venerdì 27 dicembre 2013

ALBORADA (Messico 2005)

La storia di ALBORADA non è essenzialmente la storia di un grande amore.
Se qualcuno cerca di fuorviarvi in questo modo non gli credete.
Certo è vero che inizia con Hipolita che finisce per essere sedotta da uno sconosciuto, Luis, e che poi si innamorerà di lui ignorando la sua vera identità, ma la parola chiave è proprio quest'ultima.

Al centro delle vicende spicca la figura di LUIS MANRIQUE DE ARELLANO, presunto cugino del potente Conde de Guevara, signorotto di Cuenca.
Luis vive una vita strana, un rapporto conflittuale non solo con il cugino, ma anche con la madre che non gli ha mai manifestato un sincero affetto.
Sentendosi espulso da quel nucleo familiare, ha finito per costruirsene un altro sostitutivo, formato da Felipe (servitore, ma anche padre), l'amico Cristobal De Lara che lui significativamente chiama continuamente Hermano/Fratello e Marcos che in qualche modo riveste un ruolo minore, ma non meno importante.
Luis sente che c'è qualcosa di strano sul suo passato, sulla sua identità e i nodi pian piano verranno al pettine.
Grazie all'aiuto e all'acume dei suoi inseparabili compagni, si ricomincerà a costruire quel puzzle sulle sue origini che porterà Luis a riconciliarsi con se stesso e con la sua vera identià, usurpatagli quando era ancora un bambino.
Il suo vero nome non è Luis, ma Diego.
Significativa è la sua crisi quando scoprirà di non essere il figlio di Juana.
"Quien soy? Quienes fueron mis padres?"
E la risposta a queste domande diventa una lotta fondamentale per restituire a se stesso un'immagine.
E Luis seduto da solo nel palazzo negli ultimi momenti della storia, quando ormai la legge ha riconosciuto la sua vera identità, ce lo restituiscono finalmente in pace con se stesso ed in armonia con il mondo perchè sa qual'è il suo vero posto.

Non solo Luis, che è il perno centrale delle vicende, lotta per scoprire chi è.
Hipolita parte da Panama alla ricerca del suo seduttore, per costringerlo a riconoscere suo figlio, e dargli un cognome. Cerca un'identità anche per Rafael che lo liberi dalla condizione di bastardo, ovvero di figlio di nessuno.
E' la lotta di una madre per il diritto del proprio figlio ad un nome.
Ma allo stesso tempo anche Hipolita lotta per le sue origini.
Ritorna in Messico per conoscere la madre, che l'ha allontanata da bambina perchè frutto di una relazione con un uomo sposato.
Hipolita vuole sapere a chi è figlia, qual'è la sua origini, da dove viene per spiegarsi in qualche modo il perchè di molte sue scelte.
Scoprirà invece di essersi evoluta, di avere una propria identità ormai matura. Ma il contatto con le origini diviene necessario come perno di paragone.

Non solo i due personaggi principali sono coinvolti da questa affannosa ricerca.
Anche tutti gli altri tentano di scoprire chi sono realmente, oltre le maschere sociali che li coprono e nascondono.
Significatico è il fatto che Diego se ne vada sempre in giro con una maschera bianca dal ghigno diabolico con la quale si copre il viso.
Diego è l'esempio più classico della perdizione che deriva dal furto dell'identità.
Dai racconti di tia Isabel e dello stesso Luis scopriamo che prima di scoprire chi fosse realmente, Diego era un ragazzo allegro, amico di Luis e di Cristobal. Alla rivelazione da parte di Juan delle sue vere origini, Diego si perde perchè non capisce più chi sia realmente. Scopre che chi credeva di essere è solo una fantasia partorita dall'ambizione di Juana, e non il vero lui.
Si sente un bugiardo, un usurpatore ed è per questo che si nasconde sempre dietro la famosa maschera che Modesta userà per coprirgli il viso anche nell'ultimo momento estremo della morte.
Diego teme che anche il resto del mondo scopra la verità, chi si nasconde dietro allo schermo protettivo: nessuno, un inganno, una bugia che lo ha privato sia dell'identità vera di Luis Manrique, che appartiene ad un altro, che quella del Conde de Guevara, che non è lui.
E persino la morte non lo libererà, perchè per il mondo resterà sempre il Conde de Guevara.

Ma anche Cristobal affronta la famosa crisi di identità soprattutto nella prima parte della storia.
Lui ha una visione convinta di chi sia. E' un uomo di Dio, un prete che aspira a servire il Signore. Eppure questo non è che un abito che indossa, perchè il più delle volte la sua vera natura emerge quando si trova coinvolto nelle peripezie di Luis.
Il rifiuto da parte della Chiesa che lo scaccia lo manda in crisi perchè stravolge l'idea che lui aveva di se stesso, quell'identità che a livello inconscio si era costruito.
E questo è il perchè del suo iniziale rifiuto di Catalina, malgrado l'evidente attrazione per la ragazza.
Una moglie si scontra con quell'immagine che lui aveva scelto di se stesso.
Fatica ad accettarlo, ma la vicinanza alla morte lo riconcilierà con se stesso e per Cristobal la scoperta di questo suo nuovo ruolo sarà da un certo punto in poi solo gioioso.

Ed infine Antonio, il marito di Hipolita, l'esempio più drammatico di violazione dell'identità e dell'infanzia.
La sua complessità nasce dal trauma subito nell'infanzia. La violenza da parte dello zio lo getta in uno stato di confusione totale che lo induce a non capire più chi sia lui veramente.
Piangendo tra le braccia di Hipolita le confesserà che era cresciuto confuso, insicuro su chi fosse. Le certezze dell'infanzia spazzate via in un solo pomeriggio che ha distrutto la sua vita.
Da quel momento, per colpa anche della madre, Antonio cresce insicuro ed incapace di costruirsi un'identità di uomo, sempre sbilanciato tra quello che vogliono gli altri ed il suo tentativo di accontentarli.
Solo alla fine, quando si renderà conto di essere diventato un uomo capace di scegliere il suo destino, di imporsi con la sua personalità, Antonio capirà chi è veramente.

E dunque ALBORADA diventa anche sinonimo di rinascita, di scoperta di se stessi e del proprio volto.



FOTO DELLA TELENOVELA

HIPOLITA E LUIS

DON DIEGO

LUIS E FELIPE

CRISTOBAL

PERLA

ANTONIO, HIPOLITA E LUIS

HIPOLITA

DONA JUANA

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