martedì 12 novembre 2013

O CLONE

La telenovela brasiliana O CLONE è un prodotto del 2001 che resta a mio avviso una pietra miliare nel panorama del genere. Anche se recentemente è stata fatta una versione "latina" (ovvero in lingua spagnola) abbastanza fedele all'originale) nulla riesce a raggiungere questa novela che possiede una bellezza visiva frutto dell'abile regia di Jayme Monjardim e del felice incontra tra grandi professionisti del settore. Ma andiamo per gradi, partendo dalla trama.

Le vicende di questa intricata storia di amore e di morte, di fede e di scienza iniziano a Rio de Janeiro negli anni ottanta quando una giovane ragazza mussulmana, Jade, perde la madre e viene mandata in Marocco dalla famiglia paterna, dove la figura più importante è quella dello tio Ali, un uomo riconosciuto e stimato in tutta Fez. Qui Jade incontra anche la cugina Latiffa, di cui si sta organizzando il matrimonio con un giovane mercante, e Zoraide, una sorta di nutrice per la ragazza. Se Latiffa è cresciuta seguendo le indicazioni severe, ma giuste dello zio e accetta il suo destino, Jade, che ha vissuto in occidente, fatica ad adattarsi alla sua nuova situazione.
Un giorno, durante la visita di un vecchio amico di università di Ali, il genestista brasiliano Augusto Albieri, Jade incontra Lucas Ferras, figlioccio dello scienziato, che senza conoscere i costrumi del paese, si è intrufolato nell'area della casa destinata alle donne, sorprendendo Jade intenta a ballare.
Tra i due nasce una forte attrazione e poi un amore destinato a non coronarsi per l'opposizione dei due mondi a cui appartengono.
Jade è costretta a sposarsi con Said Rashid, l'uomo prima scelto per la cugina che invece sposa Mohammed.
Said è un uomo buono e giusto che si innamora follemente della moglie senza essere mai ricambiato.
Lucas invece si troverà legato in un matrimonio senza amore a Maysa, ex-fidanzata del fratello gemello Diogo, morto prematuramente e di cui finirà per prendere il posto anche nella società, rinunciando a tutti i suoi sogni...
La morte di Diogo è l'evento che sconvolge l'esistenza di tutti i personaggi, in modo particolare quella di Albieri che non riesce ad accettare l'idea della fine.
All'insaputa degli stessi interessati finisce per clonare Lucas, geneticamente identico a Diogo, e impianta la sua "creazione" in Deusa, una ballerina nera che sogna di poter diventare madre attraverso la fecondazione artificiale.
Dopo nove mesi nascerà un bambino bianco di cui Albieri diventa padrino e che sarà chiamato Leo.
Le vicende si snodano in un arco temporale di quasi vent'anni. Jade e Lucas si rivedranno ed entrambi penseranno di poter coronare quel sogno d'amore che ha atteso così a lungo; ma scopriranno la forza devastatrice del tempo che tutto cambia e modifica...Nessuno è più l'adolescente che è stato. Il mondo si è incupito; i vincoli si sono stretti. Lucas è diventato freddo e cinico, proprio in virtù di tutte le rinuncia che la vita gli ha imposto, perdendo quella dolcezza che gli era propria...
"Non è più il Lucas che conoscevamo da ragazze," confesserà Latiffa a Jade.
E mentre l'amore di Jade e Lucas sembra sgretolarsi nuovamente fino ad indurre Jade a sospettare di aver vissuto tutta la vita rimpiangendo una fantasia che viveva solo nella sua testa e nella sua immaginazione, nel frattempo si snodano le vicende degli altri personaggi della nuova generazione...
Così i figli dell'obediente Latiffa, cresciuti a Rio, finiscono per essere più simili alla zia ribelle che alla madre, inevitabile conseguenza di un difficile processo di integrazione.
E se il pubblico si appassiona alle varie peripezie di Samira, Amin, Khadija, Mel e Xande, dall'altro lato gli adulti combattono contro i loro fantasmi, gli errori fatti e le debolezze che li hanno guidati.
Su tutti svetta però l'inquietante presenza di LEO che ritorna a Rio dopo un'adolescenza trascorsa nell'estremo nord del paese, dove Deusa lo ha portato per liberarsi dell'ingombrante presenza di Albieri.
Perfetto è il percorso di questo personaggio che in un primo momento sembra sfiorare da lontano l'esistenza degli altri. Leo è l'opposto di Lucas. E' un ragazzo vitale, un po' nomade, esuberante e tenero, ma allo stesso tempo deciso, carismatico. L'ambiente in cui è cresciuto è stato fondamentale per dargli una personalità diversa da quella di Lucas, che si è sempre censurato, sostituendo ai suoi impulsi i desideri degli altri.
Pian piano tutti incontreranno Leo e la reazione a quest'incontro sarà diversa per ognuno, perchè diverso è il rapporto con Lucas.
Leo è uno specchio che ripropone il passato che tutti dimenticano.
"Nessuno mi vede veramente", lamenterà il ragazzo rivendicando una sua identità che nessuno può dargli davvero perchè per loro inevitabile sarà il paragone con la sua matrice.
E se Jade vedendolo sarà tentata di rimanere prigioniera di quell'adolescenza mai vissuta, Lucas svilupperà una sorta di ripudio-attrazione.
Toccanti due momenti in particolare:
- l'incontro tra Leo e tio Ali, che determina una momentanea crisi nell'uomo di fede;
- e quello tra Lucas e Leo, quando il primo si ritroverà faccia a faccia con quell'adolescente che non ha mai avuto il coraggio di essere.

Grande storia, costruzione perfetta, sceneggiatura impeccabile e paesaggi esotici che creano una dimensione lirica e romantica.
Fez con le sue stradine tortuose, il mondo variopinto e velato delle donne, le musiche e le danze oltre le mura chiuse verso l'esterno.
Dall'altro lato Rio con la sua modernità, il suo carnevale di passioni e dolori, la mansione dei Ferras dove si consumano mille tragedie (su tutte quella di Mel); il colorato barrio di Dona Jura con le sue molte storie di divertente convivenza con il negozio di Mohammed ed i vari avventori.

O CLONE resta a mio modesto parere una pietra miliare del genere. Temi impensabili per un simile contenitore sono presentati grazie ad una notevole sensibilità che scava a fondo senza mai cedere nel caricaturale o nel patetico. Non solo si pensi al motivo dominante, ovvero la clonazione, ma anche alla tossicodipendenza snocciolata fin nei suoi antri più oscuri attraverso le vicende di Lobato, esponente di una vecchia generazione disillusa, ma anche attraverso Mel e Nando, figli di una contemporaneità frettolosa e distratta che solo si focalizza su di loro nel momento dell'autodistruzione.

Prodotto di qualità eccelsa, molto al di sopra della media, sostenuto da un'ottima regia e da una sceneggiatura forte e dominante.
Nulla si può trovare di negativo o di debole e persino l'eccessiva durata, quasi 250 puntate, non è altro che funzionale al racconto e alla sua trama fitta ed intessuto fino all'ultimo punto.

E perfetta è anche la conclusione con la voce di tio Ali che ci accompagna dolcemente verso il finale narrandoci il destino di tutti i personaggi, come una delle sue mille storie che la sua sapienza custodice.
"Il tempo modifica ogni cosa", sottolinea, ma modificare non significa distruggere e il legame tra Jade e Lucas, seppur più maturo, persiste e li sostiene.
Malgrado le mille tempeste della vita il loro amore è solido come le colonne del tempo ed infondo tutto era scritto:
MAKTUB



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