Fatmagül'ün Suçu Ne? - Il ricatto (56)
Lo sapevo fin dalla scena in cui il povero Rahmi, per salvare la sorella, colpisce con una pala la testa dura di Erdogan, mandandolo letteralmente in ospedale. Questo capovolgimento di ruoli e situazioni mi ha preoccupato fin dal principio ed eccoci arrivati alla solita proposta indecente e al tentativo, portato avanti dagli Yasaran, di sfruttare la situazione a loro vantaggio.
In un primo momento le condizioni di Erdogan sembrano particolarmente complicate e tutti temono per la sua vita, anche Fatmagul e Kerim e non certo perché sono preoccupati per lui. Il povero Rahmi, davvero un pesce furo d'acqua, in un ambiente come il carcere ha davvero poche possibilità di sopravvivere. Lo deridono, lo stuzzicano, cercano di provocarlo. Ma lui è di un candore che anche il più bruto degli uomini dovrebbe provare un briciolo di tenerezza.
Fatmagul è disperata, mentre Kadir Bey, che era andato ad Ankara e sta tornando con degli amici, manda Omer per occuparsi del caso. La povera Meryem è divisa tra mille ansie: la preoccupazione per i suoi ragazzi, che sembrano non poter trovare pace, e l'idea che Kadir stia frequentando un'altra donna. A soffiare su quest'ultimo fuoco è la solita Mukkades che si diverte a provocare il prossimo.
In questa fase però Mukkades è in piena crisi, al pensiero che il marito finirà in carcere per aggressione. Le condizioni di Erdogan migliorano, ma il ragazzo cerca di temporeggiare, istigato da Munir e da Resat, per accrescere l'ansia di Fatmagul, sottoposta a un vero e proprio ricatto: se ritirerà le accuse contro gli Yasaran, loro non denunceranno Rahmi per l'aggressione a Erdogan.
Il cuore della nostra eroina è diviso. Ho temuto, sono sincera che alla fine si piegasse a tutte le pressioni: il desiderio sincero di salvare un fratello amato e in difficoltà, la cognata che non le lascia un attimo di respiro, il piccolo Murat che prova anche a fuggire di casa per metterle pressione e far tornare a casa il padre. Ma per fortuna c'è Meryem, la roccia, la donna che per gli altri è sempre un appoggio solido, una presenza costante, anche se poi, quando si tratta del suo cuore, ha mille insicurezze e fragilità.
Lei cerca di farla ragionare, le porta tutte le lettere che le hanno scritto altre ragazze in difficoltà e un giorno al ristorante accompagna la madre di una ragazza che ha subito violenza e che le racconta come lei sia cambiata dopo quello che ha vissuto, di come non sorridesse più, non parlasse più fino al giorno in cui lei è comparsa in televisione e la sua storia, la sua determinazione, l'hanno indotta a sperare che si potesse avere giustizia.
Fatmagul piange e si rende conto che non può chinarsi, non può accettare il ricatto degli Yasaran. Così quando Munir le chiede se è disposta a ritirare le accuse, lei rifiuta. Ma intanto a facilitare il tutto arriva Perihan, sempre più esasperata da quello che sta succedendo, dalla morte di Leman, da come la famiglia di Vural si sia distrutta, e da come la sua invece continui a tormentare una povera ragazza che ha solo subito da loro.
Così, nonostante le difficoltà dell'incidente, si reca in ospedale per dire a tutti gli uomini della sua vita (marito, fratello, figlio e nipote), che non permetterà che continuino a infierire su Fatmagul e che ritireranno la denuncia, altrimenti lei parlerà e racconterà tutta la verità. Costretti, alla fine ritrattano, ma Erdogan scopre che Kerim era andato a parlare con la dottoressa Nil, raccontandole quello che stavano facendo, sfruttando la situazione per ricattarli.
Risentito, decide di rovinare la cena per il ritorno di Rahmi a casa, in uno di quei rari momenti di felicità che è concessa a questa sgangherata famiglia. Mentre stanno ridendo, ballando e interagendo tra di loro, Erdogan chiama Fatmagul, solo per dirle di indossare con calma il vestito da sposa che conserva nell'armadio, di fatto rivelandole di essersi introdotto nella casa e nella sua stanza, senza che loro se ne rendessero conto. E questo pone fine alla gioia e alla serenità! Il carcere è poco per Erdogan!
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