sabato 9 novembre 2019

CORDEL ENCANTADO - La caduta del tiranno (58-59)


Premetto che non avevo capito chiaramente il piano di Jesuino e dei cangaiceros per far cadere il tiranno. Puntata dopo puntata, li avevo visti indaffarati ad allestire delle decorazioni colorate che facevano supporre la realizzazione di una festa.


Infatti la copertura era un grande evento in nome del santo patrono da celebrare in onore di Timóteo nella sua fazenda. Herculano, emozionato, decide di dare la sua investitura al figlio, affidandogli il comando dell'azione. Al suo fianco, come sempre, c'è la fedele Doralice.


La complicità è di tutto il paese che accorre all'evento, sperando di vedere il tiranno cadere. Quiqui, uno degli uomini e amici fidati di Jesuino, viene interpellato per cantare una ballata per Timóteo e, come al solito, di nascosto, arriva anche Açucena, subito identificata da Jesuino e da Felipe, quest'ultimo costretto a portarla via.


Il potere del Profeta ha indotto anche i più fedeli al tiranno a retrocedere così, quando Jesuino rivela la propria identità, nessuno alza un dito per arrestarlo e dietro alle sbarre finiscono l'usurpatore e il generale. Ursula è stata invece catturata da Herculano e portata nel suo accampamento, dove intende insegnarle il valore della vita e delle cose.


Intanto Timóteo si era inimicato anche Bartolé, rinchiuso in carcere con la sorella. La sua caduta viene accolta da un sospiro di sollievo da tutti a Brogodó e Re Augusto può finalmente tornare sul suo trono, liberare la propria famiglia, prigioniera al palazzo, chiedere ufficialmente la mano di Maria Cesaria e cominciare ad organizzare le cose per il viaggio di rientro.


Açucena, infatti, ha dato il suo consenso definitivo alle nozze con Felipe, anche se la tristezza di lasciare la sua terra, la sua famiglia e l'uomo che ha amato fin da bambina la rendono triste.


A questo punto bisognerà capire se davvero i due si separeranno o se un ennesimo colpo di scena porterà Timóteo fuori dalla prigione in cui è stato rinchiuso. Visto che mancano ancora diversi episodi credo che ci ritroveremo davanti a questa eventualità.

domenica 3 novembre 2019

CORDEL ENCANTADO - Il tesoro di Serafia (56-57)


Come in ogni favola che si rispetti deve esserci un tesoro e tutta la storia di questa telenovela incantata in qualche modo è legata proprio a un tesoro, quello del fondatore di Serafia, che aveva indotto Re Augusto vent'anni prima a venire con la moglie e la figlia appena nata in questa terra lontana, allo scopo di ritrovarlo.


Alterne vicende avevano portato al ritrovamento e alla perdita del tesoro, che Ursula e Nicolau avevano provato a rubare. Ad un certo punto delle vicende però era sparito. Miguezim il Profeta si presente al campo dei cangaiceros con una vera e propria manciata di denaro, per finanziare la ribellione contro quello che lui definisce "o filho do mal", il figlio del male.


Jesuino comincia a sospettare che quel denaro possa appartenere al famoso tesoro. Quando infatti si era nascosto nella chiesa di Miguezim, per sfuggire alle guardie, sotto il pavimento aveva trovato una strana cassa.


Confidatosi con Doralice, i due si recano sul posto per indagare, ma il Profeta arriva per allontanarli. Poco dopo nasconderà il tesoro, convinto che appartenga al Re che salverà "a flor", ovvero Açucena, il vero Re da lui tanto annunciato, che ancora non si è capito bene chi sia.


Ed è sempre il Profeta ad avere un ruolo centrale, mentre gli altri personaggi cercando i trovare un modo per far cadere il tiranno. 


Antonia si è trasferita a Villa De la Cruz, ormai libera dal marito, decisa a vivere per la prima volta la sua vita. Inacio si sente attratto da lei, anche se nega, convinto che si debba mantenere in castità, ma quando Timóteo arriva al villaggio per costringere la sorella a tornare da Bartolé, saranno proprio Inacio e il Profeta a difendere la ragazza.


E il tocco magico che questa storia ha, arriva potente con il Profeta e i suoi poteri, che riusciranno a spazzare via Timóteo e i suoi uomini, proteggendo Antonia. 


A questo punto della storia si capisce che per poter veder trionfare l'amore, o per poter risolvere molti problemi, dovremo arrivare alla sconfitta di Timóteo.

CORDEL ENCANTADO - Tentativi di rivolta (55)


La tirannia provoca sempre delle ribellioni, soprattutto quando la catena intorno al collo del popolo diventa sempre più stretta. Prima i nemici erano i cangaiceros, possibili politici lontani della capitale. Adesso che Timóteo sta trasformando la vita a Brogodó, lui si è convertito nel nemico numero uno.


A questo punto Jesuino chiede l'aiuto dei proprietari del cinema locale, che erano disperati per le nuove tasse applicate da Timóteo, e con la loro complicità organizza un incontro segreto con i cittadini insofferenti davanti ai quali si presenta con suo padre.


Il Re dei Cangaiceros propone un'alleanza per togliere dal trono il tiranno e le sue parole convincono tutti gli abitanti. Bartolé, che si era recato al cinema con Antonia, con l'intenzione di permettere alla ragazza di vedere per la prima volta questa moderna invenzione, viene tenuto fuori, sviluppando il sospetto che stiano nascondendo qualcosa.


Bartolé si reca subito da Timóteo per metterlo in guardia contro possibili rivolte e quando l'uomo arriva con i soldati, per fortuna, la seduta è già sciolta, perché la domestica di Antonia è corsa ad avvisare i rivoltosi.


La delusione per la scelta del marito porta Antonia a decidere di troncare il rapporto con l'uomo, che prima aveva supposto di poter amare con il tempo. La libertà porterà i suoi passi verso Villa de la Cruz, dove vive anche Inacio, mai dimenticato.


Sul fronte romantica, Doralice, stanca di essere respinta da Jesuino, gli dice che non cercherà più di sedurlo, ma che sarà lui a doverle correre dietro. Intanto Felipe, che ha più o meno la stessa reazione nei confronti di Aurora, viene persuaso dalla ragazza a restare, con la promessa che, prima o poi, gli concederà il suo cuore.


Piuttosto blandi questi intrecci. Aspetto il momento in cui Dora e Felipe capiranno di volersi l'un l'altra.

CORDEL ENCANTADO - Timoteo il terribile (54)


Siamo arrivati ad un momento di stasi in cui predomina la follia assoluta di Timóteo che, da semplice egoista donnaiolo, come ci era stato presentato quando fingeva di studiare all'università, sperperando il denaro di suo padre, si è trasformato in un sovrano folle che emana leggi contro gli interessi del suo stesso popolo.


Le leggi emanate da Timoteo il terribile, come ormai si fa chiamare, introducono nuovamente la pena di morte nella città, obbligano tutti i commercianti a pagare imposte esagerate e priva della proprietà privata tutti i suoi abitanti.

I più facoltosi, come lo stesso Bartolé che pur lo aveva appoggiato, cominciano a valutare l'idea di andarsene da Brogodó, mentre i più poveri, mossi dalla disperazione, decidono di appoggiare Jesuino e i cangaiceros nella loro lotta contro le ingiustizie.


Da questo punto di vista tutta l'azione è paralizzata, in quando i nemici si spiano. Anche Ursula e Baldini stanno valutando come privare il potere e la corona il loro pupillo per tornare a Serafia e prendere definitivamente il controllo del regno.


Il vero re, Augusto, e suo fratello Petrus, sono stati trasferiti alla fazenda di Timóteo e costretti ai lavori forzati. Unica consolazione per il re sono le visite di Maria Cesaria, mentre Petrus non nasconde più i suoi sentimenti per Florinda, la moglie di Zenobio, turbata da quello che prova per l'uomo.


Sul fronte degli amori delle due coppie che reggono le file romantiche, Jesuino e Açucena continuano con il loro tira e molla, mentre Doralice e Felipe sembrano divisi tra il desiderio di conquistare l'oggetto amato e una strana attrazione che nutrono l'uno per l'altra. 


Le ragioni per cui Jesuino non vuole cedere al fascino di Dora sembrano solo la ferma intenzione degli autori di mantenerlo fedele all'amore d'infanzia, per il resto la ragazza brilla decisamente di luce propria, molto più della principessa Aurora.

CORDEL ENCANTADO - Il gioco delle coppie (52-53)


Siamo arrivati ad un punto della storia in cui tutti i personaggi sono nel campo dei cangaiceros, con Timóteo prigioniero. Da un punto di vista dell'azione, Felipe rischia di compromettere tutto preso da un atto d'umanità, che si rivela inutile nei confronti del folle tiranno. Timóteo, minacciandolo con una pistola, è sul punto di fuggire dall'accampamento, ma l'intervento di Jesuino, che è un mero esecutore dei piani di Doralice, risolve la situazione.


Ancora una volta il personaggio femminile più di sostanza è lei, tanto che la protagonista, presa da ondate di gelosia, si scontra continuamente con la ragazza, per mettersi in evidenza agli occhi di Jesuino. Un bacio tra quest'ultimo e Dora, sorpreso dalla ragazza e da Felipe, creeranno un nuovo momento di conflitto. 


Mentre i due protagonisti litigano e si riappacificano continuamente, è più interessante il turbamento di Felipe, al quale dovrebbe fare piacere l'avvicinamento dell'amica a Jesuino, perché significherebbe più possibilità di conquistare il cuore di Aurora.


Eppure il ragazzo resta profondamente turbato da quanto visto e in occasione di un ennesimo litigio tra Dora e Açucena, insegue l'amica per rubarle un bacio che lascia entrambi sconvolti. Nessuno dei due, infatti, ha preventivato la possibilità di un'attrazione reciproca. L'idea dell'amore (per Aurora e per Jesuino) sembra imporsi sul sentimento stesso, che pian piano sta cambiando dentro di loro. Restano a mio avviso davvero tra le coppie più interessanti.


Nel frattempo, da un punto di vista dell'azione, il gruppo di usurpati, decide di minacciare Ursula e Baldini con l'ostaggio di Timóteo, che sarà riconsegnato se gli usurpatori si arrenderanno. Il piano è piuttosto ingenuo, ma permette un nuovo scontro epocale nella tormentata città di Brogodó.


Con la polizia di Formosura, chiamata in rinforzo, all'insaputa dei cangaiceros, mentre la famiglia reale, insieme a Zenobio, si recano al palazzo, Jesuino e gli altri aspettano in strada. La situazione si complica con l'arrivo della polizia, che arresta la famiglia reale.


Herculano interviene proprio nel momento in cui Jesuino è stato ferito e riescono a salvarsi grazie all'abilità del Re del Gangaico. Il problema è che Açucena, invidiosa di Dora e della sua intraprendenza, ha deciso di seguire le sue orme.


Travestita da uomo, prende parte alla battaglia, ma finisce prigioniera della polizia, nella cella difronte al padre, che la riconosce. Per fortuna è l'unico, perché gli altri non si rendono conto che si tratta della principessa Aurora e la spediscono a Formosura.


Ancora una volta Dora, con l'aiuto di Cicero e di Felipe, salvano la ragazza, assalendo i soldati che devono prenderla in consegna e sostituendosi a loro. Jesuino arriva proprio mentre la ragazza sta ringraziando Felipe e l'occasione determinano un nuovo litigio tra i due, che sembrano piuttosto ingenui. A questo punto della storie è innegabile che, tra i buoni, quelli più capaci sono Dora ed Herculano.

CORDEL ENCANTADO - L'incoronazione (50-51)


Siamo ormai arrivati a un punto in cui Timóteo è completamente impazzito, come sottolinea Ursula, parlando con sua figlia Carlota, disperata perché il padre del bambino che aspetta ha deciso di sposare Açucena.

In realtà, ubriacato di potere, esaltato da Ursula e Baldini che giocano con i suoi sentimenti, Timóteo decide di proclamarsi Re di Serafia, come Napoleone Imperatore, tanto da strappare dalle mani del Cardinale, venuto da Serafia, la corona che si mette sulla testa da solo, seconda una nota scena della storia.


I vari personaggi positivi si muovono nell'ombra, in modo da mandare a rotoli l'incoronazione. Jesuino, affiancato dal padre, con l'appoggio di Augusto, Pertrus, Zenobio e Felipe, organizza un assalto proprio durante l'incoronazione.

Quando Timóteo presenta al popolo la futura moglie, ovvero Açucena, il ragazzo deve fare uno sforzo per contenersi, ma riesce nell'intento e quando i due futuri sposi salgono sulla carrozza, vengono letteralmente portati via verso le campagne.


Qui Timóteo viene catturato e portato al campo dei cangaiceros, dove, affidato alle mani del capitano Herculano, l'uomo gli infligge tremendi castighi, che inducono gli altri, più sensibili, a protestare per l'efferatezza.


Herculano è in realtà un guerriero e sa bene che a volte con il nemico bisogna essere implacabili. Mentre Dora e Felipe si chiedono se i passi conquistati verso il cuore dei loro reciproci oggetti del desiderio sono andati perduti, adesso che Jesuino e Açucena si sono ritrovati, la situazione si complica quando, pur avendo costretto Timóteo a firmare per l'abdicazione, l'uomo comincia a sentirsi male.


Herculano è convinto che si tratti di finzione e ordina a tutti di lasciarlo legato, ma Felipe, temendo che sia davvero vittima di una crisi epilettica, lo libera, giusto il tempo di ritrovarsi con un pugnale puntato alla gola da parte del giovane colonnello. Sembra quasi che i cattivi siano sempre un passo avanti ai malvagi.

CORDEL ENCANTADO - Il tiranno (48-49)


In questo racconto dal taglio favolistico, dove cose improbabili e letterarie accadano ai vari personaggi, non ci dobbiamo sorprendere più di tanto se il giovane Colonello Timóteo Cabral, ossessionato da Açucena, la figlia del Re, e dal suo desiderio di rifarsi su Jesuino, finisca per aspirare al trono.


Impadronitosi del Palazzo del Governo grazie alla violenza dei suoi uomini armati, in qualche modo l'uomo si trasforma in un vero e proprio tiranno che rinchiude gli uomini che possono osteggiarlo in una prigione controllata solo da due poveri e insicuri poliziotti e un comandante (Barolé) più interessato a convolare a nozze con la sua tanto attesa fidanzata, un' Antonia che, pur avendo pensato di fuggire con Cicero, difronte alla disponibilità e all'affetto dell'uomo, finisce per decidere di rimanergli accanto, non potendo avere Ignacio, convertito ad una vita spirituale.


Intanto il tiranno riduce in schiavitù tutte le donne della famiglia reale e la moglie del Prefeito, trattando Açucena come una schiava ed un'innamorata allo stesso tempo, deciso a sposarla. Sembra ormai ubriacato di potere e quando Carlota rivendica le nozze per sé, alla luce del fatto che aspetta un figlio da lui, Timóteo neanche si scompone ed ordina al figlio del Prefeito, da sempre innamorato di Carlota, di sposarla al posto suo.


Carlota è ferita nell'onore e, degna figlia di sua madre, decide di sbarazzarsi del tiranno in un modo ingegnoso, ispirato chiaramente dal romanzo IL NOME DELLA ROSA, ovvero cospargendo di veleno un antico libro che racconta la storia di Serafia e che poi porta al tirano. Quando Timóteo, quasi in fin di vita, realizza che la giovane l'ha avvelenato, la sua vendetta è implacabile ed ordina un castigo severo.


Intanto Ursula, che era stata legata ed imprigionata da Herculano, deciso a vendicarsi di tutto il male che lei aveva fatto, è fuggita grazie all'aiuto di Maria Cesaria, colta da un momento di pietà. Trovando la figlia sul punto di morire, implora Timóteo di liberarla in cambio dell'antidoto, poi, con la complicità di Baldini, gioca con l'ego di Timóteo, promettendogli la corona di Serafia, trasformandolo nel nuovo Re.


Tutto questo ovviamente è possibile in questo mondo incantato, lontano dalla realtà, perché Brogodó sembra un mondo a parte, lontano dal governo centrale del Brasile, dove un colonnello può destituire un Re e prendersi la sua corona, senza che nessuno si preoccupi.


Nel frattempo Jesuino, unendo gli uomini della sua banda con i cangaiceros, e appoggiato dalla gente onesta di Villa De la Cruz, e dall'immancabile Doralice, da cui si sente sempre più attratto, riescono a far fuggire il Re, Felipe e gli altri dal carcere, anche se l'ostacolo principale è destituire Timóteo e liberare Açucena.