giovedì 26 febbraio 2026

Fatmagül'ün Suçu Ne? - In fuga (65)


 Questo episodio è ricco di eventi, di cose in movimento, di dolore e di una possibile gioia che esplode all'orizzonte, proprio sul finale. Ancora mancano alcune puntate e le cose che possono succedere sono tante, ma almeno ci godiamo quella scena finale, dove Fatmagul e Kerim, tenendosi stretti sullo sfondo della notte, mentre le auto della polizia vanno via portandosi il loro carico pesante, si mormorano che sono davvero alla soglia di un nuovo inizio, di qualcosa che finalmente si muove e che potrebbe portare al riscatto e alla felicità. Ma partiamo dall'inizio, quando le tinte erano piuttosto fosche.


A sparare a Mustafa non è stata la povera Fatmagul, ma Fahrettin, il padre di Kerim, che lo salva da morte sicura, ma che riceve poco dopo una pallottola al braccio. Nella colluttazione, Kerim riesca a salvarsi, anche se viene ferito e Mustafa, che io speravo di vedere finalmente dietro le sbarre, sparisce letteralmente in un tombino, sfuggendo alla polizia che lo cerca, al mondo intero, ferito, sanguinante, ma non ancora vinto e che sia lui il vero antagonista lo abbiamo ormai capito da tanto tempo. 


Mentre lui viene ripescato da alcuni senza tetto in un cimitero, che lo portano con loro e chiamano un anziano che ne capisce più di loro su cure e malattie, il resto del mondo lo cerca da tutte le parti. Hacer si nasconde in una casa, grazie ai contatti di Sami, e mentre Fahrettin cerca di incontrarla si scopre che degli uomini l'hanno prelevata e trasferita da un'altra parte. La polizia indaga, convinta che dietro a tutto ci siano gli Yasaran, proprietari anche della fabbrica dove Fatmagul è stata ritrovata.


E che dire di questa povera ragazza violentata, perseguitata, che quando cerca di trovare un modo per andare avanti, viene fermata dal più pazzo di tutti che vorrebbe da lei amore, dimenticanza, che lo riportasse indietro nel tempo a quando ancora aveva una speranza? Ma Fatmagul è andata avanti, anche se con fatica, e adesso deve accollarsi anche questo nuovo trauma a cui cerca di mettere un cerotto la povera dottoressa che la segue, che corre persino a casa sua per ascoltarla. 


Ad aiutarla arriva anche una guardia del corpo, che dovrebbe proteggerla da Mustafa, in fuga e pericoloso. Lei è avvilita, sconvolta da quello che ha vissuto, ma Kerim non sembra stare meglio, divorato dal senso di colpa, dall'impotenza. Lui cerca un modo per ridarle la serenità e ci prova con forza, spinto anche dal padre che lo affianca anche in questo percorso. E mentre tutti cercano di sostenere Fatmagul e i giornalisti hanno ritrovato la strada della sua casa, che cosa fanno Erdogan e Selim?


Ecco altri due in fuga, anche se loro mi fanno pensare alla banalità del male, che non ha davvero niente a che fare con l'intelligenza. Loro sono due figli di papà, senza né arte né parte, che hanno affidato al mondo degli adulti (corrotti, cinici e abituati al compromesso) il compito di difenderli solo perché sono nati nella culla giusta. Mentre Resat e Munir si sporcano le mani, le madri complici tacciono e ne succedono di cotte e di crude intorno a loro, i nostri "malvagi" si rendono conto, a ragione, che la situazione sta precipitando. Che cosa fare a questo punto? 


Selim, il meno brillante dei due, afferra un borsone e decide di darsi alla macchia, per sfuggire alla polizia, che adesso li ascolta di nascosto, intercettando le loro telefonate, scoprendo anche il coinvolgimento con Mustafa, e corre dall'amico di scorribande per dirgli che è giunto il momento di levare le tende e fuggire. Così, senza pensare a nessuno, come sono abituati a fare, scappano dandosi alla latitanza e li vediamo in auto, quasi due bambini in gita, mentre mangiano cibo d'asporto e bevono succhi di frutta per bambini.


E intanto Perihan, stufa di tutto quello che sta succedendo, finalmente decide di fare un passo avanti e denuncia il marito, che era stato intercettato anche dalla polizia. Kerim è là, pronto a godersi il momento e l'arrivo di Fatmagul, insieme a Kadir e Meryem, sembra sancire un momento epocale nella loro storia, perché l'immunità è caduta e persino quelli che sembravano intoccabile adesso sono nel fango, pronti a ricevere il loro castigo. 

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