venerdì 9 gennaio 2026

Fatmagül'ün Suçu Ne? - Una vita normale (27)


C'è una frase chiave in quest'episodio che tante cose racconta, come il ritorno a casa di Mukkades, il modo complicato con cui lei si deve reinserire nella vita quotidiana, la distruzione della famiglia di Vural, il modo in cui tutti gli altri personaggi ruotano intorno nel tentativo di placare un ragazzo che sembra sul punto di esplodere e di travolgere tutti loro.


Ci eravamo lasciati con Fatmagul che rimaneva spiazzata dalla dichiarazione d'amore di Kerim. Lui, che fino a quel momento aveva taciuto il suo amore, non resiste più, anche perché lei reputa che la sua vicinanza, le sue premure, siano solo frutto del suo senso di colpa. Lei lo respinge e gli dice che non ce la fa più a vederlo, ad ascoltarlo, e lui le rinfaccia di quanto sia difficile per lui "essere così vicino e allo stesso tempo così lontano", ma che ha sopportato tutto e non è riuscito ad andare via perché "seni seviyorum... çok" (ti amo... tanto).


In realtà, a onor del vero, Fatmagul aveva già ascoltato queste parole, quando aveva spiato la conversazione tra lui e Abe Nine, ovvero Meryem, ma le aveva in qualche modo respinte, perché non era pronta ad ascoltarle. Adesso arrivano dopo un avvicinamento tra lei e Kerim e in qualche modo penetrano nella sua anima, anche se, ancora una volta, vengono apparentemente respinte.


Che siano entrate, però, lo capiamo dal modo in cui, durante la sua giornata, mentre interagisce con gli altri, ritornano nella sua mente, strappandole un'ombra di sorriso. Ecco, qui cogliamo che qualcosa sta cambiando e quando una notte, tormentata da quello che sente, esce e va nel capanno, persino Meryem si affaccia stupita da questa iniziativa della ragazza.


In realtà le sue parole sono pietre per il povero Kerim, che ha subito davvero in tutti questi mesi e che aveva cominciato ad avere un filo di speranza. Lei resta sulla soglia del capanno, ma piange, si dispera e gli rivela che le cicatrici di quella notte terribile ci sono ancora tutte, che quando si sveglia al mattino, tutto il suo corpo la riporta a quei ricordi terribili, che lei vorrebbe rimuovere, che vederlo risveglia quella sera che l'ha segnata per sempre.


Ovviamente Kerim soffre al pensiero di essere responsabile di tutto il suo dolore, ma quello che noi cogliamo è la famosa frase che pronuncia, quel "Voglio essere una persona normale", vorrei poter dimenticare, vorrei poter andare avanti, essere come tutti gli altri, provare delle emozioni, vivere la vita che una ragazza di diciotto anni ha il diritto di vivere, crescere, imparare, innamorarsi, cose che le sono state sottratte con violenza.


Lui coglie il dolore, ma Meryem, le cui braccia l'accolgono quando torna in casa, si rende conto che la ferita di Fatmagul è pronta per essere curata, finalmente e che la soluzione è quella di portarla da un medico esperto che possa aiutarla ad affrontare tutto. L'interazione con Kerim, in realtà, ha risvegliato in lei il desiderio di vivere.


Peccato che poi tutto precipiti sul finale. Mentre vediamo i due felici affrontare la loro giornata, organizzarsi per una serata fuori che Kerim ha organizzato per tutta la famiglia, Vural, tormentato, inquieto, chiede a Kerim di incontrarlo. Vuole metterlo in guardia su Erdogan, che ha sottratto l'arma con cui è stato sparato Selim e che pensa di usare per incolpare Kerim, se le cose dovessero mettersi male. È un tentativo di chiedere perdono anche a lui, per aver scaricato sulle sue spalle tutto il peso della colpa. 


Peccato che Fatmagul li veda sul lungomare, mentre si stringono la mano e si salutano e creda che in realtà Kerim sia rimasto in contatto con i suoi aguzzini. Questo sicuramente non porterà a niente di buono!

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