domenica 5 giugno 2016

OUTLANDER - JE SUIS PREST (2x9)


Ho cominciato ad avere il magone praticamente fin dalle prime immagini e la visione di tutta l'ora successiva l'ho vissuta in questo particolare stato d'anima. Come si può definire bello un episodio che ci prepara all'atrocità della guerra imminente? Eppure la verità è che gli autori, il regista, gli attori hanno realizzato un episodio dove il lato epico e romantico (se si può usare un termine simile parlando di una cosa atroce come la guerra) sono presenti e mischiati con il dolore reale e con gli aspetti più crudi che tutto questo comporta.



Allora i flashback di Claire, che segue il suo uomo al fronte, ci riportano alla crudeltà di tutte le battaglie, dove poco conta se si indossa un kilt o una divisa di aviazione, alla fine ci si ritrova sempre davanti a dei giovani che regalano la loro vita e tutto il mondo di possibilità in nome di una causa le cui motivazioni sono spesso ambigue.


Come si può affrontare nuovamente l'orrore dopo essere sopravvissuti al macello che fu la Seconda Guerra Mondiale? Il mio cuore ha pianto con Claire durante tutto l'episodio. Lei è prigioniera dei rimorsi e dei suoi incubi ed è stato emozionante vederla su un altro fronte, con altri giovani, mentre cercava, inutilmente, di salvare vite che non potevano essere salvate.


Jamie invece emerge sempre di più come leader, con il suo carisma, la sua forza, la determinazione e l'esempio. Il ritorno in Scozia ci restituisce la bellezza di paesaggi mai dimenticati, ma anche personaggi che sono rimasti nel nostro cuore: Angus, Rupert, Dougal.


Lo scontro tra zio e nipote è inevitabile, anche perché Jamie ha deciso di guidare personalmente i suoi uomini, di addestrarli. Lui è l'unico che ha un'esperienza vera di guerra, essendo stato in Francia come mercenario. Gli altri hanno abbandonato i loro campi, le loro fattorie, lavori normali e quotidiani per imbracciare letteralmente i forconi e non hanno idea di cosa significhi affrontare la morte sui campi di battaglia. Jamie si assume il compito di insegnare loro cosa significa.


Intensi molti momenti, scanditi da una musica che riesce ad afferrarti il cuore e stringertelo senza speranza fino alla fine, facendolo già sanguinare. Mi chiedo come arriverà a vedere la fine, che già conosco e che mi ha fatto piangere.


Il piccolo Fergus è con loro, pronto a dare la sua vita se dovrà, mentre Murtagh è preoccupato per Claire, come Jamie. E quest'ultimo, malgrado impegnato in uno scontro di competenze con suo zio Dougal, riesce a rendersi conto che la sua Claire sta attraversando un inferno tutto suo, privato, e cerca di darle una possibilità di sottrarsi. Ma per Claire non c'è modo di separarsi da lui.


Unica nota divertente è stato l'incontro con Lord John. Chi non ha letto i libri ignora il ruolo fondamentale che questo ragazzino inglese avrà nella vita dei nostri eroi. Qui compare impolverato e sudicio, molto meno appariscente che nei libri, che spicca con il suo accento inglese, in mezzo a quello tagliente dei suoi nemici.


Jamie si diverte con lui come il gatto con il topo, sfrutta il suo senso cavalleresco nei confronti di Claire per potergli sottrarre delle informazioni, ma poi lo lascerà libero di ritornare a casa, senza sapere che le parole che John pronuncerà sulla porta cambieranno il corso della loro vita per sempre.


Puntata emozionante, ben girata e recitata, fino all'arrivo davanti al campo sterminato dove si trova il principe Charles. Le battute conclusive di questa stagione si avvicinano sempre di più, ma per fortuna l'annuncio del rinnovo di una terza e quarta stagione mi concede quel briciolo di speranza senza la quale la visione di tutto quello che verrà sarebbe alquanto difficile.

VOTO: 9

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