mercoledì 3 febbraio 2021

CENT'ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel García Márquez


Ho sempre avuto, fin da ragazza, una passione per il Sud America, per i suoi paesaggi, per la sua cultura e per la sua letteratura. Il fascino di queste terre emerge anche in romanzi che sanno conciliare il senso del meraviglioso con la crudeltà o l'estremo realismo di alcune situazioni.


 

Quando si parla di letteratura latino americana c'è un nome ricorrente, come un baluardo che in qualche modo attira subito l'attenzione ed è quello del Premio Nobel per la letteratura, Gabriel García Márquez. Tra i suoi romanzi, sicuramente quello più celebre è CENT'ANNI DI SOLITUDINE, pubblicato per la prima volta nel 1967. Il romanzo fu un grande successo, a oggi tradotto in 37 lingue e ha venduto più di 20 milioni di copie nel mondo.


 

Il romanzo racconta la storia della famiglia Buendía nel corso di sette generazioni, partendo dal suo capostipite, José Arcadio, che, perseguitato dal fantasma di un uomo che José ha uccido. Lui e la moglie lasciano la loro città con un gruppo di amici, andando alla ricerca di un posto nuovo dove vivere. Lo troveranno andando verso il mare e fondando la città di Macondo, dove si svolgono le vicende narrate.

 



Macondo, che simboleggia in realtà la Colombia, è una sorta di microcosmo antico e isolato dove la linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti è molto labile e dove ai vivi viene dato il dono della chiaroveggenza e dove gli uomini vivono avvolte in una sorta di isolamento e arretratezza. I cento anni di solitudine sono quelli che passano dalla fondazione della città di Macondo, alla sua fine e che diventano una lente deformata attraverso la quale riflettere su un periodo della storia colombiana che va dal 1830 al 1930, anno di una profonda depressione dei villaggi bananieri.


Con uno stile semplice e allo stesso tempo favolistico, si dipanano vicende che riflettono la grande tragedia dell'umanità, un senso di solitudine profonda in cui i vivi sembrano come fermi in un unico punto, senza possibilità di movimento o evoluzione, e i morti ritornano come sagome solitarie ed affrante, finendo per diventare amici di coloro che in vita erano stati i loro mortali nemici.

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