dila ad andare in un ristorante per incontrarlo. Chi è Bora? Che ruolo avrà? Sembra potente e pericoloso, ma in questa storia non vedo anime candide.

Intanto Kumru, la rossa sorella di Kuzgun, dopo averlo riabbracciato ma essersi resa conto che qualcosa non andava e che la persona che ha davanti non è più il fratellino che la difendeva quando erano bambini, decide di indagare, da brava giornalista qual è e si intrufola nella casa dove vive il fratello. È proprio qui che trova la foto del padre, quella che il fratello Kartal aveva nell'officina che è andata in fiamme. Comincia così a sospettare che possa essere stato proprio lui a bruciare il locale per una sorta di astio o di vendetta nei confronti del fratello salvato dalla madre. Aspetta quindi un chiarimento dal fratello, che però è alle prese con la perdita dell'amico e con il grande dolore che sta vivendo. Ad arrivare nella casa è una donna, che la madre spera possa essere un'amica del figlio, ma che in realtà è legata a Kesik.

E intanto la pistola carica che è Kuzgun è puntata contro Rifat, almeno in apparenza. Serif vuole usarlo per indurlo a uccidere il suo rivale e liberarsene definitivamente. Dà l'appuntamento all'uomo in un ristorante, occupandosi di cacciare tutti i testimoni, mentre Kuzgun aspetta nel bagno con un'arma in mano. Ma nulla è come sembra. Rifat va via prima del tempo e a braccare Serif è proprio Kuzgun, che si era messo d'accordo con Rifat per incastrare quello che sospetta come responsabile della morte dell'amico. E in una scena finale, mozzafiato, uno dei nemici cade a terra, colpito. Cosa succederà a questo punto?
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