Ho scelto questo titolo, Caccia all'uomo, per indicare il capitolo 44 della serie, anche se dentro di me ribollivano varie alternative, ma più forte di tutte gridava "un manipolo di stronzi!" che avrebbe in qualche modo inquadrato bene la sensazione di frustrazione che mi ha accompagnato durante la visione di questo episodio adrenalinico e drammatico. Perché, perdonatemi, ma come possono questi personaggi ergersi a giudici del prossimo e reputare di meritarsi qualcosa di meglio che non sia la galera?
Azize ha dato ordine di sparare a Miran, il ragazzino orfano che è cresciuto con lei, che ha riempito di bugie, ma che l'ha sempre amata e che con fatica ha aperto gli occhi difronte alle sue menzogne. Eppure, pur di difendere Aslan, senza farsi troppi problemi, ordina a Mahmut di ritrovarlo e di finirlo con un colpo alla testa.
Certo, poi ci volete indorare la pillola e sul finale, dopo che ha ucciso (anche se in una colluttazione non voluta) la sorella che aveva schiavizzato in nome della sua vendetta, che aveva osato rivendicare una vita sua, dopo quasi cinquant'anni, ci fate vedere l'incendio terribile che ha dato il via a tutto e facendoci ascoltare la lettera di Hanife che Aslan recupera grazie ad Harun, dove racconta dell'incendio e dell'esistenza di un figlio che Ayse (alias Azize) ha avuto da Nasuh. E mi dispiace ma anche la terribile strage della sua famiglia non giustifica l'assoluta mancanza di cuore con cui decide della vita degli altri.
Mentre tutto se ne va alla malora, vediamo la nostra eroina coraggiosa, che ha subito di tutto da tutti quanti, compreso il protagonista, lottare disperatamente per tenere Miran in vita. Gracile, ma con un coraggio da leonessa, se lo carica in spalle, lo trascina per la radura, recupera un vecchio cavallo con cui trasportarlo, per portarlo in un villaggio abbandonato.
I posti sono decisamente fascinosi, come poche storie, e contribuiscono all'intensità della storia. In questo villaggio fantasma, Miran sembra più nel regno dei morti che dei vivi. Ci crede solo lei, Reyyan, che combatte, disperata, accendendo il fuoco, curandolo, cercando cibo e acqua perché possa riprendersi e giura a se stessa che non sprecherà mai più un giorno della sua vita, lontano da lui, quando usciranno da quest'inferno dove sono precipitati.
Durante la fuga ha ascoltato anche suo zio Cihan che sta dando loro la caccia per uccidere Miran. L'uomo, infatti, ha scoperto che Miran ha ricevuto un biglietto in cui gli si dice che Nasuh ha ucciso suo padre e temendo per la vita del vecchio, dopo aver rischiato di perdere anche il figlio, ha deciso che la soluzione è abbattere Miran.
Lo braccano come un animale pericoloso, e a difenderlo resta solo lei, mentre il resto del mondo è impazzito. Aslan, che vorrebbe ritrovarli, non ci riesce, bloccato dalla strega di sua nonna, che nel frattempo, disperata per il controllo che ha perso, soprattutto dopo la morte di Hanife, corre a casa dove l'insopportabile Gonul piange ancora per l'amore perduto.
E anche qui avrei voglia di prenderla a ceffoni, ma la violenza inaudita di Azize sulla nipote mi paralizza e blocca il mio desiderio (assolutamente solo metaforico!). Lei invece la riempie davvero di schiaffi, cercando di risvegliarla da un amore che non è amore, ma incapacità di vivere e di prendere sue decisioni.
La violenza della nonna non salva la ragazza, completamente fuori di sé e decisa a ritrovare Miran per imporgli un amore che lui non ha mai voluto. E mentre Zehra e Hazar, che stavano correndo in ospedale, ignari di tutto quello che sta passando la loro primogenita, subiscono un incidente e sono costretti a partorire in mezzo al nulla, Cihan ritrova Reyyan che per fuggire cade in fondo a un pozzo secco.
Lo zio vuole uccidere Miran ma a far precipitare la situazione è ancora una volta la folle Gonul, arrivata in parte grazie a Firat, a cui poi ha rubato l'auto e la pistola. Miran, per miracolo (non trovo altre parole), si è parzialmente ripreso dal volo dalla scogliera e dal colpo al braccio e non trovando Reyyan al suo fianco vaga per le stradine deserte alla sua ricerca. Trova invece Gonul, che vorrebbe portarlo via, lontano da Cihan, per poi sposarlo lei. Follia totale. Lui le ribadisce che non amerà mai nessuno, fino alla morte, se non Reyyan e quando la ritrova, Gonul, accecata dalla follia, lo spara finendolo (?) e facendolo cadere nel pozzo tra le braccia di una Reyyan disperata.
E Miran, ovviamente, non può essere morto, ma la frustrazione che provo mi fa desiderare di afferrare i lunghi capelli di Gonul e scuoterla fino a farla tornare in sé o rinchiuderla per un lungo periodo in una clinica, come hanno provato a fare con la madre. Ma dopo quest'episodio il mio elenco è diventato troppo lungo e davvero non saprei con quale pazzo cominciare. Fatemi correre a vedere che cosa è successo al mio Miran. Pardon! Al Miran di Reyyan, ma immagino che abbiate capito!